Maurizio Tomè

Una rotonda su Masi

Sono 33 le rotonde realizzate fino a oggi nelle Valli di Fiemme e Fassa. Secondo i masadini ne manca una, sulla fondovalle. Ma il progetto sembra essere caduto nell’oblio.

Quello di Masi è un incrocio pericoloso: lo dicono i cittadini, lo ribadisce l’amministrazione comunale. Eppure nulla si muove per metterlo in sicurezza.

In località Milon, dove l’attraversamento della strada provinciale 232 è regolato da un semaforo, di incidenti ce ne sono stati tanti (l’ultimo stamattina 30 giugno 2019), anche con feriti gravi: l’Ufficio Strade della Provincia non ha comunicato i dati, ma le cronache parlano da sole.

Il semaforo sembra non bastare: per distrazione o eccessiva velocità, il rosso non sempre è rispettato. La soluzione, per molti, sarebbe una rotatoria, come quelle realizzate a pochi chilometri di distanza, prima delle tre gallerie di Castello di Fiemme e a Lago di Tesero.

Un progetto che sembrava nelle intenzioni della Provincia, ma di cui non si sa più nulla.

Roberto Dellafior è uno dei molti automobilisti che su quell’incrocio se l’è vista davvero brutta. Nel novembre del 2006 stava tornando a casa, a Masi, per pranzo. Ha atteso che il semaforo diventasse verde e ha attraversato l’incrocio: una vettura che procedeva sulla statale in direzione Predazzo non si è fermata al rosso e lo ha centrato in pieno. Per Dellafior un mese di ospedale con un forte trauma cranico: “Fortunatamente avevo un’auto grande che ha tenuto botta”, racconta. “Il problema è che su quel tratto di strada, dritto e con un’ottima visibilità, molti accelerano e superano il limite consentito dei 70 km/h, non riuscendo poi a fermarsi in tempo in caso di semaforo rosso”, sostiene Dellafior.

Elena Sighinolfi, a distanza di tre anni, rivive ancora scossa l’incidente di cui è stata protagonista: “Stavo andando a Masi da Cavalese. In auto con me c’erano i miei due figli. Una vettura proveniente da Predazzo non si è fermata al semaforo e ci ha preso in pieno: il conducente ha detto di non aver proprio visto il semaforo, forse a causa del riflesso del Sole. Botte e lesioni per tutti e tre, ma fortunatamente niente di grave: siamo stati dei miracolati. Quell’incrocio è davvero pericoloso: in tanti passano col rosso perché non vedono il semaforo o perché se ne accorgono troppo tardi, a causa della velocità sostenuta o di un sorpasso azzardato”.

Anche Giuseppina Vanzo, ex capo frazione di Masi e attuale assessora in Comune a Cavalese, è stata coinvolta in un incidente nello stesso incrocio. Era il 2012: “Stavo andando a Cavalese ed ero la prima della fila di auto ferme sul ponte. Allo scattare del verde ho attraversato la strada e, quasi senza che me ne rendessi conto, sono stata centrata da un furgone che proveniva da Predazzo: ho avuto diversi traumi e lesioni, tanto che mi ci sono voluti mesi per riprendermi”. Rimessasi dall’incidente, lei stessa si era mossa per risolvere la questione dell’attraversamento: “L’unica cosa che ho ottenuto, però, è stata la pulizia dei semafori, per una maggior visibilità”.

Le infrazioni su quel tratto di strada sembrano essere anche altre: chi proviene da Predazzo non può girare verso Masi, mentre chi proviene da Trento non può svoltare verso Cavalese. Divieti, però, non sempre rispettati, con conseguenti rischi anche per chi, invece, rispetta il codice della strada.

“Basterebbe una rotatoria, anche piccola, così da rallentare e mettere in sicurezza quell’incrocio”, ribadiscono convinti Dellafior, Sighinolfi e Vanzo.

Negli anni sono state diverse le sollecitazioni da parte dei masadini in questa direzione. Un’idea condivisa anche dall’amministrazione comunale che aveva fatto inserire la rotonda in località Milon (costo previsto circa 600.000 euro) nel Piano stralcio della mobilità della Val di Fiemme, approvato dalla Comunità Territoriale nel 2011. A distanza di oltre cinque anni, però, di quel Piano non se ne sa più nulla.

Lo stesso sindaco Silvano Welponer non conosce le reali intenzioni della Provincia: “Alle nostre richieste abbiamo sempre ricevuto risposte vaghe”, dichiara il primo cittadino di Cavalese. “Siamo solo riusciti a far aumentare la durata del semaforo verde per chi si immette sulla provinciale – spiega -, dopo diverse segnalazioni di cittadini”.

Altre soluzioni per la messa in sicurezza dell’incrocio non sembrano esserci: “I dissuasori di velocità non possono essere messi sulle strade provinciali e statali, anche per una questione di transito dei mezzi di soccorso”, spiega il sindaco.

In quel punto, inoltre, è difficile effettuare controlli, perché non ci sono piazzole in prossimità dell’incrocio. “Abbiamo chiesto – aggiunge Welponer – di mettere delle telecamere che registrino eventuali superamenti dei limiti di velocità o mancato rispetto del rosso, ma finora non si è mosso nulla”.

Se il progetto di rotatoria sembra essere chiuso in un cassetto di qualche ufficio provinciale, non è lo stesso per chi a Masi vive o si reca per lavoro o piacere. Prova ne è che sono circa 1.000 le firme raccolte in questi ultimi mesi da Mario Rizzoli e Tiziano Berlanda, che hanno scritto una petizione da sottoporre all’attenzione del Governo provinciale, richiamando il Piano della mobilità di Fiemme: “Essendo trascorsi alcuni anni, noi cittadini impegniamo la Giunta Provinciale e la Comunità Territoriale, ciascuno nel proprio ruolo, a rispettare l’impegno preso e procedere senza indugio alla progettazione e realizzazione della rotatoria sulla S.P. 232 (strada di fondovalle) presso il ponte dei Masi di Cavalese”, recita il testo.

Una rotatoria, quindi, richiesta a gran voce, e da tempo, da chi conosce quell’incrocio e lo imbocca ogni volta con un po’ di paura. Nel nome di un’unica parola: sicurezza.

Monica Gabrielli

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Che estate è senza l'Avisio? Eccolo, tutto da leggere!

Fresco di pubblicazione, ecco il numero estivo de l’Avisio, come sempre ricco di notizie, curiosità, reportage ed inchieste. Che aspettate a scaricarlo dal link qui a destra? Buona estate a tutti dalla redazione de l’Avisio.

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Ecco il numero di Aprile de L'Avisio!

Con i primi caldi arriva puntuale anche il numero di Aprile de l’Avisio. Cento pagine da sfogliare tutto d’un fiato, cento pagine ricche di notizie, interviste esclusive e magnifiche immagini. Scaricate subito la vostra copia in PDF cliccando sulla copertina qui a fianco. E’ gratis! Tra qualche giorno arriverà anche la versione cartacea, in distribuzione nella valle presso i soliti punti. Buona lettura!

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Fioccano i dispositivi anti abbandono per i bimbi in auto

I dispositivi indipendenti sono universali e sono utilizzabili su qualsiasi seggiolino. Vediamo quelli sul mercato.

Ci sarà Remmy, un dispositivo tutto italiano nato dall’idea di due papà bolognesi. Il sistema è molto semplice quanto efficace: un sensore posizionato sotto il seggiolino rileva il peso del bambino e nel momento in cui l’auto è spenta ed il bambino ancora nel seggiolino inizierà ad emettere un segnale sonoro. Bebè Reminder, prodotto dalla padovana Digital S.A.S., è un dispositivo anti-abbandono indirizzato all’automotive; ovvero un prodotto che va ad integrarsi con la vostra auto; poi c’è Tippy Un altro dispositivo italiano, prodotto dalla Digicom società tutta emiliana. Il dispositivo è più avanzato rispetto al precedente, utilizza un cuscino intelligente da posizionare sotto la seduta. Questo si connetterà al vostro smartphone tramite bluetooth e tramite l’apposita App vi avviserà in caso vi allontanaste lasciando il bambino in auto. Ma non è tutto, se per qualche motivo voi ignoraste la segnalazione dopo un lasso di tempo configurabile, invierà un SMS a dei numeri d’emergenza preimpostati avvisandoli del problema e segnalando la posizione dell’auto. Anche l’azienda tedesca Cybex, leader internazionale per prodotti che favoriscono la sicurezza dei bambini in auto, ha proposto anche per il mercato italiano il suo Cybex Sensor Safe, un dispositivo anti-abbandono da montarsi sulle cinture di sicurezza del seggiolino. Si tratta di un dispositivo innovativo che si presenta come una clip collegata al sistema di ritenzione del bambino sul seggiolino, che si attiva appena la clip viene chiusa. Questa, connessa a una App per smartphone via Bluetooth (disponibile sia per sistemi Android sia iOs) invia un allarme sia sonoro sia tramite notifica sullo smartphone del guidatore.
Se Sensor Safe ha come applicazione principale quella di avvertire i guidatori della presenza del bimbo in auto quando questa si ferma, integra anche altre funzioni, sempre di aiuto per quanto riguarda la sicurezza dei tragitti in auto dei bambini. E così, sempre tramite segnale sonoro, Sensor Safe segnalerà immediatamente al genitore anche se il sistema di chiusura non è adeguatamente funzionante, nonché se a temperatura all’interno dell’auto – o troppo bassa o troppo alta – è da considerarsi pericolosa per la salute del piccolo e anche quando è arrivato il momento per lui di “fare una sosta” durante un lungo viaggio. Un dispositivo semplice ma efficace, dunque che aiuterà ad affrontare con maggior sicurezza e tranquillità i tragitti in auto di tutta la famiglia, brevi o lunghi che siano. Sarà disponibile sui modelli I-Size di Cybex.

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Un saluto speciale da Milano

Oggi l’Avisio era a Milano per l’evento che FISI ha organizzato con la stampa presso Terrazza Martini.  Erano presenti tutti gli atleti che quest’anno si sono contraddistinti nelle loro discipline. La nostra Dorothea Wierer, neo campionessa del Mondo di biathlon 2018-19,  l’ha fatta un po’ da padrona, con due coppe e tre medaglie. Tra le tante interviste che l’hanno vista protagonista, c’è stato anche un saluto speciale per i lettori della nostra rivista: “Saluto tutti i lettori di Avisio! Ci vediamo presto in valle!”

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Sicurezza in montagna. La parola a Paolo De Luca.

Pubblichiamo l’intervento integrale sulla sicurezza in montagna di Paolo De Luca, maestro di sci, accompagnatore di media in montagna, nonchè lettore affezionato de l’Avisio. Sul prossimo numero di Avisio, troverete l’articolo a lui dedicato.

Purtroppo  si  parla  sempre  più  spesso  di  incidenti  in  montagna.  E’  un fenomeno  in  crescita  perché  è  aumentato  il  numero  di coloro  che  desiderano  praticare  escursioni  ed  arrampicate  sia  in  inverno  che in  estate,    affascinati   dalle  alte   quote e  dai  paesaggi  spettacolari.

Nella maggior parte dei casi gli incidenti sono da ricondurre a  superficialità  e scarsa  preparazione: molte  tragedie  si potrebbero  evitare  se  gli  escursionisti  e gli  alpinisti  facessero  più  attenzione  alle  indispensabili  norme di  sicurezza; l’esperienza, invece, ha dimostrato  che spesso la  difficoltà  deriva da una  sopravalutazione delle proprie capacità e da una scarsa valutazione del percorso che si vuole intraprendere e  dei  relativi  rischi.  E  spiace  che  gli  infortuni   riguardino  sia  i  frequentatori più  preparati,  sia  i gitanti  della domenica.  In  entrambi  la  possibilità  di  contare  sul  soccorso  gratuito  ha  finito  per indurre un  certo  irresponsabile  innalzamento  dei  margini  della sfida:  tanto,  nel  peggiore  dei  casi,  li  tirano  comunque  fuori.  Ma c’è un altro aspetto che emerge prendendo in esame gli interventi di soccorso in montagna. Infatti tutti ci troviamo a fare i conti con i giorni di ferie e la gente approfitta del poco tempo libero per dedicarsi alle proprie passioni, alpinismo , sci – alpinismo, escursionismo compresi. Così, pur di non rinunciare a un’escursione nel poco tempo libero, c’è chi azzarda qualcosa in più. Una scelta che a volte può costare cara. Ed ecco allora gli escursionisti bloccati in quota dal maltempo, gli infortuni per il terreno reso particolarmente scivoloso dalla pioggia  o i  travolti  da valanga.    

Preliminare a qualsiasi attività in montagna, è la consultazione dei  bollettini meteo, tenendo tra l’altro presente che  in  montagna  le  condizioni  del  tempo  possono  cambiare  in  pochi  minuti,  come  ad  esempio  accade  sulla  catena  montuosa  del  Gran  Sasso  d’Italia  data  la  sua  particolare  vicinanza  ai  due  mari. 

Come  già   accennato, fondamentale  è  scegliere  l’itinerario  in  base  alla  propria  preparazione  fisica  e  capacità  tecnica. Abbigliamento  ed  equipaggiamento  devono  essere  adeguati  alla  difficoltà  ed  alla  durata  dell’escursione.  Nello  zaino con air bag ( è una  sorta  di  palloncino  che  esplode  permettendo  di “ galleggiare”  in  caso  di  valanga)  non  deve  mai  mancare  l’occorrente  per le  situazioni  di  emergenza:  telo  termico,  lampada  frontale,  Kit  di  primo  soccorso (meglio se corredato  di  un  telo  isotermico), bussola,  altimetro  e   telefonino  cellulare – Gps  nel  quale  si  può  scaricare  l’App  “GeoResQ” (è un nuovo servizio di  geolocalizzazione  e  d’inoltro  delle richieste  di  soccorso  che  tiene  traccia  del  percorso  comunicandolo a  chi  volesse  seguirci da  casa  e  per  inoltrare  tempestivamente  la richiesta  di  aiuto  alla centrale  operativa  attiva  24  ore  su  24). In caso di neve  è  opportuno  tenersi  costantemente  aggiornati  sulla  situazione  del  manto  nevoso  consultando  il bollettino  di  previsione  delle  valanghe  che  varia  dal  valore 1 (debole) al  valore  5 (molto forte) senza  dimenticare  gli  elementi  base  dell’autosoccorso:  pala,  sonda,  Artva  (apparecchio  di  ricerca  dei  travolti  in  valanga: è un ricetrasmettitore  che  consente  l’individuazione  di  un  travolto  da  valanga,  attraverso un  segnale  radio  trasmesso  su  una frequenza  convenzionale  di 457 Khz) oltre  ai  ramponi piccozza e  casco  protettivo.  Utile  per  il  corretto  funzionamento  degli  strumenti  elettronici  è  il  controllo  periodico  delle  batterie  per  verificare  la  carica  residua  e  l’utilizzo  di  tipi  ad alta capacità. E’ preferibile non avventurarsi da soli e,  in tutti i casi, la gente fatica  a capire che l’attrezzatura all’avanguardia  e Gps non ci rendono onnipotenti.  Non bisogna fidarsi solo delle attrezzature perché la differenza la fa l’abitudine al territorio, al movimento. Non basta scaricare una App e comperare attrezzature supertecnologiche con  l’illusione  di  avere  la  sicurezza  assoluta. Una  volta  si  faceva  tutto  lentamente e non  esisteva internet, c’erano solo le  guide cartacee. Oggi,  grazie alla rete  telematica, c’è uno scambio dati e informazioni aggiornate, ma la montagna ha bisogno di tempo per maturare esperienza.

E l’esperienza è fondamentale per non incorrere in infortuni che a volte possono avere conseguenze drammatiche. 

Consigli  a  parte,  da  più  fronti  si  invoca  una legge  in grado di arginare l’impennata  di incidenti  in montagna.   Attualmente, infatti,   non  esiste  una normativa  con   regole  specifiche  per la sicurezza dello  sciatore-alpinista,  dell’alpinista, dell’escursionista  e  più  precisamente  per  gli  sport  di  avventura.   A  mio  avviso, innanzitutto si  potrebbe  modificare la  Legge  363/2003 sulle  norme  di  sicurezza  e  di  prevenzione  infortuni  per  lo  sci  di  discesa  e  fondo estendendola  anche  allo  sci alpinismo,  all’escursionismo,  all’alpinismo.  Così  come  nell’attuale  legge  si stabiliscono   precise  regole  sulle  piste  da  sci,  anche  nel  caso  di  escursioni  e  arrampicate  in  montagna è  necessario  fissare  regole  più  stringenti.   

Una  soluzione  potrebbe  essere  quella di   stipulare una  polizza  assicurativa  per  le  attività  sportive:   credo  ci  siano   formule  che  coprono  escursioni  impegnative, discese  fuori  dalle  piste  battute  e  probabilmente  anche  vie   ferrate  (sicuramente non arrampicate  di  alto  livello).  Nella  maggior  parte  dei  Paesi  europei  è  prevista  un’assicurazione per questo genere di attività: con  circa  20-30 euro  l’anno  si  è  coperti  in  caso  di  infortunio.

Secondo me si dovrebbe partire dalla prevenzione.  Gli  addetti  non  indicano  però  la  soluzione  preferendo  continuare  a  finanziare  i  soccorsi  e  le  loro  costose  strutture  invece  di  fare  adeguata  prevenzione,  molto  più  economica  ed  efficace.  Sebbene  molti  conoscono  le  soluzioni,  non  si  adoperano  per  sottoporre  propedeuticamente  a  formazione  i  frequentatori  dei  monti,  così  da  ottenere  il  necessario  aumento  di  capacità,  equipaggiamenti  e  consapevolezza  con  abbattimento  dei  casi  di  difficoltà,  incidenti,  smarrimenti  e  costi  connessi.  Secondo  me, si  ignora  l’esempio  delle associazioni  speleologiche  e  subacquee  che  giustamente  impongono  la frequentazione  di  un  corso  introduttivo  prima  di svolgere  tali  specialità  non  meno  rischiose  dell’alpinismo  dello  sci-alpinismo  o  dell’escursionismo.  E’  ovvio  che  le  pubbliche  amministrazioni  finanzino  tale  attività  formativa  sottraendo  denaro  a  quella  di  soccorso  che in  pochi  anni  ridurrà  enormemente  i  suoi  costi  come  accadrà  anche  per  le  spese  sanitarie  indotte  dagli  incidenti  che  da  sole  basterebbero  a  finanziare  questa  fondamentale  attività-socio-culturale-sanitaria  con  risparmi  incalcolabili.

Un valido deterrente sarebbe quello di far  pagare  per  intero  al  cittadino  le operazioni  di  salvataggio  in  montagna, comprese  quelle  effettuate  sulle  piste  da  sci,  perché  la comunità  non può  e  non  deve  più  farsi  carico  delle  leggerezze  degli  irresponsabili.   Infatti,   le  operazioni  di soccorso  alpino,  oltre  ad  impegnare  mezzi e decine  di  uomini, mettendone a rischio la vita,   in  Italia  sono  un  costo imputato  per  intero  alla  collettività  perché  gestito  dal  servizio  sanitario  nazionale.  La  persona  soccorsa,  quindi,  non  paga  nulla.  Per  riflettere,   basti  pensare  che  un  minuto  di  volo  di  un elicottero  medicalizzato  può  arrivare  a  costare  anche  300 euro;  cifre inferiori,  ma  di  tutto  rispetto,  per  le  operazioni  di  soccorso  con  elicottero  non  medicalizzato  o  a  piedi.  In  Austria,  Francia,  Svizzera e   Slovenia,  che  dal  confine  Italiano  distano  pochi  chilometri  in  linea  d’aria,  il  costo  del  soccorso  è  a  totale  carico del  cittadino  in  emergenza.   In questo modo si cerca di responsabilizzare coloro che decidono di avventurarsi in montagna senza una preliminare valutazione del percorso e delle proprie capacità.  E’ solo in questo modo che gli incidenti potranno diminuire e tante vite umane potranno essere risparmiate;  il tutto  accompagnato, ovviamente, da un risparmio  di   soldi  pubblici  che  potrebbero  essere  investiti   nell’acquisto  di  nuove  apparecchiature  elettromedicali  da  destinare  agli  ospedali.

Sono convinto  che  i costi  di  soccorso  alpino  siano  addebitati   a  chi  ne  beneficia.  Andare  in  montagna  è  una  scelta  che  comporta  un  margine  di  rischio;  chi   poi  imprudentemente  si mette  in  condizione  di  pericolo  deve  accettarne  le  conseguenze,  anche   economiche.   Il  paragone  con  altri  tipi  di  soccorso,  come  gli  incidenti  stradali  ad  esempio,   non  regge;  tempi,  costi  e  difficoltà  di  intervento  sono  sicuramente   inferiori    e  meno  problematici  perché  la  gente  comune  non  immagina la  sofisticazione  delle  tecniche,  dei  materiali,  delle  procedure,  che stanno  dietro  agli  interventi  di  salvataggio   in   montagna  e  dei  conseguenti  costi.    

La mia non è una voce isolata: a   perorare  la  proposta   illustri  esperti del settore  di  fama  internazionale,  alpinisti  quali  Abele  Blanc,  Alessandro  Gogna, Reinhold Messner, Giampiero Di Federico,  Pasquale Iannetti  concordano sul deterrente di tipo economico quale strumento per disincentivare i comportamenti negligenti e sull’importanza di diffondere la  cultura  della  prevenzione  del  rischio.  “ Sono  molto favorevole  a  questa  proposta  che  gli  amanti  della  montagna  non  possono  non  condividere”.  Così  esordisce  il  pluricampione  Mondiale  e   Olimpico   Gustav  Thoeni  in una  intervista  rilasciata  al quotidiano  Il  Capoluogo con sede all’Aquila.   

Il compito di certificare la sussistenza dei requisiti necessari a giustificare gli interventi di soccorso in montagna dovrebbe spettare ai reparti  specializzati  dei  Carabinieri Forestali,  la  Polizia,  la  Guardia  di  Finanza, i   Vigili  del  Fuoco,  l’Esercito  (Alpini) i  quali  hanno   la preparazione  giuridico – operativa  per  permettere  ai  propri uomini  di  poter  ricostruire  esattamente  qualsiasi  evento   legato   ad   infortuni  ad   alta  quota,  utilizzando   come  parametro  di  riferimento  le  linee  guida del  C.A.I.  sulle  regole  di  comportamento  in  montagna assicurando  anche  le  necessarie  funzioni  di  Polizia  Giudiziaria  nei  casi in  cui,  dalla  dinamica  degli  incidenti,  possono  essere  ravvisati eventuali  elementi  di  interesse  penale.  Infatti,  ogni  corpo  ha  una  propria  squadra  di  soccorso  alpino  pronta  a  collaborare  con quella  del  C.N.S.A.S  del  Club  Alpino  Italiano  la  quale,  ai  sensi  di  una  Legge  di  protezione  civile,  la  numero  74  del  21.03.2001,  ha  il  compito  di  provvedere  alla  vigilanza  e  prevenzione  degli  infortuni  nelle  attività  alpinistiche  escursionistiche  e  speleologiche  nonché  al   soccorso  degli   infortunati,  dei  pericolanti  e  al  recupero  dei  caduti  ad  opera  di  tecnici  di  soccorso  alpino   ed  elisoccorso inquadrati  come  “volontari”  e  quindi   senza  alcuna  retribuzione  economica. 

In alcune regioni Italiane il soccorso alpino è a pagamento. In  Trentino  Alto Adige,  Val  d’Aosta  e  Veneto,  regioni   ad  alta  vocazione   montanara,  i  propri  governanti  hanno  deciso  di  porre  fine  alla  gratuità  completa  degli  interventi  di  soccorso  alpino  facendo  pagare al  cittadino  in  emergenza   una  sorta  di  ticket  per  ogni  chiamata  invece  dell’intero  salvataggio.  Questo  ticket    sembra  aver  funzionato  bene  perché  le  autorità  e  gli esperti del settore  hanno registrato   una effettiva  diminuzione  delle  richieste  di intervento.

Linea  dura  in  Lombardia  contro  le  imprudenze  in  montagna: dopo  l’introduzione  dell’ARTVA  obbligatorio  su  tutti  i  territori  innevati  fuoripista,  il  soccorso  in  montagna  è  a   pagamento  sull’intera  regione  con  l’introduzione,  anche qui,  di  un ticket  ( il Consiglio  dei  Ministri  a   maggio  2015  ha promosso  la  Legge  regionale  n. 5  del 17/03/2015).  Anche  la Regione Piemonte  si  è  adeguata  ad altre  regioni  Italiane – e al  buon  senso: a novembre 2015  la Giunta regionale  ha  approvato  la  delibera  che  introduce  una  “compartecipazione”  delle spese  al servizio  di  soccorso  in  elicottero  in  caso  di  chiamate  che  non  abbiano  reale  motivazione  o  urgenza. L’assessorato  alla Sanità,  in  una  nota  fa  sapere  che  dal  1° gennaio 2016  sono  scattate  le nuove  regole. In Friuli  Venezia  Giulia,  a  primavera  del  2017 è  stata  approvata la Legge Regionale n. 24 del 16.06.2017 che  prevede  la partecipazione  delle spese  per  gli  interventi  di  soccorso  e  trasporto.  Saranno  in parte  a  carico  dell’utente  quegli  interventi  privi  di  emergenza  o  che  seguono attività  estreme.

I costi:

  • Trentino  Alto  Adige:  ticket  30,00  euro  per  il  ferito  grave (in  caso  di  ricovero  ospedaliero  o  in  presenza  di   un referto  medico  che  attesti  la  gravità  dell’emergenza  sanitaria);  ticket di 110,00 euro  per  il  ferito  lieve  e  ticket  di 750,00 euro  per  persona  illesa.
  • Valle d’Aosta:  gratuito  in  caso  di  emergenza  sanitaria;  ticket  di  800,00 euro  per  intervento  inappropriato  a  mezzo  elicottero  (rilevato  dall’equipaggio  intervenuto  – es. alpinista  bloccato  in  parete  o  escursionista  con attrezzatura  inadeguata)  e  ticket  di  100,00 euro + 74,80 euro/min (costo  al  minuto  di volo  con aeromobile AB412  o 137,00  con  aeromobile  AW139)  per chiamate totalmente  immotivate ( rilevate  dall’equipaggio  intervenuto).
  • Veneto:  25,00 euro/min  fino  ad  un massimo  di  500,00 euro  per  il  ferito  grave (con  ricovero  ospedaliero  o  accertamenti  in Pronto Soccorso  di  un  ospedale  pubblico); 90,00  euro/min  fino  ad  un  massimo  di  7.500,00  euro  per  ferito  lieve  o  persona  illesa.
  • Lombardia: la  quota   oraria è  tra  i  56  euro  l’ora (per intervento di un’ambulanza) ed i 115 (per l’intervento anche di soccorritori, medici e infermieri). La quota  massima per  l’utilizzo dell’elisoccorso sarà di 780 euro. Secondo la normativa pagherà solo chi farà mobilitare i mezzi di emergenza senza la necessità di  ricovero in ospedale mentre è  prevista una riduzione del 30% a  favore dei residenti in  Lombardia. Tariffe che gravano sugli escursionisti in caso di “ingiustificato” intervento del CNSAS per comportamenti negligenti  o   motivazioni   inutili.
  • Piemonte: diritto  fisso di  chiamata per  ciascuna  squadra 120 euro.   Costo per ogni  ora  aggiuntiva  di operazioni oltre  la  prima  per  ciascuna  squadra:  50  euro.  E questo varrà  per  tutti,  residenti  o  non  residenti.  Se  la  chiamata  è  totalmente   immotivata,  ad  esempio uno scherzo, la corresponsione è  per  l’intero costo  dell’intervento. E  lo  stesso  accadrà  se  le  ricerche  dovranno  essere  attivate a  causa  di  un  comportamento  irresponsabile. Nel  caso di  chiamata  causata  da  utilizzo di  dotazione  tecnica  non adeguata o dalla scelta di percorsi non adatti al livello di capacità o  al mancato  rispetto di  divieti, la  compartecipazione  è fino ad un tetto massimo  di 1000 euro, fermo restando la non applicazione in caso di  ricovero del paziente in reparto o in osservazione breve intensiva in Pronto soccorso.  In  ogni caso spetta  agli  equipaggi  intervenuti  rilevare le  condizioni di cui sopra mentre  le spese per il recupero salma  non  sono  soggette  a  compartecipazione. 

Gli  introiti  ovviamente  non  vanno  nelle  tasche  del  CNSAS  ma  in  quelle  del  sistema  sanitario  nazionale.

In  Abruzzo,  dove vivo,  un  team  di  esperti  (del  quale  ho  fatto  parte  anche  io) costituito  dalla competente  commissione  regionale  (Ambiente),   ha redatto  una  bozza  di  Legge  chiamata  “REASTA”  la quale,  è stata approvata dal  sovrano  Consiglio Regionale  nella seduta del  13 Dicembre  2016.

La  legge  istituisce  la  Rete  Escursionistica  Alpinistica  Torrentistica  Abruzzo  per  lo  sviluppo  montano  e nuove norme  in  materia  di  soccorso  in montagna.

“Gli  interventi  di  soccorso  e  di  elisoccorso  di  carattere  non  sanitario  – si  legge  nel  dispositivo, comprensivi  di  recupero  e  trasporto,  qualora  non  sussista  la  necessità  di  accertamento  diagnostico  o  di  prestazioni  sanitarie  presso  un  pronto  soccorso,  sono  soggetti  a  una  compartecipazione  alla  spesa  a  carico  dell’utente  trasportato,  se  richiesto  da  quest’ultimo  o  riconducibile  ad  esso.  La  compartecipazione è  aggravata  qualora  si ravvisi  un  comportamento  imprudente”   

Invece,  in seguito alle modifiche della L.R. n. 24 del 2005 è consentito lo scialpinismo, fuoripista compresi, imponendo  l’attrezzatura idonea per praticare tale disciplina sportiva  (ARTVA, pala, sonda  oltre  al  casco   protettivo  la  piccozza  i  ramponi  e  lo  zaino  con  airbag). 

I tagli alla spesa pubblica hanno avuto effetto anche sui costi del soccorso in pista. Alcune regioni o singole località hanno così introdotto il pagamento di un ticket  sui normali interventi in motoslitta o con il Toboga ( è una slitta da trasporto). Alcune località del Trentino Alto Adige, dal 2015, fanno pagare il soccorso sulle aree attrezzate al costo di 200 euro. Anche in Val d’Aosta le operazioni di salvataggio su pista sono a pagamento dal 2016: 200 euro è il costo del ticket per ogni intervento di salvataggio. Il Piemonte ha reso obbligatoria la stipula di una polizza di responsabilità civile per tutti gli sciatori che frequentano le piste della regione. In Francia il soccorso in motoslitta costa da 220 euro fino a 800 euro a seconda della distanza del ferito dal posto di primo soccorso.

Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino del C.A.I. Percepisce  finanziamenti  pubblici  per  circa  10  milioni  di euro  l’anno  tra  Stato  ed  enti  autarchici  locali  quali  Regioni,  Province,  Comuni.  A  questo  punto,  un  aspetto  da  risolvere  è  quello  di  stabilire  se  l’organizzazione  CNSAS  formata  da  volontari  è  opportuno  riceva  finanziamenti  pubblici  invece  di  utilizzare  squadre  di  professionisti  altamente  specializzati  già  esistenti  nei Carabinieri Forestali,  Polizia,  Guardia  di  Finanza (Soccorso Alpino  Guardia  di  Finanza),  Vigili  del  Fuoco (Speleo  Alpino  Fluviale),  Esercito  (Alpini)  a cui eventualmente  destinare  quelle  somme  aumentando  l’efficacia  dei  soccorsi.  A  tal  proposito  è  da  dire  che  la  tempestività  negli  interventi  è  maggiore  da  parte  dei  professionisti  visto  che  i  volontari  devono  lasciare  il  lavoro  e  non  sono  in  continua  attesa  e  disponibilità  per  le  emergenze.   

Per quanto riguarda l’elisoccorso, Il tema riveste particolare importanza, soprattutto alla luce dei frequenti interventi in montagna: la mia personale opinione è quella di mutuare l’esperienza della regione Liguria dove l’elisoccorso è affidato ai Vigili del Fuoco e non a privati con un enorme risparmio di costi e con la garanzia di un’elevata professionalità e sicurezza. Ecco un esempio.

In Abruzzo, dove vivo, l’elisoccorso 118 è un servizio che costa alla regione 26 milioni e 500 mila euro ogni cinque anni. Se invece si optasse per la soluzione prospettata, il risparmio sarebbe consistente. 

Spesso mi capita di assistere a scene curiose di gente in difficoltà,   una   in  particolar  modo   merita  di  essere  ricordata  perché  mi  ha  fatto  capire    una  volta  per   tutte    che  le  operazioni  di  soccorso  alpino,   siano  esse  di  carattere  sanitario  e  non,   devono  essere  fatte  pagare  per  intero  al  cittadino  in  emergenza! 

In  una  bella  giornata  di  sole,  ero  con  un  mio  amico  medico  sulla  cresta  Ovest  che  dalla  cima  più elevata  del  massiccio  montuoso  del  Gran  Sasso  d’Italia,  la  vetta  occidentale  del  Corno  Grande  (2912 m s.l.m.),  scende  alla  Sella  del   Brecciaio  (2506 m s.l.m.)  quando,   in  un  punto  molto  esposto  e difficile,  abbiamo  incontrato una  coppia.   Lei  in  evidente   difficoltà,   con  una  decadenza  fisica  significativa piangeva  e  per  la  paura  non  voleva più andare  avanti    tornare  indietro. Ci  siamo  subito  fermati  per prestare  aiuto  immediato.   Il  signore  che  era  con  Lei  ci  disse:  ” Grazie,   non  abbiamo  bisogno  di nulla;   tra  poco, se  la  mia  compagna  non riprende  a  salire,  chiamerò  l’elicottero per farla venire a prendere e farla portare al  piazzale  dove  abbiamo  l’auto  parcheggiata.   Tanto  è  tutto  gratis… così approfittiamo  per  fare  un  bel  giro  e  vedere  il  Gran  Sasso  dall’alto”.

Questo  episodio  dimostra  non  solo  la  scarsa  preparazione  di  qualcuno  che  si  avventura  in  montagna,  ma anche  il  poco  valore  etico  nel  considerare  il  lavoro  del  Soccorso  Alpino  e  la  spesa  che  ricade  comunque  su  tutta  la  comunità.  Da  ultimo,  ma  non  meno  importante  è  da  dire  che  scambiare  l’elicottero  del  118  per  un elitaxi  è  inaccettabile  perché  i  mezzi  di  salvataggio  devono necessariamente  essere  riservati  alle vere  emergenze,  che  magari,  mentre  il  velivolo  è  occupato,  potrebbero effettivamente  verificarsi.    

Paolo De Luca

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Mettetevi alla prova e preparate il piatto Gourmet di Matteo Delvai

Ecco la ricetta completa della lombatina di coniglio con broccolo di Torbole, Cronsy, sambuco rosso e acetosella con cui Matteo Delvai, 19 anni di Carano, ha conquistato il titolo di Miglio allievo di tutti gli Istituti alberghieri d’Italia. Troverete la sua storia sul prossimo numero di Avisio in distribuzione tra pochi giorni.

LOMBATINA DI CONIGLIO

Ingredienti:

160 g. Lombatina di Coniglio

120 g. Macinato (cosce) di Coniglio

40g. Scarti Broccolo di S.Massenza/Torbole

16 g. Olio EVO del Garda

4 g. Miele d’Abete Thun

4 g. Sale Maldon

8 g. Pepe di Larice

800 g. Acqua

 

Procedimento

Con un boucher, pulire la carne e ricavarne le lombatine. Con le cosce del coniglio e gli scarti del broccolo, fare un macinato, con l’aiuto di un tritacarne. Impellicolare e creare dei salami ben compatti, con all’esterno il macinato e all’interno la lombatina aromatizzata con del sale maldon e del pepe di larice. Avvolgere con l’alluminio ed infine sobbollire in un pentolino d’acqua per 2 minuti. Far riposare la carne immersa nella stessa acqua per ulteriori 5 minuti. Spellicolare il prodotto e rosolarlo in un sautè per 2 minuti in olio EVO del Garda e del Miele d’Abete Thun. Insaporire con sale Maldon e pepe di Larice.

CREMA BROCCOLO DI TORBOLE

Ingredienti:

320 g. Broccolo S.Massenza

320 g. Latte Fieno

16 g. Olio EVO del Garda

8 g. Sale Maldon

12 g. Pepe di Larice

Procedimento

Lavare, pelare e tagliare a cubetti il Broccolo di Torbole. Rosolarlo con olio EVO del Garda in un pentolino per 2 minuti. Bagnare con il Latte Fieno e lasciar bollire per 10 minuti. A cottura ultimata, dividere il Latte Fieno restante dal Broccolo di Torbole, frullare quest’ultimo, insaporire con sale Maldon e pepe di Larice e, se necessario, allungare la crema con il Latte Fieno di cottura.

CROSNY MARINATI

Ingredienti:

60 g. Crosny

240 l. acqua

80 g. Aceto di Mela BIO

24 g. Olio di Semi di Zucca e di Canapa

240 g. acqua

Procedimento

Pulire il Crosny e sbollentare per 5 minuti in una soluzione di acqua e 30% di aceto di mela BIO. Dividere il prodotto dalla soluzione, lasciare raffreddare il tutto ed infine mettere sottovuoto il Crosny, con la soluzione ed il 10% di Olio di Semi di Zucca e di Canapa. Lasciare marinare per almeno 48h.

PANCIA DEL CONIGLIO

Ingredienti:

20 g. Pancia del Coniglio

200 g. Olio di Girasole

4 g. Sale Fino

Procedimento.

Battere la pancia del Coniglio, con l’aiuto di un foglio di pellicola trasparente e di un batticarne. Successivamente, friggere ad una temperatura di 160°C per 3 minuti ed infine asciugare leggermente la pancia dall’olio di girasole. Parare nella forma preferita ed insaporire con del sale fino.

SALSA CONIGLIO

Ingredienti:

500 g. Scarti del Coniglio

100 g. cipolla

100 g. sedano

100 g. carota

40 g. Olio EVO del Garda

20 g. Burro

360 g. Birra Forst“Sixtus”IIÅã malto 6,5Åãalc.

60 g. ghiaccio

600 g. acqua

8 g. sale fino

8 g. pepe di larice

20 g. rosmarino

Procedimento

Fare una brunoise di verdure, rosolarle separatamente con olio EVO del Garda in un pentolino e, successivamente, unire il tutto assieme agli scarti del coniglio, precedentemente tostati con . burro e olio EVO del Garda. Portare ad una temperatura di 90°C e sfumare con la birra Fors t“Sixtus” II°malto e il ghiaccio. Lasciare evaporare per alcuni minuti e poi allungare con l’acqua. Far sobbollire il fondo per un’ora ( aggiungere acqua se necessario ). Passare il fondo ad un setaccio a rete fine e ad una etamina. Mettere il liquido ottenuto in abbattitore negativo per 20 minuti, poi sgrassare il fondo. Ridurre la salsa con il burro rimanente ed il rosmarino. Insaporire di sale e pepe.

POLVERE BROCCOLO DI SANTA MASSENZA

Ingredienti:

20 g. Broccolo di Torbole

Procedimento

Pulire e tagliare a fette sottili il broccolo di Torbole. Porlo nell’essiccatore e lasciarlo essiccare per almeno 72h ed infine frullare il tutto ottenendo una polvere, che successivamente andrà setacciata.

4 g. SCIROPPO DI SAMBUCO ROSSO E 4 g. ACETOSELLA

 

TEMPISTICA DI PREPARAZIONE 60′ + TEMPISTICA DI PULIZIA 15′

1. Mise en Place

TOTALE 5′

2. Pulire, tagliare e rosolare il broccolo di Torbole e le sue foglie, sfumare con latte fieno e lasciar cuocere per 8′. dividere la parte liquida dalla parte solida, frullare quest’ultima e se necessario aggiungere il latte fieno di cottura. Insaporire.

TOTALE 8’+ 5′ = 13′

3. Scaldare acqua per cottura carne

4. Piatti in caldo 50°C

5. Riduzione della salsa.

TOTALE 20′

6. Sporzionare la carne, utilizzare cosce e filetto del coniglio. Parare il filetto, fare una tartare con le cosce, insaporire con pepe, sale, sambuco rosso, foglie broccolo, stendere su della pellicola e avvolgere il filetto. Ricoprire con carta stagnola e sobollire 2′ in acqua, lasciare riposare 5′ nella stessa acqua (al cuore 56°C). Rosolare in padella antiaderente, con olio e miele. Insaporire con sale, pepe, sambuco rosso.

TOTALE 15′ + 15′ + 2′ + 5′ + 3′ = 40′

7. Portare a temperatura di 160°C olio da friggere.

8. Battere pancia

TOTALE 2′

9. Scaldare crema di broccolo di Torbole

10. insaporire salsa e legare

11. impiattare crema di broccolo di Torbole

12. Friggere pancia

13. impiattare carne (sale e pepe e sambuco rosso) + crosny + polvere + sambuco rosso + salsa + pancia + acetosella

14. servire

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È una fiammazza vera, infatti abita a Castello di Fiemme già da tempo, ma la sua professione la porta a girare il mondo per quasi tutto l’anno. Stiamo parlando di Dorothea Wierer campionessa e atleta di punta del movimento del biathlon italiano che mai come in questi giorni sta vivendo una popolarità pazzesca grazie alle sue recenti prestazioni sulle piste e al poligono.

La bella “Doro” è infatti leader della classifica di Coppa del Mondo da oltre 50 giorni e spera di rimanerci fino a marzo, quando verrà decretata la vincitrice della coppa di cristallo più grande. Nessun italiano ci è mai riuscito nella storia di questo appassionante e coinvolgente sport che sta prendendo sempre più piede in Italia anche e soprattutto grazie a lei.

L’Avisio blog l’ha seguita nell’unica tappa italiana della coppa del mondo di biathlon, quella di Anterselva, paese che ha visto nascere e crescere la grande campionessa.

Come sempre tantissimo pubblico a vedere i propri beniamini cimentarsi sugli sci e al poligono e per la prima volta nella sua carriera Dorothea ha vinto qui ad Anterselva nell’Inseguimento disputatosi ieri, dopo essere arrivata ottava giovedì scorso nella Sprint.

Oggi è in programma l’ultima gara (la mass start) che potrebbe riservare altre piacevoli sorprese.

Vi proponiamo qui di seguito alcune foto dell’emozionante giornata di ieri.

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Arriva fresco fresco l'Avisio Inverno 2018/19!

E’ pronto da sfogliare l’Avisio in versione invernale, ricco di informazioni, curiosità e notizie per passare questo lungo inverno in piacevole compagnia. Scaricate il PDF cliccando nell’apposito link nella colonna qui a destra. E buona lettura!

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