Una avventura a portata di mano

Sono piccoli ma essenziali. Si trovano in luoghi remoti non serviti da rifugi e sono costruiti secondo una logica minimalista. Parliamo di bivacchi, minuscole costruzioni incastonate in qualche forcella o presenti alla base di lunghe ascensioni. Essi fanno parte della storia legata alla colonizzazione della montagna ma cronologicamente arrivano dopo la realizzazione dei primi rifugi.

La storia.

Se a metà Ottocento parte la costruzione di grandi edifici in pietra destinati ad accogliere i primi escursionisti, la nascita del prototipo di bivacco si fa risalire al 1925 quando Lorenzo Borelli, accademico del Cai (Club Alpino Italiano), presenta il progetto per realizzare piccole strutture in zone sperdute a servizio degli alpinisti impegnati nella salita del Monte Bianco. La costruzione è una “scatola” precostituita capace di accogliere quattro – cinque persone al massimo. Per rispondere all’esigenza di un facile trasporto e montaggio l’inventore si affida al legno e alla lamiera ondulata. Il tutto suddiviso in 20 colli da 25 chilogrammi ciascuno. Le costruzioni dalla tipica forma “a mezza botte” e, successivamente, a foggia di parallelepipedo hanno grande successo e diventano oggetto di raffinata ricerca. Giulio Apollonio brevetta il rivoluzionario sistema dei letti a cuccetta che di giorno si trasformano in tavoli da pranzo. Oggi i bivacchi sono oggetto di grande attenzione da parte degli architetti che hanno elaborato forme sempre più ardite seguendo la metafora della navicella spaziale alla conquista di territori alieni.

Funzione e utilizzo dei bivacchi

Il bivacco è una struttura incustodita sempre aperta posizionata in luoghi isolati e accessibili solo a prezzo di lunghe camminate. Di norma sono proprietà delle sezioni del Cai (Club Alpino Italiano) ma possono appartenere ad associazioni o enti turistici. Il bivacco è usato dagli alpinisti e dagli escursionisti come base d’ appoggio per itinerari (arrampicata o trekking) lunghi e impegnativi o quale ricovero di fortuna in caso di maltempo. L’arredamento è spartano: al suo interno vi si trovano brandine con coperte, qualche sgabello e tavolaccio. Nei bivacchi più grandi (casere ristrutturate o baite) è talvolta presente la stufa o un camino. L’uso del bivacco è lasciato al buon senso dei visitatori e vige un tacito decalogo a cui i “veri” montanari si affidano. Quindi lasciare in ordine e pulito l’ambiente, portare a casa eventuali rifiuti o generi alimentari già scaduti (scatolette, bustine di cibo preparato ) sostituendoli con altri. Se poi il bivacco dispone di stufa o camino è buona abitudine fare legna per rimpiazzare quella consumata. In questo caso è presente un’accetta e una sega per svolgere adeguatamente il ruolo di boscaiolo. Se siete intenzionati a provare l’esperienza di dormire una notte in bivacco è necessario attingere a piene mani al proprio spirito di adattamento. E’ facile, specie nella bella stagione, condividere lo spazio esiguo con altre persone. Non esiste prenotazione e nessuno è padrone del bivacco, anche se è arrivato prima degli altri. Ovviamente la possibilità di passare delle “notti stipati come delle sardine” non è da escludere.

Come prepararsi ad affrontare una notte in bivacco

La procedura è quella del buon escursionista che programma a tavolino la gita. Prima di tutto consultare un bollettino meteo per aggiornarsi sulle condizioni del tempo. Per la nostra regione consiglio Meteotrentino (www.meteotrentino.it) e Meteo AltoAdige (meteo.provincia.bz.it) che offrono servizi interessanti tra cui un radar capace di informare in tempo reale delle precipitazioni sul territorio e un simulatore previsionale valido nelle 24 ore. Poi consultare la cartografia e la posizione del bivacco prescelto tramite carte e guide alpinistiche. Sul sito della Sat (Società degli alpinisti tridentini) www.sat.tn.it avete la possibilità di trovare la localizzazione dei 14 bivacchi esistenti sulle montagne trentine con relativa scheda. Ora che sapete le condizioni meteo, la vostra destinazione e come raggiungerla è tempo di preparare lo zaino. La prima cosa da fare è dotarsi di una sufficiente riserva di acqua (un paio di litri a testa) perché non è assodato trovare una sorgente nelle vicinanze del bivacco. Nello zaino deve trovare posto un sacco a pelo, un pentolino e fornelletto per bere e mangiare qualcosa di caldo ( tè e minestre liofilizzate). Necessaria anche una torcia o frontalino per illuminare il bivacco quando cala la sera. Da buon escursionista non dimenticare un ricambio di vestiario asciutto chiuso in un sacco ermetico. Non auguro a nessuno di trascorrere una notte indossando indumenti umidi o addirittura bagnati. Anche in piena estate portate con voi berretto, guanti, maglione, giacca a vento e non dimenticate uno spartano primo soccorso. Gli scarponi devono essere di buona fattura e rodati. Salire a un bivacco con un paio di calzature nuove è da “pivelli”. Ora il vostro zaino è pronto ma peserà almeno otto chilogrammi, un fardello che durante le ore di cammino in salita sarà percepito molto gravoso. Aiutatevi nella progressione con un paio di bastoncini da trekking.

Conclusioni

Trascorrere una notte in bivacco è un’impresa che richiede, cervello, cuore, polmoni e muscoli allenati oltre a un investimento in attrezzatura. Dopo una lunga e faticosa salita rischiate di trovare il bivacco già affollato obbligati quindi a condividere per molte ore poco spazio con perfetti sconosciuti. Nella vostra pianificazione prevedete anche la soluzione B: la possibilità di ricorrere a un rifugio nelle vicinanze. Se siete fortunati trascorrerete una notte a tu per tu con la montagna con la possibilità di ammirare un’alba o un tramonto che non dimenticherete presto.

Una notte al bivacco Latemar – Attilio Sieff (Gruppo Latemar Lastei di Valsorda)

Costruzione magnificamente incastonata al centro del gruppo del Latemar al limite orientale del grande altipiano lunare compreso tra il rifugio Torre di Pisa e la forcella dei Campanili. Oltre alla bellezza del luogo l’escursionista, in caso di necessità può contare sul servizio offerto dal vicino rifugio. E’ un bivacco di tipo tradizionale (una piccola baita con stufa) realizzato nel 1976 a quota 2365 metri, dalla sezione Sat di Predazzo sfruttando le rovine di una antica costruzione di pastori. Nel 1979 il bivacco fu intitolato al giovane vigile del fuoco volontario Attilio Sieff di Ziano di Fiemme perito durante una esercitazione. A causa degli eventi catastrofici della tempesta Vaia l’accesso obbligato è da Pampeago (ci si arriva in auto) o tramite gli impianti a fune di Stalimen (Predazzo). Punto di partenza è il passo Feudo (2175 metri). Di qui si sale verso il rifugio Torre di Pisa percorrendo il ripido sentiero numero 516. Merita una sosta l’ampia terrazza del rifugio a quota 2676 metri con la visione della vicina torre di Pisa (pinnacolo calcareo inclinato). Si prosegue sul sentiero lasciando a sinistra la Cima Valsorda poi si imbocca il sentiero numero 516B che porta al bivacco. Il mattino successivo l’escursione può continuare camminando sul sentiero numero 516 fino alla forcella dei Campanili per poi tornare verso il rifugio Torre di Pisa. Non resta che scendere a valle per il sentiero percorso il giorno prima. Evitate di scendere nella sottostante Valsorda per due motivi: il sentiero presenta punti difficoltosi e la valle è stata sconvolta dalla tempesta Vaia.

Giberto Bonani

 

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