I boschi feriti: sicurezza e indennizzi

C’è chi prova ad avventurarsi in quel pezzo di bosco dove va da una vita e non si raccapezza più. Parlando con molti, in valle, il commento ricorrente è lo stesso: “Si rischia letteralmente di perdersi, di non ritrovare più i consueti punti di riferimento”. Le foreste di Fiemme e Fassa, per molti aspetti, non sono più le stesse dopo la terribile devastazione subita lo scorso 29 ottobre. In pochi minuti, quella sera, tutto è cambiato. Tanto che, appunto, anche i frequentatori più abituali di questi boschi faticano a trovare la strada giusta. Sentieri cancellati, cataste di alberi spezzati, improvvisa radure dove prima c’era una macchia fitta di vegetazione.

Non c’è solo lo spaesamento, inevitabile in chi ha osservato coi proprio occhi quello che è successo. Non c’è solo il dolore per una ferita inferta all’ambiente e di riflesso anche alla quotidianità di queste valli, una quotidianità che nel bosco e dal bosco trae molta parte del proprio sostentamento. C’è anche, e soprattutto, la voglia di mettere mano a tutto questo e ripartire alla grande.

I numeri del disastro sono impressionanti. A distanza di poco più di tre mesi il bilancio parla chiaro. Tra il 27 e il 30 ottobre le precipitazioni, ed in particolare la forte velocità del vento del 29 ottobre (con raffiche fino ad oltre i 120 chilometri all’ora e che localmente hanno raggiunto i 190 chilometri all’ora), hanno causato enormi danni alle foreste trentine. I quantitativi di pioggia complessivamente caduti in 72 ore sul Trentino sono stati decisamente eccezionali. Le cifre sono contenute, nero su bianco, nel Piano di azione predisposto dalla Provincia Autonoma di Trento per pianificare le azioni di intervento e di supporto. Se consideriamo che in Trentino cadono mediamente 1.100 mm di pioggia all’anno, la pioggia cumulata durante questo evento ha raggiunto un valore medio per tutto il territorio pari a circa 275 mm, con punte massime superiori ai 600 mm in due stazioni (Passo Cereda e Pian delle Fugazze). In ben trenta località sono caduti da 300 a 500 mm di pioggia e in altre cinquanta da 200 a 300 mm. Solo una decina di stazioni hanno misurato meno di 200 mm, con valori minimi che comunque si sono attestati sui 170 mm

I danni complessivi, in tutto il Trentino, sono stimati in circa 19.000 ettari di superficie con oltre 3.300.000 metri cubi di legname a terra. Sono numeri da capogiro.

Le questioni più immediate da affrontare – prima ancora della sistemazione dei boschi in vista della stagione turistica estiva – sono essenzialmente legate la prima alla sicurezza del territorio, per chi nei boschi ci deve andare da subito per sistemare, tagliare la legna, rimettere a posto i sentieri, liberare caseggiati e fabbricati, baite o masi.

La seconda questione riguarda la parte economica. Che tipo di rimborsi sono previsti dall’ente pubblico? A chi spettano? Sulla base di quali criteri? Intanto, su questo fronte, c’è da registrare lo stanziamento che “incasserà” la Provincia di Trento dallo Stato italiano nei prossimi 3 anni: 219 milioni di euro, destinati alla ricostruzione, a fronte di un danno complessivo stimato in 184 milioni di euro, importo che non include il costo per la rimozione degli schianti boschivi e per il rimboschimento, oltre agli interventi da realizzare in una seconda fase. Questo è quanto assicurato a Roma il 28 febbraio scorso dal primo ministro Conte al governatore Fugatti.

La sicurezza

Nel Piano di Azione provinciale sono descritte alcune prescrizioni da adottare per tutelare la sicurezza di quanti devono intervenire nei boschi danneggiati. Si può prendere visione del Piano al sito web: https://forestefauna.provincia.tn.it/

Importante notare come siano stati previsti appositi momenti di reazione per chi deve lavorare nei boschi in questi mesi. In particolare, si legge nel Piano, “il settore della formazione dell’Agenzia provinciale delle foreste demaniali, anche grazie ad un aggiornamento avvenuto il 22 novembre, a cura di colleghi istruttori svizzeri che ha consentito di valutare ed approfondire specificamente alcune modalità operative tipicamente da applicarsi in caso di schianti, è in grado di organizzare attività specifiche di informazione/formazione”.

Con lo slogan: “Non basta la motosega, serve particolare competenza”, il Servizio Foreste e Fauna della Provincia di Trento ha predisposto una campagna informativa sul taglio della legna nelle aree interessate dagli schianti. Occorre fare molta attenzione, è scritto in un opuscolo stampato dalla Provincia, perché può capitare di essere colpiti dal tronco che si fende durante il taglio o da rami che si spezzano improvvisamente. C’è poi il rischio di perdere il controllo della motosega per colpa dei colpi di frusta o di causare la caduta incontrollata di alberi, anche in direzioni non previste. Occhio alle ceppaie sradicate: possono travolgerci durante il taglio del tronco. Le ceppaie possono muoversi improvvisamente che da sole, rovesciarsi, rotolare o mettere in movimento sassi, tronchi o altro materiale. L’invito, quindi, è quello di utilizzare la massima cautela e di non essere mai soli nelle operazioni di taglio.

I rimborsi

All’inizio dello scorso mese di febbraio la giunta provinciale ha adottato una variazione al Bilancio di previsione 2019-2021 proprio per far fronte, con nuove risorse, ai danni prodotti dall’eccezionale ondata di maltempo.

Gli articoli dall’1 al 5 della variazione al Bilancio riguardano in particolare l’ampliamento della tipologia dei danni indennizzabili. In pratica, con queste norme, saranno coperti da rimborso anche gli immobili collocati in specifiche aree destinate all’insediamento, individuate dai piani regolatori e allargate di 30 metri, e in altre individuate con ordinanza del presidente della Provincia tenendo conto dei particolari elementi di pregio paesaggistico-naturalistico.

Detto in altre parole, saranno rimborsati i danni arrecati dal maltempo a quei fabbricati (case o altro) che sono nelle aree edificabili previste dai piani regolatori, e anche quelli fuori da quelle aree, fino a una fascia di 30 metri attorno. Può essere concesso il contributo anche per beni immobili collocati in area a bosco o in area a pascolo, sulla base di criteri e modalità però che saranno definite con ordinanza del Presidente della Provincia.

Le domande di indennizzo per i danni arrecati a immobili o attività produttive scadevano lo scorso 1 marzo. C’è tempo invece fino al primo di aprile per il rimborso di danni ad attività agricole, acquacoltura e consorzi.

Ti potrebbero interessare anche:

Lascia un commento