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La Marcialonga si corre in tre per solidarietà

Da quest’anno la prova a staffetta della Marcialonga Running Coop – in programma domenica 1° settembre – si corre per solidarietà. Chi sceglie di correre a staffetta (tre frazioni sul percorso da Moena a Cavalese) potrà iscriversi alla gara solo attraverso una delle associazioni di beneficenza che hanno aderito al Charity Program voluto dal comitato Marcialonga con un duplice scopo: “Promuovere la corsa a staffetta (con frazioni di 8 o 10 km, quindi accessibili a un maggior numero di concorrenti) e allo stesso tempo aiutare la raccolta fonti a sostegno di importanti progetti benefici gestiti da associazioni del territorio”, commenta il segretario generale Davide Stoffie. Le modalità sono semplici: le associazioni aderenti acquistano da Marcialonga i pettorali ad un prezzo agevolato e poi li vendono a prezzo pieno alle staffette che decidono di correre per loro. Una modalità già sperimentata con successo in altre manifestazioni sportive, come spiega Alessandro Tappa, presidente di “Sport Senza Frontiere Onlus”, che si occupa di garantire il diritto allo sport anche ai minori in difficoltà economica o relazionale, con obiettivi di inclusione e integrazione sociale, promozione di stili di vita sani e prevenzione di fenomeni di devianza giovanile: “La collaborazione con Marcialonga è nata in occasione della Milano Marathon, quando il team della Marcialonga ha corso a sostengo della nostra associazione. Da questa positiva esperienza è nata l’idea di creare una staffetta di solidarietà e un vero Charity Program anche per la versione podistica della Granfondo di Fiemme e Fassa, allargando il progetto ad altre realtà benefiche del territorio. Per la nostra esperienza, posso garantire che questa modalità è una grande vetrina per le associazioni, che non solo possono raccogliere fondi attraverso la vendita dei pettorali, ma che hanno modo di farsi conoscere e promuovere i loro progetti”.

Questa nuova modalità di iscrizione alla staffetta ha ottenuto il plauso dell’assessore allo Sport della Comunità Territoriale della Comunità Territoriale della Val di Fiemme, Michele Malfer: “Marcialonga è da sempre sensibile alle tematiche della solidarietà, confermando – edizione dopo edizione – i valori sui quali è stata fondata. È particolarmente significativo che un marchio importante come Marcialonga – capace di portare il nome di Fiemme e Fassa in tutto il mondo – si leghi in modo ufficiale ad associazioni che portano avanti in ambiti diversi importanti progetti di sostegno e attenzione all’altro. Lo sport si conferma veicolo di valori positivi: è molto più di semplice agonismo, è un’attività che fa star bene; in questo caso non solo chi corre, ma anche il prossimo”.

Le organizzazioni non profit aderenti al Charity Program sono: Gruppo Trentino Volontariato, SportAbili Predazzo, La Voce delle Donne, Sport Senza Frontiere Onlus, Africa & Sport, Croce Rossa Italiana – sezione Val di Fassa, Apeiron, Cooperativa Sociale le Rais e LILT – sezione Trento.

Sul sito www.marcialonga.it maggiori informazioni sui progetti sostenuti dalle associazioni attraverso le quali iscriversi alla staffetta. Le iscrizioni chiudono sabato 31 agosto.

 

 

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Una estate diversa

Sarà un’estate particolare per il turismo, il primo dopo la tempesta Vaia. Se il problema della percorribilità della montagna era stato messo sotto il tappeto durante la stagione invernale, la primavera ha suonato la sveglia per tutti coloro che hanno interessi e competenze sui sentieri. Come riportato ampiamente dalla cronaca locale e nazionale il maltempo ha colpito la nostra penisola da sud a nord a fine ottobre falcidiando particolarmente le foreste del Trentino orientale e del Bellunese. Una stima provvisoria parla di 8,7 milioni di metri cubi di legname schiantato per un valore di 440 milioni di euro. La provincia più colpita è stata il Trentino seguito dal Veneto. Eventi simili sono già accaduti in altre zone d’Europa ma per l’area dolomitica è la prima volta a memoria d’uomo. Molti elementi inducono a pensare che questi fenomeni estremi siano da collegare ai cambiamenti climatici. Dal 1800 la temperatura media del globo è cresciuta di quasi un grado centigrado. Una inezia per i non addetti ai lavori, molto per i climatologi. Sulle Alpi la variazione è ancora più rapida. Nel 2007 è stato registrato un aumento medio della temperatura, rispetto alle medie termiche registrate dal 1971 al 2000, di 2,5 gradi con una forte diminuzione delle precipitazioni. Il cambiamento climatico ormai è un dato di fatto, si può solo discutere sulle cause. Certamente le attività umane interferiscono sulla complessa macchina del clima. I boschi danneggiati pongono una serie di problemi che faranno sentire il loro effetto nel tempo. Nel nostro Trentino sarà necessario ripristinare circa un migliaio di chilometri di strade forestali con una spesa prevista di circa 11 milioni di euro. Altri 870 mila euro andranno per predisporre piazzali adeguati (circa 71 mila metri quadrati) per lo stoccaggio del legname . Per tutte le nuove costruzioni sia di strade sia di piazzali sarà necessario investire sette milioni di euro. Il Trentino prevede di spendere non meno di 21 milioni di euro solo per dotarsi delle infrastrutture necessarie per gli interventi nel bosco. Non sarà per nulla facile recuperare parte del legname abbattuto, un quarto del quale probabilmente resterà a terra.

La percorribilità del bosco

I boschi sono tradizionalmente frequentati da forestali, cacciatori, cercatori di funghi e proprietari che conoscono gli intimi segreti, il valore, i suoni, i profumi, il linguaggio della foresta. A questi si aggiungono i turisti che annualmente percorrono strade forestali e sentieri ma non condividono le conoscenze e competenze dei primi. Una prova lampante sta nella creazione di una segnaletica puntuale da parte della Sat (Società degli alpinisti tridentini) su una capillare rete di sentieri che un tempo venivano percorsi senza necessità di cartine, guide e frecce direzionali dal tipico colore bianco e rosso. La rete sentieristica che percorre le montagne del Trentino è fra le più complete e strutturate dell’arco alpino. Lo sviluppo complessivo dei percorsi è di 5.843 chilometri. Nelle vallate di Fiemme e Fassa ci sono 139 sentieri per una lunghezza complessiva di 594 chilometri, la distanza da percorrere con l’auto da Trento a Roma. Una prima valutazione indica che almeno un quarto dei sentieri è impraticabile o con interruzioni in più punti a seguito della tempesta Vaia. Frane, smottamenti, schianti di alberi, piene di rivi e torrenti, piani di calpestio deformati o erosi possono rendere estremamente pericoloso, se non impossibile, il transito lungo alcuni itinerari e c’è quindi la necessità di una manutenzione straordinaria che può essere affrontata solo da squadre specializzate come i boscaioli o ditte dotate di mezzi meccanici. E’ impossibile, in una sola estate mettere mano a tutti i sentieri danneggiati, per questo il gruppo di lavoro provinciale ha fissato delle priorità. Si è già lavorato per la riapertura delle strade forestali che a volte coincidono con sentieri escursionistici. L’obiettivo primario non è quello di favorire il passaggio dei turisti ma di permettere il transito dei mezzi per la raccolta del legname schiantato. Quindi strade forestali libere non significa automaticamente possibilità di percorrere i tracciati a piedi. Molti cantieri bloccheranno per mesi l’accesso agli escursionisti. Una seconda priorità è dettata dal raggiungimento dei rifugi e delle malghe dove il bestiame sale per la monticazione. Poi saranno eseguiti lavori sui sentieri di collegamento tra zone e vallate diverse. La mole degli interventi è notevole, quindi nella prossima estate ci saranno percorsi inagibili per turisti, cacciatori e fungaioli ma la parola d’ordine è: «salvare la stagione turistica».

L’informazione turistica: siti internet, App e cartelli

«Muoviti con attenzione» è l’appello rivolto agli escursionisti dalla Provincia, con una campagna a cui aderiscono enti diversi, ognuno con il suo ruolo. I vari enti come Sat, Comuni, Parchi naturali, Ecomusei sfruttando le caratteristiche di un inverno avaro di neve hanno proceduto a stilare un quadro dei danni subiti dalla rete viaria della montagna, un archivio prezioso per gestire le problematiche della prossime stagioni estive. «Già nei giorni successivi al 29 ottobre – spiega Luca Biasi del Dipartimento tecnico della Sat – abbiamo iniziato a raccogliere le prime informazioni sui danni. Attualmente funziona un gruppo di lavoro, coordinato dal commissario Raffaele De Col, che analizza le varie indicazioni provenienti dal territorio. Quotidianamente il nostro archivio viene aggiornato in modo da avere un quadro della situazione più accurato possibile». Sul sito https://sentieri.sat.tn.it/wp/ alla voce cartografia è possibile consultare l’agibilità dei sentieri (colore grigio sentiero chiuso, colore rosso aperto). Anche il sistema turistico partecipa allo sforzo informativo con il sito https://www.visittrentino.info/it/speciali/mca-it dove è possibile scaricare una App per Android o Iphone che informerà in tempo reale sulla viabilità forestale. Ci si può rivolgere anche alle aziende per il turismo di zona. Pieghevoli in più lingue sono in distribuzione negli uffici turistici ma, oltre alla diffusione di guide cartacee esiste una nuova cartellonistica all’imbocco dei percorsi escursionistici. A partire dal mese di maggio i volontari hanno affisso, sulle tabelle direzionali, un cartello indicante la chiusura del sentiero in esame. Un modo per allertare l’escursionista che più avanti incontrerà un ostacolo. Anche le ditte boschive impegnate a portare a valle il legname per legge espongono cartelli indicanti la presenza di un cantiere. Ma l’informazione non è mai sufficiente. La Provincia di Trento ha fatto affiggere 1500 cartelli a monte e a valle di altrettanti sentieri e 300 pannelli informativi nei parcheggi e nei luoghi di partenza delle escursioni.

Convivere con il pericolo

Il grande sforzo informativo non ha evitato incidenti, fortunatamente di lieve entità. Nel solo fine settimana pasquale il Soccorso Alpino ha tratto in salvo sei escursionisti. Quattro giovani del mantovano in difficoltà a Vanoi, che si erano persi lungo il sentiero che porta a malga Fossernica di dentro, a causa della neve e di alcune piante abbattute dal maltempo. In Primiero padre e figlio avevano perso l’orientamento a causa degli alberi schiantati mentre procedevano verso il Col Verde sul sentiero del Cacciatore. Anche un residente a Molina di Fiemme ha dovuto chiamare soccorso perché aveva perso la giusta direzione. Le brutte notizie non finiscono qui. I sentieri ripuliti dal legname abbattuto, risistemati dal punto di vista del calpestio e della segnaletica non sono comunque sicuri. Molti si preoccupano dell’aspetto “estetico” sull’ambiente, e degli effetti che questo avrà sui flussi turistici. Preoccupazione legittima e in parte fondata, ma non è l’imprevisto più importante. I boschi hanno nel 25% dei casi una funzione protettiva contro le valanghe e nel 10% dei casi contro la caduta massi. Inoltre proteggono da frane superficiali e colate detritiche che si mettono in moto in caso di piogge intense su pendii non protetti. È utile ricordare anche che una cospicua quantità di legname a terra per un lungo periodo e in condizioni di siccità con il documentato incremento della velocità dei venti, espone i boschi ad un maggiore rischio di incendi. Chi vive e frequenta la montagna è quindi esposto a un pericolo maggiore. «Gli interventi messi in campo – afferma la Protezione civile – mirano all’incolumità dei residenti e dei visitatori ma è una pretesa, irrealizzabile e infondata, quella di mettere in sicurezza un territorio che sicuro al cento per cento non lo è mai stato e mai lo sarà». Vaia non ha solo sconvolto il bosco ma anche la visione mitica che ne avevamo. Da luogo incantato abitato da gnomi e folletti ora dobbiamo confrontarci con i delicati equilibri di un ambiente fragile e instabile.

Gilberto Bonani

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Il tempo dei chiodini

 Il ciclone Vaia non ha abbattuto “solo” centinaia di migliaia di alberi. Il suo passaggio influenzerà per molti anni anche il sottobosco: nelle zone coinvolte dagli schianti, a lungo, almeno fino a quando non cresceranno nuove piante, non troveremo più né porcini né finferli. Le specie più ricercate in Trentino sono, infatti, simbionti, crescono cioè in simbiosi con l’albero. Senza albero, non c’è fungo. Al loro posto troveremo molto probabilmente i chiodini, poco raccolti nelle nostre zone, ma altrove molto apprezzati.

“Nelle aree dove il vento ha abbattuto il bosco mi aspetto di trovare ampie distese di funghi saprofiti, quelle specie, cioè, che si nutrono di sostanze organiche in decomposizione. Questi funghi sono definiti gli spazzini dei boschi, perché crescono utilizzando le sostanze nutritive presenti nei vegetali morti”, spiega la micologa Elsa Danzi, presidente del Gruppo Micologico di Fiemme. “Potremo quindi assistere a spettacolari fioriture, anche di chiodini, che prenderanno il posto (solo nelle aree colpite dagli schianti) dei più apprezzati porcini e finferli, ma anche delle russole e di tutte le specie di funghi simbionti che eravamo abituati a raccogliere”. Elsa chiarisce: “Questo tipo di funghi è collegato da filamenti sotterranei alle radici delle piante, da cui trae il nutrimento necessario alla sua crescita e, in cambio, fornisce all’albero acqua e sali minerali. Se l’albero cade, anche il fungo muore”.

Porcini e finferli continueranno a crescere (in base a piovosità e clima) nelle aree non toccate dagli schianti, ma probabilmente il fungo più facile da raccogliere nei prossimi anni sarà il chiodino. Si tratta di un fungo commestibile e gustoso, ma che richiede una maggior cautela nella preparazione rispetto ad altre specie: “Si mangia solo il cappello, che necessita di una cottura di almeno 20 minuti. L’acqua che fuoriesce durante la preparazione deve essere buttata via”, raccomanda Elsa.

Fondamentale sarà non sottovalutare l’aspetto della sicurezza: alcune delle zone preferite dai fungaioli (si pensi ai dintorni di Bellamonte o a Malgola, sopra Predazzo) sono state severamente colpite dal ciclone Vaia. Bisognerà quindi evitare aree non liberate dagli schianti e prestare particolarmente attenzione ai percorsi e ai sentieri, perché possono essere venuti meno i punti di riferimento per orientarsi.

Nelle aree liberate dagli alberi non cresceranno solo chiodini: “Mi aspetto, tra qualche anno, il ritorno di fragole, lamponi, more e mirtilli, diventati più rare a causa dell’avanzare della foresta”. Il bosco, seppur ferito, continuerà quindi a donare i suoi frutti a chi avrà la pazienza di cercarli.

Monica Gabrielli

 

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La rinascita del bosco

I terribili giorni di pioggia e vento di fine ottobre hanno portato scompiglio anche lungo i sentieri della MontagnAnimata del Latemar, ma, si sa, i draghi sono caparbi e non si danno per vinti facilmente. Essendo ottimi custodi della foresta, si sono subito rimboccati le zampe per sistemare lo scempio e permettere al bosco di rigenerarsi. La tempesta non ha quindi fermato il sogno. MontagnAnimata anche quest’estate porta la magia a Gardonè, località raggiungibile con gli impianti di risalita da Predazzo, quest’estate aperti con orario continuato dalle 8.30 alle 17.30.

Dopo il maltempo qui già si guarda alla rinascita. E lo si fa attraverso un nuovo giocolibro. Per scoprire cosa ha interrotto il magico equilibrio del bosco. Per capire che dopo la furia del vento c’è sempre la ricrescita. Che la natura si piega, ma non si spezza. MontagnAnimata chiama i piccoli visitatori a riflettere sul clima che cambia con il giocolibro “Il Salvanel del Feudo e la furia della tempesta”, scritto da Beatrice Calamari e illustrato da Michela Meroni, che propone ai bambini di aiutare il simpatico folletto a difendere il bosco dal terribile Orco Sporcatutto, dalle cui tasche cadono lattine, bottiglie di plastica e cartacce. Bisogna fermarlo, giocando tra i ceppi del Latemar, e poi anche a casa, adottando piccoli gesti quotidiani che possono fare la differenza.

Gli effetti del vento sul bosco sono visibili lungo il sentiero del Pastore Distratto, che ha cambiato volto: gli stretti passaggi tra gli alberi ora si aprono su ampi panorami. I ceppi e i tronchi ancora a terra raccontano la terribile notte del 29 ottobre, ma si guarda oltre. Lungo il sentiero dove il pastorello Martin ha dimenticato i suoi oggetti di lavoro, si lavora già “Per rifare un albero”, come recita il titolo di uno degli spettacoli itineranti che vengono proposti durante la settimana nei mesi di luglio e agosto.

MontagnAnimata lancia quest’anno anche una nuova missione Difr Academy, un gioco itinerante con otto postazioni interattive: i bambini, in squadra, sono chiamati ad aiutare Tof, il principe dei draghi del Latemar, a conquistare il prezioso dono della Fiamma Reale, raggiungibile solo percorrendo il Cammino dell’Appartenenza e superando numerose prove con postazioni interattive. Attraverso il giocolibro, il chip e la mappa, l’avventura è servita. Chi si appassiona a questa modalità di gioco può cimentarsi anche con le altre tre missioni disponibili, sempre in compagnia del draghetto Tof.

Per chi ama sognare, imperdibile è il sentiero tematico la Foresta dei Draghi, la facile passeggiata che conduce alla scoperta dei segni lasciati nel bosco e sulle rocce da queste mitiche creature alate. Qui, ogni settimana, la domenica, si incontra l’ormai noto dragologo Nikolaus Drache, che grazie ai suoi studi riconosce le tracce e gli indizi lasciati da Zoira, Rametal, Kromos e gli altri draghi della dinastia buona del Latemar.

A Gardonè è anche possibile provare i brividi della velocità sull’Alpine Coaster Gardonè, il bob a due posti su rotaia, che sfreccia tra gli abeti e i larici. Si tratta di un circuito ad anello di circa 1 chilometro da percorrere su “slittini” a due posti: una discesa mozzafiato (a velocità regolabile) tra curve, salti e paraboliche, ammirando il panorama che si apre davanti agli occhi.

Il Latemar non è solo magia e fantasia: qui si può fare un tuffo nel passato di milioni di anni attraverso la geologia. Quest’anno il sentiero del Geotrail Dos Capèl è temporaneamente chiuso per lavori di potenziamento dell’impianto di innevamento e per la realizzazione di un bacino montano, per cui le attività di geologia in quota per le famiglie vengono proposte a Gardonè, dove ogni mercoledì di luglio e agosto la bizzarra Gea conduce i più piccoli sulle tracce del vulcano di Predazzo. Adulti e ragazzi (dai 12 anni in su) possono inoltre scoprire le meraviglie dell’atollo del Latemar con il Geotrekking Torre di Pisa: un’escursione unica con un esperto geologo e accompagnatore di media montagna per entrare nel cuore delle Dolomiti Unesco, che quest’anno celebrano il decimo anniversario. Il programma geologico è organizzato in collaborazione con il Museo Geologico di Predazzo e il Muse di Trento. Chi preferisce muoversi in autonomia ha a disposizione una cartina aggiornata dei sentieri – richiedibile presso le biglietterie, il Punto Informazioni a Gardonè e i rifugi – che permette di verificare l’agibilità dell’itinerario scelto. Mappa alla mano, si consiglia di mantenere alta l’attenzione: si dice che quassù i draghi esistano davvero!

www.montagnanimata.it

 

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Per pigliar pesci

La tempesta Vaia di fine ottobre non ha risparmiato la fauna ittica: impossibile calcolare quante migliaia di pesci siano morte a causa della devastazione di quella notte. Sicuramente, oltre a smottamenti e frane che hanno riempito gli alvei dei torrenti di materiale, anche la sola azione meccanica dell’acqua e dei detriti ha compromesso seriamente la fauna ittica. Ci vorranno anni per un ripristino delle condizioni naturali, per cui quest’estate sono inevitabili maggiori restrizioni alla pesca, in particolare sui torrenti. Ne parla Nicola Zanon, presidente dell’Associazione Pescatori Dilettanti Valle di Fiemme: “L’evento meteorologico di fine ottobre ha colpito i rivi appena prima della riproduzione, poche settimane dopo le nostre semine. I danni sono, quindi, inestimabili. Penso soprattutto ai rii Cadino, Cavelonte, Sadole e a parte del rio Lagorai, che sono stati devastati. In queste zone la fauna ittica è stata pressochè annientata”. La pesca in quasi tutti i torrenti laterali di Fiemme è stata quindi proibita dal Comitato Pesca in accordo con la Magnifica Comunità di Fiemme, non solo per i danni diretti che hanno subito, ma anche per la difficoltà di accesso, visto che molte strade forestali sono danneggiate, e per i tanti cantieri esistenti e previsti per il recupero del legname schiantato. Lo stesso Travignolo è aperto solo nel tratto finale, perché da Sottosassa in su è inagibile.

“Ogni volta che si apre un cantiere su un alveo, noi pescatori volontari catturiamo il pesce presente e lo spostiamo, così da metterlo al sicuro. Quest’estate ci aspetta un grande lavoro, visto che quasi tutti i torrenti laterali necessitano di sistemazione”, spiega Zanon.

I laghi alpini non sono stati condizionati dall’evento, ma in molti casi non sono raggiungibili. La pesca, quindi, nei laghetti di montagna è aperta, previa verifica di accesso sicuro: per esempio, Bombasel e Lagorai sono accessibili dal Cermis, ma non dalla strada forestale della valle del Lagorai. Sul regolamento per la pesca consegnato al momento dell’acquisto del permesso sono presenti nel dettaglio tutte le regole per questa stagione, con le indicazioni chiare delle zone proibite e di quelle normalmente aperte.

Anche l’asta dell’Avisio ha subito condizionamenti pesanti a causa dello spostamento di materiale. Però, avendo un letto più ampio, alcuni pesci si sono salvati trovando rifugio in punti più protetti. Dai campionamenti effettuati dopo il passaggio della tempesta, è emerso che a soffrire di più sono stati i pesci meno rustici: la trota marmorata, tutelata anche dalla normativa europea, ha resistito di più, soprattutto nelle taglie medio-grandi. Zanon commenta: “Possiamo dire che quest’evento ha portato a un reset della fauna ittica: è rimasto il pesce di qualità, dal quale ripartire in un’ottica di valorizzazione delle specie autoctone, come, appunto, la marmorata”.

Alla tempesta Vaia, sull’Avisio si è aggiunto lo svaso del bacino di Soraga, che nel mese di giugno ha provocato la morte degli avannotti nati quest’anno. Per questo la pesca sull’Avisio è aperta, ma con una limitazione drastica ai prelievi di marmorata. Limitazioni che non spaventano però la maggior parte degli appassionati, visto che sempre più pescatori lanciano la lenza solo per la sfida e il piacere della cattura, liberando poi il pesce: “La Val di Fiemme è uno dei posti migliori per la pesca in Trentino. Abbiamo pesce di qualità, di dimensioni considerevoli e viene molto apprezzata la nostra gestione attenta al rispetto delle specie rustiche”, sottolinea Zanon. “Fondamentale si rivela in questo l’impianto ittiogenico di Predazzo a ciclo “semichiuso”, dove avvengono le operazioni di spremitura e fecondazione di riproduttori, in maniera semi-artificiale di trote marmorate e fario, utilizzando ceppi autoctoni. Questo impianto, assieme all’incubatoio di Cavalese, sarà fondamentale nei prossimi anni per aiutare le acque di Fiemme a ripopolarsi”.

Anche in Val di Fassa la tempesta Vaia ha lasciato pesanti strascichi sulla fauna ittica, come spiega il presidente dell’Associazione Pescatori della Val di Fassa, Giuseppe Furci: “A fine ottobre sono morte migliaia di trotelle che avevamo seminato nei rivi Duron, Jumella, San Nicolò, Antermont e nel torrente Avisio. La forza dell’acqua e del materiale trascinato a valle ha fatto davvero una strage. Quest’anno poi siamo stati ulteriormente penalizzati dallo svaso per la pulizia del lago di Soraga. Purtroppo, quest’estate i rivi laterali non saranno ancora accessibili, ma la pesca sarà aperta regolarmente sull’Avisio e nei laghi di Fedaia e Soraga. Daremo una mano al ripopolamento immettendo trote fario, visto che i nuovi regolamenti ci impediscono di immettere trote iridee”.

In Fiemme e Fassa, i pescatori non dormono. Per poter tornare a pigliar pesci si stanno rimboccando le mani, aiutando la natura nel suo lavoro di ritorno alla normalità.

Monica Gabrielli

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Passi dolomitici, nuova mobilità tutta da pensare

Il nuovo assetto per la circolazione degli autoveicoli sui passi dolomitici non ha ancora trovato compimento e certamente non lo troverà quest’estate.

Ancora lo scorso febbraio, infatti, la Giunta provinciale, la prima a trazione centrodestra della storia della nostra autonomia, aveva comunicato che nel 2019 non sarebbero state poste le limitazioni al traffico sul Passo sella e sugli altri passi, attuate invece nell’ultimo biennio.

Niente più progetto #Dolomitesvives in accordo tra Trento e Bolzano che aveva visto la luce in seguito ad uno studio dell’EURAC, l’istituto per lo sviluppo regionale e il management del territorio dell’Accademia Europea, su incarico della Fondazione Dolomiti Unesco e, di conseguenza, niente più, almeno per il momento, chiusura dei passi programmata per favorire un approccio green alla montagna.

La Giunta trentina ha però dato mandato all’assessore al Turismo Failoni affinché possa confrontarsi con la Provincia di Bolzano e con la Regione Veneto onde individuare una nuova serie di soluzioni strutturate e da tutti condivise per cercare di ridare vivibilità non solo ai valichi ma anche al fondovalle, richiesta espressa dalla Valle di Fassa e corroborata dalla riattivazione del Piano stralcio della mobilità.

Si è voluto privilegiare il principio – ha spiegato sempre Failoni – di non far passare un messaggio di chiusura che aveva in parte scoraggiato i turisti a recarsi sulle Dolomiti, danneggiando gli operatori economici che hanno lamentato perdite e in due casi si sono rivolti al Tar per avversare le limitazioni volute dalla PAT. Di diverso avviso la Provincia di Bolzano, dalla quale è emerso un certo sconforto per la scelta di Trento di sospendere al sperimentazione.

Punto e a capo, insomma, con un accordo Bolzano, Trento, Veneto tutto da disegnare e l’unica certezza che, prima di arrivare a strutturazioni nuove – qualcuno consiglia una “vignetta” per attraversare i passi, altri il ritorno ad una rotazione delle aperture spingendo nel contempo Il turismo legato alla bicicletta, sempre più in crescita –  dovrà passare ancora del tempo.

Nel frattempo, il rispetto della montagna e quindi la scelta di usare meno moto e auto per attraversarla saranno lasciati al libero arbitrio di ognuno.

Fabio Pizzi

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C’è anche un’estetica della devastazione

“We are here” è la mostra di Roberta Segata del Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese che accompagnerà, quasi come monito, il visitatore.

La mostra dedicata ai boschi, ai paesaggi e agli immaginari colpiti dalla tempesta di fine ottobre resterà aperta dal 5 luglio al 24 novembre 2019. Fino all’8 settembre l’apertura al pubblico sarà dal martedì al sabato, dalle 10 alle 12, dalle 15.30 alle 19 e la domenica dalle 15.30 alle 19.

L’artista, originaria della Val di Fiemme, lavora principalmente con i media della fotografia e dei video. Roberta Segata ha dato vita a una riflessione personale sull’accaduto, portando al centro dell’attenzione uno spaccato di visioni e sentire collettivi fatti di sfaccettature politiche, sociali, umane e ambientali ma anche un lavoro visivo, che punta sull’estetica della devastazione, alla ricerca di un nuovo immaginario e un nuovo punto di vista sul “paesaggio”.

Al centro della sua ricerca c’è il bosco colpito della Magnifica Comunità di Fiemme, ente che dal 1111 si occupa di amministrare un territorio inalienabile e indivisibile appartenente ad un’intera comunità, che mai come adesso si ritrova a dover trovare insieme la soluzione a un problema.

Roberta Segata, in collaborazione con Elisa Di Liberato e Virginia Sommadossi di Trentino Brand New (Centrale Fies), e la cura artistica di Elio Vanzo, ha ideato un percorso espositivo fatto di varie tappe, ognuna dedicata a un “rischio” attraverso cui il visitatore potrà attivare una riflessione: quello dell’empatia con soggetti sofferenti (gli alberi); quello del confronto con esseri che ci interrogano sul limite tra vita e morte e sull’apparenza (gli animali del bosco); quello del confronto con il tempo e le sue trasformazioni (un video in cui sembra non accadere nulla ma eppure molto accade); il rischio di dimenticare; il rischio di guardare negli occhi una generazione giovane che sta insorgendo e che chiede al sistema di cambiare; il rischio di mettere in discussione vecchie abitudini e convinzioni attraverso la promozione di un dibattito che vuole ricordare alla collettività che “è adesso il suo momento”.

 

EVENTI AL CENTRO D’ARTE CONTEMPORANEA DI CAVALESE

INCONTRO CON ROBERTA SEGATA sabato 3 agosto; lunedì 12 agosto; sabato 21 settembre.

INCONTRO CON ARIANE BENEDIKTER, domenica 25 agosto, giovane altoatesina insignita recentemente dal presidente Mattarella del titolo di “Alfiere d’Italia” per il suo impegno ambientalista. Con l’associazione “Plant for the Planet”, fin da bambina, gira l’Italia a parlare di clima nelle scuole.

PERFORMANCE/DIBATTITO A CURA DI PIERANGELO GIACOMUZZI, performer e boscaiolo, sabato 14 settembre.

N.B.C.

 

 

 

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Ginkgo Staffetten, ottava edizione

A ridosso di Ferragosto, sabato 10, riecco puntuale l’appuntamento con la Ginkgo Stafetten, la corsa a staffetta che va ad abbracciare il circondario di Castello di Fiemme, cuore pulsante della manifestazione che nel 2019 festeggia l’ottavo compleanno, accompagnata dalla quarta edizione della Ultra Ginkgo. Ad orchestrare l’organizzazione dell’evento trentino sono gli appassionati dirigenti e soci del GS Castello, col presidente Alberto Nones in testa.

Il percorso è il piatto forte di questa ‘anomala’ gara a staffetta, nel senso che terreno, distanze e pendenze sono davvero per tutti i livelli. La prima frazione della Ginkgo Stafetten è di 5,5 chilometri e 136 m. di dislivello, la seconda di 1,9 km e 34 m/dsl, la terza di 8,9 km e 216 m/dsl, la quarta di 3.7 km e 50 m/dsl ed infine la quinta, più impegnativa, di 10,250 km e 310 m/dsl. Parte dei percorsi è su sterrato, parte su asfalto e pista ciclabile, ma nessuna delle frazioni presenta elevate difficoltà, e dunque la definizione di ‘gara per tutti’ è più che azzeccata, la Ginkgo Stafetten infatti è adatta a semplici runners, corridori amatori e grandi campioni di svariati sport. Quest’anno non ci potrà essere per impegni internazionali, ma in passato si è esibita anche la campionessa di biathlon Dorothea Wierer, oltre a tanti campioni dello sci.

Le iscrizioni sono aperte fino a lunedì 5 agosto alla quota di 15 euro per concorrente individuale (Ultra Ginkgo) e 65 euro per staffetta, ci saranno poi un paio di giorni con sovrapprezzo, per chiudere infine le adesioni il giorno 7 agosto. Le squadre dei top runners sono solite iscriversi all’ultimo, anche per un minimo di strategia per non far conoscere ai ‘rivali’ le formazioni e in quale segmento saranno impegnati i vari corridori. C’è la possibilità di formazioni maschili, compresa anche una donna, di squadre femminili e miste con almeno due donne. La Ultra Ginkgo, che mette in sequenza tutte e cinque le frazioni, prevede la classifica sia maschile che femminile: non è necessaria alcuna tessera sportiva, ma gambe e fiato ed un pizzico di allenamento con le scarpette.

La manifestazione è un vero happening e si conclude col pasta party collettivo, cui si abbina la ricca premiazione e che diventa anche un momento di “riflessione” sui risultati dei vari componenti e di “resoconto” delle varie scommesse alla verifica dei tempi.

Le staffette più forti puntano al risultato, la grande maggioranza dei partecipanti si ispira però al più profondo spirito decoubertiano, è una gara che apre a tutte le società sportive ma anche ai non tesserati, gruppi di amici e di sport diversi.

Anche quest’anno la Ultra Ginkgo è gemellata con la “Fassa Up & Down” con la quale genera una classifica combinata per somma di tempi.

Originale il nome della competizione organizzata dal GS Castello: Ginkgo (Biloba) è una pianta dalle origini antichissime che gli esperti fanno risalire addirittura a 250 milioni di anni fa, ed una di queste piante fa bella mostra di sè nella piazza principale di Castello di Fiemme, voluta e piantata nove anni fa dall’allora presidente del GS Castello, Mario Broll, per festeggiare i 35 anni di vita della società che esplica la propria attività in molteplici discipline, estive ed invernali. Proprio in quell’anno un gruppo di soci del GS Castello, fondisti soprattutto, al seguito di Carmine Tomio e Mario Broll, prendevano parte con una formazione fiemmese alla famosa Vasa Stafetten in Svezia, evento della Vasaloppet, per triplicare le presenze l’anno dopo, facendo nascere l’idea di organizzare in Val di Fiemme un evento che si ispirasse a quello svedese. Così dal nome della pianta simbolo del 35° anniversario del GS Castello, il ginkgo, e dal nome dell’affermata gara svedese, la Vasa Stafetten, nacque la denominazione Ginkgo Stafetten, divenuta ormai un vanto per gli sportivi di Castello e che andrà in scena sabato prossimo.

Info ed iscrizioni sul sito: www.gscastello.it

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Pampeago estate
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Pampeago accoglie l’estate con i suoi soliti colori – il verde dei prati e dei boschi, il bianco delle cime Dolomitiche – e i suoi soliti profumi – quello dell’erba bagnata di rugiada al mattino, del muschio, dei fiori, della resina degli alberi. Il bosco in alcuni punti è ferito: la tempesta Vaia di fine ottobre non ha risparmiato l’Alpe, ma la solerzia dell’uomo ha permesso di ripristinare anche quei sentieri toccati dalla furia del vento. Ecco allora che per la stagione estiva Pampeago indossa il solito abito. Quello che lo ha reso meta ideale per le famiglie, per gli escursionisti, per tutti coloro che cercano una montagna ancora genuina, dove cogliere la bellezza della natura. E dove imparare anche qualcosa. Il Latemarium è l’insieme di percorsi pensati per avvicinare grandi e piccoli all’ambiente alpino che si sviluppo intorno alla maestosa catena montuosa del Latemar. Ce n’è davvero per tutti i gusti.

I SENTIERI DEL LATEMARIUM

LATEMAR.ALP è il nuovo percorso che, attraverso i prati dell’Alpe di Pampeago e della Val d’Ega, conduce alla scoperta della gestione dei pascoli e del patrimonio mondiale dell’umanità attraverso curiose stazioni interattive. LATEMAR.NATURA è invece il sentiero naturalistico sugli habitat alpini, pensato per le famiglie e gli amanti della natura. Chi è incuriosito dagli agenti atmosferici può sperimentarli in prima persona percorrendo LATEMAR.METEO, che va dal Monte Agnello verso la località Tresca. LATEMAR.PANORAMA, lo dice il nome stesso, offre un susseguirsi di punti panoramici in cui scoprire la storia e le favole di questi luoghi. Anche LATEMAR.360° permette di scoprire paesaggi spettacolari e vedute mozzafiato su una distesa di vette alpine, grazie a piattaforme panoramiche che evidenziano le cime più alte e importanti segnalandone la posizione esatta rispetto alla prospettiva dell’osservatore. E per i più ambiziosi, LATEMAR.UNESCO, un itinerario di media difficoltà attraverso il labirinto creato dai massi di una gigantesca frana fino al rifugio Torre di Pisa, a quota 2.671 metri, da dove si può vedere la Marmolada. Per chi non sa scegliere, c’è il LATEMAR.DISCOVER.TOUR (agibile dal 21 luglio), una semplice passeggiata che porta alla scoperta della natura del Latemar, attraverso i principali punti di alcuni degli altri percorsi. Una camminata di circa un’ora e mezza, priva di difficoltà e con dislivello minimo, che passa su sentieri e strade di montagna in quota, con panorami speciali e rifugi dove fermarsi per un pranzo o una merenda golosa.

TRA ARTE E NATURA

Per gli amanti dell’arte, per le famiglie, per tutti coloro che amano stupirsi e lasciarsi incantare, imperdibile è LATEMAR.ART, il percorso che si snoda attravero RespirArt, uno dei parchi d’arte più alti al mondo. Artisti di fama internazionale e stazioni interattive permettono di guardare la natura e i paesaggi circostanti con uno sguardo nuovo. Gli agenti atmosferici, infatti, non rovinano le opere, ma le completano, le plasmano e ne cambiano i colori. Passeggiare tra le installazioni è quindi fonte di meraviglia continua, anno dopo anno, perché il parco non è mai uguale a sé stesso.

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GLI EVENTI DELL’ESTATE 2019 A PAMPEAGO

 

LA TONDA DEL DANILO

Domenica 11 agosto

Camminata per singoli e gruppi familiari sul Monte Cornon con ristori e pranzo alpino in zona Caserina. Partenza alle ore 8.00.

I SUONI DELLE DOLOMITI

Mercoledì 21 Agosto

Concerto del quintetto di fiati dell’accademia di Santa Cecilia e della Royal Concertgebow Orkest Ritrovo ore 12.00 in località La Porta.

SAGRA DI S. BARTOLOMEO

Domenica 25 agosto

Grande festa sotto il tendone per celebrare S. Bartolomeo: messa, pranzo alpino, musica e ballo.

LATEMAR MOUNTAIN RACE

Domenica 8 settembre

Tappa finale del circuito “La Sportiva Mountain Running Cup”, aperto a top runner e amatori.

TROFEO PASSO PAMPEAGO

Domenica 15 settembre

Cronoscalata da Tesero fino a Passo Pampeago lungo la salita che è stata teatro di grandi sfide del ciclismo.

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Storia e cultura in Rinaldo Varesco

 Affiorano vivi ricordi e commossi pensieri verso Rinaldo Varesco. Una bella persona, un pezzo di storia della Val di Fiemme.

Svolse un ruolo rilevante in Val di Fiemme e nella sua Bellamonte; altri sapranno meglio di me raccontare per esempio il suo impegno da pioniere nel turismo di queste zone.

Io ebbi modo di apprezzare, e tanto, il suo contributo a livello culturale e nella solidarietà; per quello che ha fatto e per quello che ci lascia.

Penso in primis allo straordinario museo della civiltà contadina che costituì, pezzo per pezzo, con pazienza e tenacia nell’antico tabià: il Museo di nonno Gustavo. E’ divenuto fondamentale per la storia della val di Fiemme e può considerarsi un’eccellenza del Trentino.

Posso dire che Rinaldo Varesco, il signor Varesco, sia stato un po’ come il mio Cicerone nel mondo della montagna: per me del profondo sud, quando giunsi in Trentino, per amore e per lavoro, dopo la formazione a Firenze. Per inserirmi e conoscere questo mondo, è stato un punto di riferimento; ho ammirato la sua passione culturale per la civiltà della montagna, per l’ambiente, per la sua comunità. Con l’umiltà e la sobrietà di chi ne aveva viste tante, e non aveva dimenticato le fatiche di un tempo.

Lo conobbi grazie alla direttrice del giornale L’Avisio Beatrice Calamari che mi inviò su a Bellamonte per un servizio. Altro che montanari chiusi, ebbi modo di conoscere la sua ospitalità, la sua apertura mentale, la sua gratitudine. E quel grande dolore per l’amato nipote, portato via da una valanga in Val d’Aosta.

Iniziò una collaborazione, allora, e un affetto che dura ancora. Ci sentivamo per gli auguri delle feste e c’era sempre l’invito a tornare su. Più volte portai classi e ospiti al Museo di nonno Gustavo, e lui lasciava tutto e teneva lezioni amorevoli e piene di aneddoti, indicava gli ultimi pezzi arrivati, ne spiegava l’uso, la storia, i materiali, l’origine.

Fu la mia fonte principale per la guida di Bellamonte scritta per conto della Publinord. E più avanti, nel 1998, fu prezioso e paziente, nonché entusiasta, per gli studenti della Rosa Bianca quando pensammo di realizzare (con l’aiuto di Beatrice Calamari e Carlo Martinelli) il volume sulla sua opera: “Guida al museo di nonno Gustavo”. Ci dette un contributo determinante nel successo e nella diffusione del volume con il cui ricavato fu finanziata la realizzazione di un pozzo per acqua potabile in Benin a cura del Gruppo Missionario di Merano, fondato da Alpidio Balbo.

Auspico, e sono sicuro, che la valle saprà valorizzare quanto ha lasciato, il suo esempio, i suoi valori.

Rivivo la sua commozione alla presentazione del libro nell’auditorium della Rosa Bianca a Cavalese e quando, sempre lì, consegnammo i fondi al GMM. Era felice, le sue fatiche coltivavano solidarietà. Grazie signor Varesco.

 

Francesco Pugliese

 

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