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I boschi feriti: sicurezza e indennizzi

C’è chi prova ad avventurarsi in quel pezzo di bosco dove va da una vita e non si raccapezza più. Parlando con molti, in valle, il commento ricorrente è lo stesso: “Si rischia letteralmente di perdersi, di non ritrovare più i consueti punti di riferimento”. Le foreste di Fiemme e Fassa, per molti aspetti, non sono più le stesse dopo la terribile devastazione subita lo scorso 29 ottobre. In pochi minuti, quella sera, tutto è cambiato. Tanto che, appunto, anche i frequentatori più abituali di questi boschi faticano a trovare la strada giusta. Sentieri cancellati, cataste di alberi spezzati, improvvisa radure dove prima c’era una macchia fitta di vegetazione.

Non c’è solo lo spaesamento, inevitabile in chi ha osservato coi proprio occhi quello che è successo. Non c’è solo il dolore per una ferita inferta all’ambiente e di riflesso anche alla quotidianità di queste valli, una quotidianità che nel bosco e dal bosco trae molta parte del proprio sostentamento. C’è anche, e soprattutto, la voglia di mettere mano a tutto questo e ripartire alla grande.

I numeri del disastro sono impressionanti. A distanza di poco più di tre mesi il bilancio parla chiaro. Tra il 27 e il 30 ottobre le precipitazioni, ed in particolare la forte velocità del vento del 29 ottobre (con raffiche fino ad oltre i 120 chilometri all’ora e che localmente hanno raggiunto i 190 chilometri all’ora), hanno causato enormi danni alle foreste trentine. I quantitativi di pioggia complessivamente caduti in 72 ore sul Trentino sono stati decisamente eccezionali. Le cifre sono contenute, nero su bianco, nel Piano di azione predisposto dalla Provincia Autonoma di Trento per pianificare le azioni di intervento e di supporto. Se consideriamo che in Trentino cadono mediamente 1.100 mm di pioggia all’anno, la pioggia cumulata durante questo evento ha raggiunto un valore medio per tutto il territorio pari a circa 275 mm, con punte massime superiori ai 600 mm in due stazioni (Passo Cereda e Pian delle Fugazze). In ben trenta località sono caduti da 300 a 500 mm di pioggia e in altre cinquanta da 200 a 300 mm. Solo una decina di stazioni hanno misurato meno di 200 mm, con valori minimi che comunque si sono attestati sui 170 mm

I danni complessivi, in tutto il Trentino, sono stimati in circa 19.000 ettari di superficie con oltre 3.300.000 metri cubi di legname a terra. Sono numeri da capogiro.

Le questioni più immediate da affrontare – prima ancora della sistemazione dei boschi in vista della stagione turistica estiva – sono essenzialmente legate la prima alla sicurezza del territorio, per chi nei boschi ci deve andare da subito per sistemare, tagliare la legna, rimettere a posto i sentieri, liberare caseggiati e fabbricati, baite o masi.

La seconda questione riguarda la parte economica. Che tipo di rimborsi sono previsti dall’ente pubblico? A chi spettano? Sulla base di quali criteri? Intanto, su questo fronte, c’è da registrare lo stanziamento che “incasserà” la Provincia di Trento dallo Stato italiano nei prossimi 3 anni: 219 milioni di euro, destinati alla ricostruzione, a fronte di un danno complessivo stimato in 184 milioni di euro, importo che non include il costo per la rimozione degli schianti boschivi e per il rimboschimento, oltre agli interventi da realizzare in una seconda fase. Questo è quanto assicurato a Roma il 28 febbraio scorso dal primo ministro Conte al governatore Fugatti.

La sicurezza

Nel Piano di Azione provinciale sono descritte alcune prescrizioni da adottare per tutelare la sicurezza di quanti devono intervenire nei boschi danneggiati. Si può prendere visione del Piano al sito web: https://forestefauna.provincia.tn.it/

Importante notare come siano stati previsti appositi momenti di reazione per chi deve lavorare nei boschi in questi mesi. In particolare, si legge nel Piano, “il settore della formazione dell’Agenzia provinciale delle foreste demaniali, anche grazie ad un aggiornamento avvenuto il 22 novembre, a cura di colleghi istruttori svizzeri che ha consentito di valutare ed approfondire specificamente alcune modalità operative tipicamente da applicarsi in caso di schianti, è in grado di organizzare attività specifiche di informazione/formazione”.

Con lo slogan: “Non basta la motosega, serve particolare competenza”, il Servizio Foreste e Fauna della Provincia di Trento ha predisposto una campagna informativa sul taglio della legna nelle aree interessate dagli schianti. Occorre fare molta attenzione, è scritto in un opuscolo stampato dalla Provincia, perché può capitare di essere colpiti dal tronco che si fende durante il taglio o da rami che si spezzano improvvisamente. C’è poi il rischio di perdere il controllo della motosega per colpa dei colpi di frusta o di causare la caduta incontrollata di alberi, anche in direzioni non previste. Occhio alle ceppaie sradicate: possono travolgerci durante il taglio del tronco. Le ceppaie possono muoversi improvvisamente che da sole, rovesciarsi, rotolare o mettere in movimento sassi, tronchi o altro materiale. L’invito, quindi, è quello di utilizzare la massima cautela e di non essere mai soli nelle operazioni di taglio.

I rimborsi

All’inizio dello scorso mese di febbraio la giunta provinciale ha adottato una variazione al Bilancio di previsione 2019-2021 proprio per far fronte, con nuove risorse, ai danni prodotti dall’eccezionale ondata di maltempo.

Gli articoli dall’1 al 5 della variazione al Bilancio riguardano in particolare l’ampliamento della tipologia dei danni indennizzabili. In pratica, con queste norme, saranno coperti da rimborso anche gli immobili collocati in specifiche aree destinate all’insediamento, individuate dai piani regolatori e allargate di 30 metri, e in altre individuate con ordinanza del presidente della Provincia tenendo conto dei particolari elementi di pregio paesaggistico-naturalistico.

Detto in altre parole, saranno rimborsati i danni arrecati dal maltempo a quei fabbricati (case o altro) che sono nelle aree edificabili previste dai piani regolatori, e anche quelli fuori da quelle aree, fino a una fascia di 30 metri attorno. Può essere concesso il contributo anche per beni immobili collocati in area a bosco o in area a pascolo, sulla base di criteri e modalità però che saranno definite con ordinanza del Presidente della Provincia.

Le domande di indennizzo per i danni arrecati a immobili o attività produttive scadevano lo scorso 1 marzo. C’è tempo invece fino al primo di aprile per il rimborso di danni ad attività agricole, acquacoltura e consorzi.

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Cucinando fra le stelle: chef per vocazione

Matteo Delvai, 19 anni appena compiuti, di Carano.

Tenetevi bene a mente questo nome, perché nel giro di pochi anni sarà destinato a entrare nel gotha mondiale dell’alta cucina. Anzi, di fatto Matteo un piede in quel ristretto “club” di chef stellati e di celebrità lo ha già messo, e non da ieri. Un percorso che lo ha portato a metà febbraio di quest’anno, come vedremo più avanti, a essere nominato niente meno che “Miglior allievo degli Istituti alberghieri” di tutta Italia. Il migliore, il “number one” degli allievi italiani.

La sua storia insomma sembra uscita pari pari dal copione di una serie tv di successo, fra le tante basate su cuochi e fornelli come va di moda in questi anni. Con la differenza che è tutto vero – per non dire stupefacente, trattandosi di un ragazzo così giovane.

Lo incontriamo in una sala riunioni dell’istituto professionale CFP di Tione, dove il giovane frequenta il quinto anno del suo percorso formativo in gastronomia. L’anno dell’esame di maturità, che per Matteo rappresenta il trampolino di lancio verso chissà quali traguardi.

Lui, a gareggiare e tagliare traguardi prestigiosi, è già abituato. Ne parla con l’aria di chi ne ha viste di ogni, malgrado l’età. Ed è così: fin da ragazzino ha lavorato in cucine prestigiose, è stato conteso da chef stellati, ha girato mezza Europa in show-cooking che manco un cuoco professionista di lungo corso si sognerebbe mai.

Poi ti trovi davanti un ragazzo con i brufoli, gli occhiali e l’aria da simpatico “nerd” e ti chiedi se sia tutto vero. Lui sorride, perché sa che al primo impatto pochi lo prendono sul serio, e tira fuori il suo curriculum. Ora, alzi la mano chi – a neanche vent’anni – aveva già un suo curriculum vitae. Ma badate bene, non una cosa da niente, magari una lista di lavori riempita con le stagioni a tirar giù pomi e poco altro. No, una sfilza di collaborazioni, di nomi altisonanti che si rincorrono, di tour e di paesi che par quasi di leggere davvero il palinsesto di un format tv.

Allora vuoi capire se Matteo è normale, se è un ragazzo come tutti, e gli chiedi se ha una morosa, se ha degli hobby, se va in discoteca. Lui diventa tutto rosso, scrolla la testa. “Non avrei tempo. E poi il mio amore è la cucina” risponde. E lì capisci di avere a che fare con un giovane molto, ma molto speciale.

La “passionaccia” nel Dna

L’ultimo prestigioso traguardo tagliato da Matteo Delvai, come si diceva, lo ha visto aggiudicarsi alla fiera di Rimini il primo posto assoluto al campionato nazionale “Miglior Allievo degli Istituti alberghieri – Premio METRO Italia Cash and Carry 2019”. Da notare che alle finali di Rimini sono stati ammessi solo un allievo per ogni regione d’Italia. Ventuno in tutto. Matteo la finale se l’è conquistata il 6 febbraio a Riva sbaragliando un lotto di agguerriti concorrenti regionali, fra cui un’allieva del corso di Alta formazione di Tione, il prestigioso e super selettivo biennio universitario a cui lo stesso Matteo potrebbe accedere dopo la maturità. Insomma, Matteo ha proprio sorpreso tutti, lasciandosi ampiamente alle spalle anche “colleghi” più grandi e teoricamente più preparati.

Non si arriva a questi livelli improvvisando. Men che meno a un’età in cui non ti soccorre la malizia dell’esperienza accumulata negli anni. O le cose le sai fare – e la sai fare da dio – o vieni surclassato dagli altri. Ma sono anni che Matteo si prepara, studia, lavora.

A soli 14 anni – dopo il primo anno di scuola alberghiera a Tesero – già trascorre due mesi estivi al ristorante dell’Hotel Cervo, nella cucina di Guglielmo Romani, lo chef che tre anni fa si è piazzato secondo nella gara tv “Hell’s Kitchen” condotta da Carlo Cracco.

A quindici anni Matteo passa la stagione estiva all’hotel Olimpionico di Castello, e già è un aiuto cuoco che gli chef si contendono. “Stagione molto dura, quella” ricorda Matteo, con un piglio serio da “adulto”, scegliendo con cura le parole. “Però molto formativa: mi ha insegnato a lavorare in gruppo, a essere autonomo”.

L’anno della svolta – sono sempre parole sue – è il 2016, dopo il terzo anno di scuola alberghiera. Tramite il suo chef sardo di base a Tesero Silvio Piu, Matteo riceve una proposta che, per un sedicenne con la passione della cucina, è quanto di più straordinario possa capitare: essere chiamati a lavorare da Alessandro Gilmozzi, lo chef “stellato” del Molin di Cavalese, uno dei più noti “masterchef” italiani. Gilmozzi in persona lo vuole testare nella sua brigata, ed è subito amore a prima vista. “Ho trascorso un’estate bellissima con lui” racconta Matteo. “Ho potuto conoscere da vicino la cucina gourmet di altissimo livello, e questo ha cambiato l’idea stessa che avevo di cucina”.

Gilmozzi lavora da sempre con ingredienti e prodotti a chilometro zero, delle sue montagne, selezionando con estrema cura anche le erbe più umili. Matteo ha modo così di recuperare un antico amore, che fin da bambino gli era stato trasmesso dalla nonna, che a sua volta l’aveva ereditato da sua madre: la botanica.

Qui vale la pena aprire una parentesi, per rispondere a una domanda: ma da chi ha preso Matteo tutto questo? La sua risposta è rapida quanto carica di emozione: “Dai bisnonni. Avevo un bisnonno, Romano Delvai, che faceva il casaro e la bisnonna Ada appassionata di botanica. E la mamma di mia mamma, la nonna Anna Deflorian, è stata una grande cuoca, molto legata alla tradizione e alla materia prima locale. Quando sono uscito dalle scuole medie, ero indeciso se seguire le orme del bisnonno e fare il casaro o se raccogliere l’eredità della nonna e iscrivermi alla scuola alberghiera”. Come è andata, lo sappiamo. In ogni caso, una passionaccia iscritta già nel Dna di questo ragazzo.

Chiusa parentesi.

Sotto la guida di Gilmozzi

Il grande chef Gilmozzi dunque prende Matteo sotto la sua ala protettiva, e non lo molla più. L’anno dopo infatti, nel 2017 – ricordiamo che Matteo aveva solo 17 anni – Gilmozzi lo vuole con sé in tour europeo di “show-cooking”. Il termine inglese sta a indicare una specie di spettacolo appunto, in cui uno chef e i suoi aiutanti illustrano e cucinano ricette di alto livello, davanti a decine o centinaia di persone. A volte direttamente nelle piazze, nei centri storici delle città, nelle fiere o nei festival.

Al seguito di Alessandro Gilmozzi, Matteo si ritrova a Bratislava, a Monaco di Baviera, a Genova, e a Milano per “Identità golose”, il primo hub internazionale dedicato alla gastronomia, che richiama chef, appassionati e pubblico da tutto il mondo. Matteo è lì, al fianco del suo “patron” Gilmozzi, a godersi una ribalta mondiale a cui solo pochi eletti possono ambire.

Ancor oggi lo chef del Molin si occupa stabilmente della formazione del giovane. “Praticamente passo tutti i miei fine settimana nella sua cucina a imparare” conferma Matteo. Tutti i fine settimana in cui non è impegnato a vincere qualche concorso culinario, ben inteso…

Gilmozzi stravede per lui (“mi ha buttato lì, fra il serio e lo scherzoso, che quando andrà in pensione vorrebbe affidare a me la sua cucina” spiega Matteo, e dalla sua espressione si capisce che per lui sarebbe come sbarcare sulla Luna), ma non è l’unico. Anche i titolari della rinomata Antica Osteria da Cera, due stelle Michelin, a Lughetto di Campagna Lupìa sulla laguna veneziana, sono rimasti colpiti dalla bravura e dalla sorprendente professionalità di Matteo. “Mi hanno accolto fin da subito come un professionista adulto” ci conferma il giovane. “Appena visto, mi hanno detto solo: dai entra, lo chef ti aspetta. E da lì in poi sono stati tre mesi di stage intenso, a lavorare sedici ore al giorno, a confrontarmi con esigenze di qualità altissima”.

L’Antica Osteria da Cera è considerata al top in Europa per la cucina di pesce. I titolari, i tre fratelli Cera, hanno perfino una speciale App sul cellulare che consente loro di monitorare in tempo reale le navigazioni dei pescherecci veneziani da cui si riforniscono. Se vedono che un peschereccio supera le acque territoriali italiane, lo depennano dalla lista dei fornitori. Solo pesce italianissimo può essere ammesso nella cucina dell’Antica Osteria.

L’ultimo stage di Matteo è a Bolzano, l’estate scorsa, presso Stephan Zippl, un allievo del grande Norbert Niederkofler. Qui Matteo impara altre cose nuove: ad esempio, l’esistenza del “crosny”, una tuberina che cresce in Alto Adige, prodotta da Harald Gasser al maso Aspinger a Barbiano. Una sorta di “tempio” della botanica di altissima qualità. Seicento piante diverse, a quota 1600 metri. Qui vengono a rifornirsi chef famosi da tutto il mondo. Sempre da Zippl, Matteo conosce anche Thomas Kohl, produttore del succo che porta il suo nome ad Auna di Sotto. Un incontro, anche questo, fondamentale: è proprio il succo Kohl – un prodotto assolutamente particolare, al cento per cento naturale e tipicamente altoatesino – che Matteo ha usato nella ricetta con cui a Rimini è stato giudicato miglior allievo d’Italia.

Ma questo ragazzo non sta mai fermo e mette il naso anche in altre esperienze: a novembre e a febbraio scorsi, ad esempio, ha fatto anche esperienze come panificatore al panificio Tarter, macellaio nella bottega di Dagostin e pizzaiolo all’Excelsior, dove si sforna la famosa “pizza gourmet”. Insomma, uno che non si fa mancare niente.

Matteo Delvai è cresciuto con maestri così, facendosi la mano sui banconi di cucine prestigiose. Mettendo piede solo là dove pochissimi sono ammessi. E facendosi valere non solo per il suo talento, ma anche per l’umiltà e la grande voglia di imparare.

Quando ci lasciamo, c’è giusto il tempo per chiedere a Matteo cosa vuole “fare da grande”. Poteva un ragazzo così non avere le idee chiarissime? E infatti le ha. “Non penso di voler mettere in piedi un mio ristorante. Mi piacerebbe gestire la cucina di un locale già avviato e rinomato, magari su nella mia valle”. Il pensiero, manco dirlo, va al Molin di Gilmozzi, ma è un sogno che Matteo si permette di sussurrare appena.

Nell’uscire dall’istituto professionale di Tione, prima di salutarci, gli chiediamo dove mangiano gli allievi del suo corso. Lui sgrana gli occhi e sorride: “In mensa, come tutti”. Sorridiamo anche noi, al pensiero che ragazzi che smanettano in cucina tutto il giorno a studiare piatti elaboratissimi – e buonissimi – si accontentino poi di mangiare un comune cibo da mensa scolastica. “Sì, è così. Ma io lo trovo buono”. Saranno felici, quelli della Risto3, a incassare l’apprezzamento di un futuro chef da stelle Michelin…

Danilo Fenner

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Sicurezza in montagna. La parola a Paolo De Luca.

Pubblichiamo l’intervento integrale sulla sicurezza in montagna di Paolo De Luca, maestro di sci, accompagnatore di media in montagna, nonchè lettore affezionato de l’Avisio. Sul prossimo numero di Avisio, troverete l’articolo a lui dedicato.

Purtroppo  si  parla  sempre  più  spesso  di  incidenti  in  montagna.  E’  un fenomeno  in  crescita  perché  è  aumentato  il  numero  di coloro  che  desiderano  praticare  escursioni  ed  arrampicate  sia  in  inverno  che in  estate,    affascinati   dalle  alte   quote e  dai  paesaggi  spettacolari.

Nella maggior parte dei casi gli incidenti sono da ricondurre a  superficialità  e scarsa  preparazione: molte  tragedie  si potrebbero  evitare  se  gli  escursionisti  e gli  alpinisti  facessero  più  attenzione  alle  indispensabili  norme di  sicurezza; l’esperienza, invece, ha dimostrato  che spesso la  difficoltà  deriva da una  sopravalutazione delle proprie capacità e da una scarsa valutazione del percorso che si vuole intraprendere e  dei  relativi  rischi.  E  spiace  che  gli  infortuni   riguardino  sia  i  frequentatori più  preparati,  sia  i gitanti  della domenica.  In  entrambi  la  possibilità  di  contare  sul  soccorso  gratuito  ha  finito  per indurre un  certo  irresponsabile  innalzamento  dei  margini  della sfida:  tanto,  nel  peggiore  dei  casi,  li  tirano  comunque  fuori.  Ma c’è un altro aspetto che emerge prendendo in esame gli interventi di soccorso in montagna. Infatti tutti ci troviamo a fare i conti con i giorni di ferie e la gente approfitta del poco tempo libero per dedicarsi alle proprie passioni, alpinismo , sci – alpinismo, escursionismo compresi. Così, pur di non rinunciare a un’escursione nel poco tempo libero, c’è chi azzarda qualcosa in più. Una scelta che a volte può costare cara. Ed ecco allora gli escursionisti bloccati in quota dal maltempo, gli infortuni per il terreno reso particolarmente scivoloso dalla pioggia  o i  travolti  da valanga.    

Preliminare a qualsiasi attività in montagna, è la consultazione dei  bollettini meteo, tenendo tra l’altro presente che  in  montagna  le  condizioni  del  tempo  possono  cambiare  in  pochi  minuti,  come  ad  esempio  accade  sulla  catena  montuosa  del  Gran  Sasso  d’Italia  data  la  sua  particolare  vicinanza  ai  due  mari. 

Come  già   accennato, fondamentale  è  scegliere  l’itinerario  in  base  alla  propria  preparazione  fisica  e  capacità  tecnica. Abbigliamento  ed  equipaggiamento  devono  essere  adeguati  alla  difficoltà  ed  alla  durata  dell’escursione.  Nello  zaino con air bag ( è una  sorta  di  palloncino  che  esplode  permettendo  di “ galleggiare”  in  caso  di  valanga)  non  deve  mai  mancare  l’occorrente  per le  situazioni  di  emergenza:  telo  termico,  lampada  frontale,  Kit  di  primo  soccorso (meglio se corredato  di  un  telo  isotermico), bussola,  altimetro  e   telefonino  cellulare – Gps  nel  quale  si  può  scaricare  l’App  “GeoResQ” (è un nuovo servizio di  geolocalizzazione  e  d’inoltro  delle richieste  di  soccorso  che  tiene  traccia  del  percorso  comunicandolo a  chi  volesse  seguirci da  casa  e  per  inoltrare  tempestivamente  la richiesta  di  aiuto  alla centrale  operativa  attiva  24  ore  su  24). In caso di neve  è  opportuno  tenersi  costantemente  aggiornati  sulla  situazione  del  manto  nevoso  consultando  il bollettino  di  previsione  delle  valanghe  che  varia  dal  valore 1 (debole) al  valore  5 (molto forte) senza  dimenticare  gli  elementi  base  dell’autosoccorso:  pala,  sonda,  Artva  (apparecchio  di  ricerca  dei  travolti  in  valanga: è un ricetrasmettitore  che  consente  l’individuazione  di  un  travolto  da  valanga,  attraverso un  segnale  radio  trasmesso  su  una frequenza  convenzionale  di 457 Khz) oltre  ai  ramponi piccozza e  casco  protettivo.  Utile  per  il  corretto  funzionamento  degli  strumenti  elettronici  è  il  controllo  periodico  delle  batterie  per  verificare  la  carica  residua  e  l’utilizzo  di  tipi  ad alta capacità. E’ preferibile non avventurarsi da soli e,  in tutti i casi, la gente fatica  a capire che l’attrezzatura all’avanguardia  e Gps non ci rendono onnipotenti.  Non bisogna fidarsi solo delle attrezzature perché la differenza la fa l’abitudine al territorio, al movimento. Non basta scaricare una App e comperare attrezzature supertecnologiche con  l’illusione  di  avere  la  sicurezza  assoluta. Una  volta  si  faceva  tutto  lentamente e non  esisteva internet, c’erano solo le  guide cartacee. Oggi,  grazie alla rete  telematica, c’è uno scambio dati e informazioni aggiornate, ma la montagna ha bisogno di tempo per maturare esperienza.

E l’esperienza è fondamentale per non incorrere in infortuni che a volte possono avere conseguenze drammatiche. 

Consigli  a  parte,  da  più  fronti  si  invoca  una legge  in grado di arginare l’impennata  di incidenti  in montagna.   Attualmente, infatti,   non  esiste  una normativa  con   regole  specifiche  per la sicurezza dello  sciatore-alpinista,  dell’alpinista, dell’escursionista  e  più  precisamente  per  gli  sport  di  avventura.   A  mio  avviso, innanzitutto si  potrebbe  modificare la  Legge  363/2003 sulle  norme  di  sicurezza  e  di  prevenzione  infortuni  per  lo  sci  di  discesa  e  fondo estendendola  anche  allo  sci alpinismo,  all’escursionismo,  all’alpinismo.  Così  come  nell’attuale  legge  si stabiliscono   precise  regole  sulle  piste  da  sci,  anche  nel  caso  di  escursioni  e  arrampicate  in  montagna è  necessario  fissare  regole  più  stringenti.   

Una  soluzione  potrebbe  essere  quella di   stipulare una  polizza  assicurativa  per  le  attività  sportive:   credo  ci  siano   formule  che  coprono  escursioni  impegnative, discese  fuori  dalle  piste  battute  e  probabilmente  anche  vie   ferrate  (sicuramente non arrampicate  di  alto  livello).  Nella  maggior  parte  dei  Paesi  europei  è  prevista  un’assicurazione per questo genere di attività: con  circa  20-30 euro  l’anno  si  è  coperti  in  caso  di  infortunio.

Secondo me si dovrebbe partire dalla prevenzione.  Gli  addetti  non  indicano  però  la  soluzione  preferendo  continuare  a  finanziare  i  soccorsi  e  le  loro  costose  strutture  invece  di  fare  adeguata  prevenzione,  molto  più  economica  ed  efficace.  Sebbene  molti  conoscono  le  soluzioni,  non  si  adoperano  per  sottoporre  propedeuticamente  a  formazione  i  frequentatori  dei  monti,  così  da  ottenere  il  necessario  aumento  di  capacità,  equipaggiamenti  e  consapevolezza  con  abbattimento  dei  casi  di  difficoltà,  incidenti,  smarrimenti  e  costi  connessi.  Secondo  me, si  ignora  l’esempio  delle associazioni  speleologiche  e  subacquee  che  giustamente  impongono  la frequentazione  di  un  corso  introduttivo  prima  di svolgere  tali  specialità  non  meno  rischiose  dell’alpinismo  dello  sci-alpinismo  o  dell’escursionismo.  E’  ovvio  che  le  pubbliche  amministrazioni  finanzino  tale  attività  formativa  sottraendo  denaro  a  quella  di  soccorso  che in  pochi  anni  ridurrà  enormemente  i  suoi  costi  come  accadrà  anche  per  le  spese  sanitarie  indotte  dagli  incidenti  che  da  sole  basterebbero  a  finanziare  questa  fondamentale  attività-socio-culturale-sanitaria  con  risparmi  incalcolabili.

Un valido deterrente sarebbe quello di far  pagare  per  intero  al  cittadino  le operazioni  di  salvataggio  in  montagna, comprese  quelle  effettuate  sulle  piste  da  sci,  perché  la comunità  non può  e  non  deve  più  farsi  carico  delle  leggerezze  degli  irresponsabili.   Infatti,   le  operazioni  di soccorso  alpino,  oltre  ad  impegnare  mezzi e decine  di  uomini, mettendone a rischio la vita,   in  Italia  sono  un  costo imputato  per  intero  alla  collettività  perché  gestito  dal  servizio  sanitario  nazionale.  La  persona  soccorsa,  quindi,  non  paga  nulla.  Per  riflettere,   basti  pensare  che  un  minuto  di  volo  di  un elicottero  medicalizzato  può  arrivare  a  costare  anche  300 euro;  cifre inferiori,  ma  di  tutto  rispetto,  per  le  operazioni  di  soccorso  con  elicottero  non  medicalizzato  o  a  piedi.  In  Austria,  Francia,  Svizzera e   Slovenia,  che  dal  confine  Italiano  distano  pochi  chilometri  in  linea  d’aria,  il  costo  del  soccorso  è  a  totale  carico del  cittadino  in  emergenza.   In questo modo si cerca di responsabilizzare coloro che decidono di avventurarsi in montagna senza una preliminare valutazione del percorso e delle proprie capacità.  E’ solo in questo modo che gli incidenti potranno diminuire e tante vite umane potranno essere risparmiate;  il tutto  accompagnato, ovviamente, da un risparmio  di   soldi  pubblici  che  potrebbero  essere  investiti   nell’acquisto  di  nuove  apparecchiature  elettromedicali  da  destinare  agli  ospedali.

Sono convinto  che  i costi  di  soccorso  alpino  siano  addebitati   a  chi  ne  beneficia.  Andare  in  montagna  è  una  scelta  che  comporta  un  margine  di  rischio;  chi   poi  imprudentemente  si mette  in  condizione  di  pericolo  deve  accettarne  le  conseguenze,  anche   economiche.   Il  paragone  con  altri  tipi  di  soccorso,  come  gli  incidenti  stradali  ad  esempio,   non  regge;  tempi,  costi  e  difficoltà  di  intervento  sono  sicuramente   inferiori    e  meno  problematici  perché  la  gente  comune  non  immagina la  sofisticazione  delle  tecniche,  dei  materiali,  delle  procedure,  che stanno  dietro  agli  interventi  di  salvataggio   in   montagna  e  dei  conseguenti  costi.    

La mia non è una voce isolata: a   perorare  la  proposta   illustri  esperti del settore  di  fama  internazionale,  alpinisti  quali  Abele  Blanc,  Alessandro  Gogna, Reinhold Messner, Giampiero Di Federico,  Pasquale Iannetti  concordano sul deterrente di tipo economico quale strumento per disincentivare i comportamenti negligenti e sull’importanza di diffondere la  cultura  della  prevenzione  del  rischio.  “ Sono  molto favorevole  a  questa  proposta  che  gli  amanti  della  montagna  non  possono  non  condividere”.  Così  esordisce  il  pluricampione  Mondiale  e   Olimpico   Gustav  Thoeni  in una  intervista  rilasciata  al quotidiano  Il  Capoluogo con sede all’Aquila.   

Il compito di certificare la sussistenza dei requisiti necessari a giustificare gli interventi di soccorso in montagna dovrebbe spettare ai reparti  specializzati  dei  Carabinieri Forestali,  la  Polizia,  la  Guardia  di  Finanza, i   Vigili  del  Fuoco,  l’Esercito  (Alpini) i  quali  hanno   la preparazione  giuridico – operativa  per  permettere  ai  propri uomini  di  poter  ricostruire  esattamente  qualsiasi  evento   legato   ad   infortuni  ad   alta  quota,  utilizzando   come  parametro  di  riferimento  le  linee  guida del  C.A.I.  sulle  regole  di  comportamento  in  montagna assicurando  anche  le  necessarie  funzioni  di  Polizia  Giudiziaria  nei  casi in  cui,  dalla  dinamica  degli  incidenti,  possono  essere  ravvisati eventuali  elementi  di  interesse  penale.  Infatti,  ogni  corpo  ha  una  propria  squadra  di  soccorso  alpino  pronta  a  collaborare  con quella  del  C.N.S.A.S  del  Club  Alpino  Italiano  la  quale,  ai  sensi  di  una  Legge  di  protezione  civile,  la  numero  74  del  21.03.2001,  ha  il  compito  di  provvedere  alla  vigilanza  e  prevenzione  degli  infortuni  nelle  attività  alpinistiche  escursionistiche  e  speleologiche  nonché  al   soccorso  degli   infortunati,  dei  pericolanti  e  al  recupero  dei  caduti  ad  opera  di  tecnici  di  soccorso  alpino   ed  elisoccorso inquadrati  come  “volontari”  e  quindi   senza  alcuna  retribuzione  economica. 

In alcune regioni Italiane il soccorso alpino è a pagamento. In  Trentino  Alto Adige,  Val  d’Aosta  e  Veneto,  regioni   ad  alta  vocazione   montanara,  i  propri  governanti  hanno  deciso  di  porre  fine  alla  gratuità  completa  degli  interventi  di  soccorso  alpino  facendo  pagare al  cittadino  in  emergenza   una  sorta  di  ticket  per  ogni  chiamata  invece  dell’intero  salvataggio.  Questo  ticket    sembra  aver  funzionato  bene  perché  le  autorità  e  gli esperti del settore  hanno registrato   una effettiva  diminuzione  delle  richieste  di intervento.

Linea  dura  in  Lombardia  contro  le  imprudenze  in  montagna: dopo  l’introduzione  dell’ARTVA  obbligatorio  su  tutti  i  territori  innevati  fuoripista,  il  soccorso  in  montagna  è  a   pagamento  sull’intera  regione  con  l’introduzione,  anche qui,  di  un ticket  ( il Consiglio  dei  Ministri  a   maggio  2015  ha promosso  la  Legge  regionale  n. 5  del 17/03/2015).  Anche  la Regione Piemonte  si  è  adeguata  ad altre  regioni  Italiane – e al  buon  senso: a novembre 2015  la Giunta regionale  ha  approvato  la  delibera  che  introduce  una  “compartecipazione”  delle spese  al servizio  di  soccorso  in  elicottero  in  caso  di  chiamate  che  non  abbiano  reale  motivazione  o  urgenza. L’assessorato  alla Sanità,  in  una  nota  fa  sapere  che  dal  1° gennaio 2016  sono  scattate  le nuove  regole. In Friuli  Venezia  Giulia,  a  primavera  del  2017 è  stata  approvata la Legge Regionale n. 24 del 16.06.2017 che  prevede  la partecipazione  delle spese  per  gli  interventi  di  soccorso  e  trasporto.  Saranno  in parte  a  carico  dell’utente  quegli  interventi  privi  di  emergenza  o  che  seguono attività  estreme.

I costi:

  • Trentino  Alto  Adige:  ticket  30,00  euro  per  il  ferito  grave (in  caso  di  ricovero  ospedaliero  o  in  presenza  di   un referto  medico  che  attesti  la  gravità  dell’emergenza  sanitaria);  ticket di 110,00 euro  per  il  ferito  lieve  e  ticket  di 750,00 euro  per  persona  illesa.
  • Valle d’Aosta:  gratuito  in  caso  di  emergenza  sanitaria;  ticket  di  800,00 euro  per  intervento  inappropriato  a  mezzo  elicottero  (rilevato  dall’equipaggio  intervenuto  – es. alpinista  bloccato  in  parete  o  escursionista  con attrezzatura  inadeguata)  e  ticket  di  100,00 euro + 74,80 euro/min (costo  al  minuto  di volo  con aeromobile AB412  o 137,00  con  aeromobile  AW139)  per chiamate totalmente  immotivate ( rilevate  dall’equipaggio  intervenuto).
  • Veneto:  25,00 euro/min  fino  ad  un massimo  di  500,00 euro  per  il  ferito  grave (con  ricovero  ospedaliero  o  accertamenti  in Pronto Soccorso  di  un  ospedale  pubblico); 90,00  euro/min  fino  ad  un  massimo  di  7.500,00  euro  per  ferito  lieve  o  persona  illesa.
  • Lombardia: la  quota   oraria è  tra  i  56  euro  l’ora (per intervento di un’ambulanza) ed i 115 (per l’intervento anche di soccorritori, medici e infermieri). La quota  massima per  l’utilizzo dell’elisoccorso sarà di 780 euro. Secondo la normativa pagherà solo chi farà mobilitare i mezzi di emergenza senza la necessità di  ricovero in ospedale mentre è  prevista una riduzione del 30% a  favore dei residenti in  Lombardia. Tariffe che gravano sugli escursionisti in caso di “ingiustificato” intervento del CNSAS per comportamenti negligenti  o   motivazioni   inutili.
  • Piemonte: diritto  fisso di  chiamata per  ciascuna  squadra 120 euro.   Costo per ogni  ora  aggiuntiva  di operazioni oltre  la  prima  per  ciascuna  squadra:  50  euro.  E questo varrà  per  tutti,  residenti  o  non  residenti.  Se  la  chiamata  è  totalmente   immotivata,  ad  esempio uno scherzo, la corresponsione è  per  l’intero costo  dell’intervento. E  lo  stesso  accadrà  se  le  ricerche  dovranno  essere  attivate a  causa  di  un  comportamento  irresponsabile. Nel  caso di  chiamata  causata  da  utilizzo di  dotazione  tecnica  non adeguata o dalla scelta di percorsi non adatti al livello di capacità o  al mancato  rispetto di  divieti, la  compartecipazione  è fino ad un tetto massimo  di 1000 euro, fermo restando la non applicazione in caso di  ricovero del paziente in reparto o in osservazione breve intensiva in Pronto soccorso.  In  ogni caso spetta  agli  equipaggi  intervenuti  rilevare le  condizioni di cui sopra mentre  le spese per il recupero salma  non  sono  soggette  a  compartecipazione. 

Gli  introiti  ovviamente  non  vanno  nelle  tasche  del  CNSAS  ma  in  quelle  del  sistema  sanitario  nazionale.

In  Abruzzo,  dove vivo,  un  team  di  esperti  (del  quale  ho  fatto  parte  anche  io) costituito  dalla competente  commissione  regionale  (Ambiente),   ha redatto  una  bozza  di  Legge  chiamata  “REASTA”  la quale,  è stata approvata dal  sovrano  Consiglio Regionale  nella seduta del  13 Dicembre  2016.

La  legge  istituisce  la  Rete  Escursionistica  Alpinistica  Torrentistica  Abruzzo  per  lo  sviluppo  montano  e nuove norme  in  materia  di  soccorso  in montagna.

“Gli  interventi  di  soccorso  e  di  elisoccorso  di  carattere  non  sanitario  – si  legge  nel  dispositivo, comprensivi  di  recupero  e  trasporto,  qualora  non  sussista  la  necessità  di  accertamento  diagnostico  o  di  prestazioni  sanitarie  presso  un  pronto  soccorso,  sono  soggetti  a  una  compartecipazione  alla  spesa  a  carico  dell’utente  trasportato,  se  richiesto  da  quest’ultimo  o  riconducibile  ad  esso.  La  compartecipazione è  aggravata  qualora  si ravvisi  un  comportamento  imprudente”   

Invece,  in seguito alle modifiche della L.R. n. 24 del 2005 è consentito lo scialpinismo, fuoripista compresi, imponendo  l’attrezzatura idonea per praticare tale disciplina sportiva  (ARTVA, pala, sonda  oltre  al  casco   protettivo  la  piccozza  i  ramponi  e  lo  zaino  con  airbag). 

I tagli alla spesa pubblica hanno avuto effetto anche sui costi del soccorso in pista. Alcune regioni o singole località hanno così introdotto il pagamento di un ticket  sui normali interventi in motoslitta o con il Toboga ( è una slitta da trasporto). Alcune località del Trentino Alto Adige, dal 2015, fanno pagare il soccorso sulle aree attrezzate al costo di 200 euro. Anche in Val d’Aosta le operazioni di salvataggio su pista sono a pagamento dal 2016: 200 euro è il costo del ticket per ogni intervento di salvataggio. Il Piemonte ha reso obbligatoria la stipula di una polizza di responsabilità civile per tutti gli sciatori che frequentano le piste della regione. In Francia il soccorso in motoslitta costa da 220 euro fino a 800 euro a seconda della distanza del ferito dal posto di primo soccorso.

Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino del C.A.I. Percepisce  finanziamenti  pubblici  per  circa  10  milioni  di euro  l’anno  tra  Stato  ed  enti  autarchici  locali  quali  Regioni,  Province,  Comuni.  A  questo  punto,  un  aspetto  da  risolvere  è  quello  di  stabilire  se  l’organizzazione  CNSAS  formata  da  volontari  è  opportuno  riceva  finanziamenti  pubblici  invece  di  utilizzare  squadre  di  professionisti  altamente  specializzati  già  esistenti  nei Carabinieri Forestali,  Polizia,  Guardia  di  Finanza (Soccorso Alpino  Guardia  di  Finanza),  Vigili  del  Fuoco (Speleo  Alpino  Fluviale),  Esercito  (Alpini)  a cui eventualmente  destinare  quelle  somme  aumentando  l’efficacia  dei  soccorsi.  A  tal  proposito  è  da  dire  che  la  tempestività  negli  interventi  è  maggiore  da  parte  dei  professionisti  visto  che  i  volontari  devono  lasciare  il  lavoro  e  non  sono  in  continua  attesa  e  disponibilità  per  le  emergenze.   

Per quanto riguarda l’elisoccorso, Il tema riveste particolare importanza, soprattutto alla luce dei frequenti interventi in montagna: la mia personale opinione è quella di mutuare l’esperienza della regione Liguria dove l’elisoccorso è affidato ai Vigili del Fuoco e non a privati con un enorme risparmio di costi e con la garanzia di un’elevata professionalità e sicurezza. Ecco un esempio.

In Abruzzo, dove vivo, l’elisoccorso 118 è un servizio che costa alla regione 26 milioni e 500 mila euro ogni cinque anni. Se invece si optasse per la soluzione prospettata, il risparmio sarebbe consistente. 

Spesso mi capita di assistere a scene curiose di gente in difficoltà,   una   in  particolar  modo   merita  di  essere  ricordata  perché  mi  ha  fatto  capire    una  volta  per   tutte    che  le  operazioni  di  soccorso  alpino,   siano  esse  di  carattere  sanitario  e  non,   devono  essere  fatte  pagare  per  intero  al  cittadino  in  emergenza! 

In  una  bella  giornata  di  sole,  ero  con  un  mio  amico  medico  sulla  cresta  Ovest  che  dalla  cima  più elevata  del  massiccio  montuoso  del  Gran  Sasso  d’Italia,  la  vetta  occidentale  del  Corno  Grande  (2912 m s.l.m.),  scende  alla  Sella  del   Brecciaio  (2506 m s.l.m.)  quando,   in  un  punto  molto  esposto  e difficile,  abbiamo  incontrato una  coppia.   Lei  in  evidente   difficoltà,   con  una  decadenza  fisica  significativa piangeva  e  per  la  paura  non  voleva più andare  avanti    tornare  indietro. Ci  siamo  subito  fermati  per prestare  aiuto  immediato.   Il  signore  che  era  con  Lei  ci  disse:  ” Grazie,   non  abbiamo  bisogno  di nulla;   tra  poco, se  la  mia  compagna  non riprende  a  salire,  chiamerò  l’elicottero per farla venire a prendere e farla portare al  piazzale  dove  abbiamo  l’auto  parcheggiata.   Tanto  è  tutto  gratis… così approfittiamo  per  fare  un  bel  giro  e  vedere  il  Gran  Sasso  dall’alto”.

Questo  episodio  dimostra  non  solo  la  scarsa  preparazione  di  qualcuno  che  si  avventura  in  montagna,  ma anche  il  poco  valore  etico  nel  considerare  il  lavoro  del  Soccorso  Alpino  e  la  spesa  che  ricade  comunque  su  tutta  la  comunità.  Da  ultimo,  ma  non  meno  importante  è  da  dire  che  scambiare  l’elicottero  del  118  per  un elitaxi  è  inaccettabile  perché  i  mezzi  di  salvataggio  devono necessariamente  essere  riservati  alle vere  emergenze,  che  magari,  mentre  il  velivolo  è  occupato,  potrebbero effettivamente  verificarsi.    

Paolo De Luca

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Mettetevi alla prova e preparate il piatto Gourmet di Matteo Delvai

Ecco la ricetta completa della lombatina di coniglio con broccolo di Torbole, Cronsy, sambuco rosso e acetosella con cui Matteo Delvai, 19 anni di Carano, ha conquistato il titolo di Miglio allievo di tutti gli Istituti alberghieri d’Italia. Troverete la sua storia sul prossimo numero di Avisio in distribuzione tra pochi giorni.

LOMBATINA DI CONIGLIO

Ingredienti:

160 g. Lombatina di Coniglio

120 g. Macinato (cosce) di Coniglio

40g. Scarti Broccolo di S.Massenza/Torbole

16 g. Olio EVO del Garda

4 g. Miele d’Abete Thun

4 g. Sale Maldon

8 g. Pepe di Larice

800 g. Acqua

 

Procedimento

Con un boucher, pulire la carne e ricavarne le lombatine. Con le cosce del coniglio e gli scarti del broccolo, fare un macinato, con l’aiuto di un tritacarne. Impellicolare e creare dei salami ben compatti, con all’esterno il macinato e all’interno la lombatina aromatizzata con del sale maldon e del pepe di larice. Avvolgere con l’alluminio ed infine sobbollire in un pentolino d’acqua per 2 minuti. Far riposare la carne immersa nella stessa acqua per ulteriori 5 minuti. Spellicolare il prodotto e rosolarlo in un sautè per 2 minuti in olio EVO del Garda e del Miele d’Abete Thun. Insaporire con sale Maldon e pepe di Larice.

CREMA BROCCOLO DI TORBOLE

Ingredienti:

320 g. Broccolo S.Massenza

320 g. Latte Fieno

16 g. Olio EVO del Garda

8 g. Sale Maldon

12 g. Pepe di Larice

Procedimento

Lavare, pelare e tagliare a cubetti il Broccolo di Torbole. Rosolarlo con olio EVO del Garda in un pentolino per 2 minuti. Bagnare con il Latte Fieno e lasciar bollire per 10 minuti. A cottura ultimata, dividere il Latte Fieno restante dal Broccolo di Torbole, frullare quest’ultimo, insaporire con sale Maldon e pepe di Larice e, se necessario, allungare la crema con il Latte Fieno di cottura.

CROSNY MARINATI

Ingredienti:

60 g. Crosny

240 l. acqua

80 g. Aceto di Mela BIO

24 g. Olio di Semi di Zucca e di Canapa

240 g. acqua

Procedimento

Pulire il Crosny e sbollentare per 5 minuti in una soluzione di acqua e 30% di aceto di mela BIO. Dividere il prodotto dalla soluzione, lasciare raffreddare il tutto ed infine mettere sottovuoto il Crosny, con la soluzione ed il 10% di Olio di Semi di Zucca e di Canapa. Lasciare marinare per almeno 48h.

PANCIA DEL CONIGLIO

Ingredienti:

20 g. Pancia del Coniglio

200 g. Olio di Girasole

4 g. Sale Fino

Procedimento.

Battere la pancia del Coniglio, con l’aiuto di un foglio di pellicola trasparente e di un batticarne. Successivamente, friggere ad una temperatura di 160°C per 3 minuti ed infine asciugare leggermente la pancia dall’olio di girasole. Parare nella forma preferita ed insaporire con del sale fino.

SALSA CONIGLIO

Ingredienti:

500 g. Scarti del Coniglio

100 g. cipolla

100 g. sedano

100 g. carota

40 g. Olio EVO del Garda

20 g. Burro

360 g. Birra Forst“Sixtus”IIÅã malto 6,5Åãalc.

60 g. ghiaccio

600 g. acqua

8 g. sale fino

8 g. pepe di larice

20 g. rosmarino

Procedimento

Fare una brunoise di verdure, rosolarle separatamente con olio EVO del Garda in un pentolino e, successivamente, unire il tutto assieme agli scarti del coniglio, precedentemente tostati con . burro e olio EVO del Garda. Portare ad una temperatura di 90°C e sfumare con la birra Fors t“Sixtus” II°malto e il ghiaccio. Lasciare evaporare per alcuni minuti e poi allungare con l’acqua. Far sobbollire il fondo per un’ora ( aggiungere acqua se necessario ). Passare il fondo ad un setaccio a rete fine e ad una etamina. Mettere il liquido ottenuto in abbattitore negativo per 20 minuti, poi sgrassare il fondo. Ridurre la salsa con il burro rimanente ed il rosmarino. Insaporire di sale e pepe.

POLVERE BROCCOLO DI SANTA MASSENZA

Ingredienti:

20 g. Broccolo di Torbole

Procedimento

Pulire e tagliare a fette sottili il broccolo di Torbole. Porlo nell’essiccatore e lasciarlo essiccare per almeno 72h ed infine frullare il tutto ottenendo una polvere, che successivamente andrà setacciata.

4 g. SCIROPPO DI SAMBUCO ROSSO E 4 g. ACETOSELLA

 

TEMPISTICA DI PREPARAZIONE 60′ + TEMPISTICA DI PULIZIA 15′

1. Mise en Place

TOTALE 5′

2. Pulire, tagliare e rosolare il broccolo di Torbole e le sue foglie, sfumare con latte fieno e lasciar cuocere per 8′. dividere la parte liquida dalla parte solida, frullare quest’ultima e se necessario aggiungere il latte fieno di cottura. Insaporire.

TOTALE 8’+ 5′ = 13′

3. Scaldare acqua per cottura carne

4. Piatti in caldo 50°C

5. Riduzione della salsa.

TOTALE 20′

6. Sporzionare la carne, utilizzare cosce e filetto del coniglio. Parare il filetto, fare una tartare con le cosce, insaporire con pepe, sale, sambuco rosso, foglie broccolo, stendere su della pellicola e avvolgere il filetto. Ricoprire con carta stagnola e sobollire 2′ in acqua, lasciare riposare 5′ nella stessa acqua (al cuore 56°C). Rosolare in padella antiaderente, con olio e miele. Insaporire con sale, pepe, sambuco rosso.

TOTALE 15′ + 15′ + 2′ + 5′ + 3′ = 40′

7. Portare a temperatura di 160°C olio da friggere.

8. Battere pancia

TOTALE 2′

9. Scaldare crema di broccolo di Torbole

10. insaporire salsa e legare

11. impiattare crema di broccolo di Torbole

12. Friggere pancia

13. impiattare carne (sale e pepe e sambuco rosso) + crosny + polvere + sambuco rosso + salsa + pancia + acetosella

14. servire

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Grande successo per la VolatA

Si è chiusa la 38° edizione dei Campionati Mondiali Junior di sci alpino della Val di Fassa. Un’edizione caratterizzata da una folta presenza di pubblico, che entusiasta, ha sostenuto ininterrottamente per i dieci giorni gare le giovani promesse dello sci internazionale provenienti da 55 paesi differenti.

Le perfette condizioni meteo hanno messo in luce le ottime caratteristiche delle piste sulle quali si è svolta la corsa iridata, come sottolineato da Renzo Minella, direttore marketing della Ski Area San Pellegrino, che ha tracciato un bilancio estremamente positivo della manifestazione:

“Siamo molto soddisfatti dei risultati di questa 38° edizione dei Campionati Mondiali Junior di sci alpino, un’edizione che ci ricorderemo a lungo, ricchissima di emozioni e di momenti di sport intensi” ha dichiarato Minella. “Questo tipo di eventi mettono in luce la bellezza delle nostre montagne e la qualità dei nostri impianti. Una rilevanza mediatica di questo tipo non può fare che bene a noi e a tutta la comunità di albergatori e commercianti circostante”. Il direttore ha poi aggiunto una nota positiva riguardante le piste, in particolare la VolatA della Ski Area San Pellegrino, molto apprezzata nei giorni scorsi da squadre e atleti :”La pista La VolatA ha mostrato ancora una volta un forte carattere internazionale, dimostrando di essere pronta per qualsiasi evento di primo livello. Le perfette condizioni meteo inoltre ci hanno aiutati a mantenere un fondo ideale per la competizione.” e ha concluso “Un applauso va a tutti i nostri collaboratori che hanno lavorato sodo negli ultimi mesi e che ora stanno completando il ripristino delle zone interessate dalle gare per consentire ai nostri visitatori di avere la totalità delle piste della Ski Area a disposizione per il weekend. Infine, un grazie speciale ai tantissimi volontari che con grande passione e professionalità hanno garantito la migliore riuscita dell’evento.”

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Serata evento su Robotica ed Esplorazione spaziale

L’Osservatorio Astronomico-Planetario di Fiemme assieme al Gruppo Astrofili Fiemme, grazie alla collaborazione del Gruppo Robotica Gome Neve della Scuola Ladina di Fassa, organizza una serata per illustrare lo stretto legame tra robotica e le esplorazioni spaziali. Gli studenti, in particolare, presenteranno il robot costruito per la competizione internazionale di robotica First Lego League e il progetto scientifico Space Room realizzato in collaborazione con l’astronauta Paolo Nespoli e valutato tra i migliori a livello nazionale tanto da essere presentato, il maggio prossimo a Roma, ai tecnici dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Un successo di assoluto prestigio!

L’evento si terrà venerdì 1 marzo dalle ore 20.30 all’Osservatorio Astronomico “Val di Fiemme” a Tesero. La serata è pubblica, gratuita, aperta tutti gli appassionati e curiosi dell’esplorazione spaziale. Potremo altresì dare il nostro apprezzamento a questi meritevoli ragazzi, ben supportati dai loro insegnanti, che affronteranno la fase nazionale della First Lego League Italia, competizione mondiale per studenti su scienza e robotica, dopo aver brillantemente superato la selezione regionale.

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Un campione del mondo e una campionessa d’Europa sulla vetta della terza edizione de “La Sportiva Epic Ski Tour” di scialpinismo, conclusasi a Bellamonte nel Parco Naturale di Paneveggio.

Il fuoriclasse valtellinese Michele Boscacci si è aggiudicato la classifica assoluta al termine della pursuit odierna, con la tappa di ieri sull’Alpe Cermis ad aver determinato i distacchi di partenza. Terzo classificato Davide Magnini che paga dazio sul francese Xavier Gachet, secondo ed autore di una prova esemplare. Ad aver trionfato al femminile è stata invece la moglie del francese, Axelle Gachet-Mollaret, davanti alla bellunese Alba De Silvestro e alla detentrice del titolo Victoria Kreuzer. Se la prima tappa ha avuto luogo nel consolidato appuntamento in notturna sull’Alpe Cermis, la seconda di 13.8 km si è svolta nel meraviglioso Parco Naturale di Paneveggio, nell’area sciistica Alpe Lusia. Partenza da località Castelir di Bellamonte, salendo verso Malga Canvere a circa 2000 metri di altitudine dopo lo start a 1500 metri. Si fa sul serio verso la spettacolare Cima Lastè a quota 2450 metri, da lì primo cambio pelli a scendere a Passo Lusia attorno a 2000 metri, nei pressi dell’omonimo rifugio, dove gli atleti hanno rimesso le pelli. I concorrenti sono risaliti poi all’arrivo della seggiovia Lastè a quota 2.350 metri, togliendo le pelli per scendere sotto la linea dell’impianto, sino a località Campo. Altro cambio pelli e salita fino ai 2000 metri di località La Morea per l’“epico” finale, dove Boscacci è giunto sul traguardo ancora una volta da trionfatore: “Sulla prima salita sono andato al risparmio guadagnando comunque qualcosa sui miei inseguitori, in discesa ho commesso qualche errore sul tracciato che probabilmente non conoscevo bene. Ho stretto i denti sapendo che non mancava poi tanto al traguardo di questo terzo Epic Ski Tour”. Come giudica “La Sportiva Epic Ski Tour” un campione del mondo? “Una bella manifestazione che merita la partecipazione e soprattutto quest’anno il livello è stellare, siamo circa sei atleti di Coppa del Mondo a sfidarci e anche per il pubblico credo sia un bel valore aggiunto, si vedono la sfida e la bagarre, e questo fa bene al nostro sport e a tutto il movimento”. Ottima performance anche per il francese Gachet, mentre Davide Magnini non ha espresso tutto il proprio potenziale: “è andata male perché sulla prima salita uno scarpone mi dava fastidio e ho avuto problemi con un piede. Mi dispiace perché andavo forte, ma ho avuto troppi inconvenienti”. La compagna di Boscacci, Alba De Silvestro, ha invece dato spettacolo al femminile: “Contenta di chiudere in seconda posizione, prendere Axelle era difficile”, superando la svizzera Kreuzer ma non abbastanza per impensierire la francese Gachet-Mollaret, leggera come una farfalla nell’agguantare il successo, replicando quello della giornata precedente. A proposito di legami, la francese si è resa poi protagonista di un bacio ‘velato’ con il marito, dal quale prende parte del cognome, giunto secondo. La seconda tappa de “La Sportiva Epic Ski Tour” ha regalato così una prima parte nel bosco e una seconda affiancando le Pale di San Martino, un panorama davvero suggestivo. Una cinquantina hanno invece scelto di affrontare la versione “4all” – alla portata di tutti – della manifestazione, una “gita” in compagnia della guida alpina Omar Oprandi: “L’accompagnatore ci voleva! Uno che indichi la via e i trucchetti del mestiere, provare i cambi assetto, i modi più veloci per effettuare salite e discese, ‘4all’ era questo, non avere patemi di cronometro e fare le cose in allegria. Ci siamo divertiti”.

I migliori in gara si sono invece suddivisi il montepremi di 18.000 euro, destinato ai primi dieci classificati fra gli uomini e alle prime cinque atlete femminili, con anche il 10° maschio a portarsi a casa un bottino di 100 euro. I primi tre uomini e donne della classifica assoluta hanno ricevuto rispettivamente 2.500, 2.000 e 1.500 euro. Soddisfatto il direttore di gara Giuseppe “Pepi” Ploner, anche se si può sempre migliorare: “Preferisco il format sulle tre giornate, ma quest’anno abbiamo deciso di ridurre il programma. La prima giornata è andata benissimo, nella seconda tempo ottimo. Tanti apprezzano il formato ‘4all’, abbiamo piacere di avere molti atleti forti ma noi puntiamo su di loro. Cosa fare per crescere ulteriormente? Mangiare tanto!”

Classifica generale dopo 2 tappe:

Maschile

1 Boscacci Michele ITA 02.01.19; 2 Gachet Xavier FRA 02.01.48; 3 Magnini Davide ITA 02.03.24; 4 Oberbacher Alex ITA 2.04.21; 5 Bon Mardion William FRA 02.08.16; 6 Facchini Patrick ITA 02:13:58; 7 Kurz Max AUT 02:14:22; 8 Ganahl Daniel AUT 02:15:27; 9 Götsch Phillip ITA 02:15:56; 10 Beccari Filippo ITA 02:17:01

Femminile

1 Gachet-Mollaret Axelle FRA 02.27.25; 2 De Silvestro Alba ITA 02.30.22; 3 Kreuzer Victoria SUI 02.33.25; 4 Ghirardi Corinna ITA 02.37.01; 5 Balzarini Bianca ITA 02.43.31; 6 Kober Theresa AUT 02:49:07; 7 Schmid Alessandra SUI 02:50:23; 8 Angerer Kathrin AUT 02:50:41; 9 Steger Elisabeth ITA 02:55:21; 10 Ploner Nadia 03:18:07

Classifica 2.a tappa Bellamonte:

Maschile

1 Gachet Xavier FRA 01.19.43; 2 Boscacci Michele ITA 01.20.56; 3 Oberbacher Alex ITA 01.21.49; 4 Magnini Davide ITA 01.22.18; 5 Bon Mardion William FRA 01.25.10; 6 Beccari Filippo ITA 01:28:23; 7 Kurz Max AUT 01:28:35; 8 Ganahl Daniel AUT 01:29:37; 9 Facchini Patrick ITA 01:30:32; 10 Feuchter Harald 01:32:41

Femminile

1 Gachet-Mollaret Axelle FRA 01.38.10; 2 De Silvestro Alba ITA 01.38.58; 3 Kreuzer Victoria SUI 01.42.19; 4 Ghirardi Corinna ITA 01.44.37; 5 Balzarini Bianca ITA 01.47.52; 6 Kober Theresa AUT 01:52:44; 7 Angerer Kathrin AUT 01:52:57; 8 Schmid Alessandra SUI 01:55:39; 9 Steger Elisabeth ITA 01:59:05; 10 Ploner Nadia 02:11:57

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“La Sportiva Epic Ski Tour” in Val di Fiemme

Due giornate da non perdere fra gare di scialpinismo scoppiettanti e intrattenimento dentro e fuori i tracciati innevati, è “La Sportiva Epic Ski Tour”, giunto a festeggiare la terza edizione venerdì 22 e sabato 23 febbraio nella trentina Val di Fiemme. La prima sfida si terrà domani in serata, ma al Palafiemme di Cavalese i prodotti dell’Area Expo saranno a disposizione già dalle ore 10 alle ore 15, con anche la possibilità di testare i materiali degli espositori. Dalle ore 11 alle ore 14.30 si effettuerà l’escursione gratuita per principianti in compagnia di Omar Oprandi e il briefing della prima tappa dalle ore 14 alle ore 14.30. Dal Palafiemme all’Alpe Cermis per lo start della gara, tornando al Palafiemme per il gourmet pasta party dalle ore 19 alle ore 21.30, rigorosamente con prodotti trentini. L’Epic Talk completerà il programma del venerdì, festeggiando all’Epic Party in paese alle ore 22. Sabato invece il pasta party sarà dalle ore 13 alle ore 16, l’Expo nel medesimo orario ed Epic Talk conclusivo.

Allettante anche il programma gare, con ritiro pettorali all’Alpe Cermis nella giornata di domani dalle ore 16 alle ore 17, e start della prima tappa a partire dalle ore 17.30. In contemporanea, la partenza del Tour 4All “La Sportiva Epic Ski Tour” con una guida alpina qualificata ad accompagnare gli appassionati verso il traguardo. Sabato ci si sposterà poco distante, a Bellamonte nel Parco Naturale di Paneveggio, per un’altra giornata tutta da vivere tra le cime del Trentino. Il ritiro pettorali avverrà dalle ore 7 alle ore 8.30, mentre la partenza della seconda tappa sarà alle ore 9, così come per i concorrenti con guida alpina. Tantissimi i protagonisti al via, dai fuoriclasse che conquistarono la passata edizione come il campione del mondo Michele Boscacci e Victoria Kreuzer, al talento cristallino della veneta Alba De Silvestro, campionessa italiana, al trentino Davide Magnini re tra gli ‘espoir’, Matteo Eydallin, capace di battere anche Michele Boscacci in questa stagione, Axelle Gachet-Mollaret, campionessa europea in carica, l’altro francese Xavier Gachet, William Bon Mardion, ex campione del mondo, Patrick “The Hawk” Facchini, l’altoatesino Alex Oberbacher e Federico Nicolini, il trentino ‘enfant prodige’ dello scialpinismo mondiale e primattore tra gli under 23. Un parterre che promette spettacolo e che lotterà per aggiudicarsi il montepremi complessivo di 18.000 euro, e gli amatori a potersi divertire assieme ai migliori interpreti della disciplina, ricordando la possibilità di iscriversi entro la giornata odierna, alla cifra di 79 euro comprensiva di un Base Layer UYN.

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Controlli della velocità in Fiemme

Dal 1° gennaio 2019 è attiva la gestione associata del Corpo di Polizia Locale dell’Alta Val di Fiemme, che unisce i Comuni di Predazzo, Ziano di Fiemme, Panchià e Tesero. La convenzione, approvata dai Consigli comunali, ha durata quinquennale. La Conferenza dei sindaci della gestione associata ha nominato quale presidente la sindaca di Predazzo, mentre l’incarico di comandante responsabile del servizio è stato affidato all’ispettore Moreno Colusso.

La gestione condivisa della polizia locale permette un migliore presidio e controllo del territorio. Sono stati così attivati nei giorni scorsi i già anticipati controlli della velocità nei Comuni di competenza. Una misura adottata per migliorare la sicurezza all’interno dei paesi, a tutela di automobilisti e pedoni.

Gli apparecchi utilizzati sono di ultima generazione e sono in grado di rilevare la velocità dei veicoli, filmando gli stessi con una definizione tale da poter individuare i conducenti al telefono o senza cintura di sicurezza.

I controlli sono effettuati a rotazione all’interno dei centri abitati e sulle strade di collegamento. Cartelli informativi fissi e mobili, ove necessari, avvisano gli automobilisti della presenza degli agenti di polizia locale. Luoghi e date dei controlli saranno pubblicizzati il più possibile e comunicati anche sulla pagina Facebook del Corpo di Polizia Locale Alta Val di Fiemme.

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