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Il maiale mette la pelliccia
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Ha una folta pelliccia lanosa tanto da essere stato chiamato maiale-pecora: è il maiale di razza Mangalica, ungherese e molto rara, con un’eredità di due secoli alle spalle che era quasi a rischio estinzione ma che, grazie al lavoro di tenaci allevatori, sta tornando alla ribalta.

Ci ha creduto anche Lucio Piazzi che li ha inseriti da qualche anno nella sua azienda agricola a Capriana, in località Le Caneve. «Ho iniziato ad allevarli circa due anni fa – ci racconta Lucio – perché è una razza molto resistente al freddo e può tranquillamente vivere all’aperto fino a venti gradi sotto zero»

La storia della Mangalica risale al XIX secolo quando questo tipo di maiale veniva allevato per le tavole dei nobili austroungarici. Con la caduta dell’impero lentamente ha iniziato a scomparire anche a causa della crescita dell’allevamento intensivo e della preferenza per le razze inglesi: il maiale-pecora, infatti, cresce lentamente e non può essere rinchiuso, il che lo rende assolutamente incompatibile con l’allevamento industriale. Nella sua alimentazione non ci sono antibiotici o ormoni e perciò impiega circa due anni per raggiungere il peso ideale, contro i soli cinque mesi delle razze più comuni.

«Eppure le sue carni sono eccellenti – sottolinea Lucio Piazzi – sono molto grasse e particolarmente adatte ad essere trasformate in salumi, dal prosciutto alla pancetta, dal salame al lardo ». La quantità di grasso davvero notevole (è uno dei maiali più grassi al mondo con una percentuale di carne magra del 30-35% rispetto a oltre il 50% nelle razze moderne) potrebbe far storcere il naso a chi è attento alla dieta ed alle calorie, ma recenti ricerche hanno dimostrato che le sue carni sono ricche di acidi grassi insaturi e contengono una quantità notevolmente superiore di colesterolo HDL (il cosiddetto “colesterolo buono”) il cui consumo è consigliato a chi presenta valori elevati di colesterolemia.

Diventata presidio Slow Food, questa carne così buona e gustosa è stata addirittura definita “il kobe dei suini” (il kobe è una particolare e pregiatissima qualità di carne proveniente da una rarissima razza di manzo ed è forse la carne più costosa al mondo) ed è stata introdotta nei menu dei ristoranti più rinomati di New York.

Lontani dalle tavole delle metropoli, i maiali di Lucio grufolano in mezzo ad un angolo di natura incontaminata. Il lavoro di questo imprenditore agricolo, la sua passione, la sua ricerca dimostrano che l’uomo può tornare a seguire e a rispettare i ritmi della natura tutelandone la ricchezza e la biodiversità.

Valeria De Gregorio

 

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Alfredo è sempre tra di noi

Mezzo secolo fa, nel 1969, se ne andava un uomo al quale il Trentino è stato sempre molto legato: Alfredo Paluselli. La figura del poeta del Cimon della Pala ha sempre comunicato un fortissimo senso di libertà e di ribellione alle consuetudini.

Egli fu un viaggiatore che parlava quattro lingue, un alpinista, un artista, un promotore turistico e un uomo intelligente dotato di creatività vulcanica. Il suo capolavoro, riconosciuto in tutto il mondo come una delle immagini più iconiche della montagna, rimane la splendida Baita Segantini. Sorge nei pressi di Passo Rolle, a 2200mt. In quel suo personale castello di legno, egli scelse di vivere in solitudine per 35 anni, a colloquio con le aquile e con le forze della natura, scrivendo, disegnando e a suo modo comunicando, senza alcuna imposizione. Anche la cronaca del Giro d’Italia 2019, durante la salita al Passo Rolle, non ha potuto non ricordare il solitario alpinista custode del Cimon della Pala.

Il 50° anniversario dalla scomparsa di un personaggio così carismatico e così amato non poteva passare in silenzio. Sono infatti molte le iniziative che durante l’anno saranno messe in atto per ricordare Paluselli. La prima, in ordine cronologico, sarà la ristampa in edizione speciale del libro a lui dedicato, quel «Vento da Nord» scritto dal nipote omonimo che uscì per la prima volta nel 2013 portando nuova luce su questa controversa figura dell’alpinismo. L’uscita della nuova edizione, patrocinata dalla Fondazione Dolomiti Unesco, è prevista per la seconda metà di giugno (già disponibile in ebook). «Il libro, grazie all’ammirazione e alla curiosità che le persone sentono verso la figura di Paluselli, nelle prime edizioni ha avuto un successo inaspettato. Per il cinquantenario ho voluto che l’opera assumesse una veste nuova, ancora più ricca» – racconta il nipote – «mi sono sentito in dovere di farlo per tutte le cose buone che mio nonno ha lasciato.»

Paluselli, oltre ad essere un’icona della montagna, potrebbe essere visto anche come simbolo della collaborazione e dell’amicizia tra le valli di Fiemme (la valle natia), Fassa (dove lavorò) e Primiero (la valle adottiva). Il 10 agosto, presso il monumento in bronzo che ricorda Alfredo Paluselli nelle vicinanze di Baita Segantini, queste sensazioni troveranno il loro apice con una grande festa. Interverranno i cori di montagna Negritella e Sass Maor (Fiemme e Primiero) e le guide alpine (sia le Aquile di San Martino che le guide della Guardia di Finanza a cui Paluselli era molto legato). Il nipote presenterà la nuova edizione del libro ricordando l’entusiasmante vita del nonno e saranno inoltre presenti molte autorità per un interessante dibattito all’ombra del Cimon della Pala. Sarà parte della giornata anche una nuova inaugurazione del busto in bronzo che nelle settimane precedenti verrà restaurato per mano dell’architetto Damiano Gross, figlio di quel Toni Gross che fu direttore della scuola d’arte di Vigo di Fassa e autore originale del bellissimo busto. Durante la giornata ci saranno anche altre importanti iniziative e partecipazioni che però verranno rivelate solo all’ultimo.

A novembre ci sarà poi la ripresa teatrale del monologo «Vento da Nord» (patrocinio Fondazione Dolomiti Unesco) del regista Mario Vanzo, interpretato da Mario Zucca e dedicato ad Alfredo Paluselli.
«Dopo il successo della stagione 2015/’16 si ripartirà martedì 19 novembre da Fiera di Primiero per una serie di appuntamenti nei teatri di tutta la regione, appuntamenti rivolti sia alle scuole che al pubblico serale» racconta il regista. «Rappresentare un personaggio ricco di sfaccettature come Paluselli in una piece teatrale è stato complicato, infatti il testo ha subìto diversi miglioramenti in un lungo processo di maturazione. La vita di Alfredo Paluselli è una storia straordinaria che parla di emigrazione, di espressione, di conquista. Ha quindi delle tematiche estremamente attuali che speriamo di riuscire presto a portare, con il necessario appoggio politico, in una tournée internazionale rivolta ai trentini nel mondo» conclude Vanzo.

L’attore e doppiatore Mario Zucca, conosciutissimo in tutta Italia fin dai tempi del Drive-In, parla così della sua esperienza come protagonista di Vento da Nord a teatro:

«Interpretare Alfredo non è stato solo un piacere, mi ha fatto vivere sensazioni che non avevo mai provato. L’amore per la montagna di Paluselli, la sua passione per le imprese ardite, la sfida alle convenzioni, la lotta per gli ideali, sono temi che dovrebbero diventare insegnamento per le future generazioni. Riprendere le recite in Trentino era, secondo me, dovuto. Uno spettacolo scritto da un trentino, diretto da un trentino che parla di un personaggio importante del trentino… se fosse caduto nell’oblio sarebbe stato un delitto da non perdonare.»

La storia di Paluselli è davvero emozionante e unica: diversi registi ne hanno ipotizzato una trasposizione cinematografica per la quale, sicuramente, non mancherebbero gli scenari.

Per tutte le informazioni e gli aggiornamenti: alfredopaluselli.com oppure facebook.com/prolocopassorolle/

 

 

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Il piacere della bici, in sicurezza
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Con l’arrivo della bella stagione, gli appassionati dei pedali – turisti o valligiani che siano – cominciano a battre le nostre strade. Insieme a loro, tornano anche le notizie degli incidenti stradali che coinvolgono i ciclisti.

 E’ una triste consuetudine che ormai ha raggiunto livelli preoccupanti. In Italia ci sono troppi incidenti stradali (56 morti ogni milione di abitanti contro i 49 della media europa e i 25 della Svezia) e soprattutto troppi incidenti che coinvolgono i ciclisti. Una vittima ogni 35 ore, 3000 negli ultimi dieci anni. In Italia va in bici con una certa costanza solo il 6% della popolazione, meno di 3 milioni di persone. E, al di là dei problemi dei ciclisti metropolitani nei centri cittadini, dalle nostre parti li abbiamo sull’asfalto del fondovalle e sui tornanti dei passi ma anche e soprattutto sugli sterrati.

Le statistiche dicono che nel nostro paese si registra una lenta ma costante diminuzione del numero totale di incidenti sulle strade mentre aumentano quelli che coinvolgono i ciclisti. Nel 2010 le vittime erano 265, dieci meno che nel 2016 (con oltre 16.000 feriti) e negli anni non sono mai state meno di 250. Il maggior numero di incidenti avviene in città ma ci sono più vittime sulle strade extraurbane dove succede spesso che i limiti di velocità non vengano rispettati. E noi, soprattutto sulle strade lungo i passi e nella fondovalle di fiemme, ne sappiamo qualcosa. La disattenzione causata dallo smartphone e l’alcool sono tra le colpe più comuni degli automobilisti. Muoiono più spesso le categorie di ciclisti più deboli, cioè i ragazzini sotto i 14 anni e gli uomini più avanti con l’età. Secondo i dati dell’Unione Europea riportati da Asaps (un’associazione che si occupa della sicurezza legata alla Polizia Stradale) gli utenti vulnerabili, cioè pedoni e conducenti sulle due ruote, costituiscono quasi la metà delle vittime e ben l’8% dei decessi totali appartengono alla categoria dei ciclisti, una sproporzione rispetto al volume totale di mezzi in circolazione.

Una questione culturale, sia per chi pedala che per chi guida.

È vero che noi in montagna non abbiamo i problemi che hanno in città dove la maggior causa di incidenti è la portiera sinistra che si apre inaspettatamente e che fa cadere il ciclista ed è vero che noi valligiani, per spostarci da un paese all’altro, usiamo sempre e solo la ciclabile lontana dal traffico però è altrettanto vero che la uno studio della UE dimostra che il 55% dei decessi per incidenti avviene fuori dai centri abitati. Le cifre del Dad (un’agenzia del mondo assicurativo che produce dati sulla mobilità) dicono che in Italia le strade più pericolose per i ciclisti sono quelle dell’Emilia Romagna, del Veneto e – purtroppo – dal Trentino Alto Adige, tre regioni dove la bicicletta è molto vissuta, sia nella vita quotidiana che a livello agonistico, e dove si pedala prevalentemente su strade extra-urbane. Spesso, per salvare una vita di un ciclista che va sull’asfalto con bici da strada, bastano il rispetto del Codice e i corretti strumenti per la sicurezza: l’Art. 182 del Codice dice chiaramente che quando i ciclisti circolano fuori dai centri abitati devono sempre procedere su un’unica fila e non dovrebbero mai stare affiancati o in gruppo. Allo stesso modo il buon senso va usato anche da parte degli automobilisti che sulle strade provinciali non devono superare i limiti di velocità e che devono sorpassare sulla sinistra tenendosi ad una adeguata distanza laterale. Anche una attrezzatura adeguata aiuterebbe: se la gente di montagna è abituata nella maggior parte dei casi all’utilizzo del casco , va detto anche che il però obbligherebbe anche tutte le bici a circolare dotate di campanello e di luci anteriori e posteriori e che spesso escono dai negozi assolutamente sprovviste.

È risaputo che la Val di Fassa stia diventando un polo di attrazione internazionale per chi ama pedalare nella natura con la MTB: ci sono diversi tracciati di enduro (e quest’estate a fine giugno ci saranno per la prima volta la MET World Series, un evento di portata mondiale), c’è il tracciato della Hero e del Sellaronda e sono già prossime le grandi rivoluzioni e gli ampliamenti nella zona del Ciampac di cui abbiamo già anticipato i termini in una passata intervista a William Basilico.

E poi ci sono i turisti della domenica, quelli che noleggiano per la prima votla (o quasi) una MTB a pedalata asssistita, che si eccitano quando comprendono che riescono a salire su sentieri altrimenti impossibili e inaccessibili e che poi cadono o vanno a sbattere perchè non sono capaci di scendere. La notizia è che la Federazione Italiana Ciclismo si sta muovendo per organizzare una struttura che gestisca in futuro corsi di guida per i turisti, un’attività oggi demandata alle guide cicloturistiche che però non hanno mai ricevuto istruzioni su cosa dire e cosa fare in questi casi. Domani ai turisti potrà essere insegnato come stare in sella, come gestire una bici che pesa più di 20 chili e che ha i freni a disco la cui gestione è ben diversa da quelli tradizionali. Gli si insegnerà anche come gestire la batteria e come pedalare in modo efficiente e in sicurezza, sia quando le salite diventano troppo pendenti, sia soprattutto in discesa per mantenere la corretta velocità di crociera, per affrontare le curve strette come si deve, per superare rocce sporgenti, radici e terreni umidi. Del resto, sono sempre di più le località alpine italiane – a partire da Riva del Garda, paradiso della MTB per eccellenza – ad avere avuto seri problemi con i turisti che hanno dimostrato di avere capacità tecniche e fisiche inadeguate ai tracciati da loro scelti, con tanto di cause in tribunale che hanno coinvolto le istituzioni turistiche locali e gli impiantisti.

 

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Una rotonda su Masi

Sono 33 le rotonde realizzate fino a oggi nelle Valli di Fiemme e Fassa. Secondo i masadini ne manca una, sulla fondovalle. Ma il progetto sembra essere caduto nell’oblio.

Quello di Masi è un incrocio pericoloso: lo dicono i cittadini, lo ribadisce l’amministrazione comunale. Eppure nulla si muove per metterlo in sicurezza.

In località Milon, dove l’attraversamento della strada provinciale 232 è regolato da un semaforo, di incidenti ce ne sono stati tanti (l’ultimo stamattina 30 giugno 2019), anche con feriti gravi: l’Ufficio Strade della Provincia non ha comunicato i dati, ma le cronache parlano da sole.

Il semaforo sembra non bastare: per distrazione o eccessiva velocità, il rosso non sempre è rispettato. La soluzione, per molti, sarebbe una rotatoria, come quelle realizzate a pochi chilometri di distanza, prima delle tre gallerie di Castello di Fiemme e a Lago di Tesero.

Un progetto che sembrava nelle intenzioni della Provincia, ma di cui non si sa più nulla.

Roberto Dellafior è uno dei molti automobilisti che su quell’incrocio se l’è vista davvero brutta. Nel novembre del 2006 stava tornando a casa, a Masi, per pranzo. Ha atteso che il semaforo diventasse verde e ha attraversato l’incrocio: una vettura che procedeva sulla statale in direzione Predazzo non si è fermata al rosso e lo ha centrato in pieno. Per Dellafior un mese di ospedale con un forte trauma cranico: “Fortunatamente avevo un’auto grande che ha tenuto botta”, racconta. “Il problema è che su quel tratto di strada, dritto e con un’ottima visibilità, molti accelerano e superano il limite consentito dei 70 km/h, non riuscendo poi a fermarsi in tempo in caso di semaforo rosso”, sostiene Dellafior.

Elena Sighinolfi, a distanza di tre anni, rivive ancora scossa l’incidente di cui è stata protagonista: “Stavo andando a Masi da Cavalese. In auto con me c’erano i miei due figli. Una vettura proveniente da Predazzo non si è fermata al semaforo e ci ha preso in pieno: il conducente ha detto di non aver proprio visto il semaforo, forse a causa del riflesso del Sole. Botte e lesioni per tutti e tre, ma fortunatamente niente di grave: siamo stati dei miracolati. Quell’incrocio è davvero pericoloso: in tanti passano col rosso perché non vedono il semaforo o perché se ne accorgono troppo tardi, a causa della velocità sostenuta o di un sorpasso azzardato”.

Anche Giuseppina Vanzo, ex capo frazione di Masi e attuale assessora in Comune a Cavalese, è stata coinvolta in un incidente nello stesso incrocio. Era il 2012: “Stavo andando a Cavalese ed ero la prima della fila di auto ferme sul ponte. Allo scattare del verde ho attraversato la strada e, quasi senza che me ne rendessi conto, sono stata centrata da un furgone che proveniva da Predazzo: ho avuto diversi traumi e lesioni, tanto che mi ci sono voluti mesi per riprendermi”. Rimessasi dall’incidente, lei stessa si era mossa per risolvere la questione dell’attraversamento: “L’unica cosa che ho ottenuto, però, è stata la pulizia dei semafori, per una maggior visibilità”.

Le infrazioni su quel tratto di strada sembrano essere anche altre: chi proviene da Predazzo non può girare verso Masi, mentre chi proviene da Trento non può svoltare verso Cavalese. Divieti, però, non sempre rispettati, con conseguenti rischi anche per chi, invece, rispetta il codice della strada.

“Basterebbe una rotatoria, anche piccola, così da rallentare e mettere in sicurezza quell’incrocio”, ribadiscono convinti Dellafior, Sighinolfi e Vanzo.

Negli anni sono state diverse le sollecitazioni da parte dei masadini in questa direzione. Un’idea condivisa anche dall’amministrazione comunale che aveva fatto inserire la rotonda in località Milon (costo previsto circa 600.000 euro) nel Piano stralcio della mobilità della Val di Fiemme, approvato dalla Comunità Territoriale nel 2011. A distanza di oltre cinque anni, però, di quel Piano non se ne sa più nulla.

Lo stesso sindaco Silvano Welponer non conosce le reali intenzioni della Provincia: “Alle nostre richieste abbiamo sempre ricevuto risposte vaghe”, dichiara il primo cittadino di Cavalese. “Siamo solo riusciti a far aumentare la durata del semaforo verde per chi si immette sulla provinciale – spiega -, dopo diverse segnalazioni di cittadini”.

Altre soluzioni per la messa in sicurezza dell’incrocio non sembrano esserci: “I dissuasori di velocità non possono essere messi sulle strade provinciali e statali, anche per una questione di transito dei mezzi di soccorso”, spiega il sindaco.

In quel punto, inoltre, è difficile effettuare controlli, perché non ci sono piazzole in prossimità dell’incrocio. “Abbiamo chiesto – aggiunge Welponer – di mettere delle telecamere che registrino eventuali superamenti dei limiti di velocità o mancato rispetto del rosso, ma finora non si è mosso nulla”.

Se il progetto di rotatoria sembra essere chiuso in un cassetto di qualche ufficio provinciale, non è lo stesso per chi a Masi vive o si reca per lavoro o piacere. Prova ne è che sono circa 1.000 le firme raccolte in questi ultimi mesi da Mario Rizzoli e Tiziano Berlanda, che hanno scritto una petizione da sottoporre all’attenzione del Governo provinciale, richiamando il Piano della mobilità di Fiemme: “Essendo trascorsi alcuni anni, noi cittadini impegniamo la Giunta Provinciale e la Comunità Territoriale, ciascuno nel proprio ruolo, a rispettare l’impegno preso e procedere senza indugio alla progettazione e realizzazione della rotatoria sulla S.P. 232 (strada di fondovalle) presso il ponte dei Masi di Cavalese”, recita il testo.

Una rotatoria, quindi, richiesta a gran voce, e da tempo, da chi conosce quell’incrocio e lo imbocca ogni volta con un po’ di paura. Nel nome di un’unica parola: sicurezza.

Monica Gabrielli

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Che estate è senza l'Avisio? Eccolo, tutto da leggere!

Fresco di pubblicazione, ecco il numero estivo de l’Avisio, come sempre ricco di notizie, curiosità, reportage ed inchieste. Che aspettate a scaricarlo dal link qui a destra? Buona estate a tutti dalla redazione de l’Avisio.

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“Io sono il principio e la fine”

Per i concerti estivi 2019 la corale Ensemble Canticum Novum di Moena ha scelto di presentare una novità assoluta, discostandosi dai programmi proposti finora. Verrà infatti proposto al pubblico il racconto in musica della vita di Gesù, per voce recitante e coro, ideato dal direttore Ilario Defrancesco e realizzato attraverso una selezione di brani e di testi evangelici che creano un unico filo narrativo. Dall’Annunciazione fin oltre la Risurrezione, il concerto sottolineerà le tappe salienti della vita di Cristo, con musiche di diversi stili ed epoche, nonché alcune composizioni inedite scritte appositamente.

Un progetto ambizioso, che ha alle spalle mesi di preparazione, ma nel contempo stimolante per l’Ensemble, che lo scorso anno ha festeggiato i 25 anni di attività. Lo stesso titolo “Alfa e Omega”, riprendendo le parole dette da Cristo nel Libro dell’Apocalisse di San Giovanni, vuole suggerire un percorso che unisce due punti estremi, l’inizio e la fine, di una vita straordinaria e sempre attuale. Queste lettere dell’alfabeto greco per i primi cristiani hanno riassunto il significato della presenza di Dio nella storia dell’uomo, il punto da cui tutto ha inizio e il punto in cui tutto ha una fine, o un fine…

Nel mezzo, la storia di Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo, completamente immerso nella dimensione umana come ognuno di noi, con gioie e sofferenze, sentimenti di amore e compassione verso gli altri. La quotidianità e la straordinarietà di quest’uomo vengono esaltate dalle atmosfere dei brani musicali che a volte si fanno intime ed essenziali, altre più brillanti e corpose.

Dunque un concerto e un racconto fusi assieme per presentare questa Vita, che ha segnato la storia di tutti, credenti e non, e in ogni epoca: basti pensare all’arte e al fatto che calcoliamo il trascorrere degli anni partendo proprio dalla nascita di Cristo.

Alfa e Omega. Io sono il principio e la fine” verrà presentato in prima assoluta nella Chiesa di Moena giovedì 18 luglio 2019 nell’ambito della rassegna “Ispirazioni d’estate” organizzata dal Decanato di Fassa e poi riproposto in varie chiese della zona: giovedì 25 luglio nella Pieve di Cavalese,

giovedì 1 agosto ad Agordo,

giovedì 8 agosto nuovamente a Moena, lunedì 12 agosto a Castello di Fiemme, domenica 18 agosto a Ziano di Fiemme, mercoledì 28 agosto a Pera di Fassa.

Tutti i concerti saranno ad entrata libera con inizio alle ore 21.00.

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Giralingua: storie per bambini in tutte le lingue

“Giralingua”, ovvero Sprachendrehung/switch your language/tourner la langue/giralalenga, è il titolo dell’iniziativa che la biblioteca comunale di Predazzo ripropone anche quest’anno per tutta l’estate, a beneficio di bambini e ragazzi. Dal 2 luglio al 27 agosto, tutti i martedì alle ore 17 si potranno ascoltare delle storie in biblioteca a Predazzo, ma in tutte le lingue, storie per bambini da 3 a 9 anni in italiano, tedesco, francese, inglese e una lingua a sorpresa. Le letture saranno curate da Giovanna Comina (tedesco), Mara Guglielmi (inglese), Lorenza Ongari (italiano) e Daniela Pavel (francese) la novità di quest’anno. Manca lo spagnolo, ma il 30 luglio ci sarà una lingua a sorpresa, che potrebbe essere, il ladino, l’arabo, il russo o, forse, chissà, il dialetto predazzano. Tutti possono comunque partecipare liberamente, e non è nemmeno richiesta una particolare conoscenza della lingua. Come accade con certi libri senza parole esse potrebbero anche non servire o essere.

Si inizierà martedì 2 luglio con il tedesco, il 9 luglio con le letture in italiano e il 16 in inglese. Il 23 sarà la volta del francese e il 30 la sorpresa. Si riprenderà il 6 agosto con l’italiano, il 13 col tedesco, il 20 agosto con le letture in inglese ed infine, il 27 agosto, si chiuderà col francese.
Lo scorso anno l’iniziativa è stata davvero apprezzata. Per i piccoli la biblioteca di Predazzo ha in programma per luglio altre iniziative: la notte in biblioteca per ragazzi da 6 a 9 anni che si terrà la sera di giovedì 18 luglio. E’ un regalo speciale rivolto ai bambini dai 6 ai 9 anni: una notte in biblioteca con il sacco a pelo in compagnia delle Passpartù, Barbara e Ilaria. Letture animate, laboratorio artistico, uno spuntino e poi tutti a letto! E al mattino, dopo la colazione con la cioccolata di Mandacarù, si torna a casa!

Info e prenotazioni in biblioteca. Martedì 23 invece, sempre con le Passpartù, ci sarà una serata in giallo che si concluderà a mezzanotte con la scoperta del colpevole. I ragazzi saranno chiamati a vestire i panni di Sherlock Holmes per risolvere un intricato mistero. Una serata di indagini e giochi con golosi assaggi dolci e salati. Info e iscrizioni in biblioteca, tel. 0462 501830.

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“Da na tieja in l’autra”

Sabato 6 e domenica 7 luglio 2019 l’antico alpeggio di Canazei verrà animato con la collaborazione di ben venti associazioni di volontariato dei Comuni di Canazei e di Campitello. Gente del posto e ospiti potranno liberamente camminare fra vecchi fienili e baite di montagna e vivere un’esperienza particolare a contatto con la natura e immersi nel verde.

Il territorio scelto per la Festa è raggiungibile in più modi. A piedi dal centro abitato di Canazei risalendo l’antica via del Sella partendo dalla segheria del paese oppure in macchina fino alla località Pian de Frataces (nei pressi dell’Hotel Lupo Bianco) percorrendo la strada dei passi Pordoi e Sella.

In alternativa, scendendo dal Passo Sella in macchina oppure lungo i sentieri dal Col Rodella, area collegata con la funivia di Campitello di Fassa.

Ròa e Pradel sono raggiungibili con la cabinovia Canazei-Pecol e successivo attraversamento in quota su un antico sentiero verso Pian de Schiavaneis.

Durante i giorni della festa verrà organizzato un servizio di pulmini con partenza da Canazei. Da qui inoltre quotidianamente è attivo il servizio di trasporto pubblico attorno al gruppo del Sella.

 

La recente storia

Un gruppo di amici con esperienza nell’organizzazione di manifestazioni ed eventi si è ritrovato con l’idea di fare qualcosa di nuovo a Canazei per creare nel Comune una festa che riporti tra le varie associazioni un clima unitario e che allo stesso tempo possa essere un momento di ritrovo, valorizzazione e condivisione dello spirito del volontariato. Dal confronto è nata la Festa e fin da subito anche il nome ladino-fassano Da na tieja in l’autra, alla lettera “Da un fienile all’altro”. Contattati i titolari dei fienili e i rappresentanti delle associazioni l’entusiasmo del Comitato organizzatore ha subito contagiato i protagonisti della Festa che hanno accettato garantendo sostegno e partecipazione all’evento.

L’idea è stata apprezzata e condivisa dall’amministrazione di Canazei guidata dal sindaco Silvano Parmesani che ha lodato l’iniziativa sottolineandone il valore sociale, comunitario e turistico, garantendo il pieno supporto del Comitato manifestazioni “Canazei Events” guidato da Marco Dellantonio.

 

Il progetto culturale – tema della festa “la Chiena”

L’idea di organizzare la manifestazione nelle zone di Ròa e Pradel è nata anche dalla volontà di far rivivere quest’area oggi poco conosciuta e frequentata, ma che in passato è stata una delle più importanti vie di comunicazione e di commercio.

I fassani infatti, provati da una economia prettamente agricola e silvopastorale, dai primi decenni dell’Ottocento percorrevano i sentieri di quella zona a piedi per recarsi al lont (all’estero) per lavoro o per commerciare con le confinanti valli dell’Alto Adige (in particolare con la Val Gardena) la Chiena, giocattoli in legno non rifiniti realizzati artigianalmente in casa durante i lunghi e freddi mesi dell’inverno e venduti appunto per questioni di sussistenza.

A questo proposito sarà presente alla Festa l’Istituto Culturale Ladino “Majon di Fascegn” per qualsiasi approfondimento e ulteriori informazioni sui temi della realizzazione dei giocattoli in legno e della migrazione lavorativa dei nostri avi in qualità di pittori-pitores a la foresta. Nel fienile gestito dall’ICL di Fassa verranno organizzati del laboratori per bambini.

 

Il territorio

Per una maggiore conoscenza del territorio scenario della Festa verranno organizzati dei tour con gli esperti dell’Associazione Accompagnatori di territorio e della sezione Cai Sat Alta Fassa.

Le escursioni a la descorida de Ròa e Pradel a cura della sezione Cai Sat partiranno sabato e domenica alle h. 14 e alle h. 16 dal fienile istituzionale – Tieja Istitut Cultural Ladin per accompagnare ospiti e curiosi all’interno della Festa e all’incontro con la varie associazioni con un occhio di riguardo alla storia e al territorio.

Gli Accompagnatori di territorio partiranno invece alle h. 9 alla partenza a valle della cabinovia Canazei-Pecol (impianto a fune a carico del partecipanti) per una passeggiata in quota da Pecol a Pian de Frataces e giungere a Ròa e Pradel dopo circa due ore di un’escursione tutta da scoprire.

 

Rispetto dell’ambiente

Fra gli obiettivi della Festa, primario è il rispetto dell’ambiente per non lasciare impronte visive e acustiche sul territorio durante e dopo la Festa: verranno utilizzati piatti, posate e bicchieri biodegradabili o riutilizzabili, cercando il più possibile di rispettare le regole della corretta raccolta differenziata.

 

Il percorso della Festa

In ogni tieja associazioni, gruppi e persone coinvolte, oltre ad esporre curiosità e particolarità legate al proprio gruppo, daranno all’ospite la possibilità di assaggiare prelibatezze tradizionali della cucina di montagna.

Da na tieja in l’autra, da un fienile all’altro, nelle zone di Pradel e Ròa verranno organizzate tre aree nelle quali si potranno consumare a piacimento antipasto e aperitivo, primo e secondo e dolce andando così davvero Da na tieja in l’autra, da un fienile all’altro.

Il percorso ideale inizia dalla tieja numero 1, quella istituzionale, per poi proseguire su facili sentieri accessibili verso Pradel de sot, Pradel de sora e giungere a Ròa e poi fare ritorno al punto di partenza.

Programma

SABATO 6 LUGLIO 2019

  1. 10.30 inizio della festa
  2. 11 – 20.30 apertura cucine
  3. 14 e 16 escursione “a la descorida de Ròa e Pradel” con il Cai Sat Alta Fassa
  4. 9 (partenza dalla cabinovia Belvedere a Canazei) escursione da Pecol a Pian de Frataces con gli Accompagnatori Territorio
  5. 22.00 chiusura della festa

 

DOMENICA 7 LUGLIO 2019

  1. 10.30 inizio della festa
  2. 11 Santa Messa

h 11 – 20.30 apertura cucine

  1. 14 e 16 escursione “a la descorida de Ròa e Pradel” con il Cai Sat Alta Fassa
  2. 9 (partenza dalla cabinovia Belvedere a Canazei) escursione da Pecol a Pian de Frataces con gli Accompagnatori Territorio
  3. 22.00 chiusura della festa
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Arrivano i big alla Val di Fassa Running 2019

A una settimana dal via, prende forma la starting list della ventunesima edizione della Val di Fassa Running, la gara a tappe di corsa in montagna più amata e partecipata d’Italia. Si annuncia particolarmente aperta e accesa la lotta per la vittoria finale, sia al maschile che al femminile, con tanti big pronti a darsi battaglia nelle cinque tappe in programma. Lo start verrà dato da Canazei domenica 23 giugno, mentre l’Alpe di Lusia sarà il teatro dell’ultima fatica nella giornata di venerdì 27 giugno.

L’elenco dei favoriti per la gara maschile è aperto dal vincitore dell’edizione 2017, il runner classe 1993 del Burundi Celestin Nihorimbere, che proverà a inserire il proprio nome nell’albo d’oro della competizione per la seconda volta. Assieme a lui, hanno già confermato la propria presenza anche Simone Peyracchia, terzo nel 2018, e anche l’atleta di casa Massimo Leonardi, più volte sul podio alla Val di Fassa Running. Fra gli iscritti dell’ultima ora da registrare anche la presenza di Khalid Ghallab del Gruppo Città di Genova, già presente nelle precedenti edizioni.

A dare spettacolo nella gara in rosa, invece, ci penserà su tutte la campionessa in carica Addisalem Tegegn. L’etiope, classe 1995, s’impose dodici mesi fa ed è stata la prima donna di colore a riuscire a vincere in terra fassana. Quest’anno proverà a ripetersi, ma la concorrenza non mancherà: tra le sfidanti più accreditate ci sarà la genovese Viviana Rudasso che vinse la gara fassana nel 2011, quindi la pluridecorata Ana Nanu, regina dell’albo d’oro femminile della Val di Fassa Running con ben sei successi (l’ultimo datato 2015) e recente vincitrice della Tourlaghi. Oltre a lei, però, sarà al via anche Eliana Patelli, grande novità di questa edizione ed atleta di indubbio valore, più volte sul podio nelle half marathon e tre volte vincitrice alla Marcialonga Running. Per la Patelli si tratterà dunque di un ritorno in terra fassana, pronta a lanciarsi in una nuova sfida.

La prima tappa prenderà il via domenica 23 giugno da Canazei, mentre la sede d’arrivo del consueto tappone finale sarà l’Alpe di Lusia. Nel mezzo ci saranno le tappe di Vigo di Fassa, la confermata notturna di Pozza di Fassa e la frazione di Soraga, posta dopo il giorno di riposo di mercoledì 26 giugno e prima della frazione conclusiva.

Le iscrizioni online, disponibili sul sito della manifestazione www.valdifassarunning.it, chiuderanno il 17 giugno, dopodiché ci sarà comunque la possibilità di iscriversi direttamente al ritiro pettorali nelle giornate di sabato 22 e domenica 23 giugno.

Le 5 tappe della 21ª Val di Fassa Running

Domenica 23 giugno – 1ª tappa: Canazei (8,5 km, dislivello 525 metri)

Lunedì 24 giugno – 2ª tappa: Vigo di Fassa (10,7 km, dislivello 590 metri)

Martedì 25 giugno – 3ª tappa: Pozza di fassa – notturna (8,2 km, dislivello 153 metri)

Mercoledì 26 giugno – Riposo

Giovedì 27 giugno – 4ª tappa:Soraga (10,6 km, dislivello 535 metri)

Venerdì 28 giugno – 5ª tappa: Moena-Lusia (11,3 km, dislivello 1.060 metri)

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Nati per leggere

Continuano presso la biblioteca di Cavalese le proposte per i più piccoli legate al progetto Nati per Leggere.

La mostra bibliografica itinerante, proposta peridodicamente dall’Ufficio per il Sistema Bibliotecario Trentino e dalle biblioteche trentine, sarà presente a Cavalese con una delle sezioni in cui si articola, “Mi scappa da ridere”, fino al 26 giugno, per poi proseguire presso la biblioteca di Moena e successivamente presso le altre biblioteche di Fiemme e Fassa.

I prossimi appuntamenti con le letture per i bambini, accompagnati dai loro genitori, sono fissati per mercoledì 19 e giovedì 27 giugno alle ore 17.00, e saranno curati da Antonella, volontaria di Nati per Leggere.

Ogni tanto si ha bisogno di un momento allegro e gioioso e questa selezione di libri è davvero spassosa.

Incontri consigliati per bambini dai 2 ai 7 anni, aperti a tutti, partecipazione libera e gratuita.

Dopo la lettura si potranno consigliare i genitori sui libri e sulla lettura ad alta voce come strumento per consolidare il legame affettivo con il proprio bambino e l’abitudine a leggere che si mantiene e sviluppa nelle età successive.

Martedì 25 giugno alle ore 10.00 Coccole di voce, appuntamento curato dallo spazio Accanto alle mamme e da Barbara Molina Torrico, volontaria Nati per Leggere: lettura di libri allegri e spassosi e confronto fra mamme sull’importanza di leggere insieme fin dalla tenerissima età.

Il progetto nazionale Nati per leggere mira a diffondere la lettura ad alta voce ai bambini fin dalla più tenera età. E’ scientificamente dimostrato che leggere ai bambini molto piccoli fa bene. E’ una pratica importante per lo sviluppo affettivo, oltre che intellettivo e linguistico, perché leggere ad un bambino significa stargli vicino, creare con lui un momento di intimità.

In questo progetto il ruolo centrale è dei pediatri e della loro autorevolezza nel consigliare la lettura. Fondamentale è anche la disponibilità, per genitori e bambini, di buoni libri da leggere insieme. Avvalendosi di bibliografie appositamente studiate, le biblioteche della Valle di Fiemme garantiscono un’ampia scelta di pubblicazioni per i piccoli e continuano ad acquistare il meglio della produzione editoriale per offrire sempre nuove e valide letture.

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