C’è una creativa seriale

Un fisico atletico, uno sguardo indagatore, un viso delicato incorniciato da un caschetto biondo. La moenese Sara Azzolini ama le competizioni sportive con molti chilometri da affrontare, dove conta soprattutto l’energia creata dai numerosi partecipanti. Infatti, per pura passione, ha partecipato a gare come la Marcialonga (7.000 partecipanti, 70 km.), la Vasaloppet (16.000 partecipanti, 90 km.) e la Maratona di New York (50.000 partecipanti, 42 km.).

Come project manager degli impianti di risalita Latemar 2200 di Predazzo, in pochi anni è riuscita a triplicare gli accessi alle telecabine e alle seggiovie che accompagnano sul Monte Feudo e fra le guglie del Latemar. Da quando è decollato il suo progetto Latemar Montagnanimata gli incassi sono cresciuti del 75% (da 450 mila a 675 mila euro) e i visitatori, in soli 6 anni, sono passati da 43 mila a 104 mila.

Il suo talento è quello di saper coniugare la creatività con i numeri. Tanto che i suoi colleghi le hanno affibbiato l’etichetta di “creativa seriale”.

È curioso che il suo progetto segua logiche sequenziali e sia ordinato in serie, poiché, attraversando i percorsi della Montagnanimata, si percepisce principalmente l’atmosfera fantastica.

Qui i bambini si avvicinano alla natura attraverso itinerari e giochi mai visti prima. Nella Foresta dei Draghi i piccoli visitatori sono invitati a riconoscere le proprie emozioni a ogni passo. Con il gioco del Difr i bimbi partecipano in squadra a missioni avventurose, azionando curiose installazioni di legno, come quella dei tronchi che ruotano per rivelare un mistero. Il grande apiario offre loro la visione fantastica della cooperazione. Il “Sentiero del pastore distratto” esorcizza la paura di sbagliare. Il Sentiero geologico, con la sua barca, fa intraprendere un viaggio nel tempo. Il gioco del Dahù, una bestiola tutta storta, trasforma un ostacolo in una risorsa.

Non è divertimento scontato. C’è qualcosa di più, qualcosa che profuma di buoni sentimenti. Come a confermare che ogni cosa fatta con amore emana un fascino irresistibile e funziona, anche in termini numerici.

Come è nato il progetto Montagnanimata?

“Sei anni fa, desideravo ideare un progetto innovativo per il Monte Feudo: un’attrazione per le famiglie con bambini fino a 10 anni non impattante, insomma, nel pieno rispetto della natura. Doveva essere un progetto km0, con materiali naturali recuperati sul posto e risorse professionali locali. La sfida era quella di permettere a tutti di godersi questo ambiente naturale. Molti non lo conoscono. Altri non sanno come scoprirlo. Inoltre, volevo un approccio al gioco attento alle emozioni”.

Quali vincoli c’erano?

“Questo territorio impone vincoli ambientali e burocratici. Solo un progetto genuino e autoctono poteva accostarsi con delicatezza alla natura. Oltre a questo, mi sono posta un vincolo personale. Quello che stava per nascere doveva essere creativo e innovativo. Non ha nessun fascino creare ciò che già esiste da qualche parte. Mi piace osservare idee già sviluppate. Adoro la genialità, ovunque si annidi. Ma un conto è trarre ispirazione per inventare qualcosa di nuovo, un conto è duplicare un format. Quando crei, metti in campo energie inebrianti. Immaginavo di dar vita a più progetti attraverso tanti lavori di squadra. Così ho fatto nascere un ‘serbatoio’ di fantasia”.

Come sono partiti i lavori?

“Ho sviluppato più progetti paralleli. Non un solo sentiero tematico, ma 3. Non un giocolibro, ma 20, di cui alcuni disponibili nelle librerie di Fiemme. C’è chi dice che sono maniaca delle serie. Infatti, il gioco interattivo nella natura Difr è stato sviluppato in 4 versioni. I draghi sono 3 femmine e 5 maschi. Nell’estate 2016 il programma settimanale prevedeva 7 spettacoli itineranti in 3 percorsi tematici. 20 artisti si sono prodigati ogni giorno per tutta l’estate. Le installazioni di land art sono 11. Le sculture tematiche sono 12. Le postazioni interattive con tecnologia Rfid sono 7. Ci sono anche un apiario, la casetta del dragologo, la casetta dell’apicoltore e il percorso kneipp che attraversa un ruscello. Ogni progetto coinvolge gruppi di 4 o 6 persone che non possono agire in modo separato. Devono confrontarsi, aspettarsi, collaborare. Dipendono gli uni dagli altri. Il mio è un lavoro di coordinamento. Ma è fondamentale il sostegno dei miei colleghi. Sono felice di aver ottenuto la collaborazione di 6 istituzioni: il Museo Geologico di Predazzo (Muse), il Liceo Artistico di Pozza di Fassa, la Scuola secondaria di primo grado di Predazzo, il Museo Ladino di Fassa, la Biblioteca di Predazzo e, in primis, la Regola Feudale di Predazzo. A quest’ultima sono riconoscente per aver dato la disponibilità a valorizzare questo territorio, soprattutto per il mantenimento delle tradizioni, della pastorizia, della selvicoltura”.

Come è riuscita a far collaborare professionalità così differenti?

“Ancora me lo sto chiedendo… Quando mi avvicinavo, chiedendo di proporre un’idea, una fiaba, uno spettacolo o un gioco, mi guardavano stupiti. Direi, piacevolmente stupiti. Spesso ho avuto la sensazione di scoperchiare una pentola. Affioravano fiumi di idee. Poi, mi sono accorta che un ‘genio’ tira l’altro. Erano loro stessi a segnalarmi altre professionalità. Il passaparola fra un artista e l’altro mi ha permesso di conoscere incredibili talenti. Questo la dice lunga su quanto siano speciali queste persone. Ho scoperto che nelle valli vivono artisti, scrittori, attori, artigiani, grafici che non hanno avuto l’occasione di esprimere ciò che hanno dentro e altri che, invece, hanno successo anche in altre regioni italiane o all’estero. Alcune professionalità le ho scovate durante incursioni a fiere, festival, manifestazioni, spettacoli e rassegne. Magicamente, sono nati gruppi di lavoro molto affiatati”.

Quanti sono i creativi?

“Oltre alla fantasia delle aziende locali, posso contare su 20 attori, 6 scrittori di racconti, 5 illustratori, 2 grafici, 10 scultori, artisti, artigiani e gli studenti del Liceo artistico di Pozza di Fassa”.

Lei gioca nella sua Montagnanimata?

“Certo, da sola o in compagnia di qualche bimbo. Per 6 anni ho sperimentato ogni prodotto, ogni evento, ogni attività, osservando ogni reazione. Durante i miei viaggi di piacere o di lavoro, ho raccolto qualsiasi oggetto, creazione, illustrazione, gadget che potesse essere d’ispirazione. Per 6 anni ho selezionato gli spunti più originali provenienti da ogni parte del mondo. I licheni rossi delle rocce sulle spiagge della Tasmania, ad esempio, mi facevano pensare alle corazze dei miei draghi. L’ultima ispirazione arriva dalla State Library di Melbourne, ne vedremo i frutti nell’estate 2017. La creazione fa così, rende ossessivi”.

Quali sono i consigli che detesta?

“Quando mi suggeriscono di procedere in modo tradizionale o già collaudato o con strumenti già in nostro possesso”.

Quali soddisfazioni ha ricevuto da questo progetto?

“Quella di far sedere allo stesso tavolo persone che ancora non si conoscono. E successivamente di vederle trepidanti per una nuova avventura. È meraviglioso quando i collaboratori si sentono apprezzati e liberi di esprimersi. Mi emoziono quando i bambini percepiscono i draghi e scrivono loro messaggi di affetto. È straordinario, talvolta, vedere 100 persone sotto la pioggia incollate per godersi uno spettacolo che li fa ridere. Adoro quando le mamme mi dicono che i loro figli, dall’estate precedente, non hanno mai smesso di parlare dei draghi e della Montagnanimata. Una frase mi ha toccato il cuore: ‘Si vede che qui non lasciate niente al caso’. È proprio così: noi… pettiniamo anche l’erba”.

Come ha reagito quando la Disney ha chiesto di promuovere il suo film “Il drago invisibile” proprio nella Foresta dei Draghi?

“Un giorno la mia collaboratrice Francesca Delladio, visibilmente emozionata, mi ha detto: ‘Siediti, ha chiamato la Disney’. Non potevo crederci. Dopo la prima telefonata, sono passati mesi di intensa programmazione e di realizzazione di tutto il materiale di supporto per la registrazione del video. L’esperienza creativa pluriennale ci ha permesso di non farci trovare impreparati al momento del ciak. Per noi è stato un riconoscimento importante. È stata la conferma di quanto le persone siano l’anima e il cuore di Montagnanimata, e di qualsiasi azienda”.

La vostra è un’esperienza da esportare?

“Credo che ognuno possa avere la soddisfazione di creare qualcosa di nuovo. È impagabile. Però, tutti possono trarre ispirazione dalla nostra esperienza. Ne ho parlato a un convegno in Friuli, concentrandomi soprattutto sull’importanza delle persone nel successo dei progetti, al di là dei modelli”.

Dante Alzamonti

 

 

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