C’era una volta Lajadira

Alla fine degli anni Sessanta la patente era un miraggio. I giovani si spostavano con la mitica Vespa (per chi la possedeva) altrimenti restava la bicicletta. L’unica arma per combattere il freddo era la carta da giornale indossata sotto una giacca di lana cotta. Per ballare le alternative erano poche: feste campestri o un bar fumoso dove era alloggiato da qualche parte un jukebox. Ambienti poco adatti per «far colpo» su una ragazza. Poi arrivò da Rovereto Carmelo Azzolini e tutto cambiò. Figlio di un falegname di Lizzana Carmelo Azzolini aveva «classe» innata e sapeva leggere il cambiamento dei tempi. Così nacque la prima discoteca delle Valli di Fiemme e Fassa: la leggendaria Taverna Lajadira ai piedi dello storico albergo Dolomiti. Il successo fu immediato. Ben presto divenne un locale di riferimento, non solo per il ballo e il divertimento ma per «saper vivere». Frequentare la Taverna Lajadira richiedeva decoro nel vestire, nel comportamento e nello scegliere la qualità (e soprattutto la quantità del bere). Non erano regole imposte ma apprese dal «Signor Carmelo». Sorriso, giacca e cravatta, tono di voce mai sopra le righe Carmelo Azzolini è stato il modello per molti giovani che hanno imparato il comportamento sociale in una Moena ormai diventata Fata delle Dolomiti. Anche la musica aveva il suo stile. Agli inizi c’era l’orchestrina “Amorino e i suo pianeti” per poi passare al vinile con un vero Dj a mixare i pezzi da ballare. La Taverna Lajadira ospitò personaggi famosi degli anni Settanta, come Giorgio Gaber, Orietta Berti, Sandro Giacobbe, Gianni Rivera. Il locale era teatro di concorsi di bellezza ed eventi di richiamo, ma soprattutto era un luogo di ritrovo per i giovani. Quante storie d’amore sono nate in quel locale. La nomea della Taverna Lajadira superò l’orizzonte delle due valli. Per una serata danzante si partiva da Falcade, da Pergine, anche da Bolzano. Nonostante il successo non era un locale da snob. Ci si poteva divertire con pochi soldi in maniera genuina, senza mai esagerare. «Carmelo è stata una grande persona» -. rammenta Maurizio Boninsegna. «Noi ragazzini con pochi soldi in tasca ci sentivamo comunque dei clienti importanti». «Ho dei ricordi bellissimi della Taverna Lajadira» – scrive su Facebook Antonella Cascella – «Trascorrevamo serate bellissime. Si aspettava il sabato per poter ballare e stare in compagnia: un appuntamento fisso per tutti i giovani di Moena e non solo.!!!!Peccato non ci siano più locali così belli a Moena». «Questo era il nostro mondo – aggiunge un amico che ha vissuto quei tempi» – «La Taverna era un luogo di aggregazione, esattamente come i giardinetti, si poteva ballare ma anche parlare, il volume era ottimale, gli alcolici ponderati, le canne ancora sconosciute».

Gilberto Bonani

 

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