Da Moena, al sud del mondo

Ci sono storie di straordinaria normalità che diventano piccoli miracoli. Una di queste è quella del Gruppo Amici Missionari Mani Amiche di Moena che, con la stessa passione ed entusiasmo, da cinquant’anni accompagna e sostiene i volontari missionari cattolici compaesani nelle loro missioni. Il Gruppo, nato nel 1965 dal desiderio di dieci amici volontari, ha iniziato quasi per gioco raccogliendo, casa per casa, carta, vetro e indumenti da inviare alle popolazioni africane. Poi, col tempo, i progetti sono cresciuti, anche grazie alle numerose offerte che continuavano ad arrivare. Dopo le mostre missionarie nelle quali, per trent’anni, si sono venduti oggetti, quadri, suppellettili e capi di abbigliamento realizzati dalle donne africane, o le cene povere che si svolgono tutt’ora, l’attenzione del gruppo “Mani Amiche” si è spostata verso altre iniziative, anche a mediazione culturale, come la realizzazione di alcuni progetti ad ampio raggio concretizzati soprattutto grazie al contributo economico della Provincia di Trento, che ha favorito le iniziative benefiche del sodalizio moenese. Ne sono un esempio la realizzazione di una cooperativa per pescatori in Mozambico guidata da padre Guido Felicetti, la scuola serale per adulti in Bolivia con suor Clelia Croce, la costruzione di una scuola in Uruguay grazie a suor Ausiliana Chiocchetti, l’acquisto di strumentazioni mediche e cliniche per un ospedale in Uganda, resa possibile grazie al gruppo della Fata delle Dolomiti insieme a fratel Elio Croce, la costruzione di un panificio in Brasile per permettere ai bambini delle favelas di Sao Paolo di imparare a fare il pane e consegnarlo insieme a suor Berta Defrancesco.  Inoltre è stato tradotto il vangelo dall’urugandese all’Acioli, lingua locale, grazie a padre Simone Zanoner. «Ma l’iniziativa più importante è sicuramente quella delle adozioni a distanza» sottolinea don Elio Sommavilla. Ad oggi sono più di 800 bambini, tra i 2 e i 18 anni che sono ospitati nel centro. «Il nostro compito è divulgare l’operato di padre Elio e invitare le persone ad adottare un ragazzo o un bimbo a distanza – raccontano al Gruppo Missionario -. Bastano pochi euro, infatti, per far felice per un anno un bambino e assicurargli un futuro sicuro». Padre Elio e diverse suore portano avanti questa sfida, offrendo ai ragazzi strumenti utili per la crescita e per trovare un lavoro. «Molti maggiorenni spesso rimangono al centro di recupero per aiutare insegnanti e infermieri somali a occuparsi dei bambini abbandonati». Da cinquant’anni, i volontari sul territorio di Moena, una decina, proseguono nel loro operato e sarebbero felici di vedere coinvolte anche le nuove generazioni. Come ha più volte asserito Gino Strada, c’è bisogno di uomini e donne, “che hanno imparato che ogni cicatrice ha un nome, che non tutte le ferite si rimarginano; ma che l’amore e la speranza possono far rimarginare”.

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