DAD DAQ, Didattica A Distanza

4 marzo: è sera. Si rincorrono notizie più ufficiose che ufficiali. Su Whatsapp sento colleghi della mia scuola e di altre scuole del Trentino. “Ma è vero che domani si sta a casa?” “Non  so, a noi non è arrivato niente dalla scuola, aspettiamo”. “Ai colleghi di Predazzo è arrivata comunicazione adesso.” “I ragazzi stanno a casa, ma noi siamo in servizio?”. Sono le 20 e noi insegnanti lo abbiamo capito già nel pomeriggio, ma non ci sono ancora ordini di servizio su cosa succederà il giorno successivo. Ufficiosamente mi arriva notizia da un collega collaboratore della dirigente: da domani la didattica in presenza è sospesa. E adesso? E’ subito evidente che questa volta non sarà un’interruzione di qualche giorno, come era successo a ridosso di carnevale. E così prende avvio una macchina organizzativa non da poco, un dietro alle quinte complesso.

Le varie scuole iniziano a organizzarsi in maniera autonoma, seguendo delle circolari che arrivano a singhiozzo da Ministero e Sovrintendenza Scolastica. Un pensiero mi passa continuamente davanti, come uno striscione pubblicitario in questo cielo di primavera: “Ci vorrebbe tempo” e il tempo è proprio quello che invece manca. Non possiamo pensare “vediamo come andrà e poi in caso ci organizzeremo”. Così il giorno dopo Animatori Digitali, presidi e collaboratori di Fiemme e Fassa avviano la DAD: un acronimo quasi sconosciuto che ormai è entrato con prepotenza nella nostra quotidianità, e che scandisce nuove routine che seppur impegnative, diventano rassicuranti.

La mancanza di indicazioni precise dal ministero regala libertà di azione alle scuole, ma anche incertezze sull’agire. Il grande problema in questo momento è il “senza”: senza il tempo, senza discutere coi colleghi e decidere insieme, senza poter avviare i ragazzi all’uso di strumenti che non in tutte le classi sono familiari, senza essere sicuri che in tutte le famiglie ci sia disponibile un device, senza presenza, senza una tempistica precisa, senza aver mai organizzato una videoconferenza. 

Nella Scuola Ladina, quella in cui insegno, lavorano in stretta connessione Sorastant, referenti di plesso e Animatori Digitali (figure presenti in ogni istituto dal 2018, che si occupano dell’utilizzo del digitale in didattica). In Val di Fassa si parte da ciò che si ha, pensando a due livelli di interventi: la base, obbligatoria per tutti, costituita dall’uso delle email istituzionali e del registro elettronico; e un livello più avanzato per chi se la sente o già ne fa uso: la piattaforma WeSchool gratuita e GDPR compliant che molti docenti già stanno usando. In val di Fassa la macchina della DAD è pronta a partire il 9 di marzo e iniziano subito le prime lezioni in videoconferenza.

Alla Rosa Bianca invece si organizza da subito un orario sostitutivo di 3 ore mattutine in videoconferenza, supportate dall’utilizzo della piattaforma GClassroom.

Le problematiche sono parecchie e sono le stesse per le famiglie e per i docenti: strumenti nuovi, connessione non sempre ottimale, device da dividere con i famigliari. E soprattutto l’impossibilità di condividere il “QUI e ORA”, lo stesso spazio nello stesso momento. Per i docenti c’è anche la problematica di non sapere fino a quando andrà avanti la DAD, e questo fatto rallenta anche l’avvio di molti docenti che, magari per poca dimestichezza coi mezzi, si attardano nell’avvio di pratiche sostitutive della didattica in presenza. Ci si pone anche quesiti metodologici: come far fare un lavoro di gruppo online? Dobbiamo tornare a una didattica trasmissiva e frontale? E’ vero che un’ora in videoconferenza vale come due in presenza? Come porto avanti quel progetto sulla lettura?

Le piattaforme educative sono in questo momento fondamentali: ne esistono di vario tipo, la più utilizzata è Google Classroom, ma ne esistono anche altre. Con delle differenze nell’organizzazione dei materiali e delle funzionalità diverse, le piattaforme educative permettono la condivisione di materiali di vario tipo (file, video, immagini, testi, audio, videolezioni da vedere autonomamente…) all’interno di un “ambiente virtuale” al quale aderiscono i membri di una “classe reale”, la creazione di esercizi, quiz e test online, l’interazione tra i membri (tramite commenti e bacheche virtuali), l’interazione privata tramite chat e l’invio di materiali da parte degli studenti. Alcune piattaforme permettono anche l’attivazione di videoconferenze e quindi di lezioni sincrone.

Fin dal primo giorno ci è sembrata perciò chiara una cosa: la DAD è una gigantesca lente di ingrandimento in positivo e in negativo per scuola, ragazzi, famiglie e differenze socioeconomiche.

Quasi subito si è aperto anche un vivace dibattito in ambito pedagogico-didattico sul significato di “DAD”. La DAD può essere un mero scambio di consegne/compiti svolti? Non può esserlo, perché neppure la didattica in presenza dovrebbe esserlo. L’interazione docente/studente è fondamentale, che sia fatta attraverso una videoconferenza, una chat, un’email. Ed ecco che i miei studenti mi chiedono di trovarsi a chiacchierare, perché la scuola è anche questo: interazione sociale ed è quello che ci manca di più.

L’altro dibattito che si è aperto riguarda la valutazione. Valutare, sì o no? E se la risposta è “sì”, cosa e come valutare? Il ministero ha dato a questo proposito indicazioni a spot che continuano a cambiare: valutare tutto, 6 politico, esame di maturità annullato, esame in presenza con commissari interni, esame a distanza. La provincia inoltre ha dato indicazioni differenti: valutare impegno, costanza e atteggiamento. Insomma una bella matassa da sbrogliare. Il buonsenso ci dice di valutare sia i risultati che l’impegno e l’atteggiamento, tenendo conto che in questo momento consegnare assegnazioni e esercitazioni equivale a dire “io ci sono”. Molti di noi sono arrivati alla conclusione che più che mai in questo momento bisogna lavorare “per competenze”, cioè chiedendo l’applicazione di ciò che si è imparato in contesti nuovi.

Il lavoro per competenze è il campo in cui si collocano due interessanti iniziative promosse una dalle medie di Predazzo e Tesero (vedi box) e l’altra dalla Scuola Ladina, in cui i ragazzi di IV liceo scientifico saranno protagonisti di un progetto di insegnamento tra pari sulla Rivoluzione Francese, con i ragazzi delle seconde delle medie di Campitello: 4 lezioni, con esercitazioni annesse, gestite dai diciassettenni, sotto il monitoraggio dei prof. Vinante, Fiore (medie) e Comini (liceo).

La didattica a distanza diventa così anche opportunità: i teen ager di oggi saranno i primi ad aver imparato a gestire i microfoni in una videoconferenza e a lavorare in modalità sincrona su un documento in Drive, prima di imparare a guidare un motorino.

E sì… per la prima volta mi sono sentita dire, più volte, “Prof.! Ma quando torniamo a scuola?”

Silvia Vinante

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