Dal Tibet alle Dolomiti,  camminando nel cielo

Spuntano come funghi. Chiunque si tenga minimamente aggiornato sulle vicende delle altre comunità di montagna, italiane e non, o chi semplicemente è solito smanettare sugli account instagram che propongono le foto più suggestive di tutto ì’arco alpino, non avrà potuto fare a meno di notare che i ponti sospesi, negli ultimi due o tre anni, sono spuntati come funghi. Dappertutto. Dal Piemonte al Vallese, dal Tirolo alla Slovenia, oggi c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Abbiamo cercato di capire quanto costano, come e perchè vengono realizzati e che tipo di utenza hanno. E per questo abbiamo parlato con Renato Bertolini, presidente del Consorzio di miglioramento fondiario del Comune di Tartano in provincia di Sondrio, poco oltre Morbegno, che pochi mesi fa ha inaugurato il ponte più lungo d’Italia: “Esistono due tipologie di ponte – quello pensato come attrazione turistica che collega due sentieri in alta montagna in un tratto particolarmente panoramico e quello pensato per siddisfare esigenze squisitamente civili come è avvenuto nel nostro caso”.

234 metri di lunghezza a 140 metri dal suolo. Queste sono le misure del “Ponte nel Cielo”, numeri che danno le vertigini e che fanno di questa struttura una delle più alte e più lunghe sulle Alpi: “Nello specifico, in Valtellina noi abbiamo scelto di collegare i due versanti di una valle molto stretta per unire il paese all’altro ad una frazione virtualmente abbandonata sulla montagna sul lato opposto dove hanno sede otto maggenghi (così si chiamano da queste parti le aree di pascolo di bassa quota) e due alpeggi che altrimenti risultavano molto difficilmente raggiungibili”.

Oggi quelle aree godono di una nuova vita e vengono raggiunte in pochi istanti dalla gente locale, dai pastori con capre e pecore al seguito e, secondariamente, anche dai turisti che, nei weekend, arrivano a migliaia.

“Quando nel 2016 abbiamo cominciato a ragionarci, ci siamo dovuti scontrare con i problemi dati dalla presenza costante del vento. È servito uno studio di fattibilità e molte verifiche per capire che la soluzione ingegneristica più adatta era anche la più semplice, cioè il classico modello tibetano, realizzato nel nostro caso con l’uso di quattro funi (e non le consuete tre), proprio per dare la possibilità a centinaia di persone di attraversarlo contemporaneamente”.

Da queste parti si sono affidati – non senza qualche polemica – ad uno studio di ingegneria austriaco per la realizzazione del progetto e a fornitori di materiale e di manodopoera locali per la esecuzione. 30 tonnellate di peso, tenute su solo da quattro funi d’acciaio, del tutto simili a quelle delle funivie – due alla base e due che fungono da corrimano: “Il problema del vento è stato risolto scegliendo di non avere paratie laterali ma solo una rete di protezione che possa lasciar passare l’aria. Lo studio sull’aerodinamica della struttura ci ha suggerito un modello che potesse flettersi molto ed è per questa ragione che non abbiamo tiranti laterali che lo immobilizzino, bloccandolo alla montagna”. La portata è di quasi 1000 persone: il ponte è largo un metro e sopporta un peso ben superiore a quello di 4 persone per metro quadro sufficiente d’inverno anche a sostenere un metro di neve.

Nonostante sia stato necessario realizzare le basi di ancoraggio con due strutture dotati di micropali iniettati di calcestruzzo, il ponte è stato pronto per i collaudi in breve tempo: “il ponte non è pubblico perchè il Consorzio è costituito fondamentalmente dagli abitanti del paese. Siamo costretti quindi a chiedere 5 euro di pedaggio ai turisti per pagare il costo totale di 800.000 euro che abbiamo dovuto anticipare. Quando avremo estinto i debiti, per il nostro status di “consorzio senza scopo di lucro” dovremo reinvestire gli utili per lo sviluppo della montagna”.

I ponti di questo tipo…

…più lunghi d’Italia si trovano anche in Toscana a San Marcello Piteglio (227 metri di lughezza e 36 di altezza), in provincia di Pistoia, e a Vagli, in provincia di Lucca (132) o in Val Sorda, in Veneto.

A Dossena, in provincia di Bergamo, a breve sarà realizzato un ponte tibetano simile ad una via ferrata che sarà lungo ben 550 metri e che avrà un’altezza massima di 300. Questo tipo di ponte non ha una pavimentazione tradizionale fatta con assi di legno o acciaio ma richiede l’uso di un imbrago di sicurezza per camminare su stretti appoggi metallici se non direttamente su una fune d’acciaio, come avviene su una via ferrata o in un adventure park. Lo stesso genere di struttura si trova a Claviere, non lontano da Sestriere in Piemonte, e a Sasso Castalda in Basilicata, e ovviamente hanno solo una funzione turistica.

E nelle nostre valli?

Sappiamo che sul Torrente Travignolo, sopra Predazzo, già esistono due piccoli ponmti tibetani – uno di 25 metri realizzato negli anni ’80 a pochi passi dal Centro visitatori del Parco Naturale di Paneveggio e l’altro di 40 metri in località Sottosassa sul “Salto dell’Inferno”, terminato cinque estati fa. Entrambi registrano un discreto passaggio ma, data la lunghezza e la posizione, non risultano certo indimenticabili.

Indipendentemente dall’opportunità economica, dove avrebbe senso realizzarne un altro? Dove esistono due punti frequentati che potrebbero essere collegati? Sono infiniti infatti i posti con una vista mozzafiato sul Gruppo del Sella piuttosto che sul Catinaccio ma non tutti sono ben collegati.

In alta quota forse ci sarebbe la possibilità di farlo nella zona del Rifugio Torre di Pisa lungo non più di un centinaio di metri. Forse avrebbe senso farne uno in cresta sulla Marmolada. Un altro papabile potrebbe essere in cima al Sass Pordoi, sul sentiero che porta al Boè: poco lontano dall’arrivo della funivia un ponte tibetano estremamente suggestivo potrebbe passare proprio sopra la Forcella e non toglierebbe nemmeno clienti al rifugio, anzi. Poche decine di metri sul vuoto con una vista incredibile.:

 

Enrico Maria Corno

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