Del futuro e del passato della Coppa del Mondo in Valle di Fassa

“I Mondiali Junior di sci alpino che si sono tenuti lo scorso anno non sono un punto di arrivo per la Valle di Fassa”. Lo riafferma con decisione Davide Moser, presidente del Comitato Organizzatore dell’evento. “La manifestazione sportiva è stata un banco di prova importante per pubblicizzare le potenzialità della valle in termini sia di strutture che di operatori. Ha svelato le capacità del nostro territorio e ha mobilitato grandi energie. Sarebbe un peccato non puntare a una gara di Coppa del Mondo”. Non manca fin d’ora l’evidenza della difficoltà oggettiva del progetto: “Non è semplice inserirsi nel calendario di Coppa del Mondo, visto che l’Italia vanta già quattro competizioni maschili e due femminili. Siamo inoltre in una fase dove l’attenzione è catturata dai Giochi Olimpici invernali del 2026. Una prima possibilità potrebbe essere quella di dare la disponibilità per il recupero di una gara cancellata per qualche motivo contingente. Non credo avvenga nell’attuale stagione invernale dove la neve abbonda su tutto l’arco alpino”. Proprio in questi giorni, la Federazione internazionale ha aggiunto in calendario una gara di parallelo a Zuers, in Austria, preferendola a Livigno che era in lista d’attesa già da molto tempo.

Detto questo, nulla è perduto e l’impegno continua sotto traccia. La valle di Fassa mette in campo un tridente ineguagliabile nel settore dello sci alpino. Ha capacità ricettiva, una struttura organizzativa rodata che può coinvolgere un elevato numero di volontari e due piste dalle caratteristiche idonee: l’Aloch e la VolatA. La prima si trova a Pozza di Fassa ed è stata recentemente ampliata e rimessa a nuovo ottenendo l’omologazione ufficiale per ospitare allenamenti e gare di Coppa del Mondo sia di slalom speciale che gigante. La seconda è al Passo San Pellegrino ed è nata per ospitare le discipline veloci, la discesa libera e il SuperG.

L’area che sta ai piedi della Regina delle Dolomiti, la Marmolada, offre un territorio che non ha nulla da invidiare ad altre blasonate località. Se riavvolgiamo il nastro del tempo scopriamo che la famosa gara 3-Tre, che ha dato il nome alla ormai celeberrima pista del Canalone Miramonti di Madonna di Campiglio, è passata anche per la Valle di Fassa. La prima edizione della 3-Tre è datata 19 gennaio 1950 con la Paganella, l’altopiano di Folgaria e il Monte Bondone a fare da palcoscenico a tre gare: discesa, slalom e gigante. Il nome dell’evento voleva appunto significare «Tre gare in Trentino». Grande dominatore di quella edizione fu il mitico Zeno Colò. Dopo una seconda edizione nelle medesime sedi, nel 1952 l’evento traslocò a San Martino di Castrozza, all’ombra del Cimon de la Pala fino a che l’anno seguente la 3-Tre mise radici, fino al 1956, tra Canazei e la Marmolada. La prima fu l’edizione dominata da René Rey che si aggiudico tre delle quattro gare in programma.   L’anno successivo la vittoria fu dell’austriaco Christian Pravda che vinse tre prove lasciando il podio dello slalom speciale a Stein Eriksen, un norvegese dal fisico statuario che si era aggiudicato due anni prima l’oro di specialità alle Olimpiadi di Oslo. Nei due anni successivi furono sempre atleti stranieri a primeggiare e tra questi anche il leggendario Toni Sailer, soprannominato dalla stampa “Der schwarze Blitz aus Kitz” (“il lampo nero di Kitzbühel”). Durante le Olimpiadi di Cortina del 1956 fu il primo sciatore a vincere tutte le gare di sci alpino: discesa libera, slalom gigante e slalom speciale. Terminati quegli anni, la 3-Tre lasciò il Trentino orientale per accasarsi definitivamente a Madonna di Campiglio. Non è semplice ricostruire la cronaca della 3-Tre in Valle di Fassa ma la memoria e l’esperienza di Fiorenzo Perathoner, ex presidente del Dolomiti Superski, non fallisce: «Purtroppo ho ricordi parziali di quel periodo. In una edizione sono stato anche direttore di gara e avevo la responsabilità di organizzare le piste. A quel tempo i tracciati erano battuti con i piedi nel senso letterale della parola. Avevo a disposizione un gruppo di militari che con gli sci dovevano livellare la pista e renderla più regolare possibile. Io stesso lavoravo in pista portando a spalla i paletti necessari alle porte. Ricordo che l’allora direttore della FISI Fabio Conci mi riprese bonariamente affermando che un direttore di gara doveva dirigere e non fare l’uomo di fatica”. Le gare si svolsero alternativamente a Canazei e in Marmolada: “Ovviamente le piste erano preparate in maniera artigianale – continua Fiorenzo Perathoner – e risultavano essere molto diverse da quelle battute con i mezzi meccanici di oggi. Fare una libera negli anni Cinquanta non era uno scherzo e gli incidenti erano all’ordine del giorno. Fortunatamente nel nostro caso non furono gravi. Ricordo tra questi anche la caduta del giovane Aga Khan”, l’uomo oggi 83enne, leader spirituale dei musulmani Ismailiti Nizariti, protagonista delle cronache mondane per i cavalli delle sue scuderie, per l’invenzione della Costa Smeralda, per la bellezza delle donne che stanno al suo fianco. “Abbiamo la stessa età”, conclude Perathoner: “Era un giovane appassionato di sci e amava le Dolomiti che frequentò spesso”. Il principe Aga Khan corse l’ultima volta la 3-Tre a Madonna di Campiglio nel 1963 sotto lo sguardo attento di Juan Carlos di Borbone, allora pretendente al trono di Spagna. “Purtroppo negli anni Cinquanta la stagione invernale era limitata al periodo natalizio. Gli albergatori di allora avevano difficoltà ad allungare la stagione per accogliere gli atleti della competizione sportiva in altri momenti”.

 

Gilberto Bonani

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