Dell'inquinamento luminoso e dell'effetto su flora e fauna

Qual è la esatta definizione di inquinamento luminoso? Quando può dirsi tale? Quali effetti secondari ha sulla natura, oltre al fatto di impedirci di vedere la volta stellata dopo il tramonto? Cosa andrebbe fatto per migliorare la situazione e a quali condizioni?

La definizione di “inquinamento luminoso” comunemente accettata dalla comunità scientifica è stata redatta dall’ISTIL (Istituto di Scienza e Tecnologia dell’Inquinamento Luminoso) di Thiene, in provincia di Vicenza, che è uno dei centri più rinomati a livello mondiale per la ricerca sulla “light pollution” la quale recita: “L’inquinamento luminoso è un alterazione della quantità naturale di luce presente nell’ambiente notturno provocata dall’immissione di luce artificiale. (…) Si tratta di un vero e proprio inquinamento della luce ma anche da luce, cioè la introduzione nell’ambiente di sostanze o di fattori fisici in grado di provocare disturbi o danni all’ambiente stesso”.

L’amore per la fotografia di Diego Del Monego, uomo di Ziano impegnato per anni nell’edilizia come geometra e astrofilo per passione, lo porta a documentarne un particolare processo che interessa in maniera indiscriminata tutto il mondo ma in particolare le montagne. “Le lampade impiegate per l’illuminazione pubblica e privata degli spazi esterni non si discostano da quello che era l’antico concetto di lanterna: le fiammelle a olio medievali così come i lampioni attuali o le insegne degli alberghi irraggiano luce ovunque nello spazio, anche verso l’alto, dove fondamentalmente non serve, invece di proiettarla esclusivamente verso il suolo”. Nelle nostre valli la questione è emersa nel 2006, grazie a un concorso di idee indetto dal CIPRA (Commissione Internazionale per la protezione delle Alpi): fu premiata l’avvocatura ambientale di Innsbruck e il suo progetto Die Helle Not, che tradotto dal tedesco significa “Il bisogno luminoso”, uno studio scientifico che determina quanto l’inquinamento luminoso procuri danni non solo all’ambiente ma anche alla salute umana. Nel mondo animale causa addirittura l’interruzione della catena alimentare: gli insetti notturni, attratti da fonti luminose non schermate, abbandonano i pascoli e i boschi per volare attorno alle luci fino alla morte per sfinimento. Gli ecosistemi della montagna vedono così diminuire in maniera considerevole un intero anello della catena alimentare creando un grave problema per quello successivo. Le stesse piante e i fiori finiscono per soffrire di una minore impollinazione. Anche l’uomo, del resto, ha bisogno del buio per dormire bene e produrre melatonina, l’ormone che aiuta a mantenere il giusto equilibrio tra sonno e veglia. Per questo motivo è importante capire che è assolutamente necessario orientare l’illuminazione pubblica e privata verso il basso e distanziarla dalle facciate delle case. La legge in parte già lo prevederebbe.

Qual è allora il corpo illuminante ideale? “Prima di tutto il palo dovrebbe essere di colore nero opaco e deve esser munito di un lungo braccio che lo distanzi dalla lampada. Questa dovrebbe esser schermata verso il basso con lamelle regolabili apaci di concentrare il fascio luminoso. La luce dovrebbe essere emessa da una lampada alogena o LED con filtro UV inserita nella calotta, schermata a sua volta per garantire l’effetto full cut off, non deve cioè emettere luce sopra un piano orizzontale”. Cavalese è stato uno dei primi comuni della Val di Fiemme che ha iniziato ad attuare un programma di miglioramento dell’illuminazione pubblica con l’obiettivo che la luce venga proiettata verso il basso. Un impianto all’avanguardia è presente anche in Val di Fassa, a Canazei dove l’illuminazione pubblica è quasi perfetta da questo punto di vista. Certamente non appaiono appropriati molti lampioni posti in corrispondenza di altrettante rotatorie lungo le valli di Fassa, Fiemme e Cembra che non rappresentano una scelta opportuna e vale lo stesso discorso anche per i fari impiegati per illuminare a giorno le zone sportive. I Comuni quindi andrebbero sensibilizzati perchè si organizzino congiuntamente per rinnovare il tipo di illuminazione che a loro compete o per aggiornare quella già presente.

Anche il singolo cittadino ha la possibilità di intervenire a favore dell’ambiente. L’invito che Diego Del Monego dà ai lettori è di evitare l’illuminazione dei balconi, eliminare le lampade applicate alle facciate e spegnere i fari che le illuminano. Per lui è un affronto al buon senso mantenere accese le luminarie natalizie anche a Pasqua e a Ferragosto: “Esaltiamo dunque la bellezza del cielo stellato cominciando ad eliminare l’illuminazione superflua”, continua Del Monego. “Valorizzare il territorio preferendo un turismo consapevole e attento all’ambiente può introdurre un nuovo modo di relazionarci con la nostra terra. Dato che il mercato non offre lampade dedicate all’ambiente alpino le nostre valli potrebbero essere le prime ad organizzare un concorso d’idee internazionale per incentivare la produzione di elementi di questo tipo, dedicati specificatamente alle zone di montagna. In questo modo sarebbe possibile trasformare le valli dell’Avisio in valli delle stelle senza rinunciare alla sicurezza”.

Valentina Giacomelli

 

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