Una estate da bollino rosso

La tempesta Vaia, l’evento più distruttivo mai registrato nelle foreste italiane, crea ancora molte preoccupazioni. Al danno ambientale ed economico legato alla gestione dei boschi ora si aggiunge la complessa problematica della percorribilità dei sentieri.   Una preoccupazione non solo per la prossima stagione turistica ma che accompagnerà per molti anni chi si muoverà nelle zone colpite dal maltempo.

La rete dei sentieri

La rete sentieristica che percorre le montagne del Trentino è fra le più complete e strutturate dell’arco alpino. Lo sviluppo complessivo dei percorsi è di 5.843 chilometri. Nelle vallate di Fiemme e Fassa ci sono 139 sentieri per una lunghezza complessiva di 594 chilometri, la distanza da percorrere con l’auto da Trento a Roma. Una prima valutazione (incompleta visto che diverse zone sono ancora innevate) indica che almeno un quarto dei sentieri è impraticabile o sono interrotti in più punti. L’ente che cura la viabilità in montagna è la Sat (Società degli alpinisti tridentini) ma non è l’unico: ci sono altri soggetti come Comuni, Parchi naturali, Ecomusei. A Trento esiste un prezioso archivio elettronico denominato “Catasto dei sentieri Sat” dove sono catalogati i 1001 percorsi segnati con la caratteristica bandierina bianca – rossa o rossa – bianca – rossa, con un proprio numero di riferimento. La rete dei sentieri Sat è curata principalmente da volontari (oltre mille) appartenenti alle sezioni Sat del territorio. Anche i gestori dei rifugi sono chiamati a collaborare per la manutenzione dei sentieri di pertinenza. Dopo la tempesta Vaia, mentre il dibattito pubblico si orientava sul danno ambientale ed economico, poco si è parlato di viabilità nei boschi, forse perché l’approssimarsi della brutta stagione non rendeva l’argomento attuale. Sfruttando le caratteristiche di un inverno avaro di neve la Sat però ha proceduto a stilare un quadro dei danni subiti dalla rete viaria della montagna, un archivio prezioso per gestire le problematiche della prossime stagioni estive. «Già nei giorni successivi al 29 ottobre – spiega Luca Biasi del Dipartimento tecnico della Sat – abbiamo iniziato a raccogliere le prime informazioni sui danni. Attualmente funziona un gruppo di lavoro, coordinato dal commissario Raffaele De Col, che analizza le varie indicazioni provenienti dal territorio. Quotidianamente il nostro archivio viene aggiornato in modo da avere un quadro della situazione più accurato possibile».

Le priorità d’intervento

La Sat fa manutenzione ordinaria, attraverso i suoi volontari, sui sentieri registrati nel catasto. Si tratta di mantenere la segnaletica verticale e orizzontale, portare a termine piccoli interventi sul piano del calpestio. Dopo l’evento catastrofico la rete dei sentieri necessita di una manutenzione straordinaria che può essere affrontata solo da squadre specializzate come i boscaioli o ditte dotate di mezzi meccanici. Sarà impossibile mettere mano a tutti i sentieri danneggiati, per questo il gruppo di lavoro ha fissato delle priorità. La Forestale ha già lavorato e sta lavorando per la riapertura delle strade forestali che a volte coincidono con sentieri escursionistici. L’obiettivo primario non è quello di favorire il passaggio dei turisti ma di permettere il transito dei mezzi per la raccolta del legname schiantato. Quindi strade forestali libere non significa automaticamente possibilità di percorrere i tracciati a piedi. Molti cantieri bloccheranno per mesi l’accesso agli escursionisti. Una seconda priorità è dettata dal raggiungimento dei rifugi e delle malghe dove il bestiame sale per la monticazione. Poi saranno eseguiti lavori sui sentieri di collegamento tra zone e vallate diverse. La mole degli interventi è notevole e le forze in campo non ancora certe, quindi nella prossima estate ci saranno percorsi inagibili per turisti, cacciatori e fungaioli. Con un’analisi attenta, prevista nei prossimi mesi, sarà possibile che alcuni tracciati siano addirittura cancellati dal catasto dei sentieri per i rilevanti danni riportati. I sentieri, specialmente in zone remote, richiedono interventi onerosi, economicamente non giustificati.

L’informazione turistica

Al complesso quadro descritto si aggiunge la delicata questione della comunicazione turistica. Per orientare gli escursionisti e prevenire incidenti è necessario diffondere notizie puntuali. Di questo si farà carico Trentino Marketing tramite gli uffici delle Aziende di promozione turistica delle varie località di vacanza. Utilizzando l’archivio della Sat (aggiornato dalla schiera dei volontari delle sezioni del territorio) gli addetti saranno in grado di avvisare gli escursionisti sui sentieri praticabili e quelli invece preclusi al passaggio. Nel mese di maggio saranno esposti, alla partenza dei vari sentieri ancora interdetti al transito, cartelli indicanti la pericolosità per la presenza di legname schiantato o di cantieri forestali. La Sat da alcuni anni offre (sul sito https://sentieri.sat.tn.it/wp/) una carta digitale dei sentieri del Trentino in cui sono indicati tutti i tracciati e le informazioni sugli impedimenti che riducono la loro percorrenza. Un ottimo strumento che gli escursionisti dovrebbero consultare prima di programmare una uscita. Alcuni territori, come quello di Moena, colpito due volte nel 2018 da eventi estremi, è forse la località più compromessa in Fiemme e Fassa. «Attualmente – afferma Domenico Sighel, responsabile della manutenzione dei sentieri della Sat di Moena – la maggior parte dei sentieri del territorio presentano criticità più o meno forti. Per la prossima stagione sicuramente saranno impraticabili i sentieri numero 632 (troi del Buro) sull’Alpe Lusia, il 524 che porta al Fontanel nel gruppo del Latemar, il 521 diretto al Sas da Ciamp e la zona Medil – Valsorda. Attualmente ci sono altri sentieri, tra cui alcune tradizionali passeggiate attorno a Moena ,che sono interrotte in alcuni punti. Allargando lo sguardo al Comune di Sen Jan c’è da segnalare le interruzioni dell’Alta Via dei Fassani per frana in località Pale Rabiouse e il tratto di sentiero da Santa Giuliana a Vael. Purtroppo alcuni interventi sono piuttosto onerosi, si tratta di togliere il legname abbattuto, ricreare parti intere di sentiero o realizzare ponti in legno, opere che non sono alla portata di noi volontari».

Convivere con il pericolo

Le brutte notizie non finiscono qui. I sentieri ripuliti dal legname abbattuto, risistemati dal punto di vista del calpestio e della segnaletica non sono comunque sicuri. Nelle zone dove la tempesta Vaia ha particolarmente infierito, rimangono ceppaie instabili, sassi, detriti che possono scendere a valle in ogni momento. Già con le prime piogge i volontari hanno segnalato un aumento della caduta improvvisa di alberi e sassi (alcuni anche di diversi quintali). Se andare in montagna comporta sempre un rischio prossimamente, e per diversi anni, l’asticella del pericolo è cresciuta. Parallelamente devono quindi aumentare le precauzioni di chi progetta una escursione. Tassativo è informarsi dalle varie fonti qualificate (uffici turistici, sito della Sat) sulla percorribilità dei sentieri, fare attenzione alla segnaletica, non oltrepassare aree chiuse per la presenza di cantieri o alberi abbattuti. Comunicare sempre ai famigliari o all’albergatore il programma della gita e avvisare se ci sono variazioni del programma giornaliero sono i consigli del Soccorso Alpino. Le categorie più a rischio sono i cacciatori e i raccoglitori di funghi che per la loro attività lasciano i tracciati ufficiali. La tempesta non ha solo abbattuto migliaia di alberi ma ha modificato la geografica dei luoghi rendendoli irriconoscibili. Sono già stati registrati casi di escursionisti esperti del posto che hanno perso la strada dopo aver intrapreso una escursione in luoghi praticati da anni. C’è un’ultima insidia. Molte delle piante abbattute non saranno mai recuperate o lo saranno in anni successivi. Da una parte il legname a terra costituisce un’utile forma di protezione per frane e valanghe ma saranno una temibile esca per gli incendi boschivi. Durante i periodi siccitosi crescerà il livello di pericolo. Quindi divieto assoluto di fumare e accendere fuochi nei boschi. I roghi potrebbero non solo devastare il territorio ma minacciare anche le case.

Gilberto Bonani

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