Fassa sogna le nove buche
OUTDOOR VAL DI FASSA

Cervinia, Courmayeur, Sestriere, Innsbruck, Sappada: cos’hanno in comune queste cinque località alpine, oltre ad essere naturalmente alcune fra le più famose mète del turismo invernale ed estivo? Ve lo diciamo noi: hanno tutte uno (o più) campi da golf. L’elenco sarebbe potuto essere anche molto più lungo, ci siamo limitati per ragioni di spazio.

Il golf dunque come “must” per completare un’offerta turistica già strepitosa. Ma anche di più: il golf per marcare la differenza in un mercato turistico già zeppo di offerte fantasiose e diverse. Come dite, non ci credete? Sentita questa. Qualche anno fa una nota rivista italiana di viaggi aveva chiesto ai lettori di indicare quale fosse la località turistica preferita in assoluto. Ha vinto Bormio. Possibile? Eppure – diremo noi, da buoni sciovinisti – Bormio non sembra tanto meglio di molte località nostrane, Fiemme e Fassa in primis. Bene, sapete perché si è imposta su tutte le altre? Ma certo, perché rispetto ad altre località turistiche Bormio può offrire splendidi campi da golf.

E da noi? Le nostre valli il golf non ce l’hanno. Con un’unica, orgogliosa eccezione: il Golf Club di Campitello di Fassa. Un dignitosissimo campo pratica, messo in piedi ancora nel 1995 da un manipolo di appassionati, coordinati da Diego Amplatz, titolare dell’omonimo negozio di attrezzature e abbigliamento sportivo a Canazei.

Va da sé che se vogliamo ragionare di golf in Fiemme e Fassa, due chiacchiere con Amplatz vanno fatte. Lo abbiamo perciò raggiunto a Canazei, nel suo negozio, per chiedergli di raccontarci la loro avventura e per scucirgli qualche riflessione sul futuro dell’attività golfistica in valle. Non potevamo chiedergli di meglio: gli occhi gli si accendono quando parla della sua passionaccia, il golf per l’appunto. “Ma lo sapete che nel 2022 a Roma si disputerà la Ryder Cup, che è la terza manifestazione sportiva più seguita al mondo dopo le Olimpiadi e i mondiali di calcio?” No, non lo sapevamo. “Ecco. Questo è il livello della questione oggi in Italia. Manca la mentalità, la cultura del golf”.

Riavvolgiamo per un attimo il nastro del racconto. Siamo nel ’95 e a Campitello sorge dunque il campo pratica: otto piazzole per il tiro, un “green” per la pratica. C’è anche un maestro per l’avviamento e i primi rudimenti. Gioco forza, data la localizzazione ai piedi delle Dolomiti, si apre solo nella stagione estiva. Ma il campo va, è frequentato, riscuote apprezzamenti da parte dei turisti. Nel 2000 viene aggregato alla FIG, la federazione nazionale del golf, ed è un passo importante.

Ma perché solo un campo pratica, e non un campo a nove buche, ad esempio? Spazio ce ne sarebbe, e anche molto bello, con vista su Dolomiti e Pordoi. Amplatz allarga le braccia: “Eh, volevamo fare proprio questo. Avevamo affidato all’ingegner Bani, che di professione fa proprio il progettista di campi da golf, un progetto ad hoc per le nove buche, che si sarebbe dovuto realizzare sulla sinistra orografica dell’Avisio, interamente nel territorio comunale di Campitello. La zona è quella dove sorgono anche campi da tennis e da calcio, dove atterrano i parapendii, dove c’è un maneggio di cavalli. Il nostro progetto integrava tutto perfettamente. Sarebbe potuto diventare un Centro sportivo abbastanza unico nel suo genere nelle Alpi”.

Sarebbe, al condizionale: perché il progetto è ancora nel cassetto. Chi lo ha stoppato? Non la Provincia, la quale a fronte di un progetto ben fatto e condiviso dalle comunità locali non avrebbe nessuna difficoltà a firmare il nulla osta.

“Da notare che tutti gli appezzamenti di terreno compresi nel progetto” ci spiega Amplatz “ricadono già nella destinazione urbanistica a campi da golf. E abbiamo due sindaci che si sono sempre dimostrati molto favorevoli al progetto: quello di Canazei, Silvano Parmesani, è un giovane golfista che da anni viene a fare pratica nel nostro campo. Il sindaco di Campitello, Ivo Bernard, era con noi nel ’95 quando aprimmo il campo pratica”.

E dunque? Quale è il problema? Amplatz non lo dice, ma probabilmente la ragione della stasi è da ricercarsi nei pregiudizi che il golf ancora si porta dietro e che potrebbero dividere la comunità. Una eventualità che le amministrazioni in carica, a un anno dalle elezioni comunali, forse non se la sentono di affrontare.

“Il golf non solo aiuterebbe a preservare e a valorizzare al meglio quella parte di territorio” spiega Amplatz. “Ma contribuirebbe anche a destagionalizzare il turismo, che oggi nel periodo estivo è concentrato tutto in venti, trenta giorni. E poi, diciamolo chiaramente che non può essere più considerato uno sport da ricchi”. In effetti, una buona attrezzatura completa ormai la si trova a qualche centinaio di euro al massimo, e dura una vita. E la tessera a un circolo – esclusi ovviamente i più esclusivi – nei venti campi da golf trentini mediamente si aggira fra i 300 e i 500 euro. Nulla di paragonabile alla pratica sciistica.

Tornando al campo pratica di Campitello, ci sarebbero tutti gli “ingredienti” per un’offerta di qualità, appetibile a un target molto eterogeneo, composto sia da appassionati locali che da moltissimi turisti. Amplatz guarda anche un po’ più in là e arriva a ipotizzare convenzioni con campi da golf già esistenti al di qua e al di là delle Dolomiti. Assicurerebbe di minimizzare i costi (impianti e personale potrebbero essere fatti ruotare fra più Club) e di offrire ai golfisti “pacchetti” di giocate su più campi.

Un bel sogno, che per ora si scontra con le logiche politiche. Staremo a vedere.

D.F.

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