I gatti sono spesso dei salvavita

Sarà capitato a tutti di incontrare un gatto abbandonato o smarrito. Molti di noi si saranno preoccupati di «aiutarlo», rincorrendolo goffamente magari spaventandolo, oppure cominciando a telefonare a tutte le associazioni animaliste di propria conoscenza. In un momento delicato come quello, infatti, scatta la sindrome dell’«io ti salverò». Ma siamo sicuri che quell’animale sia davvero diperso e bisognoso di aiuto? La storica Legge 281 del 1991 ha stabilito che i gatti non sono più randagi, ma sono liberi. Un cambiamento rivoluzionario per questi animali e per le persone che se ne occupano, le cosiddette “gattare”, che da allora sono diventate ufficialmente tutor: ovvero custodi delle colonie feline, i piccoli o grandi raggruppamenti in cui vivono i mici appunto liberi. Dunque, quando si vede un gatto non rinchiuso in un appartamento, per prima cosa bisogna informarsi su chi è la sua tutrice o proprietaria, chiedendo ai portinai, ai condomini, ai passanti e anche all’Azienda di tutela salute (ex-Asl) veterinaria di zona. In quanto colonie feline sono censite e la loro responsabile riconosciuta è l’Ats. Se il micio risulta di colonia, non bisogna fare alcunché, c’è già chi si occupa di lui. Un’altra situazione potrebbe riguardare un gatto «che esce», che vive in casa ma ha accesso al giardino privato o condominiale. Anche in questo caso, bisogna informarsi e non sottrarre un animale che ha un padrone, avendo la possibilità di andare in un giardino protetto, senza pericoli. “Se si appura che il gatto è davvero bisognoso di aiuto, gli si porta del cibo. In questa stagione invernale, è meglio portare cibo secco, che non marcisce, insieme a una ciotolina d’acqua. In questo modo, lo si nutre ma anche si prende un po’ di confidenza. Così si vede se sta bene, dalle condizioni del pelo e degli occhi, o se ha problemi di salute. Dai gesti del micio, inoltre, si capisce se è domestico, se ha confidenza con gli umani o se è diffidente” racconta Elisabetta Castellani, che da anni si occupa di gatti tra Forno di Moena e Paneveggio. “Dopo che si è fatta un minimo di conoscenza, e possono essere necessari parecchi giorni, si può cercare di prenderlo per portarlo da un veterinario per un controllo sanitario e anche dell’eventuale microchip”. Da anni l’Associazione “Amici Degli Animali di Fiemme e Fassa” si occupa del censimento dei gatti delle nostre valli, delle sterilizzazioni in convenzione con i comuni aderenti e di catture in protezione con gabbie-trappola, fornite con tanto di spiegazioni sull’uso da alcuni veterinari e da alcune associazioni animaliste, quali LAV Fassa o Fiemme. Ma cosa vuol dire essere una “gattara”? Lo abbiamo chiesto a Miriam Locatin, volontaria dell’Associazione Amici degli Animali e referente per i gatti di Fassa: “Essere una gattara è un gran sacrificio, e chi lo fa è mosso solo da una cosa: l’amore incondizionato per gli animali e soprattutto per i gatti. L’amore per gli animali è qualcosa che nasce da dentro, è nel dna di noi “gattare”. Non esistono animalisti/ste bensì persone empatiche che hanno a cuore il benessere degli animali e che non riescono a girarsi dall’altra parte quando trovano una creatura indifesa in difficoltà, lasciata spesso al proprio destino essendo incapace di chiedere aiuto. La mia passione per gli animali, ed in particolare per i gatti, è nata da bimba, fortunatamente supportata dalla mia famiglia, soprattutto da mia mamma Antonietta. Negli anni poi ho iniziato una collaborazione con l’associazione amici degli animali di Fiemme, fino a che, qualche anno fa, ne sono entrata a far parte attivamente diventando la referente per la Val di Fassa. Attualmente abbiamo circa 19 colonie feline monitorate, (116 gatti censiti) , che riusciamo a gestire grazie al grande cuore di alcune persone volontarie che dedicano tempo e denaro a sfamare i gatti ed a controllare che stiano bene. Voglio precisare che tutti i gatti randagi del comune di Fassa, sono di proprietà dei sindaci, anche se poi ad accudirli ci pensano le volontarie, supportate dall’Associazione, che in questi anni ha stipulato una convenzione con i vari comuni di Fassa, riuscendo così a contenere le nascite con la sterilizzazione. Se ci si dovesse imbattere in un gatto bisognoso, vorrei quindi ricordare di rivolgersi ai vigili urbani, che sono alle dipendenze del comune, e collaborano attivamente con noi volontarie. Un’ultima cosa mi sento di dire dire: sterilizzate! Sia gatti femmine che maschi, staranno meglio loro e voi. E comunque gattini da adottare se ne trovano sempre”. Della stessa idea Franca Genetin, referente della Valfloriana, che da più di 30 anni si occupa di animali. “In realtà fin da bimba ero predisposta all’aiuto e al salvataggio degli animali. Colonie in Valfloriana ce ne sono solo 3 attualmente, estinte per gatti anziani e malati. La più grande comunità di gatti è a casa mia, tutti gatti della Valfloriana a cui sono deceduti i proprietari o sono in casa di riposo e i parenti non potevano o volevano tenerli. Quando è possibile mi aiuta Ester, una mia amica, altrimenti sono da sola ma comunque la gente qui, come a Castello, Molina e anche a Cavalese, mi aiuta come Associazione, comprando cibo nelle cassette posizionate nei negozi, un gesto lodevole delle persone di buon cuore che aiutano come possono. Gli animali per me sono come la mia famiglia e un gatto che fa le fusa quando sono stanca o arrabbiata è per me la miglior medicina.” Ma quali sono le difficoltà riscontrabili in una comunità come quella della Valfloriana? “In realtà poche per i gatti perché qui ci conosciamo tutti e di conseguenza se c’è un gattino in giro, si trova sempre il proprietario. Ogni tanto però capita di trovare animali abbandonati: la gente passa con la macchina e li scarica vicino ai paesi, ora è un pò più facile perché per fortuna abbiamo un gattile nuovo a Ziano di Fiemme, cosi li portiamo lì, altrimenti anni addietro li tenevamo in stalla e le volontarie nelle proprie case. A tal proposito, ringrazio anche l’amministrazione comunale di Valfloriana che, più volte, mi ha aiutata a risolvere qualche problema con cani e gatti, dimostrandosi molto sensibile a riguardo. Un ringraziamento va anche ad un’altra “gattara” storica, Liliana Monsorno di Varena, che in Val di Fiemme è un prezioso punto di riferimento per molti gatti”. Insomma se perdete un gatto adesso avete le idee più chiare a chi rivolgervi: non esitate a contattare l’Associazione Amici degli Animali di Fiemme e Fassa e non dimenticatevi di lasciare dei volantini con il vostro recapito e la descrizione del gatto, non si sa mai che si sia davvero perso, scappato di casa o proveniente da una zona non proprio vicina. Ultimo consiglio: pubblicizzare il fatto sui social soprattutto su Facebook!

Federica Giobbe.

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