Il futuro lo ricostruiremo solo insieme

I prossimi saranno mesi difficili per la categoria, Giovanni Dellagiacoma, presidente della sezione fiemmese dell’Associazione Artigiani Trentino, non lo nasconde. Eppure, non perde l’ottimismo: “Insieme ce la faremo”, commenta fiducioso.

Dopo due mesi di lock-down, come stanno gli artigiani fiemmesi?

Il settore artigianale è stato messo duramente alla prova, soprattutto le categorie legate alle presenze turistiche e quelle dei servizi alla persona, come estetisti e parrucchieri. Il turismo nella nostra realtà è un volano che traina tantissime attività; se viene a mancare a risentirne, direttamente o indirettamente, sono quasi tutti. La preoccupazione in ambito edilizio è soprattutto per il 2021: per quest’anno molti lavori erano già stati programmati, commissionati e avviati, ma per il prossimo temo saranno pochi coloro che vorranno investire. Teniamo conto che le ultime stagioni erano andate molto bene: si stava respirando un clima di coraggio e fiducia, anche in vista delle Olimpiadi. L’epidemia sanitaria ha di fatto bloccato questo slancio.

Quali possibili vie d’uscite vede a questo stallo?

A livello nazionale la risposta alla crisi è stata scarsa e lenta: le aziende che avevano messo da parte qualcosa riusciranno, seppur a fatica a rialzarsi, come avevano fatto con la crisi economica; altre non ce la faranno, soprattutto quelle che avrebbero bisogno di soldi ora e dopo due mesi stanno ancora aspettando il primo intervento economico, nonostante le tasse le abbiano continuate a pagare. A livello locale, ci stiamo confrontando con la Giunta provinciale e le altre categorie economiche trentine. Nella nostra provincia il sistema delle detrazioni fiscali ha sempre funzionato molto bene e potrebbe essere un incentivo per i cittadini. In generale, credo che la soluzione non vada cercata solo nella disponibilità di liquidità (che comunque è importante), ma facendo ripartire un meccanismo basato sulla fiducia degli investitori. Le aziende hanno bisogno di lavoro, non solo di aiuti. Inoltre, è necessario ridurre in modo sostanziale la burocrazia, che da tempo porta via tantissimo tempo a noi imprenditori, e rivedere le modalità della formazione obbligatoria, che così come impostata rischia di diventare difficilmente sostenibile.

Siamo entrati nella fase due: come cambierà il lavoro e con quali costi?

Dopo un’iniziale confusione sulle regole, ci siamo organizzati con le mascherine per noi e i nostri dipendenti e con la disinfezione dei mezzi e delle aree di lavoro. L’utilizzo dei Dpi e la gestione della sicurezza, inoltre, necessiteranno di formazione specifica. Tutto questo naturalmente comporta una lievitazione dei costi non indifferente. Bisognerà mettere in conto almeno una settantina di euro al mese di mascherine per dipendente, oltre al prezzo del gel disinfettante, che si aggira attorno ai 36 euro al litro. Si spera che ci vengano incontro almeno a livello di detassazione.

Come categoria da tempo lamentate la difficoltà a reperire personale. Questa situazione inciderà su questo aspetto?

Il problema della carenza di personale ci affligge da qualche anno. Si pensi che a inizio 2020 le impresi edili di Fiemme offrivano un centinaio di posti di lavoro. A livello politico la questione è stata gestita male. Non è infatti giusto che chi percepisce il reddito di cittadinanza non sia di fatto presente sul mercato del lavoro: i sussidi dovrebbero essere concessi solo fino alla prima proposta di impiego. Inoltre, in Italia da 20 anni si investe solo su studio e università. Sono convinto che la scuola dovrebbe essere un mezzo per raggiungere un obiettivo, obiettivo per il quale non tutti sono portati. Purtroppo, molte famiglie vogliono a tutti i costi il figlio dottore. Il risultato è che ci sono tantissimi laureati disoccupati e molte aziende artigiane si ritrovano senza manodopera in settori che garantirebbero impieghi sicuri e a lungo termine. Senza dubbio negli ultimi anni le scuole professionali hanno fatto passi da gigante nella formazione. Penso, per esempio, alla scuola del legno di Tesero, che grazie all’Alternanza Scuola-Lavoro ha messo in contatto tanti apprendisti e aziende. Non so come l’epidemia sanitaria influenzerà questa situazione: chi ha già lavori commissionati, probabilmente cercherà ancora manodopera; chi si trova nell’incertezza, resterà in attesa di capire come andrà il mercato prima di fare nuove assunzioni.

Secondo lei l’epidemia di Covid-19 è servita a sviluppare una maggior consapevolezza dell’importanza di comprare locale?

Spero di sì. Questa situazione potrebbe essere l’occasione per renderci conto che investire sul territorio produce ricadute a catena. E non è nemmeno solo una questione economica: affidarsi alle professionalità del territorio permette di mantenere in vita i nostri paesi anche da un punto di vista delle relazioni umane.

Per artigiani, commercianti e operatori economici questa situazione può essere servita invece per reinventarsi, per uscire da dinamiche ormai fossilizzate?

“Io ho sempre fatto così” è la frase più sbagliata da dire. A livello imprenditoriale bisogna sempre sapersi reinventare, se no si chiude. Oggi più che mai è necessario essere in grado di ricavarsi una nicchia per avere garanzie di lavoro e poter avviare collaborazioni con aziende dello stesso settore. Senza dubbio l’emergenza sanitaria ci ha fatto capire cosa conta davvero: eravamo sempre di corsa, lavoravamo oltre il limite: ora che abbiamo dovuto tirare il freno, abbiamo ridato valore alla vita e ai rapporti umani. Già prima del blocco, delle attività in Valle di Fiemme avevamo avviato una serie di incontri tra categorie economiche perché consapevoli di quanto fosse importante lavorare e progettare insieme. Ancor di più oggi, sono convinto che solo se collaboreremo, riusciremo a rialzarci. Se ognuno camminerà per la sua strada non andremo, invece, da nessuna parte. Ci sarà purtroppo chi non ce la farà, ma sono certo che come valle torneremo forti. Dobbiamo crederci e renderci conto, a tutti i livelli – anche a quello personale -, che il tessuto economico di un territorio, e di conseguenza il suo benessere, lo si costruisce solo insieme.

Monica Gabrielli

 

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