Il Miracolo del Campo 60

Nello sperduto arcipelago a nord della Scozia, ancora oggi rimane inalterata la memoria del “Miracolo del Campo 60” e nè gli anni nè le difficili condizioni ambientali hanno cancellato il coraggioso lavoro dei nostri soldati tanto che, negli ultimi anni, il numero di visitatori che arrivano nella minuscola isola di Lamb Holm per visitare la “Chiesetta degli Italiani” cresce.

Facciamo però un passo indietro riavvolgendo il nastro della storia. Il 14 ottobre 1939, a poco più di un mese dallo scoppio del secondo conflitto mondiale, un sommergibile tedesco riesce a penetrare nella base della Marina di Sua Maestà nelle Isole Orcadi, all’estremo nord della Gran Bretagna, e affonda l’ammiraglia Royal Oak causando la morte di 800 uomini. Winston Churchill prende la decisione di chiudere quel tratto di mare con una serie di barriere in cemento ma difetta di maestranze. Allo scopo viene inviato, in quelle fredde contrade, un contingente di italiani catturati dagli inglesi in Africa tra cui c’è Domenico Chiocchetti di Moena, uomo buono e appassionato di arte sacra. Ha imparato le tecniche pittoriche e di restauro nella bottega dello scultore Viktor Pitscheider di Ortisei prima che la chiamata alle armi lo strappasse alla sua occupazione. Il lavoro per realizzare gli sbarramenti è pesante e la nostalgia della casa lontana è tanto forte che una delegazione di quei prigionieri si presenta al comandante del campo, il maggiore Thomas Pyres Bukland, chiedendo di poter realizzare una cappella dove ritrovarsi e ricreare un legame con la famiglia attraverso la preghiera. In primis è la realizzazione della statua di San Giorgio a cavallo che uccide il drago, un’opera geniale considerando il fatto che viene prodotta con filo spinato e cemento. Le autorità inglesi capiscono che gli italiani fanno sul serio e danno l’assenso perché due capannoni militari di forma semicircolare in lamiera ondulata vengano uniti per costituire la struttura della piccola chiesetta. La facciata e gli arredi stupiscono gli inglesi allora come continuano a stupire i numerosi visitatori oggi. L’interno viene quindi affrescato da Domenico Chiocchetti in un contesto che ricorda la scena del Tenente Raffaele Montini che in Grecia dipinge la chiesetta ortodossa in tempo di guerra nel film Mediterraneo. Tra gli angeli e un cielo stellato, il fassano realizza una stupenda Madonna con Bambino che tende un ramoscello di ulivo. Si tratta di una copia rivista del famoso dipinto della Madonna dell’Ulivo, opera del pittore genovese Nicolò Barabino, tutt’ora conservata nella chiesa di Santa Maria della Cella a Sampierdarena. L’immagine, donata dalla mamma di Domenico Chiocchetti al momento della partenza per la guerra, era stata conservata gelosamente dall’artista durante le difficili battaglie in Cirenaica e lo accompagna ancora nei lunghi mesi di prigionia. Completano l’arredo interno una straordinaria cancellata di ferro battuto, finestre istoriate e suppellettili. Tutto viene realizzato attingendo a materiali poveri e a ciò che rimane delle navi affondate. La facciata della chiesa si rifà allo stile gotico ed è dipinta di bianco contornato in rosso.

Quando nel 1944 il contingente italiano lascia le Orcadi, la chiesetta rimane inevitabilmente esposta all’azione demolitrice della neve e del vento salmastro ma la gente delle Orcadi si muove per salvare «the Italian Chapel”. Nel 1958 viene infatti costituito un comitato per la sua salvaguardia e due anni dopo la BBC rintraccia a Moena Domenico Chiocchetti invitandolo a tornare per restaurare i dipinti realizzati durante la sua prigionia. Lo stesso Chiocchetti tornerà anche nel 1964 con la moglie Maria per donare le 14 stazioni della Via Crucis e ancora nel 1970, con tutta la famiglia. Da allora, i rapporti tra Moena e le Orcadi si sono fatti più frequenti w in più occasioni alcuni rappresentanti della Valle di Fassa sono andati nel Nord della Scozia e, viceversa, gli scozzesi sono stati ospitati a Moena tanto che dal 1996 esiste una formale dichiarazione di amicizia tra le due comunità.

La storia dei prigionieri italiani nelle isole Orcadi è diventata anche un libro scritto dal giornalista locale Philip Paris, rivelando a una platea più vasta la vicenda condivisa per anni solamente dalle due comunità. Oggi decine e decine di migliaia di uomini e donne di tutta Europa visitano la chiesetta, la considerano un simbolo della vittoria dell’amore sull’odio, della tolleranza sul fanatismo, della pace sulla guerra come aveva creduto fin dall’inizio quel giovane artigiano di Moena. Ultimamente sono stati aggiunti alla cappella anche una piccola libreria e una serie di servizi a corollario della visita. Anche la croce in legno donata dal Comune di Moena nel 1960 è stata sostituita da una nuova offerta direttamente dalla famiglia Chiocchetti. Nel febbraio di quest’anno, prima che la pandemia da Covid-19 prendesse il sopravvento, una delegazione scozzese e una moenese, si sono date appuntamento a Latina per festeggiare i 100 anni di Dino Caprara, l’ultimo superstite del “Campo 60”.

Gilberto Bonani

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