Il parco della memoria

La Val di Fassa avrà il suo Parco della memoria storica della Grande Guerra. Tre i pilastri sui quali si basa il progetto: la trasformazione della mostra “La Gran Vera” di Moena in museo permanente, il restauro e la riapertura dell’ospizio al Passo San Pellegrino e la valorizzazione dei siti del primo conflitto mondiale. Un sogno che diventa realtà per Michele Federspiel, curatore onorario della mostra assieme a Mauro Caimi, che da tempo punta a collegare con un filo tematico i luoghi della Grande Guerra, creando occasioni di conoscenza, approfondimento e riflessione.

Il primo punto del progetto è la trasformazione della mostra “La Gran Vera” in museo permanente. L’esposizione – inaugurata, in occasione del centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale, nel luglio del 2014, grazie a una sinergia tra il Comune di Moena, l’Istituto Culturale Ladino e l’associazione “Sul fronte dei ricordi – ha già visto oltre 80.000 visitatori, attratti da un allestimento coinvolgente e in continua evoluzione. La mostra, da un punto di vista puramente economico, ha i bilanci in attivo e garantisce ai volontari un cospicuo contributo annuale che viene reinvestito in progetti sul territorio.

“La Gran Vera” diventerà dunque la sezione Grande Guerra del Museo Ladino di Fassa. Attualmente si stanno definendo – tra Comune di Moena, Provincia di Trento e Comun General de Fascia – i dettagli burocratici ed economici che richiederanno un paio d’anni di tempo per arrivare a soluzone. Nel frattempo, la mostra continuerà ad essere aperta.

Il progetto che riguarda la riabilitazione dell’ospizio del San Pellegrino coinvolge, invece, il Comune di Moena e il noto marchio di abbigliamento per la montagna Salewa che intende ripristinare la struttura, creando posti letto e un punto ristoro. L’ospizio – che era stato bombardato e distrutto durante la guerra e poi ricostruito e tornato in funzione fino al 1992 – diventerà il punto di riferimento del Parco della Memoria, il luogo dove trovare figure professionali appositamente preparate, audioguide, informazioni per escursioni e approfondimenti sulla storia della valle.

Il terzo fondamento del Parco della Memoria sarà poi la valorizzazione dell’opera di recupero dei siti della Grande Guerra portata avanti da oltre vent’anni dall’associazione “Sul fronte dei ricordi”. Sono i volontari del gruppo a mantenere in buono stato e in sicurezza i suggestivi percorsi tra trincee e fortificazioni che permettono di camminare – non senza emozione – nei luoghi dove cent’anni fa si è combattuto.

“Vorrei che questo progetto, rilevante anche dal punto di vista della destagionalizzazione turistica, che diventasse un modello anche per la Val di Fiemme che ha importanti luoghi da valorizzare, come Sadole”, sottolinea Federspiel, che ha sviluppato la passione per la Grande Guerra già da bambino. La sua stessa storia familiare racconta quella ferita sociale, oltre che umana, che è stata il primo conflitto mondiale. Il nonno materno, l’alpinista Bruno Federspiel, era tirolese; quella paterno italiano, pilota di aerei da caccia durante la guerra. In montagna, nei luoghi teatro dei combattimenti, Federspiel ha iniziato a collezionare i primi cimeli che negli anni sono andati a formare una summa capace di raccontare come la Prima Guerra Mondiale sia stata vissuta in Val di Fassa, allora parte dell’Impero Austro-Ungarico. Quei pezzi sono oggi esposti all’interno della mostra “La Gran Vera”, che permette ai visitatori di entrare nella storia anche attraverso percorsi in trincee ricostruite: “Ho accettato di mettere a disposizione la mia collezione a patto che l’esposizione raccontasse la verità storica che deve rispettare vincitori e vinti. La mostra non è una semplice raccolta di reperti ma una finestra che vuole raccontare quella grande tragedia che la “Gran Vera” è stata per la Val di Fassa. I visitatori si immedesimano, si emozionano, si commuovono. E il messaggio vuole proprio essere questo: parliamo di guerra per costruire la pace”

Monica Gabrielli.

 

 

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