Il trionfo dello chef Guglielmo Romani

Guglielmo Romani esordisce con umiltà e schiettezza: “Così come mi vede, così sono stato in televisione, nelle cucine di Hell’s Kitchen”.

Lo chef dell’hotel di Tesero “Al Cervo Gourmet and Dolomiti Experience” è riuscito a soddisfare il cuoco Carlo Cracco, star televisiva dalle esigenze ardue da compiacere, tanto da conquistare il secondo posto nella classifica di un famoso reality show.

Come hanno reagito i suoi titolari?

“Quando ad ottobre la troupe di Sky è arrivata in hotel per consegnarmi la giacca blu del programma siamo rimasti tutti senza parole. Loro mi hanno sempre sostenuto. In principio erano titubanti, perché noi cinquantenni non abbiamo lo stesso rapporto che hanno i giovani con il mondo dei reality. Erano anche un po’ spaventati per un’eventuale riorganizzazione, visto che mancava poco all’inizio della stagione invernale. Io non mi ero posto il problema. Credevo di tornare a casa dopo qualche puntata. Invece ci sono rimasto dal 5 al 19 novembre, il giorno della finale (in onda il 22 novembre). Il 21 novembre ero già Al Cervo in cucina”.

Che piatto aveva presentato al primo casting?

“Una zuppetta di frutti di bosco con una sponge cake e mousse di yogurt. In realtà la scelta poteva essere molto limitata. Per completare la preparazione c’erano a disposizione solo pochi minuti e un forno a microonde”.

In finale c’era tutto il suo amore per la Val di Fiemme. Ci ricorda il menù?

“Come entrée, una crema di patate con crostino di segale e salmerino affumicato. Come antipasto, uovo poché con crema di caprino, porcini fritti e cioccolato alla grappa. Come primo, tagliatelle al timo con ragù di coniglio e zucchine croccanti. Come secondo, una lombatina di cervo, con purè di sedano rapa e ristretto di Lagrein. E come dolce, un raviolo con tartare di uva sultanina, pinoli tostati e salsa alla vaniglia, una rivisitazione del nostro strudel, che a mio parere ha stupito”.

Come funzionava la cucina del reality?

“Il ristorante aveva circa 80-90 coperti, suddivisi tra due squadre. Bisognava garantire 3 antipasti, 3 primi, 3 secondi e 2 dolci. A mano a mano che si procedeva alle eliminazioni rimanevamo sempre meno, con un vero inferno da gestire”.

Cosa ha fatto la differenza?

“Sicuramente la capacità di fare squadra, di comunicare e di assumersi responsabilità. Anche l’umiltà è stata fondamentale: i gradassi, che poi si dimostravano inconcludenti, hanno avuto vita breve. Da un punto di vista culinario, la bravura di un cuoco si vede quando riesce a creare piatti perfetti e stuzzicanti anche se ha poco in cucina”.

Le è piaciuto lavorare con chef di grido come Cracco e Bottura?

“È stata un’esperienza incredibile. Sono dei ricercatori, quando staccano dalla cucina si mettono a studiare. A quel livello, la cucina diventa la vita. Bottura è inarrivabile: è uno dei 50 chef migliori al mondo e lavorare al suo fianco è stato pazzesco”.

Com’è stato il ritorno a casa?

“C’è stato molto affetto da parte della gente. C’è chi si è fatto l’abbonamento a Sky per seguirmi. Comunque, nessuno mi ferma per strada, a differenza si quanto succede al concorrente siciliano Luca che quasi non riesce a uscire di casa. Sono felice perché dopo il reality ho inaugurato un angolo ristorante all’interno dell’albergo Al Cervo”.

Silvia Vinante

Ti potrebbero interessare anche:

Lascia un commento