In Fiemme e Fassa la fede non è in crisi

Anche la Chiesa è in crisi e non è certo una novità: diminuiscono matrimoni e battesimi, tramontano le vocazioni. L’ultimo Rapporto sulla secolarizzazione in Italia che prende in considerazione vent’anni, dal 1991 al 2011, rileva il crollo del numero complessivo di sacerdoti, frati e suore che nel ventennio esaminato sono passati da 57.274 a 48.333 (i religiosi da 5.000 a 3.392 e le religiose da 125.800 a 89.299). Una riduzione difficile da arginare con le nuove ordinazioni, appena 408 nel 2011, anche tenendo conto del reclutamento di clero straniero e della possibile apertura a scelte epocali, come l’abolizione del celibato per riavvicinare i giovani al sacerdozio. I bambini battezzati, poi, sono passati dagli oltre 515mila del 1991 ai 420.553 del 2011. In calo anche prime comunioni e cresime nonché i matrimoni religiosi che nel 2011 sono anche stati superati nel Nord Italia, per la prima volta nella storia, da quelli civili (51,7% del totale).  

Le nostre valli non si allineano alla tendenza nazionale: i Sacramenti non accusano grandi contrazioni, tengono battesimi, prime comunioni e cresime e anche il matrimonio in Chiesa resiste. È il numero delle vocazioni, invece, che si riduce anche da noi evidenziando il grande cambiamento di rotta rispetto al passato. È interessante, infatti, il confronto dei dati attuali riportati nell’Annuario Diocesano per l’anno 2015 (Editrice Vita Trentina) con quelli del periodo che va dal 1930 al 1960, durante il quale molti giovani fiemmesi e fassani, sono andati ad alimentare le fila dei presbiteri.

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