In vino veritas

Valeria Tait, 27 anni, di Cavalese, nel vino ha trovato la sua strada. Dopo una triennale in Lingue, si è ritrovata, come tanti giovani, indecisa su cosa fare della sua vita e non trovando lo stimolo giusto per proseguire negli studi, ha deciso di buttarsi nel mondo del lavoro. Tornata in Valle e spinta dalla famiglia, ha trovato occupazione presso l’ufficio vendite de La Sportiva. Dopo un primo periodo di prova, il suo contratto è stato trasformato in uno a tempo indeterminato. Il sogno di tanti, ma per Valeria, non è stato così. “Mi vergognavo nel sentirmi infelice e quasi incatenata. Sentivo che non era la strada che volevo percorrere per tutta la vita”. Per mesi e mesi ha pensato al suo futuro, poi è arrivato lo stimolo che aspettava ed ha cominciato a frequentare un corso di sommelier. Un percorso articolato su più livelli, che prevede prove teoriche e pratiche ed un esame finale impegnativo. Nel 2017 decide di fare anche uno stage. Di giorno in ufficio e di sera al ristorante.

Valeria, che in un ristorante ci è cresciuta, al Costa Salici di Cavalese, potrebbe lavorare per il fratello, ma “sarebbe stata una strada facile e troppo comoda, volevo una sfida”. Il suo obiettivo è quello di trovare un locale che si occupi di vino seriamente ma senza essere troppo pretenzioso o formale. Dopo un colloquio con lo chef Gilmozzi, pur con un po’ di timore, inizia lo stage Al Molin. Da subito trova un ambiente sereno e stimolante, dinamico e giovanile. E si sente finalmente felice e realizzata come desiderava. “Mi sono subito domandata se quella era la mia strada ed ho scoperto che lo era davvero. Per questo mi sono candidata per lavorare full-time. Il primo a chiedermi se ne fossi realmente sicura è stato proprio lo chef. Nessuno credeva che volessi lasciare un lavoro a tempo indeterminato, né lui, né la mia famiglia. Nessuno. Ma più me lo facevano notare e più ero sicura della mia scelta”. Una decisione coraggiosa, che pochi, probabilmente, prenderebbero. Soprattutto per un mondo, quello della ristorazione, complesso, faticoso e non adatto a tutti. “Ce l’ho sempre avuto nel sangue, ho passato forse più tempo in ristorante che a casa. Forse è stato un vantaggio. Nel mio lavoro a La Sportiva ho imparato molto riguardo al marketing e all’organizzazione: il rigore di fare le cose nei tempi e il rispetto delle gerarchie. Tutte cose che mi sono servite”.

Ripartire con un nuovo lavoro non è uno scherzo. Dopo una prima stagione di timidezza, Valeria acquista sicurezza e dimestichezza e per una serie di circostanze si ritrova ad affiancare il collega di sala nella supervisione del Wine Bar. Viene coinvolta sempre di più nella scelta degli abbinamenti e delle etichette. “Si assaggiano i piatti, si fanno annotazioni ed in base al gusto si scelgono i vini da consigliare. L’abbinamento perfetto non esiste, ma vedere il cliente soddisfatto è una gioia”.

Nella stagione attuale Valeria è diventata ufficialmente la responsabile del Wine Bar, la sezione distaccata dal ristorante che propone piatti alla portata di tutti, dai costi più contenuti ma senza rinunciare alla qualità. “La carta dei vini è vastissima, ogni settimana si propongono cantine ed etichette nuove. Ma ci sono anche moltissime birre, locali e non e dopo-cena. Ad esempio si offrono vari tipi di gin da tutto il mondo. Lo chef è un appassionato. Si offrono anche vari cocktail, studiati nelle loro più varie caratteristiche”. La parte più bella di questo lavoro è proprio la responsabilità nella scelta e nell’accompagnamento del cliente alla degustazione. “Non è obbligatorio essere degli intenditori o degli esperti per godersi un buon vino e in base ai gusti del cliente è possibile scovare il vino che più gli si addice o che può apprezzare di più. E se così non è immediatamente, nasce uno stimolo in più per trovare la giusta cantina o etichetta. Lo chef ci lascia moltissima libertà e possibilità di proporre idee, dalla scelta dei vini alle modifiche dei font nella carta. Nei giorni liberi o durante le ferie si fanno degustazioni in regione e fuori valle. Serve moltissimo ad aumentare lo spirito di gruppo ed aiuta a comprendere meglio anche i propri gusti. Inoltre, il contatto diretto coi produttori e il territorio permettono di sviluppare una maggiore empatia. Soprattutto si trasmettono quelle emozioni anche ai clienti. Porti un valore aggiunto, c’è una storia dietro quel calice”.

Il mondo degli intenditori e dei bevitori sta crescendo sempre di più e grazie a persone appassionate come Valeria questa crescita può essere più consapevole e graduale, senza diventare l’ennesima moda passeggera.

E quando le chiediamo se ha dei rimpianti ci dice: “nessuno, rifarei tutto da capo. Soltanto farei le superiore all’istituto agrario”. Non è mai tardi per intraprendere la strada giusta e concedersi di essere felici e soddisfatti del proprio lavoro. Da Valeria possiamo imparare l’arte del riflettere, di immaginarsi nel futuro e di fare tutto con grande umiltà. Non è vero che chi è timido non fa carriera o chi se ne sta nelle retrovie per un po’, al momento giusto, non emerge. Perché avere il coraggio di scegliere anche le strade meno battute, quelle che ci sembrano ripide e dissestate, ti possono avvicinare alla meta sentendoti, finalmente, te stesso.

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