La bellezza in uno scatto

Non tutti gli amori iniziano con un colpo di fulmine. E così è stato per Andrea Caglio, venticinquenne lombardo, da poco laureato in ingegneria meccanica: la sua prima macchina fotografica l’ha comprata cinque anni fa per immortalare le auto di Formula 1 al circuito di Monza e c ’è voluto del tempo per fargli scoprire quella che è oggi la sua grande passione, la fotografia di montagna.

Andrea frequenta la Valle di Fiemme da quando è bambino, trascorrendovi le vacanze con la famiglia. La montagna lui ama viverla. Qui gode del silenzio, della fatica, della bellezza delle cime. Ed è proprio per immortalare questa bellezza – che assapora a pieni polmoni ogni volta che lascia la Lombardia per salire in Trentino – che Andrea scopre l’amore per la fotografia: “Di fronte a quelle che considero le montagne più belle del mondo, mi sono chiesto perché non provare ad immortalare gli scorci, le luci, i colori che tanto mi affascinano”, racconta. Il suo è un percorso da autodidatta: studiando su internet, leggendo libri e con tanto esercizio ha intrapreso un percorso di miglioramento della tecnica di cui è molto orgoglioso.

La sua non è una visione “purista” della fotografia: Andrea lavora le fotografie al computer. “Alcuni paesaggi, soprattutto in condizioni di luce particolari (come possono essere alba e tramonto) richiedono più scatti per ottenere il risultato voluto. La “fusione” di questi scatti regala la fotografia finale, che in questo modo contiene non solo la bellezza della montagna, ma anche un tocco personale del fotografo”.

Tra le fotografie più care ad Andrea c’è uno scatto del Cimon della Pala che si riflette in una pozzanghera di neve sciolta: “Era l’ora del tramonto – uno dei più belli che abbia mai visto – e per ottenere l’effetto desiderato ho dovuto praticamente stendermi a livello dell’acqua. È stato difficile, da un punto di vista della messa a fuoco, delle esposizioni, della luce e della posizione, però il risultato è una delle foto a cui sono più affezionato”. Ed è sempre del Cimon della Pala, ripreso dai laghetti di Cavallazza con una lente grandangolare, un’altra immagine a cui Andrea tiene particolarmente perché il risultato finale è quello di un’immersione totale nel panorama.

Da fotografo autodidatta Andrea dà un consiglio a chi volesse cimentarsi con la fotografia: “È necessario avere un atteggiamento molto critico verso il proprio lavoro. Servono tanta pratica e la capacità di guardare ciò che non va, ciò che bisogna migliorare. Piano piano, dopo tante immagini scartate, si arriva a vedere un miglioramento del proprio percorso”.

C’è un filo conduttore nelle sue fotografie: “Dove non c’è bellezza, non scatto”, dice Andrea. Ed è proprio la bellezza a riempire gli occhi di chi guarda le sue foto, di cui pubblichiamo una selezione in queste pagine. La bellezza delle montagne, ma anche quella dei sogni, delle passioni. Perché non basta un clic per fare una bella foto. Servono tecnica, occhio… e cuore.

 

Monica Gabrielli

 

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