La crisi dell’edilizia fa ancora soffrire

Vi diamo anticipazione di un articolo che sarà pubblicato sul prossimo numero de L’Avisio. La nostra rivista sarà disponibile per la lettura su L’Avisio Blog alla fine di questa settimana. Il giornale “di carta” sarà in distribuzione alla fine del mese.

Nessuna luce in fondo al tunnel. L’edilizia continua a brancolare nel buio. E i dati confermano la percezione degli operatori del settore, fortemente colpito dalla crisi economica.  Gli ultimi dati di Cassa Edile della Provincia di Trento parlano di una riduzione del 10% delle ore lavorate nel mese di luglio 2015 rispetto allo stesso periodo del 2014, dato considerato allora già critico. Non si vedono, quindi, segnali di ripresa, se non per qualche artigiano e per semplici lavori di ristrutturazione. Si tratta perlopiù di piccoli interventi: i lavori pubblici sono ormai rari e anche i privati costruiscono poco. Il quadro continua, quindi, ad essere a tinte fosche. Giulio Misconel, amministratore delegato dell’omonima ditta fiemmese e membro della giunta di Confindustria Trentino, lo dice chiaramente: «Non stiamo vedendo nessun segnale di ripresa. Il Patto di Stabilità che impone alle pubbliche amministrazioni di contenere le spese ha di fatto ridotto quasi a zero le opere pubbliche. Così ci troviamo di fronte alla paradossale situazione della Provincia di Trento che avrebbe i fondi per finanziare i lavori, ma non può usarli». Nemmeno il settore privato offre sbocchi lavorativi alle imprese: «Si costruisce poco, ci si limita a piccole ristrutturazioni. A risentirne sono soprattutto le piccole e medie imprese: molte, anche nelle nostre valli, sono state costrette a ridurre il numero dei dipendenti, altre hanno dovuto chiudere o stanno valutando di farlo». Per non giungere a questa decisione, le aziende sono obbligate ad ampliare gli orizzonti: «Bisogna cercare lavoro fuori da Fiemme e Fassa, dove in passato si è investito molto e ora, con la carenza di fondi, c’è poco da fare. Noi ormai abbiamo in valle soltanto il 10% del lavoro, la maggior parte dei cantieri che seguiamo è nel Triveneto, soprattutto in provincia di Bolzano. Stiamo valutando la possibilità di lavorare anche fuori dall’Italia. E credo che questa sia la strada che molte altre imprese di Fiemme e Fassa dovranno prendere». Se i contributi per acquisto e ristrutturazione e le agevolazioni fiscali hanno avuto dei riscontri, questi sono stati a beneficio quasi esclusivo dei piccoli artigiani: «La gente ha approfittato di questi aiuti, ma per piccoli lavori: rifare il cappotto, cambiare i serramenti, sistemare il bagno. E purtroppo è questo il futuro che vedo: un futuro fatto di piccoli adeguamenti, di semplici ristrutturazioni. Per non chiudere, bisognerà cercare lavoro altrove».

Ti potrebbero interessare anche:

Lascia un commento