L'agricoltura biodinamica in Val di Fassa è oggi una realtà

Prima era solo una realtà agricola in espansione, basata sulla biodinamica, ma nel tempo è nata anche una struttura ricettiva a conduzione famigliare. L’Agritur Soreje di Soraga è il primo agriturismo in Fassa ed uno dei pochi in Trentino che opera con tecniche biodinamiche all’avanguardia.

Ma che cosa vuol dire agricoltura biodinamica? Sebastian Ghetta, promotore in Fassa di questa filosofia agricola in linea con i principi di Rudolf Steiner, padre della filosofia Waldorf, racconta che l’agricoltura biodinamica ha alle spalle oltre 80 anni di storia, di ricerche, di pionieri, di agricoltori, studiosi e appassionati ad ogni livello. Il suo primario obiettivo è quello di poter fornire alimenti adatti a una umanità ed a un ambiente sempre in evoluzione. Si basa sul principio primo che bisognerebbe riuscire ad aver cura della terra per aver cura dell’uomo e viceversa; dove tutto nasce da una visione goethiana del mondo e della natura per svilupparsi nel metodo scientifico-spirituale iniziato proprio da Rudolf Steiner.

“Sono nato a Cavalese nel 1987, da madre inglese e padre fassano”, esordice Sebastian Ghetta. “Mia madre Paula Griffiths era venuta qui a vent’anni, amava sciare e ha pensato che potesse insegnare inglese ai maestri di sci durante le vacanze estive. Così ha incontrato mio padre, Franco Ghetta, maestro di sci, e non è più ripartita. Dal loro amore siamo nati io e mia sorella Stephanie. Abbiamo fatto entrambi la Scuola d’Arte a Pozza fino a che io ho iniziato a lavorare come carpentiere. Non amavo il mondo dei cantieri così, insieme ad alcuni amici, a 20 anni abbiamo deciso di prenderci un anno sabbatico per girare il mondo per trovare “spunti di vita vera”. Durante questi viaggi, siamo stati in Thailandia, in Sud America, a Santo Domingo e lì mi sono innamorato dell’agricoltura. Ho visto come questi uomini non coltivassero solo la terra ma anche un ideale e così ho capito che quella era la mia strada. Mi sono innamorato anche del cibo locale, semplice, saporito, sano e naturale. Quando sono tornato in Italiae ho ricominciato a mangiare “la nostra verdura” insapore e senza vitamine ho avuto la conferma che era ora di cambiare le cose e proporre prodotti più genuini. Così ho iniziato a coltivare la terra di un mio prozio”.
La strada verso l’agricoltura biodinamica però non è stata facile nè immediata: “Ho cercato di informarmi qui in valle su quali fossero i metodi più efficaci per coltivare frutta e verdure in modo biologico ma non era sufficiente. Mi accordi che, anche in orti di dimensioni limtate, venivano usati pesticidi o anticrittogamici o concimi chimici. Così scoprii che in Inghilterra c’era un college, l’Emerson College nel Sussex non lontano da Londra, dove insegnavano agricoltura biodinamica ma anche marketing d’impresa. Ho preso una borsa di studio dal Trentino, sono partito insieme alla mia fidanzata che oggi è mia moglie e ho frequentato un corso di due anni, facilitato dal fatto che ovviamente ero già padrone della lingua inglese. Anche a livello spirituale sono andato avanti accostandomi all’affascinante mondo della biodinamica e della antroposofia – la dottrina teosofica che riconosce all’uomo la capacità di elevarsi alla conoscenza dell’invisibile e di compiere la sua necessaria funzione nell’universo. Quando sono tornato, mi sono armato di coraggio e ho aperto un’azienda agricola in Val di Fassa seguendo gli insegnamenit di Glen Atkinson , un professore che avevo conosciuto in Nuova Zelanda dove sono andato a fare uno stage finale. È un astrologo che conosce l’influenza che i pianeti hanno sulle persone e sulle piante e sugli animali ma anche un astrofisico, omeopata e filosofo di fama internazionale che pure ha sviluppato il suo credo agricolo e medico seguendo le teorie di Rudolf Steiner. Con lui in Nuova Zelanda e lì ho imparato l’omeopatia sulle piante e come coltivare i kiwi, oltre alla cultura della potatura.
Il desiderio di Glen Atkison è dimostrare che si può vivere sulla Terra in modo amichevole e collaborativo, lavorando attraverso una mirata organizzazione energetica. Così è nata la tenuta biodinamica “Soreje”. “Ho iniziato pian piano, coltivando dapprima fragole poi diversi tipi di ortaggi fino a quando ho potuto espandermi tanto da aver bisogno dei primi mezzi agricoli – un trattorino e un po’ di attrezzature. La vendita è sempre stata diretta per mantenere un contatto diretto con il pubblico. La richiesta però andava oltre la produzione e ci siamo ulteriormente ingranditi, completando l’azienda con una sessantina tra capre e pecore dato che, per l’antroposofia steineriana, la parte zootecnica è altrettanto importante ed è complementare a quella vegetale e a quella umana. Produciamo uova fresche con circa 50 galline allevate libere, yogurt e formaggi.

Va da sè che, per essere un agricoltore biodinamico, bisogna sempre essere in trasformazione, studiare, informarsi, crescere come una pianta e soprattutto confrontarsi con persone che svolgono il tuo stesso tipo di percorso: “In questo modo mi tengo aggiornato e mi sento molto stimolato. Rimanere in contatto con altri che hanno fatto la mia scelta mi dà la piacevole sensazione di avere radici. Viviamo in un mondo che pensa solo al fatturato e alla produzione mentre la biodinamica prende in considerazione l’aspetto spirituale delle piante, degli animali e delle persone”.

L’apertura dell’agriturismo ha cambiato il modo di vivere della famiglia: “Prima, con l’azienda agricola durata per 10 anni, io lavoravo la terra d’estate e lavoravo sugli impianti da sci d’inverno. Ora io e la mia famiglia possiamo concentraci su quello che amiamo. Abbiamo atteso sei anni per poter costruire ma oggi abbiamo una casa, cantine, celle frigo, una stalla, un fienile, tettoie per i mezzi agricoli. E, come i nostri prodotti (che vendiamo anche online), così anche la costruzione dell’Agritur ha rispettato i principi biodinamici grazie a materiali atossici, naturali e ecosostenibili. Mia sorella Stephanie è stata fondamentale nel gestire la ricettività e l’accoglienza delle camere così come nella vendita diretta dei nostri prodotti in giro per le piazze di Fassa. Il futuro? Vorrei lavorare un po’ di più in cucina portando anche in questo ambito i principi steineriani dove la cottura e il modo con il quale si preparano i cibi sono essenziali per il corpo, lo spirito e l’anima”.

Federica Giobbe

 

 

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