Lassù qualcuno si parla

I radioamatori sono le ombre amiche dei viaggiatori di mare. Le voci e la vita che continuano chissà dove. Le voci che rompono il silenzio ossessivo e troppo lungo di certe solitudini, che mi hanno seguito e amato. Volti nascosti e inimmaginabili che non vedrò mai. Ma anche a loro devo la forza di essere sempre arrivato a destinazione” queste le parole di Ambrogio Fogar, tratte dal suo libro “Solo la forza di vivere”. Essere radioamatori affascina, forse per l’estrema facilità con la quale è possibile raggiungere e conversare con persone che si trovano in qualsiasi angolo sperduto della terra. Per arrivare ad essere on air, cioè a trasmettere, ai radioamatori occorre fare le cose sul serio: prendere patente e licenza, sostenendo esami ministeriali di teoria e tecnica, ma anche tanta passione. Ma cosa vuol dire essere radioamatori oggi, soprattutto per chi vive in due realtà piccole del trentino come le Valli di Fassa e Fiemme? Ce lo racconta chi questa passione la coltiva sin da bambino e ne ha fatto un vero hobby da professionista Giuseppe Spazzali: “Un radioamatore (in gergo specifico OM o YL – acronimo dall’inglese Old Man o Young Lady) è uno sperimentatore del mezzo radio e delle radiocomunicazioni intese nella più ampia accezione del termine. In Val di Fiemme negli anni, siamo arrivati ad esser 58, mentre, attualmente, in attivo siamo una decina. Cosa ben diversa per ‘I figli di Marconi’ di Fassa, diciassette in tutto; che quest’anno festeggiano una novità: tra i nuovi radiantisti di valle spicca anche una figura femminile, Federica Giobbe, prima Young Lady di Fassa, dopo un’altra quota rosa, la prima delle due valli, Ada Defrancesco di Panchià.

New entry anche per Mauro Murer, che ha raggiunto il suo sogno quest’anno. Ma cosa si raccontano i radioamatori fra loro? Intanto si scambiano notizie tecniche, suggerimenti, consigli di ricezione. Al termine della conversazione tutto viene registrato per legge, inviando alla stazione collegata la cartolina contenente tutti i dati del collegamento. Inoltre, i radioamatori “offrono un grande supporto alla protezione civile – racconta il radioamantista e soccorritore alpino Michele Longo -, infatti ,sono spesso attivi in questo ambito tramite numerose associazioni riconosciute a livello nazionale. Quando ci sono guasti sui ripetitori di alta e bassa frequenza, si rivelano utili i canali radioamatoriali. Infatti, le radiostazioni oggi sono formate da ripetitori alimentati con pannelli fotovoltaici che garantiscono un’autonomia di trasmissione che va dalle 24 alle 48 ore”.

”Essere radioamatore oggi – precisa Longo – non vuol dire solo comunicare via radio, ma anche avere capacità elettrotecniche e di risoluzione di problemi tecnici. Infatti ogni mese, le prefetture fanno prove radio, dove i radioamatori sono chiamati a collaudare le attrezzature radioelettriche, telegrafiche e dispositivi Tsk (il nuovo metodo di trasmissione in analogico oggi fruibile anche in Fiemme e Fassa). Oltre a collegarsi direttamente, i radioamatori utilizzano delle stazioni ripetitrici automatiche. Questi ripetitori, in vhf e uhf, consentono collegamenti vocali oltre le portate dei singoli apparati ricetrasmittenti. Da neofita dell’etere posso dire che non siamo solo un esercito di ‘pescatori di segnali’. La rete è fatta di antenne, attese pazienti, prove e riprove. Siamo anche tecnici e sperimentatori; una trama cucita insieme dal filo della solidarietà, che fa spuntare il sorriso su mille volti che non si conoscono e che, probabilmente, non si incontreranno mai. Sotto una corazza, apparentemente asettica, fatta di codici e abbreviazioni gergali, ci si mette a nudo nel sognare un mondo migliore. Di notte, con tutte le apparecchiature accese sembra di essere alla guida di un aereo. Ascoltando segnali in arrivo e osservando le luci, ci si sente immersi tra tante piccole lucciole che indicano la rotta della fantasia e portano con sé voci lontane, che riscaldano il cuore.

 

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