le curiose coincidenze di Angelo

E’ proprio vero, molte cose si vedono meglio da lontano. Se poi parliamo d’arte, il tempo tende ad essere galantuomo. Salvo eccezioni, l’artista, anche particolarmente valutato nell’epoca del suo massimo splendore, con il passare degli anni tende a scomparire nell’oblio, oppure, se ne ha veramente i requisiti, tende ad uscire dal mare magnum delle mode e ad imporsi, con le sue opere come capostipite.

Se, a distanza di 40/50anni, proviamo a ricalibrare i giudizi sui musicisti che hanno iniziato un percorso negli anni ’60 e’70 in Italia, ci accorgeremo che molti di loro hanno fatto exploit favolosi in quegli anni, ma ora li vediamo decisamente datati, altri, ( veramente pochi per la verità), non temono il trascorrere del tempo che tende ad accrescerne il valore.

Angelo Branduardi è tra questi ultimi. Un artista assolutamente coerente, dotato ormai di una sua discografia imponente, collaborazioni artistiche prestigiose. E’ capace di emozionare, dal vivo un pubblico plurigenerazionale sia in Italia che all’estero.

A distanza di cinquant’anni dai suoi esordi continua il suo percorso di ricerca e di crescita, fedele ad un passato che rispetta e andando verso un futuro che non tende a osteggiare.

Il suo recente concerto a Cavalese è un’ottima occasione per chiacchierare piacevolmente con lui e per fare una curiosa scoperta.                       

Conosci le valli di Fiemme e Fassa?

Certo!  io in val di Fiemme, da bambino, venivo in colonia. Facevamo le passeggiate nella foresta di Paneveggio. Me lo ricordo benissimo, ci sono venuto per alcuni anni di fila, ci è venuta anche mia sorella. Le conosco molto bene queste zone. Ora è un po’ che non ci vengo, ma ricordo in particolare Paneveggio che è una delle zone tra le più danneggiate dalla tempesta dello scorso autunno.

E’ anche questo, immagino, che ti ha creato una particolare empatia sull’evento traumatico di novembre.

Certo, i violini si costruiscono con la tavola armonica. La più bella è quella di Fiemme. Altrettanto buona è quella prodotta nel nord Tirolo con il violino Steiner, che è poi quello che suono io.

Ho ricevuto, di recente un comunicato che informa, attraverso la Federereste, che 2,5 tonnellate di tavole pregiate di legno di risonanza saranno affidate alla scuola Internazionale di Liuteria “Antonio Stradivari” di Cremona, per la creazione di violini, viole, violoncelli e contrabbassi. Una buona notizia.

Una bella notizia. Loro hanno sempre fatto gli strumenti con quelle tavole.

Tu sai che una tempesta così virulenta non si ricorda si sia mai verificata. E’ un fatto episodico secondo te?

Questo fa parte di tutto quel ciclo di cambiamenti ai quali mi sa, dovremo abituarci.

Siamo in una fase dell’umanità particolarmente disarmonico. Cosa potremmo fare, ( sempre che sia ancora possibile), per ritrovare un migliore sintonia tra uomo e natura?

Io ci ho fatto un progetto, un disco. La strada è quella che insegnava S. Francesco. Lui nel cantico di Frate Sole, vuole in realtà dire che c’è una specie di canto concentrico tra il creato e il creatore. Nel momento in cui questo canto concentrico viene spezzato, succede Paneveggio.

Per cui bisognerebbe, tornare all’armonia. Lo sforzo dovrebbe essere in questa direzione anche se io non sono in grado di indicare tecnicamente le azioni da portare avanti. Certo, se poi Trump rinuncia agli accordi firmati due anni prima per calmierare gli effetti distruttivi che provochiamo sulla natura, accordi che forse possono, in ultima istanza salvare la terra e sceglie di fare muri e vendere armi, lasciamo pure il pianeta nelle sue mani.

Alcuni anni fa ho visto un tuo concerto a Berlino. Moltissimi i tedeschi, che certamente non capivano i testi delle tue canzoni, ma che vivevano, con empatia e partecipazione, lo spettacolo.

La musica e il modo di porla può supplire alla mancanza di comprensione dei testi?

Me lo sono chiesto anche io molte volte. Noi facciamo proprio delle ricerche di marketing per capire perché gli italiani sono sempre meno presenti ai concerti in Germania ed i tedeschi sempre di più. Non capire il testo è certamente un grande limite ma ho visto stranieri con le lacrime agli occhi nell’ascoltare alcune mie storie che non erano in grado di capire. Probabilmente è talmente forte l’empatia e la concentrazione da parte nostra, che riusciamo a far passare il senso della canzone. Penso che questa sia l’unica spiegazione che si possa dare.

Sei nel pieno della tua maturità artistica. In un periodo storico in cui predomina la tecnologia, c’è una nostalgia per gli anni ’60 e ’70.

Certo che c’è. E’ visibile. Anche ai miei concerto c’è un pubblico trasversale. Ci sono ragazzi di 18/20 anni. C’è in ritorno del progressive perché li si suonava veramente; che poi bello o brutto che fosse,( forse a volte si suonava troppo), però, caspita, si suonava bene. La tecnologia ci serve ma la falsa democrazia della musica con il computer è una grande sciocchezza. Uno si mette li, scrive la prima cosa che ritiene possa funzionare e per 1.000 euro realizza un prodotto che mette nel mercato sottostante. Così questo enorme fiume di internet che contiene molti liquami, se ne va verso il mare, portando con se cose belle e cose brutte. Quelle brutte rimangono mentre scompaiono quelle poche di pregio.

La massificazione della musica non aiuta la qualità.

E io ne sono contento perché essendo un artista di nicchia ed avendo tante nicchie faccio 1+1+1 arrivando ad un numero di ascoltatori che supera molti altri artisti mainstream. Io sono, come disse una volta Mangiarotti, come un asino, con un gusto preciso che si ama oppure si odia. Ed è giusto sia così, perché ci sono sempre state le dualità, le contrapposizioni dei gusti, basti pensare alla contrapposizioni tra Vivaldi e Bach ma potrei citarne una infinità. Non esiste l’artista per tutte le stagioni. Chi piace un po’ a tutti non è un’artista.

Ho letto che i tuoi punti di riferimento negli anni 60/70 sono stati Cat Stevens e Donovan. Oggi, la cosa ti fa sorridere?

No, no, per niente. Continuano ad essere i miei modelli. Quando sono usciti gli ultimi tre dischi di Cat Stevens li ho comperati immediatamente. Con il primo ho goduto come un pazzo, il secondo ho trovato che fosse brutto ed il terzo mi è sembrato che abbia un sound un suono troppo rock, estraneo all’artista e mi ha lasciato perplesso. Per Donovan il discorso è diverso. Un artista straordinario che non è riuscito a risorgere. Io devo a loro due la mia carriera. Senza di loro io non avrei intrapreso la strada che mi ha portato ad essere quello che sono.

Ti dirò, li copiavo spudoratamente.

Però, con una cifra stilistica decisamente diversa.

Certamente ! La musica è una visione che certe persone hanno e sulla quale visione bisogna lavorare, e molto studiare come dice Ennio Morricone, ma è una visione che non è definibile. E’ una visione che viene data in dono.

Il passato, la tradizione, le radici. A questi concetti sei molto legato. E’ dibattito di questi giorni l’ipotesi di sostituire nelle scuole il latino con lo studio degli algoritmi  e il nuovo alfabeto digitale. Cosa ne pensi?

E’ inutile resistere al vento. Come dice il Tao, lasciati portare dal vento cercando di scegliere, altrimenti verrai stroncato.

Guido Brigadoi 

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