Lupus in fabula

“Lo scorso anno è quasi raddoppiato il numero di branchi di lupi presenti in Trentino, ma è notevolmente calato il totale degli indennizzi da predazioni: ciò significa che le protezioni messe in atto dagli allevatori sono servite”. Paolo Scarian, appassionato di lupi di Panchià, con esperienza di monitoraggio e ricerca sul campo, commenta i dati contenuti nel “Rapporto grandi carnivori 2019” (scaricabile gratuitamente dal sito grandicarnivori.provincia.tn.it). Dati che per Scarian non sono una sorpresa, visto che dal 2015, da quando cioè i primi esemplari sono arrivati in Fiemme e Fassa, segue e traccia gli spostamenti dei lupi in zona. “Nel 2018 i branchi sul territorio provinciale erano 7, numero salito a 13 nel 2019. Due anni fa erano stati pagati oltre 76.000 euro di danni, l’anno scorso il valore è sceso a poco più di 37.000 euro. È la dimostrazione che la prevenzione, fatta di recinzioni e di cani da guardiania (una quarantina quelli consegnati in Trentino nell’ultimo biennio), è fondamentale per proteggere il bestiame”.

Scarian fa il punto sulla presenza del lupo nelle valli dell’Avisio: “Attualmente abbiamo due branchi stabili. Uno si trova nella zona di Canazei, l’altro sul Passo Manghen. Inoltre, sono stati avvistati alcuni esemplari solitari: si tratta generalmente di lupi giovani in cerca di un maschio o di una femmina con cui formare un nuovo branco. Uno di questi è stato più volte segnalato nei pressi di Lago di Tesero, un altro si aggira in un’area molto vasta che va da Bellamonte al Passo Rolle. È probabilmente questo il maschio che è stato avvistato il 19 marzo a Zaluna, anche se per confermarlo servirebbe l’analisi del Dna. A marzo sono state anche trovate feci di lupo nella zona di Val Bonéta (Ziano) e alla fine dello stesso mese c’è stata una predazione sopra Tesero, con il lupo che ha ucciso due pecore, mentre altre sono morte per lo schiacciamento causato dal panico nel gregge. Non si sa se il responsabile sia il lupo sceso dalla Val Bonéta o l’esemplare che si aggira attorno a Lago”.

Nel 2019 nei due branchi di Fiemme e Fassa sono nati 10 cuccioli, 5 per gruppo. Uno di questi è morto paralizzato in seguito a una caduta; degli altri, pochi diventeranno adulti. La mortalità tra i piccoli lupi è, infatti, altissima: raggiunge addirittura il 70% nel primo anno di vita.

“In Trentino non abbiamo lupi problematici – mette in chiaro Scarian -: poteva diventarlo quello di Canazei che – malato di rogna, in difficoltà nel procurarsi del cibo e incoraggiato da comportamenti umani assolutamente sbagliati (come nell’ormai famoso video in cui durante una grigliata veniva data al lupo della carne) – aveva preso l’abitudine di avvicinarsi alle case. Questo lupo fortunatamente si è poi allontanato dalla zona: è comunque guarito ed ora è in dispersione alla ricerca del suo branco, lontano però dalla Val di Fassa”. Scarian coglie l’occasione per ribadire: “L’avvertimento di non fornire mai cibo al lupo deve essere assolutamente rispettato”.

La presenza del lupo ha sollevato polemiche: “Nonostante il lupo veda nell’uomo un predatore e non una preda, ci sono ancora tante paure. Temo che la convivenza non sarà mai tollerata, ma è l’unica strada percorribile – dice Scarian -. In Val di Fiemme e Fassa a livello informativo le amministrazioni hanno fatto ben poco: è invece fondamentale che la popolazione abbia la possibilità di confrontarsi con gli esperti, così da conoscere i fatti e non i luoghi comuni”.

A metà marzo un altro grande carnivoro si è svegliato dal letargo e si è fatto notare in Val di Fiemme: è l’orso M49, diventato famoso dopo essere sfuggito alla cattura lo scorso autunno. “Lupi e orsi non sono in concorrenza tra di loro. Lo diventano solo se c’è scarsità di cibo, ma non è il caso delle nostre valli. Teniamo presente che l’orso è all’80% erbivoro: si nutre prevalentemente di bacche. Cerca la carne solo quando ha bisogno di incamerare grassi, cioè appena prima e appena dopo il letargo”, mette in chiaro Scarian.

Nei mesi di marzo e aprile si è registrato un fenomeno inusuale: gli uomini, costretti a casa da Covid-19, hanno lasciato campo libero nelle foreste e nei prati agli animali selvatici, che si sono potuti riappropriare dei loro spazi e di quelli lasciati liberi dagli uomini. Sono numerosi, infatti, gli avvistamenti di cervi e altri animali vicino ai paesi e sulle strade (pure su quelle normalmente molto trafficate, come la statale tra Predazzo e Moena). Lo stesso vale per il lupo: alcuni esemplari sono stati notati nei prati più vicini ai paesi, come a Bellamonte, e nei pressi di Canazei c’è chi è riuscito a registrarne gli ululati.

In queste settimane anche Paolo Scarian rimane a casa, ligio alle disposizioni di legge. Solo le fototrappole e le notizie della Forestale lo tengono aggiornato su questa strana primavera, con gli uomini assenti dalla montagna. Ma l’emergenza finirà e Scarian tornerà nei boschi a cercare tracce, mappare e fotografare per continuare il suo lavoro di ricerca e divulgazione.

Monica Gabrielli

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