Ma cosa sono tutte queste case chiuse.

Riceviamo molte segnalazioni che raccontano di un fenomeno che questa estate si sta dilatando. Molti, troppi appartamenti acquistati dai turisti qualche anno fa, rimangono inspiegabilmente chiusi. Accade in alta val di Fassa, a Predazzo e Bellamonte, a Cavalese. La corsa alla costruzione di seconde case ed alla loro vendita ha portato denaro nelle casse dei comuni, dei proprietari dei terreni, delle imprese di costruzione e degli artigiani. A distanza di anni però quel progetto espansivo, quello sviluppo miope e poco lungimirante, sta presentando il conto. Siamo “ costretti” a seguire un modello di turismo di massa. Proprio quando la qualità, in special modo nelle vacanze di montagna, viene premiata, noi siamo costretti a rincorrere la quantità, ad adattarci ad un turismo eterogeneo, ad abbassare le braghe sui prezzi un fatto, questo, che impedisce la giusta remunerazione dei servizi e frena gli investimenti. Insomma, siamo schiavi dei gravi errori che sono stati fatti nel passato. Certo, non è tutta qui la crisi del nostro turismo, ma di certo ciò che abbiamo fatto costruendo allegramente seconde case a go go, diventa un fardello sempre più pesante da portarci dietro. E torniamo ora all’incipit di partenza. Molte, troppe case vacanze rimangono vuote. Ma se non vengono in vacanza coloro che hanno comprato casa nelle nostre Valli ( salvo a ferragosto e Natale), quale assurdo modello di sviluppo abbiamo creato e quale modo c’è, se c’è, di porvi rimedio?

Nella foto il Fassalaurina oggi Solaria, ovvero il primo e il più eclatante esempio di progetto turistico autolesionistico

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