Dell'inquinamento luminoso e dell'effetto su flora e fauna

Qual è la esatta definizione di inquinamento luminoso? Quando può dirsi tale? Quali effetti secondari ha sulla natura, oltre al fatto di impedirci di vedere la volta stellata dopo il tramonto? Cosa andrebbe fatto per migliorare la situazione e a quali condizioni?

La definizione di “inquinamento luminoso” comunemente accettata dalla comunità scientifica è stata redatta dall’ISTIL (Istituto di Scienza e Tecnologia dell’Inquinamento Luminoso) di Thiene, in provincia di Vicenza, che è uno dei centri più rinomati a livello mondiale per la ricerca sulla “light pollution” la quale recita: “L’inquinamento luminoso è un alterazione della quantità naturale di luce presente nell’ambiente notturno provocata dall’immissione di luce artificiale. (…) Si tratta di un vero e proprio inquinamento della luce ma anche da luce, cioè la introduzione nell’ambiente di sostanze o di fattori fisici in grado di provocare disturbi o danni all’ambiente stesso”.

L’amore per la fotografia di Diego Del Monego, uomo di Ziano impegnato per anni nell’edilizia come geometra e astrofilo per passione, lo porta a documentarne un particolare processo che interessa in maniera indiscriminata tutto il mondo ma in particolare le montagne. “Le lampade impiegate per l’illuminazione pubblica e privata degli spazi esterni non si discostano da quello che era l’antico concetto di lanterna: le fiammelle a olio medievali così come i lampioni attuali o le insegne degli alberghi irraggiano luce ovunque nello spazio, anche verso l’alto, dove fondamentalmente non serve, invece di proiettarla esclusivamente verso il suolo”. Nelle nostre valli la questione è emersa nel 2006, grazie a un concorso di idee indetto dal CIPRA (Commissione Internazionale per la protezione delle Alpi): fu premiata l’avvocatura ambientale di Innsbruck e il suo progetto Die Helle Not, che tradotto dal tedesco significa “Il bisogno luminoso”, uno studio scientifico che determina quanto l’inquinamento luminoso procuri danni non solo all’ambiente ma anche alla salute umana. Nel mondo animale causa addirittura l’interruzione della catena alimentare: gli insetti notturni, attratti da fonti luminose non schermate, abbandonano i pascoli e i boschi per volare attorno alle luci fino alla morte per sfinimento. Gli ecosistemi della montagna vedono così diminuire in maniera considerevole un intero anello della catena alimentare creando un grave problema per quello successivo. Le stesse piante e i fiori finiscono per soffrire di una minore impollinazione. Anche l’uomo, del resto, ha bisogno del buio per dormire bene e produrre melatonina, l’ormone che aiuta a mantenere il giusto equilibrio tra sonno e veglia. Per questo motivo è importante capire che è assolutamente necessario orientare l’illuminazione pubblica e privata verso il basso e distanziarla dalle facciate delle case. La legge in parte già lo prevederebbe.

Qual è allora il corpo illuminante ideale? “Prima di tutto il palo dovrebbe essere di colore nero opaco e deve esser munito di un lungo braccio che lo distanzi dalla lampada. Questa dovrebbe esser schermata verso il basso con lamelle regolabili apaci di concentrare il fascio luminoso. La luce dovrebbe essere emessa da una lampada alogena o LED con filtro UV inserita nella calotta, schermata a sua volta per garantire l’effetto full cut off, non deve cioè emettere luce sopra un piano orizzontale”. Cavalese è stato uno dei primi comuni della Val di Fiemme che ha iniziato ad attuare un programma di miglioramento dell’illuminazione pubblica con l’obiettivo che la luce venga proiettata verso il basso. Un impianto all’avanguardia è presente anche in Val di Fassa, a Canazei dove l’illuminazione pubblica è quasi perfetta da questo punto di vista. Certamente non appaiono appropriati molti lampioni posti in corrispondenza di altrettante rotatorie lungo le valli di Fassa, Fiemme e Cembra che non rappresentano una scelta opportuna e vale lo stesso discorso anche per i fari impiegati per illuminare a giorno le zone sportive. I Comuni quindi andrebbero sensibilizzati perchè si organizzino congiuntamente per rinnovare il tipo di illuminazione che a loro compete o per aggiornare quella già presente.

Anche il singolo cittadino ha la possibilità di intervenire a favore dell’ambiente. L’invito che Diego Del Monego dà ai lettori è di evitare l’illuminazione dei balconi, eliminare le lampade applicate alle facciate e spegnere i fari che le illuminano. Per lui è un affronto al buon senso mantenere accese le luminarie natalizie anche a Pasqua e a Ferragosto: “Esaltiamo dunque la bellezza del cielo stellato cominciando ad eliminare l’illuminazione superflua”, continua Del Monego. “Valorizzare il territorio preferendo un turismo consapevole e attento all’ambiente può introdurre un nuovo modo di relazionarci con la nostra terra. Dato che il mercato non offre lampade dedicate all’ambiente alpino le nostre valli potrebbero essere le prime ad organizzare un concorso d’idee internazionale per incentivare la produzione di elementi di questo tipo, dedicati specificatamente alle zone di montagna. In questo modo sarebbe possibile trasformare le valli dell’Avisio in valli delle stelle senza rinunciare alla sicurezza”.

Valentina Giacomelli

 

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Abbiamo il "gel igienizzante" alla fiemmese...

Magnifica Essenza è la rappresentazione dell’amore per il territorio della Val di Fiemme. È un progetto nato nel 2019 per recuperare aghi di conifere che in genere vengono scartati nelle lavorazioni boschive per produrre oli essenziali dai profumi di montagna. Il processo di estrazione è realizzato in maniera naturale e sostenibile, caratteristiche fondamentali per i fondatori. Il loro motto è “Tutto ha una seconda possibilità” e questo ha ancora più valore se si pensa ai disastri portati dagli eventi atmosferici di fine ottobre 2018. Se Vaia è stata una spinta per la creazione di queste essenze, il Covid-19 è stato un ulteriore incentivo per Magnifica Essenza e per Roberto Dallabona, tra gli ideatori del nuovo progetto, in particolare: “L’idea è nata un po’ per caso, proprio agli inizi della quarantena, periodo in cui c’era una forte carenza di prodotti igienizzanti non solo nelle nostre case ma anche nelle strutture sanitarie. La domanda ci è venuta spontanea: cosa possiamo fare con i nostri prodotti per far fronte a questo problema?” Prolungando la filosofia di Magnifica Essenza, Roberto e i suoi collaboratori hanno pensato di creare questo gel igienizzante naturale a base di alcol, con l’aggiunta di olio di tea tree, glicerina e l’essenza caratteristica di abete da loro prodotta. Dal momento che l’alcol ha un’azione disinfettante immediata che poi evapora, era necessario aggiungere ulteriori ingredienti. Quindi, la tea tree (una della famiglia delle Mirtacee originaria dell’Australia) che ha una potente azione antimicrobica e la glicerina che serve a donare morbidezza alle mani. L’essenza di abete non ha solo lo scopo di sfumare il profumo intenso della tea tree ma soprattutto quello di prolungare l’effetto igienizzante del prodotto. Gli oli essenziali sono un concentrato di profumo ma formano anche una sorta di pellicola sulla pelle che funge da protezione contro i batteri e contengono molte proprietà salutari che hanno effetto sulle persone, sia a livello epidermico che a livello olfattivo. La lavorazione si svolge in un laboratorio di Ziano ovviamente utilizzando prodotti “di scarto” della tempesta Vaia, anche banalmente per realizzare il supporto in legno che serve da espositore.

Quando il picco della crisi…

…ha cominciato a scendere, l’Azienda di Promozione Turistica ha costituito un tavolo di lavoro su questi prodotti invitando operatori di ogni settore in vista della ripartenza. Attualmente più di cento attività valligiane hanno deciso di aderire al progetto e sono state ordinate 170 piantane, costruite dall’azienda Fiemme 3000, peraltro socia di Magnifica Essenza.

Una situazione che rende felici tutti: oltre a fornire alle attività locali il gel igienizzante che avevano bisogno, è stato così possibile dare nuova vita a uno scarto del bosco. “Non pensavamo che il progetto sarebbe cresciuto così tanto proprio perchè la finalità all’inizio era solo quella di risolvere un problema”, continua Roberto Dallabona. “Nel momento in cui ci siamo sentiti più vulnerabili è stato bello unire le energie per creare qualcosa di utile per la nostra comunità”. Da un’urgenza contingente è stato possibile sviluppare un progetto accolto positivamente da gran parte delle attività – turistiche e non – della Val di Fiemme, mantenendo comunque gli obiettivi fondamentali dell’azienda. Al momento il prodotto si trova in pochi punti vendita ma c’è sempre la possibilità di ordinare online o presentarsi direttamente nella sede di Cavalese per acquistarlo. Per chi volesse avere sempre con sé un igienizzante al profumo di bosco, in alternativa al gel, esiste anche il formato “tascabile” spray da 100ml.

E non è detto che le vendite di questo prodotto, indiscutibilmente piacevole all’odorato, non abbiano ricadute anche sul flusso dei turisti in arrivo. Questa comunque rimane la dimostrazione di come un prodotto a Km.0 sia riuscito a creare una rete di sostegno all’interno di una società che ha voglia di ripartire con quello che il territorio le offre: “Questa è la dimostrazione che, se ci stringiamo un po’ (anche se solo in senso metaforico per il momento), possiamo uscirne ancora più forti”, è la conclusione di Roberto Dallabona.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Vigo, tra i borghi più belli d’Italia

Se per un istante togliessimo dalle nostre eccellenze turistiche le destinazioni principali conosciute in tutto il mondo (Milano, Roma, Venezia e Firenze su tutte), sarebbe come oscurare momentaneamente la luna: attenuata la sua luminosità, sarebbe visibile, finalmente, una distesa di stelle. L’Associazione “I Borghi più belli d’Italia” è nata proprio per dare visibilità alle “stelle” meno note del nostro territorio, che altrimenti rischierebbero di restare nascoste dalla luce dei grandi circuiti turistici.

Luoghi, paesi e villaggi meno noti e frequentati, ma pur sempre intrisi di storia, arte, cultura e tradizioni, in un patrimonio unico che esalta,con una miriade di ricchezze, la nostra italianità. Al momento sono 294 i Borghi riconosciuti come “più belli”, accreditati in base a una rigorosa certificazione che prevede diversi standard da rispettare. Tra questi, dal luglio 2017, figurava anche il comune di Vigo di Fassa, oggi formalmente conosciuto come SènJan dopo la fusione, insignito dell’ambìto riconoscimento soprattutto grazie all’autenticità delle sue frazioni: contravvenendo alla consuetudine, proprio perchè Vigo non aveva un vero centro storico di riferimento, l’attenzione cadde sulle frazioni – da San Giovanni a Tamion, passando per Val, Costa, Larcioné e Valongia che garantiscono il mantenimento delle regole architettoniche ladine come l’incantevole susseguirsi di “ciase” e “tobié” (i caratteristici fienili in legno), i tipici crocefissi agli angoli delle strade e viuzze e sentieri in cui il tempo pare essersi fermato: “un’identità rurale che va tutelata” – così si è espressa l’Associazione – accanto all’abitato di Vigo ormai declinato in chiave più turistica.

Il progetto è nato per iniziativa dell’allora sindaco di Vigo, Leopoldo Rizzi, che intuì le potenzialità legate a questo riconoscimento. «L’idea si è avviata durante il mio mandato di sindaco, tra il 2015 e il 2017», ricorda Rizzi, «quando avevo promosso anche la fusione tra Vigo e Pozza, dal momento che era evidente la ridondanza sia amministrativa sia burocratica di Comuni e Comun Generale, nell’ottica di dare unità alla Valle e un impulso imprenditoriale in campo turistico».

Venne anche disegnata una Strada dei Borghi (finanziata, ma tuttora da realizzare), che unisse idealmente le varie frazioni, illustrando e valorizzando le caratteristiche peculiari di ciascuna. E facendole anche (ri)conoscere agli ospiti. «Questo è una zona particolare», prosegue Rizzi, innestata sulle storie e sulle leggende epiche ladine, a cominciare da quella di Laurino, che evidenziano una simbiosi molto profonda con il territorio e con un tipo di abitazione che richiama – come confermano gli studi – CasaClima (un metodo di certificazione energetica degli edifici, ndr), con il basamento in pietra e la parte superiore in legno. L’adesione all’Associazione dei Borghi più belli d’Italia era pertanto un modo di sottolineare un’eccellenza antica e valorizzare chi vive e lavora oggi sul territorio».

Volendo immaginare un giro da perccorrere quest’estate, partiremmo idealmente da San Giovanni e dalla omonima Pieve con il Catinaccio e il Latemar sullo sfondo. Edificata su una più antica chiesa romanica, a sua volta sorta su una precedente cappella carolingia, è stata consacrata nel 1489 e, da allora, ha sempre rappresentato, fino agli anni Cinquanta, “la chiesa madre” della Valle, il punto di riferimento della vita contadina. Oggi incarna uno tra gli esempi più significativi del tardogotico ladino. Le fiancate laterali sono curiosamente asimmetriche, con il lato sinistro parzialmente vincolato dai quasi 70 metri di un campanile aguzzo, a doppia cella campanaria illuminata da bifore e quadrifore. L’interno è nobilitato dagli affreschi dell’altoatesino Ruprecht Potsch(1498) e dalle pitture di David Solbach (1578).

Poco distante, a Val, l’architrave di un tobià riporta intagliati i riferimenti della data di costruzione – l’anno del Signore 1606. È il fienile più antico di Vigo, e quel numero, nella sua drammatica semplicità, testimonia anni, decenni, secoli di una vita dura e umile ma pur sempre dignitosissima. «Non dobbiamo dimenticare che quello che oggi abbiamo è il frutto dei sacrifici sopportati dai nostri genitori, dai nostri nonni, dalle generazioni che ci hanno preceduto», ammonisce Rizzi. «Gente contadina che ha iniziato dal nulla e ha sempre condotto una vita semplice e povera. “Essere borgo” è anche un modo per tenere viva la memoria della nostra storia trascorsa».

Una storia che è passata anche attraverso la grande fontana con tre lavatoi di Costa, i due forni per il pane di Larcioné, la chiesetta della Trinità di Tamion del 1708 e la miriade di fienili e “fastil” (fontane, in ladino) sparpagliati ovunque. Eccola, quell’“identità rurale” che rende Vigo uno dei borghi più belli d’Italia. «Accanto alla tutela del patrimonio culturale e storico», riprende Rizzi, «il riconoscimento dell’Associazione impatta in modo positivo anche sulla crescita del turismo: la clientela dei Borghi è diversa dal turista stagionale, sia in inverno che in estate, e permette di lavorare anche in periodi dell’anno che altrimenti resterebbero meno frequentati. Essere Borgo offre la possibilità di destagionalizzare la ricezione e allungare la stagione turistica».

I vantaggi, però, non sono confinati esclusivamente sul territorio. «La certificazione ha dato prestigio alla Val di Fassa a livello nazionale», conclude Rizzi. «L’Associazione permette un riconoscimento forte sull’esterno, un’identificazione che dà autorevolezza anche all’ospite che arriva quasi fosse un sigillo di garanzia. Ma dà anche la possibilità agli artigiani dei prodotti locali di partecipare a diverse manifestazioni o fiere, attraverso gli stand dei “prodotti dei Borghi” e quindi diventa anche un’opportunità commerciale. È un nuovo scenario, oltre a quello tradizionale del turismo. E più scenari abbiamo a disposizione, meglio giochiamo la nostra partita».

Il resto del Trentino nei “Borghi”

Sono sei i paesi della provincia di Trento che oggi hanno il diritto di fare parte dell’associazione dei Borghi più belli d’Italia. Oltere a Vigo / Sèn Jan, si contano anche il paese medievale di Canale (nel comune di Tenno, quasi sul Garda, con numerosi fienili e poggioli), il villaggio fortificato di Bondone sul Chiese sul confine con la Lombardia, Mezzano, San Lorenzo in Banale e Rango, i due paesi nella ziona di Comano dove il tempo pare essersi fermato. E se, a pochi chilometri in linea d’aria da Canazei, il Veneto conta anche su Sottoguda, frazione di Rocca Pietore, in Alto Adige ci sono

Glorenza (il tipico villaggio d’epoca tirolese in fondo alla Val Venosta), Vipiteno con il suo centro storico, chiusa, Castelrotto e la vicinissima Egna.

Alberto Zampetti

 

 

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Le settimane della famiglia

La Val di Fiemme si immerge in un’atmosfera magica. Durante le “Settimane della Famiglia”, dal 12 al 26 luglio 2020, esplode la magia e lo stupore durante cinque spettacoli teatrali, quattro passeggiate da fiaba con i personaggi televisivi più amati dai bambini, due escursioni per piantare alberi con la Magnifica Comunità di Fiemme e due laboratori di geologia con il Muse e del Museo Geologico delle Dolomiti.

L’ideatore delle due Settimane della Famiglia è Armando Traverso. L’attore e autore di trasmissioni Rai per i bambini ha ottenuto un grande successo, conducendo 61 puntate della trasmissione “Diario di Casa” su Rai1, Rai2 e Rai Yoyo che ha informato i più piccoli sulla pandemia, trasformando la clausura forzata in un gioco. Al suo fianco c’era la giovane attrice e conduttrice Carolina Benvenga, anch’essa protagonista delle Settimane della Famiglia in Val di Fiemme.

Lorenzo Branchetti alias Milo Cotogno, il simpatico folletto di Melevisione, porterà sul palcoscenico lo spettacolo “Amico Libro”, per scatenare meraviglia attraverso pagine avventurose, fantastiche, misteriose, ma soprattutto capaci di parlare al cuore. Il suo show è atteso, alle 21.00, venerdì 17 luglio nella piazza centrale di Predazzo e sabato 18 luglio al Palafiemme di Cavalese, durante questa serata sarà presentata anche un’anteprima delle cinque puntate della trasmissione di Rai Yoyo “Il Diario delle vacanze in montagna – Speciale del Diario di casa”. Le puntate saranno girate a luglio in Val di Fiemme sull’Altopiano di Lavazé e nei “4 Paradisi della Val di Fiemme”: Cermislandia, il parco RespirArt di Pampeago, la MontagnAnimata di Predazzo e il Giro d’Ali di Bellamonte.

Carolina Benvenga incanterà i bambini con lo spettacolo “Venite nel magico mondo di Carolina”, alle 21.00, lunedì 20 luglio nella piazza SS. Filippo e Giacomo di Predazzo, martedì 21 luglio in piazza Italia a Cavalese, mercoledì 22 luglio al cinema teatro di Tesero. Gli spettacoli al chiuso avranno posti limitati.

Durante le Settimane della Famiglia i bambini potranno godersi i loro beniamini televisivi anche nella natura, con passeggiate mattutine fiabesche in compagnia di Armando Traverso, Carolina Benvenga e Lorenzo Branchetti sull’Alpe Cermis, nella MontagnAnimata, nel parco RespirArt e a Bellamonte (Castelir). In programma anche due passeggiate particolarmente “fertili”. Giovedì 15 luglio e giovedì 23 luglio l’escursione “Pianto il mio albero” sarà in collaborazione con la Magnifica Comunità di Fiemme.

Divertenti laboratori geologici si animeranno alle 17.00, il 16 luglio al Museo Geologico delle Dolomiti a Predazzo e il 19 luglio al Palafiemme di Cavalese, dove si potrà giocare alla “Tombola dei minerali” (i laboratori sono gratuiti con prenotazione al numero 0462 241111).

Il programma completo è disponibile sul sito www.visitfiemme.it

 

 

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È arrivato l'Avisio Estate 2020!

Ecco in anteprima per i lettori de l’AvisioBlog il corposo numero estivo de l’Avisio, ricchissimo di notizie, inchieste, curiosità e dritte utili per trascorrere un’estate in serenità tra le nostre valli. Cliccate nella colonna qui a destra per scaricare gratuitamente il PDF. Buona lettura!

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Il treno della cultura

Alcide De Gasperi, Leonardo Da Vinci e Frida Kahlo si sono dati appuntamento in Via di Pramaor a Predazzo. Con loro altri grandi della storia: da Aristotele a Dante, da Mozart a Mandela, dalla Montalcini a Van Gogh. I loro volti decorano il muro del cortile di quella che è nota come casa Agreiter, dove un tempo si trovava la farmacia. Un murales, realizzato in questi giorni dai neodiplomati studenti della 5LA del Liceo di Arti Figurative di Sén Jan di Fascia, abbellisce il percorso che dalla piazza porterà alla nuova biblioteca, in fase di costruzione a fianco della vecchia stazione della ferrovia di Fiemme: è quindi su quello che può essere visto come un “treno della cultura” che troviamo i personaggi storici realizzati dai ragazzi con la tecnica dello stencil.

Il progetto è stato seguito dall’insegnante Maria Pia De Silvestro: “Gli studenti hanno deciso il tema del murales e individuato i personaggi storici da rappresentare, scegliendo uomini e donne di diversi ambiti e individuando per ognuno di loro una citazione significativa. Si è trattato di un percorso di progettazione a 360°, purtroppo interrotto dall’emergenza sanitaria. L’opera avrebbe dovuto essere realizzata a marzo, proprio quando il lockdown ha bloccato l’attività scolastica in presenza. Il lavoro li ha però coinvolti così tanto, che i ragazzi hanno voluto portarlo avanti comunque una volta finiti gli esami. Saranno poi i loro compagni più giovani, il prossimo anno scolastico, a completare l’opera con i volti di Einstein e Madre Teresa di Calcutta e con una citazione per ogni personaggio rappresentato”.

Una decina di studenti in questi giorni, accantonato il pensiero della maturità, si è così dedicata alla realizzazione del murales: “Abbiamo scelto una tecnica moderna – che abbiamo potuto ammirare in molte opere di Bansky a Gerusalemme – per creare un collegamento tra passato e presente, per trasmettere messaggi e modelli che valgono ancora oggi”, hanno spiegato mentre dipingevano.

L’assessore alla Cultura, Giovanni Aderenti, è soddisfatto del risultato: “Da una proposta di Dolores Antoniazzi, maestra d’arte di Predazzo scomparsa recentemente, l’Amministrazione ha deciso di valorizzare il muro di Via di Pramaor, in accordo con il proprietario e grazie alla disponibilità del Liceo Artistico e della sorastant Mirella Florian. Noi abbiamo preparato la parete e messo a disposizione i materiali, poi abbiamo lasciato agli studenti la libertà di esprimersi. Siamo molto contenti del loro lavoro: la piazza e la nuova biblioteca sono ora collegati da un percorso a tema, una sorta di viaggio nel tempo e nella cultura nelle sue diverse espressioni. Con un linguaggio moderno e accattivante, siamo riusciti ad abbellire un muro e, soprattutto, a trasmettere spunti di riflessione e conoscenza”.

Il treno della cultura fa tappa, quindi, in Via di Pramaor. E saranno poi i volti e le parole di 11 grandi della storia ad accompagnare verso la nuova biblioteca.

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Il biolago a Predazzo

In località Fontanelle si sta lavorando per portare a termine i lavori di realizzazione del biolago, che – salvo ulteriori imprevisti – sarà aperto al pubblico nel corso dell’estate. “Il blocco causato dall’emergenza sanitaria ha ritardato anche questo cantiere, su cui ha inciso pure il maltempo delle ultime settimane”, commenta la sindaca Maria Bosin. “Siamo però fiduciosi e crediamo che ad agosto si potrà fare il bagno”.

Ma la buona notizia non è solo quella che quest’estate ci si potrà tuffare nel biolago: “Il pozzo di alimentazione si è rivelato una possibile riserva di acqua potabile per il paese”, comunica la prima cittadina. “L’Amministrazione ha portato avanti il progetto del biolago ponendosi come obiettivo imprescindibile quello di realizzare una struttura sostenibile dal punto di vista ambientale, che non andasse a depauperare un bene prezioso come quello dell’acqua. L’individuazione della modalità idrica per alimentare il lago è stata quindi oggetto di un’intera estate di monitoraggi per valutare sia la portata che la qualità delle varie fonti possibili”. Inizialmente si era pensato di attingere dal pozzo utilizzato per l’irrigazione del campo sportivo (che però non garantiva un apporto sufficiente), mentre l’acqua proveniente dal rio delle Pozze e da una sorgente nei prati sovrastanti sarebbe stata di tipo superficiale, perciò a rischio di contaminazioni.

Il biolago sarà quindi alimentato da un nuovo pozzo scavato all’interno dell’area ricreativa. Questo pozzo è in grado di garantire 20 litri d’acqua al secondo: “Dalle analisi effettuate è emerso che si tratta di acqua potabile, per cui in futuro si potrà valutare di realizzare un terzo serbatoio di accumulo al servizio dell’acquedotto comunale, utile per sopperire ad eventuali periodi di carenza idrica. Non solo, questo terzo serbatoio potrebbe rivelarsi importante anche per l’equilibratura della rete di distribuzione dell’acqua potabile perché andrebbe a creare un nuovo punto di approvvigionamento vicino all’area abitata che ora risulta periferica alla rete idrica”, spiega l’ingegnere Felice Pellegrini dell’Ufficio Tecnico Comunale.

L’impianto del biolago è strutturato in modo da garantirne un’alimentazione modulabile in base alle necessità. È previsto un ricambio continuo dell’acqua (che, ricordiamolo, non sarà trattata con cloro o altri additivi), ma è stato anche predisposto un sistema di fitodepurazione per cui una parte dell’acqua verrà purificata grazie alla presenza di alcune piante utili a questo scopo. In base all’afflusso di utenti e alla qualità dell’acqua, sulla quale verranno effettuate regolarmente delle analisi, si potrà valutare se privilegiare uno o l’altro sistema, tenendo conto che il ricambio idrico incide anche sulla temperatura del biolago.

“Siamo riusciti a trovare un sistema di gestione sostenibile dal punto di visto idrico. Inoltre, la composizione e la purezza del pozzo vengono incontro a quella che è una delle preoccupazioni di tutte le amministrazioni, cioè garantire – anche in momenti di grandi cambiamenti climatici – una riserva di acqua potabile per il paese”, conclude Bosin.

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La mia visita personale

Sabato, 27 giugno il GEOPARC Bletterbach parte con la stagione estiva 2020 – a causa dell’emergenza Covid-19 con un ritardo di quasi due mesi. “Le disposizioni di sicurezza ci limitano parecchio, comunque più che mai puntiamo su un’offerta individuale per i nostri visitatori”, dichiara il presidente del cda Peter Daldos. “La mia visita personale” perciò si è intitolata la possibilità di prenotare una guida per gruppi privati fino a 10 partecipanti: coppie e famiglie, amici e colleghi di lavoro.

“Ciò significa, che anche noi dobbiamo adattarci nell’accoglienza dei visitatori in loco e nell’organizzazione del nostro programma di eventi”, spiega sempre Peter Daldos. Anche se sono molti gli eventi cancellati, dei gruppi piccoli comunque potranno prenotare una loro visita privata. “In questo modo possiamo adattarci alle diverse esigenze”,fissando insieme l’itinerario, il programma e la durata dell’escursione guidata, includendo magari anche qualche gioco per bambini”.

Foto: GEOPARC Bletterbach/Christian Weber

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MontagnAnimata, la fantasia e il divertimento  mettono le ali sabato 20 giugno

Tutto è pronto sul Latemar. MontagnAnimata di Predazzo inviterà a esplorare la geologia dal vivo sul sentiero Geotrail Dos Capèl e a immergersi nella fiaba tra le meraviglie delle Dolomiti.

L’estate 2020 in questo paradiso naturale di libertà, scoperta e avventura inizierà sabato 20 giugno.

Gli impianti di risalita per raggiungerla Latemar MontagnAnimata funzioneranno tutti i giorni, dal 20 giugno al 20 settembre 2020, con orario continuato. La telecabina Predazzo-Gardoné sarà aperta dalle 8.30 alle 17.45, mentre la seggiovia Gardoné-Passo Feudo dalle 8.30 alle 17.30. Tornerà a sfrecciare nel bosco anche l’esilarante bob a due posti su monorotaia Alpine Coaster Gardoné, aperto anche ai bambini più piccoli, se accompagnati da un maggiorenne. L’accesso agli impianti e alle singole attività sarà organizzato in sicurezza, con tutte le accortezze necessarie per garantire tranquillità alle famiglie e ai bambini, nel rispetto delle direttive vigenti anti-Covid19.

RAYA E IL POTERE DELLA LUCE

Nell’estate 2020 i bambini si metteranno in ascolto dei segreti della natura insieme a due fate del bosco: Trix e Elly. Saranno loro a suggerire le tappe della nuova missione di “Avventura Cercadrago”, per aiutare il drago Raya a recuperare il dono della luce, l’ingrediente più potente di qualsiasi magia e fonte di vita per tutte le creature. Nella Foresta dei Draghi i bambini potranno sfogliare il nuovo giocolibro “Raya e il potere della luce”, scritto e illustrato da Chiara Cecilia Santamaria, blogger di Machedavvero, che, assieme a Viola, ha intuito la presenza di un drago con le piume color latte e oro, lunghe orecchie a punta, scaglie sul dorso, grandi ali e una scintilla di luce sul petto.

Per scoprire tutti i misteri della Foresta dei Draghi si potrà così lasciarsi guidare dalla fantasia di 9 giocolibri, otto dei quali ispirati al racconto di Beatrice Calamari, “I draghi del Latemar”.

IL SENTIERO GEOTRAIL DOSS CAPÈL

Riaprirà il Geotrail Dos Capèl per chi vuole compiere un viaggio nel tempo alla scoperta di una spiaggia triassica che ha 250 milioni di anni. Il sentiero si trova a Passo Feudo, a 2.200 m. di altitudine, ed è stato rinnovato con la collaborazione del MUSE di Trento e il Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo.

Lungo il percorso si incontreranno 13 postazioni didattiche. Grazie al giocolibro “Geotrail Dos Capèl, Mondo triassico”, mettendo a segno 100 punti, si potrà ritirare un premio al Punto Info di Gardoné. Dall’8 luglio, il mercoledì sarà ancora più gioioso, con lo spettacolo “Geologia, il sostantivo femminile di Gea”, dove passato e presente si incontrano ironicamente.

In collaborazione con il Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo e il MUSE di Trento, un geotrekking porterà i ragazzini più esperti alla Torre di Pisa per scoprire l’atollo del Latemar. L’escursione mostrerà il fianco sommerso di un’antica isola che un tempo emergeva dal mare triassico. Guidati da un esperto geologo e accompagnatore di media montagna, si esplorerà il cuore dell’atollo fino alla forcella dei Camosci e attraverso la profondità di un mare tropicale.

SPETTACOLI TEATRALI E ITINERANTI

Da inizio luglio a fine agosto, andranno in scena nuovi spettacoli all’aperto.

Nella Foresta dei Draghi tornerà il mitico Nikolaus Drache con un alfabeto di parole da sillabare lentamente. Majka, crack, brüch, głód, sono i rudimenti della lingua dei draghi che creano connessioni vive e inaspettate.

Sul sentiero del Pastore Distratto, nel silenzio del bosco, le scienziate della MontagnAnimata hanno avvertito la presenza di una creatura leggendaria, il Dahù. I bambini potranno scoprire se anche il Dahù comunica con i ferormoni, quelle minuscole sostanze che attraggono, respingono e mettono in allarme.

Tutti i giovedì, in un magnifico anfiteatro naturale si alterneranno filastrocche e racconti, con Simone Frasca e Pino Costalunga. Disegni e racconti celebreranno i 100 anni dalla nascita di Gianni Rodari. Emanuela Salvi rivelerà le vicissitudini incredibili di Zaff e Belinda. Otto il Bassotto porterà con sé la bellezza e la magia del circo che fa sognare.

Per partecipare agli spettacoli e garantire a tutti un’esperienza piacevole in tranquillità e sicurezza, bisognerà prenotare entro il giorno prima al numero di telefono indicato nel programma. Eventuali modifiche al palinsesto delle attività saranno segnalate sul sito di MontagnAnimata e sui social media Latemar MontagnAnimata.

 

 

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Lupus in fabula

“Lo scorso anno è quasi raddoppiato il numero di branchi di lupi presenti in Trentino, ma è notevolmente calato il totale degli indennizzi da predazioni: ciò significa che le protezioni messe in atto dagli allevatori sono servite”. Paolo Scarian, appassionato di lupi di Panchià, con esperienza di monitoraggio e ricerca sul campo, commenta i dati contenuti nel “Rapporto grandi carnivori 2019” (scaricabile gratuitamente dal sito grandicarnivori.provincia.tn.it). Dati che per Scarian non sono una sorpresa, visto che dal 2015, da quando cioè i primi esemplari sono arrivati in Fiemme e Fassa, segue e traccia gli spostamenti dei lupi in zona. “Nel 2018 i branchi sul territorio provinciale erano 7, numero salito a 13 nel 2019. Due anni fa erano stati pagati oltre 76.000 euro di danni, l’anno scorso il valore è sceso a poco più di 37.000 euro. È la dimostrazione che la prevenzione, fatta di recinzioni e di cani da guardiania (una quarantina quelli consegnati in Trentino nell’ultimo biennio), è fondamentale per proteggere il bestiame”.

Scarian fa il punto sulla presenza del lupo nelle valli dell’Avisio: “Attualmente abbiamo due branchi stabili. Uno si trova nella zona di Canazei, l’altro sul Passo Manghen. Inoltre, sono stati avvistati alcuni esemplari solitari: si tratta generalmente di lupi giovani in cerca di un maschio o di una femmina con cui formare un nuovo branco. Uno di questi è stato più volte segnalato nei pressi di Lago di Tesero, un altro si aggira in un’area molto vasta che va da Bellamonte al Passo Rolle. È probabilmente questo il maschio che è stato avvistato il 19 marzo a Zaluna, anche se per confermarlo servirebbe l’analisi del Dna. A marzo sono state anche trovate feci di lupo nella zona di Val Bonéta (Ziano) e alla fine dello stesso mese c’è stata una predazione sopra Tesero, con il lupo che ha ucciso due pecore, mentre altre sono morte per lo schiacciamento causato dal panico nel gregge. Non si sa se il responsabile sia il lupo sceso dalla Val Bonéta o l’esemplare che si aggira attorno a Lago”.

Nel 2019 nei due branchi di Fiemme e Fassa sono nati 10 cuccioli, 5 per gruppo. Uno di questi è morto paralizzato in seguito a una caduta; degli altri, pochi diventeranno adulti. La mortalità tra i piccoli lupi è, infatti, altissima: raggiunge addirittura il 70% nel primo anno di vita.

“In Trentino non abbiamo lupi problematici – mette in chiaro Scarian -: poteva diventarlo quello di Canazei che – malato di rogna, in difficoltà nel procurarsi del cibo e incoraggiato da comportamenti umani assolutamente sbagliati (come nell’ormai famoso video in cui durante una grigliata veniva data al lupo della carne) – aveva preso l’abitudine di avvicinarsi alle case. Questo lupo fortunatamente si è poi allontanato dalla zona: è comunque guarito ed ora è in dispersione alla ricerca del suo branco, lontano però dalla Val di Fassa”. Scarian coglie l’occasione per ribadire: “L’avvertimento di non fornire mai cibo al lupo deve essere assolutamente rispettato”.

La presenza del lupo ha sollevato polemiche: “Nonostante il lupo veda nell’uomo un predatore e non una preda, ci sono ancora tante paure. Temo che la convivenza non sarà mai tollerata, ma è l’unica strada percorribile – dice Scarian -. In Val di Fiemme e Fassa a livello informativo le amministrazioni hanno fatto ben poco: è invece fondamentale che la popolazione abbia la possibilità di confrontarsi con gli esperti, così da conoscere i fatti e non i luoghi comuni”.

A metà marzo un altro grande carnivoro si è svegliato dal letargo e si è fatto notare in Val di Fiemme: è l’orso M49, diventato famoso dopo essere sfuggito alla cattura lo scorso autunno. “Lupi e orsi non sono in concorrenza tra di loro. Lo diventano solo se c’è scarsità di cibo, ma non è il caso delle nostre valli. Teniamo presente che l’orso è all’80% erbivoro: si nutre prevalentemente di bacche. Cerca la carne solo quando ha bisogno di incamerare grassi, cioè appena prima e appena dopo il letargo”, mette in chiaro Scarian.

Nei mesi di marzo e aprile si è registrato un fenomeno inusuale: gli uomini, costretti a casa da Covid-19, hanno lasciato campo libero nelle foreste e nei prati agli animali selvatici, che si sono potuti riappropriare dei loro spazi e di quelli lasciati liberi dagli uomini. Sono numerosi, infatti, gli avvistamenti di cervi e altri animali vicino ai paesi e sulle strade (pure su quelle normalmente molto trafficate, come la statale tra Predazzo e Moena). Lo stesso vale per il lupo: alcuni esemplari sono stati notati nei prati più vicini ai paesi, come a Bellamonte, e nei pressi di Canazei c’è chi è riuscito a registrarne gli ululati.

In queste settimane anche Paolo Scarian rimane a casa, ligio alle disposizioni di legge. Solo le fototrappole e le notizie della Forestale lo tengono aggiornato su questa strana primavera, con gli uomini assenti dalla montagna. Ma l’emergenza finirà e Scarian tornerà nei boschi a cercare tracce, mappare e fotografare per continuare il suo lavoro di ricerca e divulgazione.

Monica Gabrielli

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