Incontro con lo scrittore Matteo Bussola

Lunedì 8 aprile alle ore 21 presso l’aula magna del municipio di Predazzo è in programma a cura della biblioteca comunale di Predazzo in collaborazione con la Libreria Lagorai, l’incontro con Matteo Bussola, fumettista, scrittore e conduttore radiofonico, autore di “Notti in bianco, baci a colazione” e “La vita fino a te”, pubblicati da Einaudi. Il primo, uscito nel 2016, contiene una sequenza di racconti e dialoghi tra Matteo e le sue tre figlie in cui affronta il tema della paternità nella sua vita quotidiana. Un libro ironico e struggente sulla magia di essere padre. In pratica il resoconto di un anno di post su Facebook, scritti così bene che hanno attirato la curiosità degli editor. Così ogni volta che Matteo Bussola pubblicava qualcosa sulla sua bacheca blu, i like si moltiplicavano a migliaia. «Bussola guarda il mondo attraverso le sue bambine come se fosse la prima volta» dice Paolo Repetti, responsabile della collana Stile Libero di Einaudi «Possiede una naturalezza e una semplicità che magari tutti abbiamo, ma non riusciamo a tirare fuori». Nel maggio 2018 ha pubblicato, sempre per Einaudi Stile Libero, “La vita fino a te” un racconto straordinario delle cose ordinarie e della vita di coppia, filtrato dallo sguardo “incantato” di chi si meraviglia della normalità come se la incontrasse per la prima volta. “Bussola sa scrivere. Usa le parole con accortezza, con cura, come fossero importanti. Tanto importanti come le esperienze che raccontano”, dice di lui Michele Serra.
Sempre per Einaudi Stile Libero, Bussola ha pubblicato nel 2017 “Sono puri i loro sogni”, sul rapporto fra genitori e scuola.
Nella mattinata di martedì 9 aprile lo scrittore veronese incontrerà un centinaio di studentesse e studenti delle classi superiori dell’ITE “La Rosa Bianca” di Predazzo. Matteo Bussola, laureato in architettura e papà di 3 bambine, è ora un cult sul web. Prima di intraprendere la carriera di fumettista (disegna per Bonelli un personaggio che si chiama Adam Wild) ha lavorato come progettista edile, ma all’età di 35 anni decide di investire nella sua passione per il disegno dei fumetti, trasformandola nella sua professione. Dal settembre 2017 conduce su Radio24, assieme a Federico Taddia, la trasmissione radiofonica I Padrieterni. Tiene anche su Robinson, l’inserto culturale de la Repubblica, una rubrica settimanale dal titolo “Storie alla finestra”.
La partecipazione è libera, gradita e gratuita.

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La fauna locale in mostra

Sabato 6 aprile alle ore 17.00 è in programma a Tesero, presso la Sala Mostre “Ex Cassa Rurale” in Piazza Cesare Battisti, l’inaugurazione di una interessante mostra fotografica naturalistica suddivisa in due sezioni: “Fauna della Val di Fiemme in sintonia” a cura di Maurizio Zeni e “Ciò che in Val di Fiemme vola” a cura di Stefano Sieff.

Filo conduttore sarà il tema dell’avifauna locale, grande passione di entrambi i fotoamatori fiemmesi. La mostra è il frutto di ore e ore di appostamenti dei due amici Maurizio e Stefano per catturare e immortalare alcuni fra i momenti più suggestivi della vita degli uccelli e di altri animali selvatici che popolano i nostri boschi. Per Maurizio Zeni si tratta della prima partecipazione in assoluto a una mostra con i propri scatti, mentre Stefano Sieff ha ormai alle spalle diverse esposizioni.

La mostra resterà aperta al pubblico tutti i giorni da sabato 6 fino a venerdì 19 aprile con orario 17.00-19.00 e 20.30-22.00.

L’ingresso è libero.

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Un saluto speciale da Milano

Oggi l’Avisio era a Milano per l’evento che FISI ha organizzato con la stampa presso Terrazza Martini.  Erano presenti tutti gli atleti che quest’anno si sono contraddistinti nelle loro discipline. La nostra Dorothea Wierer, neo campionessa del Mondo di biathlon 2018-19,  l’ha fatta un po’ da padrona, con due coppe e tre medaglie. Tra le tante interviste che l’hanno vista protagonista, c’è stato anche un saluto speciale per i lettori della nostra rivista: “Saluto tutti i lettori di Avisio! Ci vediamo presto in valle!”

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La Sportiva si fa in… otto

Sono due le nuove aperture di negozi monomarca La Sportiva previste nel 2019: il marchio della Val di Fiemme leader mondiale nella produzione di calzature ed abbigliamento outdoor, presente in oltre 70 Paesi al mondo e con il suo quartier generale ben saldo in Valle di Fiemme ai piedi delle Dolomiti, aprirà infatti nei primi giorni di aprile i punti vendita di Trento e Pozza di Fassa.
“Si tratta di due aree strategiche per il nostro marchio – commenta Andrea Bonetto, Retail Manager – Trento per ovvi motivi di presenza sul capoluogo della nostra regione che chiude il cerchio con le recenti attività di marketing messe in campo per la celebrazione del nostro novantesimo anniversario ed apre nuove possibilità e sinergie con la città per noi più rappresentativa, Pozza di Fassa per il presidio della zona della Valle di Fassa, luogo di attività outdoor per eccellenza ai piedi del ghiacciaio della Marmolada.”
Fondata nel 1928 da Narciso Delladio e resa celebre nel mondo da Francesco Delladio, ancora oggi a conduzione famigliare al 100%, guidata dall’amministratore delegato e presidente Lorenzo Delladio e dalla quarta generazione della Famiglia Giulia Delladio, La Sportiva si è evoluta in anni recenti da azienda calzaturiera a marchio globale attraverso un’offerta completa che copre tutti i modi di andare in montagna e che si struttura su linee di abbigliamento e calzature sia tecniche che tempo libero. “Che la scelta dell’appassionato di montagna sia quella di arrampicare outdoor o in palestra correre in montagna e su sentieri sterrati, di praticare lo sci alpinismo o di andare in montagna per escursioni di uno o più giorni – dice Enrico Carniel, Area Manager Italia – La Sportiva è in grado di soddisfare tutte le esigenze degli utilizzatori attivi a vari livelli: dal professionista all’amatore che desidera indossare il marchio trentino anche nel proprio tempo libero.”
I brand stores del marchio trentino raggiungono ora quota otto: le nuove aperture di Pozza e Trento si aggiungono infatti ai punti vendita di Ziano di Fiemme, Cavalese, Arco (tutti in provincia di Trento), Finale Ligure, Rodellar (Spagna) e Città del Messico: ognuno caratterizzato dalle proprie peculiarità ed in grado di offrire un’esperienza di marca a 360 gradi tra i prodotti concepiti e sviluppati in Val di Fiemme.
Settanta metri quadri lo store di Trento, novantacinque quello di Pozza di Fassa con assortimenti che sapranno soddisfare due tipi di clientela molto diverse: più cittadina e lifestyle la prima, più orientata alle pratiche outdoor e al vivere la montagna la seconda. Il negozio di Trento è situato in pieno centro in Via Mazzini 5, la via dello shopping per eccellenza, mentre il punto vendita di Pozza sarà sulla strada principale verso le Dolomiti: Strada Dolomites 65, proprio all’inizio del paese. “E le novità non finiscono qui – aggiunge Luca Mich, Marketing Operations Manager – perché da quest’anno chi entrerà nei nostri stores vivrà un’esperienza di marca che si estenderà anche alla parte più emozionale grazie all’integrazione di LaSpo Radio, la store-radio ufficiale che propone una serie di brani pensati per una clientela evoluta, dinamica, attiva: con lo sguardo sempre rivolto al futuro e alle prossime sfide.”

Lo store di Trento aprirà ufficialmente la prima settimana di aprile e sarà seguito la settimana successiva dallo store di Pozza di Fassa. L’inaugurazione ufficiale dello store di Trento è però fissata per la sera del 15 maggio in occasione dell’annuale International Sales Meeting aziendale che vedrà invitati proprio a Trento tutti i principali importatori mondiali del marchio: l’evento sarà naturalmente aperto al pubblico e vedrà diverse sorprese tra cui la partecipazione dei migliori atleti ambassador del brand.

 

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“Palla a due” con Dustin Hogue a Predazzo

“Palla a due” rimbalza a Predazzo con Dustin Hogue: il ciclo di appuntamenti dedicati al basket organizzati da Aquilab, il laboratorio di progetti sociali e territoriali della Fondazione Aquila, in collaborazione con il Trust Aquila, arriva in Val di Fiemme il 2 aprile.

La serata sarà suddivisa, come una vera e propria partita, in quattro quarti, in cui, partendo da alcuni momenti significativi di un match di pallacanestro, si spazierà tra vari temi e argomenti: si parlerà di vittorie e di sconfitte, di valori e di impegno, di sport e di vita. A presentare la serata sarà Luca Mich, presidente del Val di Fiemme Basket, che coglierà l’occasione per parlare anche di cultura americana, in particolare quella musicale, con il giocatore della Dolomiti Energia Trentino, 26 anni, alla sua terza stagione in Trentino, dove ha già collezionato due finali scudetto.

L’incontro è stato organizzato in collaborazione con la Commissione Sport della Comunità Territoriale della Valle di Fiemme, che periodicamente propone serate di formazione e confronto per tecnici, allenatori, genitori e appassionati, così da creare una riflessione condivisa sul ruolo sociale dello sport. La serata è ospitata dal Comune di Predazzo: l’appuntamento è per il 2 aprile alle 20.30 nell’aula magna del municipio.

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DOROTHEA WIERER. IL MIO MOMENTO DORO!

Pubblichiamo con gioia e orgoglio l’intervista esclusiva di Maurizio Tomè con Dorothea, intervista pubblicata nel recentissimo numero dell’Avisio

Incontriamo Dorothea Wierer, atleta di punta della Nazionale italiana di biathlon, in un momento delicatissimo della sua stagione agonistica. Siamo infatti nella fase in cui bisogna stringere i denti e fare lo sforzo in più per raccogliere i frutti di un’annata sportiva massacrante, sia dal punto di vista fisico che mentale.

Gentilmente “Doro”, così la chiamano fans e amici, ci ha concesso quest’intervista in esclusiva durante i pochissimi giorni di pausa che ha trascorso tra le mura domestiche a Castello di Fiemme  prima di ripartire. Appena sbarcata dagli USA, dove aveva disputato le ultime gare di Coppa del mondo, è infatti ripartita subito dopo direzione Anterselva, per svolgere la preparazione ai Mondiali che prenderanno il via il 7 marzo a Östersund, in Svezia. A seguire mancherà solamente la tappa norvegese di Holmenkollen per chiudere definitivamente la Coppa del mondo 2018/19 che mai come quest’anno è alla portata di Dorothea.

Una stagione veramente lunga che è iniziata il 2 dicembre 2018 e che alla fine conterà oltre 30 gare di Coppa del mondo sparse per il globo. Pochi sport hanno calendari così impegnativi come il biathlon, disciplina ancora poco conosciuta al grande pubblico ma fortissimamente in espansione nel nostro paese, anche grazie a Dorothea.

Ciao Dorothea, innanzitutto come stai?

Ciao, sto bene anche se mi sto ancora riprendendo dalla trasferta nord americana tra fuso, orario voli, ecc…

Dovessi dare un voto da 1 a 10 al tuo stato psico-fisico in questo momento?

Sto abbastanza bene e anche lo stato d’animo è quello giusto per affrontare questo momento delicato della stagione.

Hai appena ceduto il pettorale giallo di leader della classifica generale alla tua compagna Lisa Vittozzi (anche se per solo 7 punti), dopo averlo tenuto per 71 giorni, praticamente tutta la stagione. Come la vivi questa situazione?

Ero preparata a questa possibilità, visto che in classifica generale siamo sempre state molto vicine. Avere il pettorale giallo ti da carica ma anche pressione, perchè ogni volta devi riconfermarti.

Da qui alla fine la situazione potrà cambiare spesso.

Gareggiare “in giallo” è stata una nuova esperienza per te. È più facile o più complesso?

Come ho detto prima se va tutto bene ti da carica, ma se sbagli qualcosa senti la pressione. Ci sono i pro e i contro, poi quello che conta veramente sarà chi indosserà il pettorale dopo l’ultima gara.

Il rapporto con Lisa com’é? Parlate mai della classifica generale? Non dev’essere semplice affrontare un tema così delicato tra colleghe che sono però anche rivali. Ci vuole tatto…

Il rapporto tra di noi è molto buono. Siamo rivali in gara, come è giusto che sia, ma siamo anche amiche fuori. Per questo motivo cerchiamo di “staccare” sull’argomento fuori dalle gare.

Forse ora che sei a casa puoi renderti conto meglio della strepitosa stagione che tu, Lisa e gli altri atleti azzurri avete fatto finora. Ad oggi sono 15 podi e 6 vittorie in 24 gare. “Tanta roba” per un movimento del biathlon così piccolo come quello italiano.

Sicuramente la mia stagione è super positiva e il movimento italiano comprensivo di atleti, skiman, allenatori ecc.., ha dimostrato di valere quanto quello delle altre super potenze del biathlon, le quali ci sovrastano come mezzi e numeri.

Quest’anno a differenza degli anni scorsi, ti abbiamo visto con due o tre marce in più sugli sci. Cosa è cambiato rispetto al passato? Qual’è il segreto, se poi ce n’è uno?

La mia condizione sugli sci è stata da subito molto buona e per fortuna al momento non ho avuto nessun intoppo di salute come invece è successo nelle passate stagioni. Quest’aspetto è stato determinante per la performance in gara.

E’ vero che soffri caratterialmente i grandi appuntamenti? Cosa fai per prepararti mentalmente alle gare?

Non faccio nulla di particolare. Si, forse sento un po’ la pressione, anche perché sono sempre stata al centro di un grande interesse mediatico e questo può essere piacevole, ma anche stressante.

A proposito di grandi appuntamenti, sono imminenti i Mondiali in Norvegia. Sei gare che ti potranno regalare medaglie e gloria ma anche punti importantissimi per la Generale.

Cosa scegli tra Mondiali o Coppa del Mondo? A cosa terresti maggiormente?

I due aspetti sono strettamente collegati. A questo punto della stagione, fare bene i Mondiali significherebbe far bene anche in Coppa del Mondo, quindi spero di essere competitiva in tutte le gare.

Molti tifosi di biathlon spesso si domanderanno cosa passa per la testa di un atleta quando lascia il poligono dopo aver fatto due o tre errori. Come si deve reagire in quel caso?

Non è facile reagire perché sai che con tanti errori stare nelle zone alte della cassifica diventa proibitivo, anche perché il livello nella parte fondo negli ultimi anni è aumentato tantissimo e basta anche un solo errore per farti retrocedere di molto.

Ho notato che sei tra le poche se non addirittura l’unica che quando arriva al traguardo, anche se sfinita, non ti lasci cadere a terra stravolta e non esterni minimamente la tua stanchezza. Sei bionica? O fa parte del tuo carattere?

è una cosa che non ho mai fatto. Mi viene naturale non buttami a terra anche se le forze ti abbandonano e arrivi all’arrivo sfinita. Credo che in tante occasioni sia un po’ un’azione di sfogo per gli atleti.

Nel mondo del biathlon ci sono premi in denaro quando si conquistano podi?

Si, certo.

Quanto guadagna un atleta di biatlon in proporzione, rispetto ad un atleta di altre tipologie sportive?

Purtroppo non molto rispetto ad altri sport più blasonati (ride).

Stai riscrivendo la storia del Biathlon in Italia e sarai per sempre un punto di riferimento per tantissime ragazze e ragazzi che si stanno approcciando a questo bellissimo sport. Ci pensi mai?

Sono felice di questo e spero che il biathlon prenda sempre più piede tra i giovani.

Sei personalmente attiva sui social? Cosa preferisci tra Facebook e Instagram?

Si sono attiva, mi piace curare  personalmente i miei canali social e forse preferisco Instagram.

Che rapporto hai con i tuoi tantissimi fans? Rispondi mai alle loro domande o esternazioni sui social?

Purtroppo non riesco a rispondere a tutti i messaggi, sono veramente tanti! Durante la stagione di gare ho veramente il tempo contato, Anzi ne approfitto per scusarmi se non riesco a ringraziare tutti.

Al momento sei sicuramente l’atleta più famosa residente in Val di Fiemme. Recentemente sei apparsa in numerose copertine di magazine e riviste. Ti vediamo nelle pubblicità sui giornali e in TV. La gente ti acclama e ti stima. Vieni mai fermata per strada per autografi e selfie?

Il biathlon un po’ alla volta ha preso piede anche per quelli che non sapevano neppure che esistesse. Sulle piste mi capita di fermarmi con i ragazzi che mi chiedono foto o autografi e mi fa piacere.

Realmente, senza mentire a te stessa e a noi, qual’è il tuo vero rapporto con questo sport che richiede tantissimo sacrificio e impegno per larga parte dell’anno: amore o odio? Oppure entrambi?

Eh, in alcuni momenti anche odio, perchè dopo tutti i sacrifici che facciamo noi atleti non sempre i risultati arrivano ed è un po’ frustrante. Ma passa tutto dopo una bella gara. Questo è lo sport!

Possiamo solo immaginare quanto sia dura una annata da “sportiva di Coppa del mondo”. Qual’è la rinuncia che ti pesa di più?

Non poter rimanere più tempo in famiglia essendo sempre lontana a causa delle gare. Insomma, non poter stare a casa come le persone “normali”, passando bei momenti con mio marito, per esempio. Ma la vita dell atleta è anche questa e fa parte del gioco.

Cosa fai per staccare da tutto e da tutti?

Sto a casa tranquilla sul divano senza vedere nessuno e questo mi aiuta a staccare e recuperare le forze.

Ti sei ambientata bene qui in Val di Fiemme, visto il poco tempo che vi trascorri? Riesci a sentirti “a casa”?

Si, mi trovo molto bene anche se per la maggior parte dell’anno sono veramente in giro per il mondo. Ma quando torno a Castello mi sento  a casa.

Com’è il rapporto con le tue sorelle Carolina e Magdalena?
Molto buono.

Parlate di Biathlon oppure no?

Con mia sorella Magdalena si, perché anche lei pratica questa disciplina.

Proprio di lei volevo parlare: sembra voglia ricalcare seriamente le tue orme. Ha l’”X factor” secondo te?

Sicuramente ha delle doti. Vedremo se riuscirà a dimostrare quello che vale.

Pensi mai alla vita da ex atleta? Ti stai costruendo un futuro lavorativo, oppure vedrai solo al momento che opportunità arriveranno?

Non faccio molti progetti, anche se ci penso spesso. Deciderò quando sarà il momento .

Ti piacerebbe lavorare in ambito televisivo?

Mah, non penso di essere molto adatta.

Dovessi scegliere un ambito tv, sarebbe più nel mondo dello spettacolo o in quello sportivo?

In quello sportivo sicuramente.

Se ti proponessero di andare all’Isola dei famosi?

Direi di no. anche se sarebbe divertente (ride).

Al “Grande fratello VIP”?

Stessa cosa!

Torniamo con i piedi per terra.

Quali sono le tre tue avversarie che più stimi?

Le mie compagne di squadra. E poi Denise Herrmann (GER) e Clare Egan (USA).

E i tre atleti anche di altri sport che prendi come esempio?

Lindsey Vonn.

Dove tieni la carabina quando sei a casa? Ci pensi mai a lei mentre non sei in periodo agonistico? Quasi come volessi non interrompere mai quel filo sottile che vi lega?

Sinceramente quando non ne sono obbligata, non ci penso. Devo staccare per forza, altrimenti non recuperi le forze mentali.

Come mai quest’anno hai deciso di colorare col tricolore la carabina?

Sono molto patriottica e amo il tricolore.

In fin dei conti il tuo sport è fatto si, di sforzo atletico, ma anche e soprattutto di sforzo mentale, concentrazione, controllo dell’ansia. Come risolvi queste problematiche?

Non adotto nessuna pratica particolare, forse l’esperienza maturata in tanti anni di gare mi permette di gestire le tensioni e il resto.

Mai praticato yoga?

Si, quest’estate al lago di Garda, e mi è piaciuto molto.

Nella delicata fase della preparazione mentale alle gare, che ruolo ha tuo marito Stefano Corradini?

Lui è un uomo di sport e quindi sa quando ho bisogno di un consiglio o di una parola di conforto o, viceversa quando è meglio non parlare di sport Il suo supporto è molto importante.

Da dove arriva la tua contagiosa risata che spesso ti vediamo fare durante le interviste?
Hahaha! è una cosa naturale ho sempre riso così.

Sei soddisfatta di ciò che hai fatto fino ad ora nella tua vita sportiva o pretendi di più?

Sono soddisfatta ma pretendo molto da me e cerco sempre di fare il massimo. Se non ci riesco, rimango delusa.

Certo, vincere la Coppa generale quest’anno sarebbe il miglior modo possibile per chiudere la tua carriera. Onestamente, pensi che la Coppa arriverà in Italia (per la prima volta, tra l’altro) oppure Roeiseland e Kuzmina fanno davvero paura?

Non voglio fare pronostici, arriverà all’atleta che avrà fatto meglio durante tutta la stagione.

Se sproni l’atleta a dare il meglio, gli metti pressione. Se non lo sproni, forse non lo carichi a sufficienza. Come vorresti si comportassero addetti ai lavori e tifosi nei tuoi confronti?

Naturalmente, amo le persone sincere.

Domanda provocatoria: Dorothea Wierer è più bellezza e charme o più bravura in quello che fa?

Molte volte i quotidiani e le riviste in genere, per la questione estetica danno più spazio alle foto che mi ritraggono che non ai risultati che ottengo. A volte può dare fastidio, ma ci sono abituata. Fa comunque piacere che diano risalto a tutti i lati della mia personalità e non a solo quello sportivo.

Grazie Dorothea. E’ stato un piacere dialogare con te e ti ringraziamo per averci concesso del tempo in questo momento. Ora pensa a ricaricare le batterie. La carabina e gli sci ti aspettano.

Maurizio Tomè

 

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Ziano, qui è “green” anche la neve

È sempre più attenta all’ambiente e alla qualità della vita Ziano di Fiemme. Il paese, apprezzato per le sue centraline idroelettriche a impatto zero, i mezzi di trasporto elettrici e i tetti fotovoltaici, ha utilizzato una turbina idroelettrica anche sull’impianto di innevamento dello snowpark in zona Belvedere. Inoltre, davanti al parco di neve lo scorso dicembre è stata inaugurata una casa-relax per le famiglie, con tanto di tetto fotovoltaico.

A questo parco di neve ecologico si accede gratuitamente. Le famiglie della Val di Fiemme e quelle dei turisti frequentano volentieri questo pendio innevato, servito da due tapis roulant. Qui i bimbi ogni inverno sfrecciano con una moltitudine di slittini di gomma di ogni forma e colore.

Si può assistere alle slittate dei figli dalla vetrata di una nuova struttura aperta a tutti. Questo edificio dal design contemporaneo è destinato, in futuro, a ospitare un bar. Intanto è un luogo accogliente e caldo, dotato di servizi igienici, dove riposare su comode poltrone, gustare un caffè o concedersi uno spuntino grazie ai distributori automatici.

“Ziano ha nel cuore il futuro – spiega il sindaco Fabio Vanzetta -, è quindi naturale per questa amministrazione pensare al benessere dei bambini attraverso servizi eco-sostenibili”.

I generatori di neve dell’eco-snowpark, infatti, sono collegati alla stessa tubazione che alimenta una turbina idroelettrica, collocata nel magazzino della nuova struttura, grazie all’energia dell’acqua in caduta dall’acquedotto in località Castellir (a quota 1.450 m.) fino al paese (a quota 1.000 m.). “La forza dell’acqua che scorre nei tubi – precisa Vanzetta – raggiunge 42 atmosfere di pressione. Sarebbe un peccato non approfittarne”.

Sei centraline idroelettriche per uno solo paese sono un numero consistente. Per questo Ziano di Fiemme è considerato un fiore all’occhiello dell’eco-sostenibilità trentina. Gli impianti, installati dal 2009 al 2014, sono particolarmente pregevoli, perché permettono di generare energia elettrica dalle tubazioni senza modificare l’ambiente naturale.

Il 14% dell’elettricità prodotta (oltre 2.800.000 kilowatt all’anno) è utilizzata per l’illuminazione stradale e degli edifici comunali. L’energia restante è venduta alla rete elettrica, portando nelle casse del comune 450-500 mila euro all’anno. Una cifra significativa che consente una cura più attenta territorio comunale.

A fare di Ziano un’eccellenza trentina dell’eco-sostenibilità anche i sei mezzi di trasporto comunali elettrici dalla moto del vigile, alle navette, apprezzate dai turisti ogni estate, fino al fuoristrada per accedere ai boschi. Non è tutto: sul tetto delle scuole è installato un impianto fotovoltaico da 50 kilowatt.

“La nostra volontà di dismettere il maggior numero possibile di caldaie a gasolio – spiega il sindaco – ci ha permesso, in pochi anni, di ridurre del 50% il consumo di combustibili fossili nel nostro paese”. Un risultato esemplare. Uno sguardo limpido e consapevole sul futuro.

Nicolò Brigadoi Calamari

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Il picchio tridattilo lo trovi solo qui

Chi di noi da piccino non ha sognato di incontrare Picchiarello, il simpatico picchio delle ghiande dei cartoni animati, nato dalla penna di Walter Lantz e Ben Hardaway per la Warner Bros. La Val di Fiemme ospita numerose specie di picchi: il picchio rosso maggiore, il picchio muratore, il picchio cenerino e il picchio nero, ma fra tutti oggi vi vorrei presentare il Picchio tridattilo, raro e particolare esemplare della famiglia picidae, che risulta estremamente localizzato e confinato ad una porzione ristrettissima delle nostre Alpi orientali, tra Il Trentino Alto Adige e la Carnia. Nei nostri territori trentini si hanno avuto segnalazioni in Val di Sole, in alta Val di Non, nel Primiero, in Val di Fassa ma soprattutto in Val di Fiemme, habitat ideale per questo affascinante uccello, protetto dalla legge provinciale per la sua rarità. In modo piuttosto localizzato, esemplari di picchio tridattilo si possono ammirare nelle foreste montane con caratteristiche boreali – che presentano somiglianze con i boschi di taiga- e rimane stanziale per diverse stagioni. Ma facciamo un piccolo paso indietro scoprendo il perché predilige le nostre montagne e temperature. Nel suo territorio, la Val di Fiemme include due aree protette di grande interesse: il parco naturale del Monte Corno che, condiviso con la vicina provincia di Bolzano, risale dalle pendici della valle dell’Adige, ed il parco naturale di Paneveggio, un’area tutelata di 19 mila ettari, caratterizzata da un’ampia zona boschiva, alla quale fanno da cornice le Pale di S.Martino, con caratteristiche geologiche, floristiche e faunistiche veramente uniche. In realtà però l’intera valle può essere definita un vero e proprio parco, grazie alla vastissima estensione di boschi che, coltivati in modo rispettoso da secoli, hanno rappresentato, specie nel passato, una fonte di sussistenza per la popolazione locale. Queste foreste, che ormai da qualche decennio si ampliano al ritmo di circa cento ettari all’anno a scapito dei prati e dei pascoli, influenzano inoltre in modo positivo la qualità dell’aria e del clima, favorito anche dall’orientamento della valle, che si allunga prevalentemente da Ovest verso Est. In questo paradiso verde spicca il piccolo il Picchio Tridattilo (Picoides tridactylus ); una specie di picchio alpino caratterizzato da una particolare conformazione delle zampe – da cui ne deriva il buffo nome – e da un piumaggio abbastanza atipico rispetto ad altre specie di Picidi nidificanti in queste aree. È qui, ad altitudini generalmente superiori ai 1.100 m, che il Picchio tridattilo costruisce il nido, scegliendo foreste poste in versanti particolarmente esposti e scoscesi, che favoriscono la formazione di valanghe e quindi, indirettamente, la presenza di alberi spezzati o morenti. Alle nostre latitudini preferisce quote superiori, in genere comprese tra i 600 e i 2mila mt., e le foreste di conifere costituiscono l’habitat d’elezione per questo uccello, che nidifica in modo particolare, con il nido scavato, (similmente a quanto avviene in altre specie di Picidi), preferibilmente in piante malate o che presentano ampie porzioni di legno morto. Ma come è possibile riconoscere questo piccolo e simpatico amico? Dal piumaggio, in quanto è scuro e punteggiato di bianco, dove si trova il classico elemento di contrasto nella macchia posta sul capo, che però, a differenza di altre specie di picidi, si presenta completamente gialla. Con i suoi 22 centimetri di lunghezza, è un picchio di piccole dimensioni, ed il maschio si distingue dalla femmina per la colorazione gialla del vertice; dove la parte superiore è nera con il dorso bianco, mentre la parte inferiore è grigia. Ha tre dita per ogni zampa, due rivolte in avanti e uno all’indietro. Si ciba in genere di insetti che ricerca anche sul suolo e spesso si può scorgere la sua presenza senza che si veda o si senta, poiché mostra una particolare caratteristica: quella di creare un anello di buchi intorno al tronco delle piante per succhiarne la linfa, e mentre lo fa difficilmente si sposterà dal suo tronco. Quindi se volete ammirare questo uccello davvero straordinario, dovete spostare il vostro sguardo in alto, verso le cime degli alberi, che ispeziona con meticolosità, partendo da terra ed arrampicandosi a spirale fino sulla sommità, con il tipico tambureggiare del becco che risuona come un “kikiki- kikiki”, accompagnando armonicamente la foresta della musica di Fiemme come un vero e proprio musicista sinfonico.

 

Federica Giobbe

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“Piacere, sono un felicitatore”

Andrea Ciresa si definisce un entusiasta di tutto ciò che è legato allo sviluppo personale, alla comunicazione e all’innovazione. Ha 35 anni ed è nato a Carano, dove torna quasi ogni weekend, dalla famiglia e dalla sua amata cagnolina Blue. La settimana la passa a Bressanone solitamente, ma a volte anche in Svezia, in Finlandia e in molte altre parti del mondo. Sì, perché Andrea lavora per un’azienda leader a livello mondiale nell’ottimizzazione dell’industria del legno, dove si occupa della gestione dei progetti nell’ambito di ricerca e sviluppo, oltre che dell’ottimizzazione delle operazioni, delle prestazioni e dei processi di lavoro. E questo, fortuna vuole, lo porta a dover viaggiare spesso, spostandosi magari più volte in un giorno. Per molti sarebbe una fatica immensa, ma Andrea prende tutto con grande entusiasmo.

Ed è proprio questo suo carattere che lo porta ad essere un’anima in continua evoluzione, la conoscenza e le esperienze, “quelle belle” come dice lui, non gli bastano mai. Dopo le lauree in Economia ed in Informatica ha continuato a studiare, per migliorarsi e per aiutare gli altri a migliorare se stessi. Andrea infatti è un formatore, un life coach, un felicitatore. “Come? Il facilitatore intendi!” gli chiedono tutti stupiti. “No, no. Il felicitatore”! “Ma è un lavoro?” Sembra quasi uno scambio di battute, ma Andrea fa davvero il felicitatore. Ed è proprio il ruolo che gli si addice. Perché è una di quelle rare persone che solo con la loro presenza o vicinanza ti contagia con il suo buon umore e la sua positività. Non smette mai di formarsi, ha girato un po’ tutta Italia per imparare tecniche nuove. Da qui nasce la sua voglia di saperne sempre di più e ha scelto di intraprendere vari percorsi di preparazione che gli permettono di essere un life coach a tutto tondo. Infatti, al suo lavoro di project manager, affianca la formazione di professionisti e di tutti gli appassionati che vogliono migliorare la propria vita. Si occupa di programmazione neurolinguistica, una tecnica nata in California negli anni Settanta, che ha come obiettivo un nuovo approccio alla comunicazione e allo sviluppo personale, un modo per cambiare la percezione di sé stessi, i propri comportamenti ed avviarsi ad una vita di successi. Nei suoi percorsi di public speaking ad esempio, insegna come esprimersi al meglio, come comunicare in maniera efficace e stimolante. Molto utile per chi lavora a contatto con la gente, ma anche per chi vuole essere incisivo nel proprio modo di interagire con gli altri. E poi il coaching e l’autostima. Tutte parole di grande effetto, ma in cosa consistono realmente? Il self coaching è una tecnica che ci permette di essere gli allenatori di noi stessi, per diventare i migliori alleati che possiamo avere, per allenare la nostra mente a concentrarsi sui pensieri positivi e sulle cose belle che la vita ci offre. Andrea dice sempre che il cosiddetto #maiunagioia, tanto usato sui social, dai giovani e meno giovani, dovrebbe essere sostituito da #solocosebelle.

Ultimamente nelle nostre Valli Andrea ha portato serate e corsi proprio su queste tematiche, spronando a guardare più quello che si ha piuttosto che quello che manca, a cambiare la nostra percezione di noi stessi, come porci degli obiettivi realizzabili. Come il suo, per esempio. Andrea, il prossimo novembre, correrà la maratona di New York. “Non sono mai stato uno sportivo, neanche da bambino. E quando ho detto di voler tentare questa impresa tutti mi hanno preso per matto. Ma non mi importa, perché con i giusti tempi, un buon personal trainer e tanta determinazione, i 500 m che riuscivo a correre a malapena, sono diventati chilometri. E quando subentrano delle difficoltà, fisiche in particolare, le accetto ma senza mai arrendermi. Perché troppo spesso partiamo dal presupposto che una cosa può andare male. E se invece va bene? E se mi diverto un mondo? E se faccio la più bella esperienza che potessi immaginare?”. Il suo modo di fare è davvero contagioso, per chi lo ascolta, per chi partecipa alle sue serate la voglia di porsi degli obiettivi per raggiungere la felicità viene spontanea. Perché un felicitatore così lo dovete proprio incontrare nella vostra vita, per darle quella svolta che aspettavate, per diventare i migliori voi stessi.

Altro pregio di Andrea è che vuole condividere qualche consiglio utile.

Andrea, spiegaci tu, chi è un felicitatore? E soprattutto come lo si diventa?

Un felicitatore è una persona che sceglie tutti i giorni di svelare la bellezza dentro e fuori di sé (la definizione di felicità di Andrea ndr) e aiuta gli altri a fare lo stesso. Per diventare felicitatore, dopo tanti anni di studio e lettura, ho voluto seguire un percorso ideato da Letizia Espanoli, assistente sociale friulana e formatrice, che mi ha permesso di avvicinarmi al progetto “#giornifelici” e “Sente-Mente” (che sta rivoluzionando il mondo socio-assistenziale italiano e sta cambiando l’approccio e la vita di tutte le persone che convivono con le demenze). Il lavoro più impegnativo, di tutti i giorni, sta nel capire come essere felici. Le neuroscienze ci insegnano che la felicità si può allenare e quindi si tratta solo di trovare il modo giusto per farlo. È un po’ come iscriversi in palestra, lo facciamo per tenerci in forma ed essere allenati. Quando decidiamo che è giunto il momento di cambiare e che finalmente è ora di volerci più bene ci affidiamo a qualcuno di più esperto che magari ci consigli, ci informiamo, leggiamo: la stessa cosa vale per la felicità.

È per questo che si parla di coaching?

Esatto, il felicitatore è una sorta di allenatore, che accompagna le persone in un percorso di crescita in direzione della “versione migliore di se stessi”. Da diversi anni mi occupo di allenamento alla felicità e ho scoperto che ci sono molte persone che quasi si vergognano di essere felici o ritengono non sia opportuno mostrarlo. Come per esempio le mamme doppio-ruolo (lavoratrici e mamme), spesso si perdono nelle mille incombenze e doveri e dimenticano di avere anche loro il diritto di essere felici.

E come si fa ad essere felici? Quali strumenti possiamo utilizzare?

Fra gli strumenti importanti che utilizzo ci sono Il coaching, la psicologia positiva, l’intelligenza emotiva, le mappe mentali e la programmazione neuro-linguistica. E’ bene però sempre partire in maniera semplice ma efficace da un cambiamento nel nostro vocabolario. Da bambini ci insegnano che dire “voglio” è da maleducati ma quando diventiamo adulti e realmente desideriamo qualcosa dobbiamo riappropriarci nuovamente del “voglio”. Come è bene cambiare nelle nostre frasi il “devo” fare qualcosa con “scelgo” e il cominciare a farci le cosiddette “domande potenti”. Non è nemmeno facile imparare a vedere il bello che ci circonda, perché siamo condizionati dai “#maiunagioia” che è diventato ormai un mantra negativo che spesso utilizziamo per lamentarci di qualsiasi cosa. Per molte persone non è facile mettersi davanti a questi interrogativi, spesso infatti siamo proprio noi ad impedirci di essere felici. È importante celebrare i successi, farsi un regalo ogni tanto, darsi metaforicamente una pacca sulla spalla quando raggiungiamo un obiettivo. E non guardare a ciò che fanno gli altri, tutti siamo diversi. Di tanto in tanto è bene chiedersi di cosa siamo soddisfatti, quali obiettivi abbiamo portato a termine, di cosa siamo orgogliosi e soprattutto mostrare gratitudine, verso noi stessi e gli altri.

 Se scelgo di essere felice, cosa è bene fare, quali sono i passi da seguire?

Gli autori di riferimento consigliano innanzitutto di porsi obiettivi stimolanti e formulati in maniera positiva, anche dal punto di vista linguistico. Un obiettivo deve essere specifico e misurabile, ambizioso sì ma non irrealizzabile, che ci faccia uscire dalla nostra zona comfort ma che non ci metta di fronte ad ostacoli insormontabili. E deve avere una scadenza. Dobbiamo darci dei tempi di realizzazione, ciò lo rende realistico e ci ricorda il nostro impegno. Va espresso in poche parole, chiare e semplici.

Non sarà così facile però. Come si affrontano i momenti di difficoltà?

Dobbiamo ricordarci che se il perché è forte, il come lo trovo. È fondamentale porsi gli obiettivi in maniera tale che possiamo renderci conto delle difficoltà, quanti ostacoli siamo disposti ad accettare lungo la nostra strada!? Va verificato a che punto siamo con la realizzazione dell’obiettivo. Chiediamoci se ci stiamo avvicinando o allontanando, se siamo in grado di proseguire e raggiungere la meta. L’unica persona che può impedirci di raggiungere i nostri obiettivi siamo noi stessi. Dobbiamo smettere di “raccontarcela”!

Cosa ci può aiutare ad essere felici, oltre a noi stessi si intende?

È importante circondarsi di persone belle e positive. Se frequentiamo solo persone che passano il loro tempo a lamentarsi, diventeremo come loro. Come sostiene Jim Rohn (autore e speaker americano) ognuno di noi, infatti, è la media delle cinque persone che frequenta maggiormente. Dobbiamo imparare ad accettare le nostre emozioni, riconoscere i momenti difficili ed imparare ad affrontarli, trovando del buono anche in essi. Ammirare e godere della bellezza che ci circonda, magari come consiglio sempre fotografando ogni giorno almeno tre cose belle che vediamo (da un fiore ad un bel tramonto). Riguardarle la sera o nei momenti no può essere di grande conforto.

Ultimo consiglio spassionato, dopo queste istruzioni?

Tutti questi strumenti non hanno nessun tipo di controindicazione quindi perché non provare!? Meritiamo di essere felici, sta a noi decidere di esserlo davvero. E di impegnarci per perseguire i nostri traguardi. Se continuiamo a lasciare i nostri sogni nel cassetto questi saranno destinati a fare la muffa, ma se invece scegliamo e vogliamo tirarli fuori, li possiamo trasformare in obiettivi e traguardi che ci renderanno persone migliori, felici e potremmo contagiare gli altri con questa felicità e realizzazione.

Questi sono solo alcuni consigli che Andrea ci ha regalato, ma per saperne di più potete contattarlo direttamente tramite il suo sito, sui canali social (su cui è molto attivo) e sempre potete tenere d’occhio le date dei corsi che periodicamente tiene in Trentino e nelle nostre Valli (il prossimo in Fiemme e Fassa sarà a fine maggio ndr). I corsi di public speaking e comunicazione efficace, il corso di autostima e self coaching “la vita che vorrei” e i corsi #giornifelici –che hanno visto la partecipazione di molti dei nostri convalligiani negli ultimi anni- sono aperti a tutti e possono essere svolti anche per gruppi, aziende ed associazioni. I corsi ed il calendario sono disponibili sul sito di Andrea all’indirizzo: www.andreaciresa.it

Sara Bonelli

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Fassa sogna le nove buche
OUTDOOR VAL DI FASSA

Cervinia, Courmayeur, Sestriere, Innsbruck, Sappada: cos’hanno in comune queste cinque località alpine, oltre ad essere naturalmente alcune fra le più famose mète del turismo invernale ed estivo? Ve lo diciamo noi: hanno tutte uno (o più) campi da golf. L’elenco sarebbe potuto essere anche molto più lungo, ci siamo limitati per ragioni di spazio.

Il golf dunque come “must” per completare un’offerta turistica già strepitosa. Ma anche di più: il golf per marcare la differenza in un mercato turistico già zeppo di offerte fantasiose e diverse. Come dite, non ci credete? Sentita questa. Qualche anno fa una nota rivista italiana di viaggi aveva chiesto ai lettori di indicare quale fosse la località turistica preferita in assoluto. Ha vinto Bormio. Possibile? Eppure – diremo noi, da buoni sciovinisti – Bormio non sembra tanto meglio di molte località nostrane, Fiemme e Fassa in primis. Bene, sapete perché si è imposta su tutte le altre? Ma certo, perché rispetto ad altre località turistiche Bormio può offrire splendidi campi da golf.

E da noi? Le nostre valli il golf non ce l’hanno. Con un’unica, orgogliosa eccezione: il Golf Club di Campitello di Fassa. Un dignitosissimo campo pratica, messo in piedi ancora nel 1995 da un manipolo di appassionati, coordinati da Diego Amplatz, titolare dell’omonimo negozio di attrezzature e abbigliamento sportivo a Canazei.

Va da sé che se vogliamo ragionare di golf in Fiemme e Fassa, due chiacchiere con Amplatz vanno fatte. Lo abbiamo perciò raggiunto a Canazei, nel suo negozio, per chiedergli di raccontarci la loro avventura e per scucirgli qualche riflessione sul futuro dell’attività golfistica in valle. Non potevamo chiedergli di meglio: gli occhi gli si accendono quando parla della sua passionaccia, il golf per l’appunto. “Ma lo sapete che nel 2022 a Roma si disputerà la Ryder Cup, che è la terza manifestazione sportiva più seguita al mondo dopo le Olimpiadi e i mondiali di calcio?” No, non lo sapevamo. “Ecco. Questo è il livello della questione oggi in Italia. Manca la mentalità, la cultura del golf”.

Riavvolgiamo per un attimo il nastro del racconto. Siamo nel ’95 e a Campitello sorge dunque il campo pratica: otto piazzole per il tiro, un “green” per la pratica. C’è anche un maestro per l’avviamento e i primi rudimenti. Gioco forza, data la localizzazione ai piedi delle Dolomiti, si apre solo nella stagione estiva. Ma il campo va, è frequentato, riscuote apprezzamenti da parte dei turisti. Nel 2000 viene aggregato alla FIG, la federazione nazionale del golf, ed è un passo importante.

Ma perché solo un campo pratica, e non un campo a nove buche, ad esempio? Spazio ce ne sarebbe, e anche molto bello, con vista su Dolomiti e Pordoi. Amplatz allarga le braccia: “Eh, volevamo fare proprio questo. Avevamo affidato all’ingegner Bani, che di professione fa proprio il progettista di campi da golf, un progetto ad hoc per le nove buche, che si sarebbe dovuto realizzare sulla sinistra orografica dell’Avisio, interamente nel territorio comunale di Campitello. La zona è quella dove sorgono anche campi da tennis e da calcio, dove atterrano i parapendii, dove c’è un maneggio di cavalli. Il nostro progetto integrava tutto perfettamente. Sarebbe potuto diventare un Centro sportivo abbastanza unico nel suo genere nelle Alpi”.

Sarebbe, al condizionale: perché il progetto è ancora nel cassetto. Chi lo ha stoppato? Non la Provincia, la quale a fronte di un progetto ben fatto e condiviso dalle comunità locali non avrebbe nessuna difficoltà a firmare il nulla osta.

“Da notare che tutti gli appezzamenti di terreno compresi nel progetto” ci spiega Amplatz “ricadono già nella destinazione urbanistica a campi da golf. E abbiamo due sindaci che si sono sempre dimostrati molto favorevoli al progetto: quello di Canazei, Silvano Parmesani, è un giovane golfista che da anni viene a fare pratica nel nostro campo. Il sindaco di Campitello, Ivo Bernard, era con noi nel ’95 quando aprimmo il campo pratica”.

E dunque? Quale è il problema? Amplatz non lo dice, ma probabilmente la ragione della stasi è da ricercarsi nei pregiudizi che il golf ancora si porta dietro e che potrebbero dividere la comunità. Una eventualità che le amministrazioni in carica, a un anno dalle elezioni comunali, forse non se la sentono di affrontare.

“Il golf non solo aiuterebbe a preservare e a valorizzare al meglio quella parte di territorio” spiega Amplatz. “Ma contribuirebbe anche a destagionalizzare il turismo, che oggi nel periodo estivo è concentrato tutto in venti, trenta giorni. E poi, diciamolo chiaramente che non può essere più considerato uno sport da ricchi”. In effetti, una buona attrezzatura completa ormai la si trova a qualche centinaio di euro al massimo, e dura una vita. E la tessera a un circolo – esclusi ovviamente i più esclusivi – nei venti campi da golf trentini mediamente si aggira fra i 300 e i 500 euro. Nulla di paragonabile alla pratica sciistica.

Tornando al campo pratica di Campitello, ci sarebbero tutti gli “ingredienti” per un’offerta di qualità, appetibile a un target molto eterogeneo, composto sia da appassionati locali che da moltissimi turisti. Amplatz guarda anche un po’ più in là e arriva a ipotizzare convenzioni con campi da golf già esistenti al di qua e al di là delle Dolomiti. Assicurerebbe di minimizzare i costi (impianti e personale potrebbero essere fatti ruotare fra più Club) e di offrire ai golfisti “pacchetti” di giocate su più campi.

Un bel sogno, che per ora si scontra con le logiche politiche. Staremo a vedere.

D.F.

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