46.a Marcialonga di Fiemme e Fassa il 27 gennaio

Il comitato organizzatore della 46.a Marcialonga di Fiemme e Fassa, in programma il 27 gennaio prossimo da Moena a Cavalese, è impegnatissimo nel produrre la quantità di neve sufficiente per realizzare interamente lo storico tracciato di 70 km. Il presidente Angelo Corradini e i membri dello staff sembrano fiduciosi, tanto da potersi dedicare anche agli “eventi nell’evento” che come sempre coinvolgeranno amatori e campioni. Era già stata annunciata una “staffetta olimpica” che avrebbe visto partecipare quattro campioni olimpici di sport diversi, fondo, canoa, ginnastica e ciclismo, nell’ordine Cristian Zorzi, Antonio Rossi, Jury Chechi e Paolo Bettini. O almeno questa era la proposta iniziale, far percorrere ai quattro campionissimi il tracciato di 70 km passandosi il testimone, con Cristian Zorzi a partire da Moena e Jury Chechi ad arrivare a Cavalese. Ma le pressioni e i punzecchiamenti di “Zorro” hanno ‘impedito’ che ciò avvenisse, convincendo (pare) i quattro moschettieri a percorrere 70 km ciascuno: «L’unico titubante sembra essere Jury – afferma Zorro – ma un atleta coordinato come lui, che fa della forza e della spinta il proprio punto forte, non può non trovarsi bene nello sci di fondo ora che si va tutti ‘a spinta’, gli ho detto: se non ti troverai bene a spingere di braccia significa che agli anelli hai vinto per caso!», prosegue un divertito Zorzi. A gennaio – subito dopo il Tour de Ski – vi sarà un piccolo Camp di due o tre giorni in Val di Fiemme, dove l’armata olimpica prenderà confidenza con gli sci stretti, ma è quasi certo che non vi sarà nessuna staffetta, almeno secondo Zorzi, un po’ meno a detta degli altri nonostante il campione trentino affermi di averli contattati (ed avvisati). Uno dei più tenaci sembra tuttavia Paolo Bettini, impegnato nella scorsa Marcialonga Light di 45 km e rimasto quasi ‘perplesso’ dal non aver proseguito: «Fisicamente avrei potuto continuare, tecnicamente un po’ meno. La Marcialonga è un’altra sfida da mettere nel palmarès. Zorzi andava molto forte anche in bici, qui si va invece forte sul suo terreno e credo sarà una lotta impari, confidavo nelle difficoltà di Antonio ma ho saputo che ne ha fatte due in passato! Sarà battaglia aperta tra me e Jury per la medaglia di bronzo o di legno. Quest’anno parto con la convinzione di sapere cos’è una Marcialonga, ma credo che se si va sulla tattica farò bene… Conosco il percorso da Predazzo fino al Cermis perché l’avevo utilizzato per allenarmi». Anche Bettini pare ignaro delle trame tessute da Zorzi… rimanendo sorpreso quando gli viene accennato che dovrà mettersi alla prova in tutti e 70 i km del percorso, così come Antonio Rossi, che non si scompone: «Ricordo la prima Marcialonga che feci, era molto fredda e allo stesso tempo molto veloce, ma quando ho cominciato ad andare di braccia non mi ha più superato nessuno!», con il canoista ad ergersi a precursore del double poling. «La seconda – prosegue Rossi – era invece ‘al caldo’, 5 gradi circa non velocissimi, anche se di certo non puntavo ai primi dieci! La Marcialonga è sempre bellissima per il clima di festa che c’è, e il prossimo anno avrò un motivo in più per esserci vista la candidatura della Val di Fiemme per le Olimpiadi». E infine: «Dovrò fare due chiacchiere con Cristian, lui lo sa che punto al podio…». L’ultimo osso duro da convincere pare essere Jury: «Non avendo mai fatto sci di fondo in vita mia, ma solo seguito con passione, dovrò dimostrare chi ha torto e chi ragione. Ho parlato con Paolo e Antonio, è difficile, però credo che con lo spirito giusto potrò portarla in fondo e forse riusciremo a finirla tutti e quattro». Secondo il “Signore degli Anelli”, cos’è la Marcialonga per chi non la conosce? «Certamente la gara più importante nel panorama fondistico italiano; è un simbolo che rientra nella conoscenza popolare, un po’ come la Wimbledon del tennis». Ancora una volta, quel volpone di “Zorro” sembra avercela fatta.

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Tour de Ski il 5 e 6 gennaio

Fiemme è pronta ad ospitare (5 e 6 gennaio) la sfida epica dello sci di fondo e i fuoriclasse del Tour de Ski, che partiranno sabato e domenica da Dobbiaco. 7 uomini e 7 donne per l’armata tricolore guidata dal direttore Marco Selle, questi i convocati al maschile: Francesco De Fabiani, Stefano Gardener, Enrico Nizzi, Dietmar Noeckler, Federico Pellegrino, Maicol Rastelli e Giandomenico Salvadori, mentre fra le donne vi saranno Elisa Brocard, Anna Comarella, Ilaria Debertolis, Caterina Ganz, Greta Laurent, Sara Pellegrini e Lucia Scardoni, magari cercando – come afferma Selle – di puntare in alto in classifica con De Fabiani e Brocard e andare all’assalto delle singole tappe con la “coppia” di velocisti Laurent e Pellegrino, probabilmente assenti in Val di Fiemme quando ci sarà da affrontare la scalata al Cermis.

Il programma fiemmese prevede, sabato 5 gennaio a Lago di Tesero, la mass start in classico (10 e 15 km) alle 14 e alle 15.10. Domenica 6 gennaio la mitica salita del Cermis con l’apertura del Tour del Gusto alle 9.30, uno “slalom” tra i prodotti tipici lungo la pista, Rampa con i Campioni aperta ad amatori ed ex campioni degli sci stretti alle 9.30, la finalissima femminile del Tour de Ski alle 13 e quella maschile alle 14.45. Come sempre numerosi gli eventi di contorno del comitato Fiemme Ski World Cup, sia sportivi per grandi e piccini sia legati al divertimento. Sabato COOP Mini World Cup – gimkana per baby e cuccioli, con il Fiemme Party Tent a proporre musica dal vivo per tutti i gusti. Nella tarda mattinata di domenica infine, l’ultimo contest dedicato ai giovani degli sci stretti, la Junior Final Climb.

Il Centro Fondo di Lago di Tesero è patrimonio dello sport trentino oltreché del Tour de Ski, e il Comune di Tesero ha dedicato il prestigioso impianto invernale a tre persone che, per diversi motivi, sono state punto cardine del successo riscosso in questi anni. La struttura è stata così intitolata a Fabio Canal, presidente dalla costituzione (1 gennaio 1995) fino a prematura scomparsa, il quale si spese anima e corpo per farla crescere. La sala riunioni è stata invece dedicata in un secondo momento celebrativo a Mario Morandini “Panet”, scomparso nella terribile tragedia di Stava che causò la morte di 268 persone. La titolazione della sala stampa è andata infine a Lorenzo Lucianer, giornalista della sede Rai di Trento che ha lasciato uno straordinario ricordo personale e professionale, di amore per lo sport e della forza del racconto.

Per la Norvegia non è iscritto Johannes Høsflot Klaebo, ma ci saranno Martin Johsrud Sundby, uno dei grandi favoriti al successo finale, Krüger, Röthe, Hollund e Nymget e tra le donne le tre Weng, con la vincitrice delle ultime due edizioni del Tour de Ski Heidi, quindi Jacobsen, Slind, Svendsen, Östberg e Harsem, al completo invece la Russia che schiera Belov, Bolshunov, Melnichenko, Larkov, Poroshkin, Retivykh, Sobakarev, Spitsov, Ustiugov – già vincitore – e Vylegzhanin. Tra le donne si notano Belorukova, Durkina, Istomina, Sedova, Soboleva, Nechaevskaya, Nepryaeva, Tsareva e Zherebyateva.

Iscritta anche la Finlandia che schiera i soli Hakola ed Heikkinen al maschile, mentre al femminile Killönen, Mononen, Parmakoski e Saapunki. Gli USA hanno confermato solo Lusgarten e tra le donne l’attesa Diggins, tra gli svizzeri Cologna sarà il trascinatore. Dell’ultim’ora le partecipazioni degli svedesi Calle Halfvarsson, del quale Petter Northug affermò: “Se Halfvarsson vince la Coppa del Mondo io mi ritiro. All’istante” (non ce n’è stato bisogno perché il discusso fuoriclasse si è ritirato prima – ndr), Lageson, Rickardsson, Svensson, Thorn e Westberg tra i maschi, e Mia Eriksson, Moa Molander, Maria Nordstroem, Linn Soemskar e Lisa Vinsa tra le donne. La Norvegia – nonostante l’assenza di Therese Johaug pur tornata dalla squalifica, è la grande favorita con Heidi Weng e Östberg subito dietro, un’altra vittoria della norvegese e dello svizzero Dario Cologna non sarebbe da escludere.

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Arriva fresco fresco l'Avisio Inverno 2018/19!

E’ pronto da sfogliare l’Avisio in versione invernale, ricco di informazioni, curiosità e notizie per passare questo lungo inverno in piacevole compagnia. Scaricate il PDF cliccando nell’apposito link nella colonna qui a destra. E buona lettura!

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Salviamo gli alberi musicali

Gli sciatori che sfrecciano sulle piste della Val di Fiemme non posso immaginare che poco più in là, nel fitto bosco, un uomo sta vagando alla ricerca di melodie. È Fabio Ognibeni il cacciatore di tronchi che si aggira nelle foreste della Val di Fiemme, fra le Dolomiti del Trentino, per “salvare” gli alberi della musica abbattuti dal vento. A sostenere la sua missione una folla di amici che non sapeva di avere. Sono già oltre duecento ad aver risposto al suo appello lanciato con la campagna di crowdfunding: “Salviamo il legno di Stradivari, perché quello che poteva essere musica, deve diventare musica”. Non è una classica raccolta fondi, ma la richiesta di un prestito di denaro che sarà restituito in due o tre anni: “A mano a mano che potrò vendere tavole armoniche – assicura Fabio Ognibeni, titolare dell’azienda Ciresa di Tesero – potrò restituire tutti i soldi che ci sono stati generosamente prestati”. Non può permettersi di restare senza legno di risonanza un’azienda come la Ciresa della Val di Fiemme, perché realizza le tavole armoniche che vibrano negli strumenti a corda di tutto il mondo.

Per alcuni anni in Val di Fiemme l’autorità Forestale sospenderà il taglio ordinario di abeti, perché sono già troppi quelli abbattuti dal vento. Nella sola valle ne sono caduti più di un milione. Due milioni in tutto il Trentino.

Nelle “Foreste dei Violini” della Val di Fiemme Fabio Ognibeni sta cercando di recuperare gli alberi a terra prima che il caldo estivo, muffe e parassiti deteriorino il legno. Visto che sono molto rari gli abeti rossi che posseggono caratteristiche di risonanza, deve controllarli a uno a uno in modo da selezionare soltanto i tronchi migliori. Prelevarli dal bosco schiantato dal vento è come cercare un ago nel pagliaio.

“Gli abeti di risonanza sono tronchi perfetti, cresciuti per 150/250 anni con fibra sottile e dritta, che potevano essere utilizzati per costruire strumenti musicali. E sono materia rara. Ci siamo attivati con l’autorità Forestale, i responsabili della Magnifica comunità di Fiemme, i Custodi forestali dei Comuni, trovando collaborazione e disponibilità. Tuttavia a fronte dei 350/400 metri cubi annui che normalmente lavoriamo, ci troviamo ora a tentare di salvare circa 1300-1500 metri cubi di legno pregiato: circa in quadruplo del nostro fabbisogno annuale”, ha spiegato Ognibeni sulla pagina in cui ha lanciato il crowdfunding (www.ciresafiemme.it).

È una corsa contro il tempo la sua. Ma in molti, da ogni parte d’Italia, stanno offrendo aiuto, prestando cifre che variano dagli 80 euro per salvare un piccolo tronco di legno di Stradivari, ai 150 euro per salvare un tronco grande, ai 300 euro per salvare un intero albero. Qualcuno ha deciso di salvare addirittura sei alberi. C’è chi con il suo contributo ha salvato tre alberi, uno per ogni figlio, chiedendo tre tavolette ricordo con i nomi dei bambini. Per altri è stato un regalo di Natale pieno di poesia, per il marito musicista o per amici appassionati di musica. Ecco un messaggio di auguri che ha accompagnato il gesto: “Ho salvato un albero di Stradivari per donarti una sinfonia del futuro”.

Salvare uno di questi alberi pregiati della Val di Fiemme, per qualcuno, è stato proprio come assicurare la “musica del futuro” ai figli e ai nipoti. Una musica che risorgerà dai boschi martoriati dal vento. Fra i numerosi messaggi di solidarietà inviati alla piccola azienda di Tesero, anche quelli di turisti innamorati della Val di Fiemme, ormai conosciuta come “Valle dell’Armonia”.

Sulla pagina di Facebook di Fabio Ognibeni il sindaco di Treviglio, Juri Imeri, in un post ringrazia l’Istituto Grossi di Treviglio per aver voluto salvare il legno di Stradivari aderendo all’iniziativa della ditta Ciresa con un magnifico concerto. Oppure quello del violinista Crtomir Siskovic, da Parma, che “dispiaciuto per quanto è accaduto alle Foreste di Fiemme” si rende disponibile per un concerto a titolo gratuito con una raccolta dei fondi per l’azienda Ciresa. Siskovic non ha scordato la Val di Fiemme, dopo il suo concerto al congresso Europiano del 2000, presieduto proprio da Fabio Ognibeni.

“Le adesioni crescono di ora in ora, regalando una piacevole sensazione di valore condiviso – riflette Ognibeni -. Aderiscono persone dalla Puglia al Friuli, dall’Olanda, dal Belgio, dalla Germania fino al Giappone. Non sono solo liutai o musicisti di nostra conoscenza, per lo più sono persone sconosciute. Mi piacerebbe incontrarli tutti, per ringraziarli a uno a uno”.

N. B. C.

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Natale al S.Pellegrino

Per la gioia dei tantissimi appassionati del mondo degli sport invernali e della neve, la Ski Area San Pellegrino amplia la sua offerta in vista del periodo natalizio, raggiungendo così la quasi totalità di piste e impianti aperti. Le scarse precipitazioni nevose dell’ultimo periodo non hanno destato preoccupazioni, grazie ad un efficiente sistema di innevamento artificiale che consentirà di sciare su piste perfettamente innevate, ben mantenute dalle basse temperature degli ultimi giorni.

A partire da giovedì 20 dicembre, gli amanti dello sci alpino potranno soddisfare la loro voglia di neve grazie all’entrata in funzione di nuove piste e impianti, tra cui la pista Le Coste in zona Cima Uomo e la pista Monzoni in  area Costabella, il tracciato più ampio di tutto il comprensorio. In aggiunta, sempre da giovedì in poi, l’apertura della pista Le Buse – Molino consentirà il rientro sci ai piedi dal Passo San Pellegrino a Falcade. Inoltre aprirà la seggiovia Saline – Laresei, che funge da collegamento con il Pian della Sussistenza.

Grazie a queste nuove importanti aperture, l’offerta sciistica della Ski Area San Pellegrino diventa ancora più completa. “Le condizioni delle piste sono eccezionali” ha dichiarato Renzo Minella, direttore della Ski Area San Pellegrino “Grazie alla quasi totalità di aperture di piste e impianti, gli appassionati che ci faranno visita potranno divertirsi davvero e gustarsi

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Afriditelo, la cultura ora è social

La cultura torna a sedurre i ragazzi della Val di Fiemme. La scorsa primavera era nata l’Associazione Museo Casa Begna a Carano, che vedeva nel consiglio direttivo una presenza massiccia di giovani.

Lo scorso settembre, a Predazzo, è nato un nuovo progetto, chiamato Afroditelo.

Le due giovanissime fondatrici, Rebecca Sandri (di Cavalese) e Maria Chiara Bazzanella (di Predazzo) ci raccontano da dove è partita la loro intuizione.

Rebecca: “L’idea è nata nella primavera 2018, quando abbiamo notato l’esplosione mediatica di tanti fashion blogger. Considerando la mia passione per la cultura, la musica e il teatro, è maturata in me l’idea di diventare una blogger. Ho voluto parlarne con Maria Chiara, un giorno che ci siamo incontrate in corriera. Eravamo in classe assieme al Liceo (Istituto La Rosa Bianca di Cavalese). Comunicazione e cultura, questi gli ambiti in cui studiamo. Così ci siamo trovate davvero. Poi, in una riunione a Predazzo è partito tutto il progetto. Cosa facciamo? Condividiamo esperienze, eventi e luoghi culturali attraverso i social network al fine di interessare il più elevato numero di persone, soprattutto giovani, alla vita artistico-culturale del Trentino Alto Adige e non solo”.

Eccole così approdare sulle le piattaforme di Facebook e Instagram con immagini e video.

Maria Chiara: “Oltre a me e Rebecca, sono state coinvolte altre due ragazze: Martina (della Val di Fiemme) e Giulia (di Riva del Garda). Il progetto è partito da poco e sono molto sorpresa per il numero di persone raggiunte, tramite i due canali ufficiali di Afroditelo (pagina Instagram e pagina Facebook, aperte il 28 settembre scorso). Nelle settimane precedenti, si è accennato che sarebbe nato Afroditelo ma non si è subito indicato di cosa si trattava. Creare attesa, suscitare curiosità è stato il clima in cui poi siamo partite con la pubblicazione di post, che hanno riscosso un buon numero di like. Il primo post, lo abbiamo dedicato al Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme e, in particolare, alla mostra sugli animali fantastici Wundertiere”.

Perché avete scelto il nome “Afroditelo”?

“La parte difficile all’inizio è stata proprio quella di trovare un nome che fosse adatto al progetto – rispondono le fondatrici -. Abbiamo parlato con la nostra amica Martina e lei ha scelto Afroditelo. Innanzitutto, Afrodite è la dea dell’amore, della bellezza. La parola ‘ditelo’ esprime voglia di condividere con freschezza, in un’epoca in cui si è bombardati di notizie che sui social sono molte volte negative”.

Queste ragazze hanno coniato anche un motto: “Shara l’amore, shara la cultura”.

Il termine “sharare” è diventato ormai molto utilizzato. Cosa significa? Semplice, è la forma italianizzata del verbo inglese “to share” che significa condividere. Così, attraverso i social media, queste ragazze hanno scelto di condividere solo forme di bellezza culturali. C’è un altro sogno all’orizzonte?

“Oltre al sogno di coinvolgere molti giovani, nel prossimo futuro, c’è l’idea di creare un Festival culturale in Val di Fiemme. Questa valle la consideriamo un paradiso in Terra. Qui sono le nostre radici e, poi, questo nostro progetto è partito da Predazzo. Forse un giorno lo estenderemo oltre l’Italia. Chissà”.

Com’è nato il logo di Afroditelo?

“Abbiamo scelto la Venere di Botticelli. Ci ha pensato la nostra amica Martina a realizzare la grafica. Per quanto riguarda la scritta Afroditelo, ci teniamo a ringraziare tanto il professor Fabio Dellagiacoma, insegnante di storia dell’arte all’Istituto La Rosa Bianca di Cavalese, che ci ha sostenuto molto. Il megafono in mano ad Afrodite, indica che intendiamo ampliare la voce”.

Marco Rosa

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La finta intervista ora è un libro

Se oggi, anche in Val di Fiemme, la pizza non è più un cibo dal sapore quasi esotico, è merito di quei “pionieri” che negli anni Sessanta e Settanta hanno avuto il coraggio di sfidare le convenzioni culinarie dell’epoca e il gusto della tradizione gastronomica alpina, proponendo le prime margherite a una valle che in quegli anni iniziava ad affacciarsi al mondo col turismo.

Tra questi intrepidi ristoratori, anche Giuliano e Adalisa Monsorno, allora giovane coppia fresca di nozze, che nel 1971 decise di trasformare in pizzeria il Bar Roma di Tesero, gestito dai genitori di lui dal 10 ottobre 1968. Cinquant’anni esatti che sanciscono non solo il traguardo di un’attività (e mezzo secolo, non sono cosa da poco), ma anche e soprattutto la vita di una famiglia che, generazione dopo generazione, continua a lavorare con la stessa passione ed energia per far crescere quello che era un piccolo bar di paese e che oggi è un ristorante pizzeria da 180 posti e oltre 32.000 pizze servite all’anno, senza contare gli altri piatti del menù.

Per festeggiare le cinquanta candeline, Luca, Michele e Patrizio, i tre figli di Giuliano e Adalisa, tutti impegnati nell’attività di famiglia, hanno deciso di regalare ai clienti una pubblicazione che ripercorre, attraverso fotografie, aneddoti e curiosità, questi cinque decenni. Una sorpresa anche per i due genitori, che non sapevano nulla del libro in uscita e che hanno parlato con l’autrice, Monica Gabrielli, pensando di essere intervistati per un articolo per L’Avisio.

La pubblicazione ripercorre le tappe della crescita del ristorante pizzeria, ma anche la storia della famiglia. E così, pagina dopo pagina, si rivivono i primi impegnativi anni di attività (da conciliare anche con la crescita di tre figli); i drammatici giorni della tragedia di Stava; le avventure televisive di Luca e Michele, diventati all’inizio degli anni Duemila i gemelli più famosi d’Italia; i colorati cocktail dell’ultimogenito Patrizio, impegnato nella gestione dell’american bar The Club. E poi, naturalmente, le ricette, nuove e anche vecchie. Il volume, infatti, si chiude con alcune ricette tratte da un manoscritto del 1908 di Maria Zeni, cuoca dell’ospedale di Fiemme.

Ciò che sorprende è che, dopo cinquant’anni, la gestione del ristorante pizzeria Roma è ancora soprattutto una questione di famiglia. Anche le mogli dei figli, Rosanna, Silvia e Ilaria, sono impegnate a dare una mano nell’attività. E i nipoti di Adalisa e Giuliano, come i loro papà prima di loro, stanno crescendo a latte… e pizza. Le basi per il prossimo passaggio generazionale sono state gettate.

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Il custode del tempo

Per gli abitanti di Carano è un’istituzione, una sorta di custode del tempo. Giovanni Delvai dalla fine degli anni ’80 si occupa dell’orologio del campanile, uno dei pochi che ancora oggi necessita di un quotidiano intervento umano.

L’allora parroco di Carano, don Pierino, chiese a Giovanni di aiutarlo a regolare l’orologio giornalmente. Figlio del “Monego”, era la persona più adatta e affidabile per un incarico così importante. Questo lavoro non è un gioco da ragazzi, tutt’altro: richiede impegno, precisone e costanza.

Sono davvero pochi a essere in grado di sostituire Giovanni in questo delicato compito. “Quando mi ammalo e non posso occuparmi dell’orologio so di avere dei validi sostituti, ma so anche che è un lavoro che richiede un po’ di pratica. Per questo ho preparato degli schemi con dei disegni per aiutarli. Se si tira su il peso quando batte, allora questo cade fino in fondo e non è un bene per l’orologio. Bisogna assicurarsi di tirar su l’orologio dopo il battito”. Giovanni accoglie sempre volentieri quelli che vogliono vedere l’antico orologio e l’interno del campanile.

I coscritti ogni anno gli chiedono aiuto per appendere il lenzuolo con il loro anno sul campanile.

Per i bambini dell’asilo è un amorevole amico, quasi un nonno pieno di risorse e storielle divertenti. “Quando passano sotto casa mia, li sento chiamare il mio nome e allora esco per salutarli”. Da quando è andato in pensione, nel 2007, ha iniziato a dedicare molto tempo al paese, ai bambini e alle associazioni.

In tanti lo chiamano per sistemare gli orti. Ed è uno dei pochi a saper ancora utilizzare il “puo”, il vecchio spazzaneve. Durante le giornate “razego te tabià, na saldadura e na strapenada (svolgo mestieri nel tabià. fra una saldatura e una trapanata)”, racconta sorridendo. Così può tenere sempre in funzione il trattore e gli attrezzi con cui ama fare la legna.

Giovanni ha lavorato per 24 anni con la Magnifica Comunità di Fiemme, passando dall’Orto dei Pezi di Solaiolo al coordinamento di progetti di recupero ambientale.

A Predazzo ci sono ancora persone che chiamano alcuni sentieri i “Trozi del Giovanni”, un progetto davvero all’avanguardia perché è stato fra i primi percorsi di montagna accessibile ai disabili. “Ci abbiamo impiegato tre stagioni. È stato un gran lavoro, ho studiato le pendenze e le difficoltà che una persona con limitate capacità motorie o una sedia a rotelle può incontrare. Ho anche creato una sedia e una tavola con una sola panca per facilitare la loro pausa”, racconta con grande orgoglio. “Spesso mi capita di incontrare persone che sentono la mancanza di questo modo di lavorare, quando bastava parlarsi e si potevano mettere in pratica tante belle idee”.

Grazie alle sue esperienze lavorative e al suo grande carisma, i sindaci negli anni lo hanno spesso coinvolto in varie attività a Carano. Anche per le maestre dell’asilo e della scuola è diventato un punto di riferimento. Giovanni partecipa in prima linea con i bambini alla festa degli alberi. “Spiego ai bambini a picchettare attorno agli alberi, come si faceva una volta, per evitare che le mucche calpestino le piante e per proteggerle dalle erbacce”. Giovanni si porta attrezzature e materiali per mostrare ai bambini come lavora un boscaiolo e nei giorni seguenti va regolarmente a controllare gli alberi piantati. Poi quando incontra i bimbi gli chiede sempre: “Ve ne state prendendo cura”?

Con i piccoli dell’asilo e le maestre ha realizzato il Sentiero di San Francesco, una passeggiata sensoriale emozionante. “Una volta sono andato all’asilo per aiutare i bambini a fare un lavoretto. Uno di loro alla fine ha voluto regalarlo a me, mi ha detto: tu Giovanni fai tante cose per noi e questa volta voglio fare io qualcosa per te”. Nella sua casa si trovano fotografie, piccoli lavoretti e regali di tanti bambini che negli anni hanno mostrato la loro simpatia per Giovanni.

Grazie a lui i giovani possono conoscere e portare avanti le tradizioni, come quella del Banderal, di cui Giovanni è un attivo partecipante. Soprattutto ricorda loro l’importanza della messa “prima di ogni cosa bisogna partecipare alla messa”.

“Ai coscritti insegno tutti gli anni a raccogliere l’elemosina con il cappello”. Giovanni, conosciuto e amato da tutti, è un custode del tempo e delle tradizioni, non solo a Carano. Se qualcuno ancora non lo conosce e vuole vedere come funziona l’orologio del campanile può trovarlo tutte le sere, verso le 19.30, durante il suo appuntamento fisso con il tempo. Non ci sono festivi per lui. A Carano non passa secondo… senza che Giovanni lo sappia.

Sara Bonelli

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In Sacro Silenzio

La corale “Ensemble Canticum Novum”, composta da 37 elementi provenienti dalle valli di Fiemme e Fassa, ha festeggiato i 25 anni di vita. Fondata e diretta dal maestro Ilario Defrancesco, la corale ha tenuto oltre trecento concerti nelle due valli e numerose uscite in ambito regionale, nazionale e internazionale (Svezia 2007, Olanda 2016, Germania 2018). Tra l’altro ha preso parte a eventi importanti come il Requiem Op. 48 di G. Fauré, alla Missa Brevis Sancti Joannis de Deo di J. Haydn, ha eseguito il Requiem di J. Rutter, e nell’ambito del 41esimo Festival di Musica Sacra ha cantato la Messa in sol maggiore di F. Schubert assieme al coro e orchestra di S. Cristina Valgardena.

Il maestro Ilario Defrancresco è diplomato in pianoforte al Conservatorio “F. A. Bonporti” di Trento. Dal 1998 insegna Formazione musicale e Musica corale presso la Scuola di Musica “Il Pentagramma” delle valli di Fiemme e Fassa, con sede a Tesero. Oltre alla docenza, si dedica alla composizione di musica vocale e in questo campo ha ottenuto diversi riconoscimenti.

La festa dei primi 25 anni di vita è coincisa con la pubblicazione di un nuovo CD “In Sacro Silenzio”. La sequenza di brani ripercorre in parte la storia dell’Ensemble, ma è anche un viaggio nel tempo e, parallelamente, un percorso “multietnico”. Il CD è stato registrato nella Pieve di San Giovanni, luogo dotato di un’acustica veramente speciale.

Maestro Defrancesco, quali sono le caratteristiche di questo CD?

“L’ascoltatore, attraverso le sonorità che mutano da un brano all’altro, incontra composizioni più meditative, altre gioiose, passaggi carichi di tensione alternati a momenti di serenità. L’obiettivo è sfatare che la musica polifonica sia riservata a pochi”.

Nel vostro repertorio troviamo brani musicali da tutto il mondo.

“Un coro misto può spaziare su vari generi. Ne approfitto per rendere più vivace l’attività del coro. È importante motivare i coristi proponendo obiettivi nuovi”.

Il canto è ancora un valore nelle nostre valli?

“Sicuramente oggi è più difficile trovare persone volenterose ed entusiaste disponibili a questa attività artistica. Siamo coinvolti in mille attività, abbiamo troppi impegni. I nostri giovani spesso lasciano le valli per motivi di studio o di lavoro, quindi si riducono le persone disponibili a impegnarsi nell’attività canora in maniera continua. L’Ensemble Canticum Novum è un bel gruppo, ma anche noi cerchiamo voci nuove, specialmente maschili, le più difficili da reperire. Per il 2019 l’Ensemble Canticum Novum vuole proporre un nuovo progetto musicale. E per questo fa un appello agli ‘uomini di buona volontà’. Chi è interessato può trovarci sul sito www.canticumoena.it (info@canticumoena.it) oppure sulla pagina Facebook Canticumnovummoena”.

Gilberto Bonani

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Fiemmeite strabiliante scoperta

Trovare una nuova specie mineralogica è un evento rarissimo. I minerali noti alla scienza sono poco più di 5.000. Non molti se paragonati alle specie viventi che sono milioni. La scoperta della fiemmeite, quindi, è di enorme interesse scientifico.

A trovarla sono stati i ricercatori del Muse Paolo Ferretti e Ivano Rocchetti, assieme ai colleghi dell’Università di Milano Francesco Demartin e Italo Campostrini, guidati da un appassionato cercatore di minerali del posto, Stefano Dallabona del Gruppo Mineralogico Fassa e Fiemme.

“Oggi scopriremo un nuovo minerale” ha esclamato Stefano Dellabona mentre iniziava la ricerca in una località di Carano. Sembrava un esagerato ottimismo il suo. Invece si è rivelata una profezia. Dallabona e i ricercatori hanno raccontato la scoperta al Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo, lo scorso 16 novembre, davanti a una sala gremita.

La fiemmeite è un ossalato di rame composto da cristalli color azzurrognolo all’interno di carboni fossili a loro volta inglobati in arenarie di Val Gardena, formatesi nel Permiano superiore da sedimenti di origine alluvionale in un’antica pianura continentale.

Nicolò Brigadoi Calamari

 

 

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