Per pigliar pesci

La tempesta Vaia di fine ottobre non ha risparmiato la fauna ittica: impossibile calcolare quante migliaia di pesci siano morte a causa della devastazione di quella notte. Sicuramente, oltre a smottamenti e frane che hanno riempito gli alvei dei torrenti di materiale, anche la sola azione meccanica dell’acqua e dei detriti ha compromesso seriamente la fauna ittica. Ci vorranno anni per un ripristino delle condizioni naturali, per cui quest’estate sono inevitabili maggiori restrizioni alla pesca, in particolare sui torrenti. Ne parla Nicola Zanon, presidente dell’Associazione Pescatori Dilettanti Valle di Fiemme: “L’evento meteorologico di fine ottobre ha colpito i rivi appena prima della riproduzione, poche settimane dopo le nostre semine. I danni sono, quindi, inestimabili. Penso soprattutto ai rii Cadino, Cavelonte, Sadole e a parte del rio Lagorai, che sono stati devastati. In queste zone la fauna ittica è stata pressochè annientata”. La pesca in quasi tutti i torrenti laterali di Fiemme è stata quindi proibita dal Comitato Pesca in accordo con la Magnifica Comunità di Fiemme, non solo per i danni diretti che hanno subito, ma anche per la difficoltà di accesso, visto che molte strade forestali sono danneggiate, e per i tanti cantieri esistenti e previsti per il recupero del legname schiantato. Lo stesso Travignolo è aperto solo nel tratto finale, perché da Sottosassa in su è inagibile.

“Ogni volta che si apre un cantiere su un alveo, noi pescatori volontari catturiamo il pesce presente e lo spostiamo, così da metterlo al sicuro. Quest’estate ci aspetta un grande lavoro, visto che quasi tutti i torrenti laterali necessitano di sistemazione”, spiega Zanon.

I laghi alpini non sono stati condizionati dall’evento, ma in molti casi non sono raggiungibili. La pesca, quindi, nei laghetti di montagna è aperta, previa verifica di accesso sicuro: per esempio, Bombasel e Lagorai sono accessibili dal Cermis, ma non dalla strada forestale della valle del Lagorai. Sul regolamento per la pesca consegnato al momento dell’acquisto del permesso sono presenti nel dettaglio tutte le regole per questa stagione, con le indicazioni chiare delle zone proibite e di quelle normalmente aperte.

Anche l’asta dell’Avisio ha subito condizionamenti pesanti a causa dello spostamento di materiale. Però, avendo un letto più ampio, alcuni pesci si sono salvati trovando rifugio in punti più protetti. Dai campionamenti effettuati dopo il passaggio della tempesta, è emerso che a soffrire di più sono stati i pesci meno rustici: la trota marmorata, tutelata anche dalla normativa europea, ha resistito di più, soprattutto nelle taglie medio-grandi. Zanon commenta: “Possiamo dire che quest’evento ha portato a un reset della fauna ittica: è rimasto il pesce di qualità, dal quale ripartire in un’ottica di valorizzazione delle specie autoctone, come, appunto, la marmorata”.

Alla tempesta Vaia, sull’Avisio si è aggiunto lo svaso del bacino di Soraga, che nel mese di giugno ha provocato la morte degli avannotti nati quest’anno. Per questo la pesca sull’Avisio è aperta, ma con una limitazione drastica ai prelievi di marmorata. Limitazioni che non spaventano però la maggior parte degli appassionati, visto che sempre più pescatori lanciano la lenza solo per la sfida e il piacere della cattura, liberando poi il pesce: “La Val di Fiemme è uno dei posti migliori per la pesca in Trentino. Abbiamo pesce di qualità, di dimensioni considerevoli e viene molto apprezzata la nostra gestione attenta al rispetto delle specie rustiche”, sottolinea Zanon. “Fondamentale si rivela in questo l’impianto ittiogenico di Predazzo a ciclo “semichiuso”, dove avvengono le operazioni di spremitura e fecondazione di riproduttori, in maniera semi-artificiale di trote marmorate e fario, utilizzando ceppi autoctoni. Questo impianto, assieme all’incubatoio di Cavalese, sarà fondamentale nei prossimi anni per aiutare le acque di Fiemme a ripopolarsi”.

Anche in Val di Fassa la tempesta Vaia ha lasciato pesanti strascichi sulla fauna ittica, come spiega il presidente dell’Associazione Pescatori della Val di Fassa, Giuseppe Furci: “A fine ottobre sono morte migliaia di trotelle che avevamo seminato nei rivi Duron, Jumella, San Nicolò, Antermont e nel torrente Avisio. La forza dell’acqua e del materiale trascinato a valle ha fatto davvero una strage. Quest’anno poi siamo stati ulteriormente penalizzati dallo svaso per la pulizia del lago di Soraga. Purtroppo, quest’estate i rivi laterali non saranno ancora accessibili, ma la pesca sarà aperta regolarmente sull’Avisio e nei laghi di Fedaia e Soraga. Daremo una mano al ripopolamento immettendo trote fario, visto che i nuovi regolamenti ci impediscono di immettere trote iridee”.

In Fiemme e Fassa, i pescatori non dormono. Per poter tornare a pigliar pesci si stanno rimboccando le mani, aiutando la natura nel suo lavoro di ritorno alla normalità.

Monica Gabrielli

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