Il picchio tridattilo lo trovi solo qui

Chi di noi da piccino non ha sognato di incontrare Picchiarello, il simpatico picchio delle ghiande dei cartoni animati, nato dalla penna di Walter Lantz e Ben Hardaway per la Warner Bros. La Val di Fiemme ospita numerose specie di picchi: il picchio rosso maggiore, il picchio muratore, il picchio cenerino e il picchio nero, ma fra tutti oggi vi vorrei presentare il Picchio tridattilo, raro e particolare esemplare della famiglia picidae, che risulta estremamente localizzato e confinato ad una porzione ristrettissima delle nostre Alpi orientali, tra Il Trentino Alto Adige e la Carnia. Nei nostri territori trentini si hanno avuto segnalazioni in Val di Sole, in alta Val di Non, nel Primiero, in Val di Fassa ma soprattutto in Val di Fiemme, habitat ideale per questo affascinante uccello, protetto dalla legge provinciale per la sua rarità. In modo piuttosto localizzato, esemplari di picchio tridattilo si possono ammirare nelle foreste montane con caratteristiche boreali – che presentano somiglianze con i boschi di taiga- e rimane stanziale per diverse stagioni. Ma facciamo un piccolo paso indietro scoprendo il perché predilige le nostre montagne e temperature. Nel suo territorio, la Val di Fiemme include due aree protette di grande interesse: il parco naturale del Monte Corno che, condiviso con la vicina provincia di Bolzano, risale dalle pendici della valle dell’Adige, ed il parco naturale di Paneveggio, un’area tutelata di 19 mila ettari, caratterizzata da un’ampia zona boschiva, alla quale fanno da cornice le Pale di S.Martino, con caratteristiche geologiche, floristiche e faunistiche veramente uniche. In realtà però l’intera valle può essere definita un vero e proprio parco, grazie alla vastissima estensione di boschi che, coltivati in modo rispettoso da secoli, hanno rappresentato, specie nel passato, una fonte di sussistenza per la popolazione locale. Queste foreste, che ormai da qualche decennio si ampliano al ritmo di circa cento ettari all’anno a scapito dei prati e dei pascoli, influenzano inoltre in modo positivo la qualità dell’aria e del clima, favorito anche dall’orientamento della valle, che si allunga prevalentemente da Ovest verso Est. In questo paradiso verde spicca il piccolo il Picchio Tridattilo (Picoides tridactylus ); una specie di picchio alpino caratterizzato da una particolare conformazione delle zampe – da cui ne deriva il buffo nome – e da un piumaggio abbastanza atipico rispetto ad altre specie di Picidi nidificanti in queste aree. È qui, ad altitudini generalmente superiori ai 1.100 m, che il Picchio tridattilo costruisce il nido, scegliendo foreste poste in versanti particolarmente esposti e scoscesi, che favoriscono la formazione di valanghe e quindi, indirettamente, la presenza di alberi spezzati o morenti. Alle nostre latitudini preferisce quote superiori, in genere comprese tra i 600 e i 2mila mt., e le foreste di conifere costituiscono l’habitat d’elezione per questo uccello, che nidifica in modo particolare, con il nido scavato, (similmente a quanto avviene in altre specie di Picidi), preferibilmente in piante malate o che presentano ampie porzioni di legno morto. Ma come è possibile riconoscere questo piccolo e simpatico amico? Dal piumaggio, in quanto è scuro e punteggiato di bianco, dove si trova il classico elemento di contrasto nella macchia posta sul capo, che però, a differenza di altre specie di picidi, si presenta completamente gialla. Con i suoi 22 centimetri di lunghezza, è un picchio di piccole dimensioni, ed il maschio si distingue dalla femmina per la colorazione gialla del vertice; dove la parte superiore è nera con il dorso bianco, mentre la parte inferiore è grigia. Ha tre dita per ogni zampa, due rivolte in avanti e uno all’indietro. Si ciba in genere di insetti che ricerca anche sul suolo e spesso si può scorgere la sua presenza senza che si veda o si senta, poiché mostra una particolare caratteristica: quella di creare un anello di buchi intorno al tronco delle piante per succhiarne la linfa, e mentre lo fa difficilmente si sposterà dal suo tronco. Quindi se volete ammirare questo uccello davvero straordinario, dovete spostare il vostro sguardo in alto, verso le cime degli alberi, che ispeziona con meticolosità, partendo da terra ed arrampicandosi a spirale fino sulla sommità, con il tipico tambureggiare del becco che risuona come un “kikiki- kikiki”, accompagnando armonicamente la foresta della musica di Fiemme come un vero e proprio musicista sinfonico.

 

Federica Giobbe

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