Ma è possibile veramente fare trekking ad occhi chiusi?

Impresa impossibile?  Niente affatto, ed a dimostrarlo sono stati dieci atleti dell’Associazione Disabilincorsa Onlus che, l’estate scorsa, hanno partecipato ad una “Settimana verde sulle Dolomiti” che si è svolta a Moena.

L’iniziativa è nata da un paio di volontari del centro Fassano che, conosciuti i non vedenti in ambito sportivo, li hanno radunati da diverse zone d’Italia. E’ stato un successo: il gruppo è stato supportato da guide volontarie che hanno messo a disposizione anche i loro mezzi di trasporto.

Il programma redatto ha garantito spunti per tutti i gusti: un trekking di riscaldamento attorno a Moena lungo il pomeriggio del primo giorno, una suggestiva escursione da Moena verso Tamion passando da Palua. Poi un classico che ha compreso la visita alla frazione di Malga Peniola. Una camminata sul San Pellegrino, con festa e polentata al Ciamp de Ors. Ed ancora Malga Bocche, ciclabile da Pozza di Fassa a Canazei, Arodolo sopra Molina di Fiemme e poi tanti sentieri partendo direttamente a piedi anche da Moena camminando tutti i giorni non meno di 15 chilometri.

Ed a conclusione, grande festa con degustazione di specialità della tradizione culinaria locale.

Organizzatore del tutto un atleta di Moena che, nel suo curriculum di podista delle lunghe distanze, ha numerose maratone corse con non vedenti, i quali si avvalgono anche della sua disponibilità durante la preparazione.

Trascorrere una settimana assieme a loro – ci ha raccontato – è stato come aprire una vecchia enciclopedia a uso e consumo dei vedenti, che ci ha insegnato a convivere, dialogare, rapportarci senza ansie e paure. Ci siamo confrontati con serietà e intelligenza, anche se non sono mancati i momenti goliardici che hanno fatto arrossire qualche donzella imbarazzata.

Credo sia inutile girarci attorno: il migliore approccio alla diversità – qualunque ne sia la natura – è quello di riconoscerla in quanto tale, considerandola una risorsa anziché un limite.

Noi ci affidiamo troppo alla vista, il più potente canale di contatto con ciò che ci circonda. Ma la parte esterna e l’apparenza da sole ingannano e ciascuno di noi lo ha sperimentato almeno una volta. Se vogliamo costruire relazioni che non siano frivole e inconsistenti ci vuole anche altro. Noi potremo documentarci fin che vogliamo sulla cecità, potremo vivere qualche esperienza di simulazione, ma difficilmente riusciremo a comprendere cosa significa non vedere. Provare a tenere gli occhi chiusi per qualche minuto, oppure per qualche ora, non basta. Essere ciechi è cosa diversa da non vedere. E tutto quanto questi ragazzi hanno sviluppato durante la loro vita e che riesce ancora a sorprenderci nonostante ci si sia abituati, sottolinea quanto ho detto sopra: risorsa, non limite!

Le emozioni che ci hanno regalato sono nostre e le conserviamo nel nostro personale scrigno dei sentimenti. Noi ci siamo dati anche tanto da fare e loro lo sanno benissimo. In cambio loro ci hanno donato un qualcosa di indescrivibile.

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