Quand’è il caso di mantenere il sangue freddo

La primavera è arrivata, la neve si scioglie, le giornate si allungano e la natura si risveglia dal torpore invernale. Non c’è niente di meglio di una passeggiata per sgranchirsi le gambe, respirare un po’ d’aria fresca e perdersi tra i pensieri. Tuttavia, un po’ di attenzione non gusta mai: non siamo gli unici che vogliono godersi i primi raggi caldi del sole.

Nelle nostre valli sono presenti numerosi rettili, tra cui le lucertole, i ramarri e i serpenti. Di questi ultimi fanno parte anche famiglie che non sono velenose o pericolose, ma che comunque vengono scambiate per tali e quindi uccise. Come racconta Tomaso Baldassarra, esperto fotografo di animali e amante di questa specie, troppo spesso si trovano per i sentieri animali morti, uccisi solo per paura e non perché rappresentassero un vero pericolo. Questo può mettere a rischio l’equilibrio delicato dell’ecosistema in cui viviamo e, per evitare di rovinarlo e per la nostra stessa sicurezza, è bene informarsi sulle caratteristiche di ogni specie e sul comportamento da adottare nel caso in cui ci si imbatta in un serpente.

Il più innocuo di tutti è probabilmente l’orbettino, in quanto, nonostante venga spesso scambiato per un serpente, fa parte della famiglia sauri, come la lucertola. Infatti, come lei, se perde la coda è in grado di rigenerarla; può raggiungere i 50 cm di lunghezza e vivere fino a 40 anni. Il colore di base della parte dorsale può essere grigio, marrone o color rame, e spesso la pelle presenta delle scaglie color azzurro. I piccoli invece presentano colori più accesi, e sui fianchi e sulla linea vertebrale hanno una linea scura. Questo esemplare di solito vive in ambienti ricchi di vegetazione come prati e radure, e si rifugia spesso tra i sassi dove si gode il calore del sole. Una cosa particolare riguarda l’accoppiamento, in quanto il maschio morde al collo la femmina per bloccarla. Le femmine partoriscono ogni due anni e possono dare alla luce dai 4 ai 22 piccoli. La saliva tossica permette all’orbettino di cacciare insetti, chiocciole, lumache, alcune volte anche rettili e anfibi, ma non presenta alcun pericolo per l’uomo.

Tirando le somme, sono più i serpenti non velenosi di quelli velenosi, e solitamente i primi si distinguono in quanto hanno occhi con pupille rotonde e non verticali. Nel primo gruppo troviamo il Colubro Liscio, chiamato anche coronella austriaca. È un animale diurno, vive nelle radure, tra cespugli o ammassi di sassi e muretti esposti al sole. Raramente lo si vede perlustrare anche ruscelli o stagni, dove compie brevi immersioni. Si nutre principalmente di lucertole ed orbettini. Può arrivare ad una lunghezza di 75 cm, è molto slanciato, con una testa piccola e poco distinta dal corpo. Le squame dorsali sono lisce, decorate con serie di macchie scure; il colore della parte superiore può essere marrone-grigio, rossastro o giallastro, mentre il ventre è scuro negli adulti e arancio o rosa nei giovani. La sua caratteristica distintiva è una linea scura che va dal naso all’angolo della bocca. Se si sente minacciato si appiattisce e si mette in una posizione angolata per mimetizzarsi e sembrare un ramo; una volta scoperto si difende in maniera anche aggressiva cercando di mordere, quindi meglio non infastidirlo! Anche il biacco, se messo alle strette, cerca di difendersi mordendo, ma nemmeno lui è velenoso. In Val di Fiemme è conosciuto con il nome dialettale di “carbonazzo”, in quanto in questa zona è presente un fenotipo che si distingue per la colorazione completamente nera nella parte superiore del corpo, tranne che per alcune bande giallo chiaro sui lati della bocca, mentre le parti ventrali sono giallastre o grigiastre. È un animale diurno molto veloce: caccia infatti piccoli mammiferi, lucertole, ramarri, anfibi o altri serpenti. Vive ai limiti dei boschi, tra cespugli e muretti di sasso. È difficile non notarlo: può superare i 170 cm di lunghezza!

Il saettone fa sempre parte dei serpenti non velenosi e anch’esso si difende mordendo. Nonostante raggiunga solitamente i 150 cm di lunghezza, in centro Italia ne è stato trovato uno lungo ben 270 cm. È attivo di giorno e al crepuscolo, quando caccia piccoli mammiferi o lucertole che uccide per costrizione. Lo si trova in ambienti boschivi ben soleggiati e con molta vegetazione arborea, in particolare lungo muretti in sasso, ruderi, sentieri o per le strade. Il secondo posto per la lunghezza lo vince sicuramente la natrice dal collare con i suoi 200 cm. Il nome deriva dal collare giallo chiaro presente sul collo, visibile in modo più marcato negli esemplari giovani. Ha un colore generalmente grigio-verde con macchie scure, che sui lati sono a forma di barra. È un animale prevalentemente diurno ed è un abile nuotatore: vive infatti in luoghi legati all’acqua come paludi, torrenti e laghi dove i giovani cacciano girini e tritoni, mentre gli adulti possono cacciare anche rane, rospi e pesci. Una curiosità su questo serpente è che, se si sente in pericolo, o si finge morto girandosi sul dorso oppure emette feci maleodoranti per cercare di far scappare l’aggressore. Un serpente della stessa famiglia è la natrice tassellata, chiamata spesso “lanza”, che però può raggiungere “solo” i 130 cm di lunghezza. Il colore di fondo della parte superiore del corpo è verde-bruno con macchie scure spesso a forma di zig-zag, mentre la pancia è invece di un giallo chiaro. Vive nei pressi dell’acqua, soprattutto torrenti, da dove non si allontana spesso. Si nutre di girini, rane, rospi, pesci ed anche topi; per cacciare in acqua si appiattisce sul fondo del torrente e attende la sua preda rimanendo immersa. Se in pericolo, come l’altra natrice, può fingersi morta girando il ventre in su oppure, come ultimo tentativo di difesa, può vomitare quello che sta digerendo.

Nelle valli i serpenti velenosi più comuni sono le vipere: la vipera aspis, quella berus e la vipera dal corno. Quest’ultima, ormai ritenuta estinta in Val di Fiemme, ha un potente veleno con componenti neurotossiche. La sua caratteristica distintiva è il corno nasale formato da una protuberanza carnosa ricoperta di squame. Ha una testa triangolare e un corpo color grigio o marrone chiaro con dei disegni generalmente a forma di U o V di colore scuro, mentre la punta della coda è spesso giallastra o arancio. Abita su versanti generalmente assolati, vicino a boschi o arbusti, specialmente dove sono presenti accumuli di rocce franate. La vipera aspis, chiamata vipera comune, in alcuni casi può essere addirittura mortale. Gli adulti misurano mediamente 60 cm, al massimo arrivano a 85 cm, e possono vivere fino a 18 anni. La forma di questo rettile è abbastanza tozza, e se visto dall’alto il muso è largo, a forma triangolare, con la punta rivolta all’insù ed occhi dalla tipica pupilla verticale. Il colore di fondo varia dal grigio al marrone o bruno rossastro, arricchito sul dorso con un disegno a barre trasversali scure disposte in modo alternato, mentre il ventre è solitamente più chiaro, giallastro o rossastro. Tendenzialmente è un animale diurno ma, se la temperatura lo permette, è attivo anche la notte, in particolare per cacciare piccoli roditori. Vive nei boschi e nelle radure dove si nasconde tra cespugli e sassaie, spesso vicino a corsi d’acqua. La vipera berus, o marasso, predilige invece i boschi e le praterie in alta quota (può vivere anche in ambienti a 3000 metri!), mentre è raro trovarla nel fondovalle. Lungo fino a 70 cm, ha la testa ben distinta dal resto del corpo e la punta del muso è arrotondata. I maschi, più piccoli delle femmine, sono generalmente di color bianco-grigio con una scura linea a zig-zag lungo la linea vertebrale, mentre sui fianchi hanno delle macchie scure rotondeggianti; le femmine hanno una colorazione sul marrone rossastro o beige, arricchito con greche color marrone scuro. È un animale diurno e caccia piccoli roditori, lucertole e anfibi. Generalmente il veleno di questo rettile non uccide e causa solamente un grande gonfiore, ma capitano casi dove, a causa di allergie, il veleno diventa mortale.

Per evitare di essere morsi è opportuno fare attenzione a dove si mettono i piedi, specialmente quando si cammina vicino ad ammassi di sassi e muretti esposti al sole. Generalmente i serpenti non attaccano l’uomo, a meno che non si sentano in pericolo. Bisogna fare attenzione soprattutto ai nostri amici a quattro zampe: i serpenti potrebbero sentirsi minacciati dalla loro presenza e morderli. Il morso di vipera è formato da due piccoli buchetti intorno ai quali la pelle diventa gonfia, emorragica e dolorante. Il veleno di una vipera per i cani può essere mortale se non si agisce in tempo; per questo, quando si passeggia nei boschi, sarebbe opportuno salvare precedentemente in rubrica i numeri dei veterinari più vicini e portarsi appresso una bottiglietta di acqua ossigenata. In nessun caso la ferita va cosparsa con un disinfettante contente alcool, in quanto peggiorerebbe la situazione. Da evitare sono anche altre azioni che spesso vediamo nei film: incidere la ferita è pericoloso, in quanto si potrebbe velocizzare l’assorbimento del veleno, aspirare il veleno con la bocca è inutile e porre un laccio emostatico troppo stretto potrebbe comportare la necrosi dei tessuti, in quanto non ci sarebbe più trasmissione di ossigeno. Potrebbe aiutare un bendaggio leggermente stretto in quanto riuscirebbe a rallentare il veleno e permetterebbe comunque il passaggio dell’ossigeno. In caso di morso, sia all’uomo che al cane, la regola d’oro è una: mantenere la calma per non accelerare la diffusione del veleno e chiamare immediatamente i soccorsi al 112.

Grazie a Tomaso e a Il Mondo Nascosto (http://ilmondonascosto.com/) per le informazioni e le immagini!

Emily Molinari

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