Quella mamma è una scienziata

Se dovessimo individuare una parola che rappresenti la costante quotidiana per Ornella Mich, il “filo rosso” che si srotola giorno dopo giorno, questa parola sarebbe di sicuro “ricerca”. Ricerca in campo scientifico, con il suo lavoro alla Fondazione Bruno Kessler (Fbk) di Trento. E ricerca come impegno a favore della famiglia, che per lei è assolutamente prioritaria, senza però perdere di vista la professione. E assommando queste due considerazioni, ricerca come analisi del rapporto famiglia-carriera professionale per permettere anche alle donne, a tutte le donne, soddisfazioni in famiglia e al lavoro.

Ornella Mich è di Tesero. Qui ha vissuto fino alla fine delle scuole medie per poi spostarsi a Bolzano dove ha frequentato il liceo scientifico. Poi l’Università di ingegneria elettronica di potenza, prima a Trento e poi a Padova, dove si è laureata. Il lavoro è arrivato subito, a Milano, alla Fabbrica Italiana Apparecchiature Radioelettriche (ora in Leonardo-Finmeccanica), progettando radar per i Tornado.

Quindi, è tornata un anno a Bolzano per insegnare e, dal 1989, è entrata alla Fondazione Bruno Kessler, allora Irst, dove tuttora è ricercatrice nel gruppo “i3”, interfacce intelligenti e interattive, e dove si occupa, nel campo dell’intelligenza artificiale, di ciò che l’utente vede quando utilizza un software.

Lei avrebbe preferito continuare a occuparsi di hardware ed elettronica, realizzando i radar degli aerei militari. Ma, per lei, la famiglia è sempre stata prioritaria, così è tornata a Trento per crescere le sue due figlie, Alice e Cecilia, anche attraverso pause lavorative.

Alice, laureata in economia e management con un master in Studi Internazionali, è istruttrice di vela con la passione per l’organizzazione di regate di alto livello. Anche Cecilia, iscritta al corso universitario per Beni Culturali, pratica la vela nel gruppo sportivo della Marina Militare e ha vinto un titolo mondiale junior a San Francisco nel 2011.

Ornella racconta di aver dedicato molto tempo alle figlie, a scapito del lavoro, con ripercussioni anche evidenti, ma aggiunge di essere contenta della sua scelta.

Si è presa il tempo per seguirle a scuola e per sostenere la loro passione per la vela, prima a Lago di Caldonazzo, poi al Lago di Garda, infine a Livorno, con viaggi anche lunghi e densi di piacevoli ricordi.

Ornella ora torna ogni fine settimana a Tesero, dove la figlia Alice gestisce un piccolo bed & breakfast. In inverno va a sciare, con lo snowboard, mentre in estate esplora la sua valle con la mountain bike.

L’impegno di Ornella, però, va oltre. In lei, anno dopo anno tra famiglia e lavoro, è emersa la convinzione che queste due dimensioni, coniugate al femminile, non debbano fare il gioco dell’altra metà del cielo, sottraendosi a vicenda, ostacolandosi, allontanandosi. Al contrario, debbano saldarsi tra loro, essere produttive vicendevolmente, sostenersi. Una convinzione che, per essere attuata, in un contesto generale coniugato soprattutto al maschile, ha bisogno di importanti cambiamenti culturali.

Nel 2000, Ornella ed alcune colleghe hanno proposto alla Fondazione Kessler, allora ITC-irst, un primo progetto: una conferenza nazionale di sociologia per definire e spiegare cos’è il genere, come si dovrebbe esplicare ed effettivamente si esplica. Poi, il suo gruppo ha organizzato un altro evento con esperti del Cnr sul tema della carriera in ambito professionale e alcuni seminari con scienziate di chiara fama a riportare testimonianze autorevoli sull’argomento. Il tutto per dimostrare che, nella carriera professionale, non conta il genere, conta la capacità, il merito, e che la dimensione professionale deve imparare a convivere con quella familiare, dando opportunità a chi lavora di essere madre, ma anche padre, senza dover interrompere il proprio impegno professionale.

Nel 2012 nasce Festa, Female Empowerment Science and Technology Academia, progetto quinquennale supportato dall’Unione Europea per studiare il ruolo del genere nelle istituzioni accademiche e di ricerca con l’obiettivo di organizzare al meglio le opportunità di assunzione e progressione di carriera delle ricercatrici e garantire concretamente pari opportunità. Ornella è coordinatrice del progetto per conto di Fbk, partecipando a momenti di confronto ed approfondimento, in un’Europa dove tutto il mondo è paese.

Sulla situazione attuale delle pari opportunità nel suo ambito professionale dice che qualcosa è stato fatto ma molto resta da fare, mentre in altri settori la situazione è anche peggiore. “Dove c’è potere – precisa – le pari opportunità fanno fatica ad emergere. Servono cambiamenti culturali importanti che richiedono tempo e lavoro, soprattutto sulle nuove generazioni e, in particolare, sulle ragazze, non pienamente coscienti di cosa le aspetta là fuori”. Qualcosa il progetto Festa lo ha ottenuto, sulla conciliazione lavoro-famiglia e con progetti estivi per i figli. “C’è ancora molto da fare – spiega la scienziata -, ad esempio, per superare le resistenze dell’universo maschile e per smentire la convinzione diffusa che la famiglia per le donne rappresenti un problema”.

Le quote rosa per Ornella Mich sono una proposta a prima vista efficace, ma che alla lunga può rivelarsi dannosa e si dice d’accordo sul fatto che spesso le prime a non sostenere le donne sono proprio le donne.

L’ultima riflessione sposta l’attenzione dalla situazione delle pari opportunità a quella professionale generale che riguarda il mondo della ricerca scintifica. Alla domanda se per un ricercatore o una ricercatrice sia meglio andare a lavorare fuori dall’Italia, Ornella risponde: “Andare all’estero è un’esperienza che arricchisce molto ed è gratificante sia come formazione sia economicamente. Lo consiglierei, però, solo per un periodo limitato, facendo quindi ritorno in Italia. Perché – conclude – dobbiamo sostenere la ricerca nel nostro Paese. Lo dobbiamo fare per noi ed anche e soprattutto per i nostri figli e le generazioni del futuro, per non tradire le loro aspettative e i loro sogni”.

Michele Zadra

 

 

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