Rifugi, estate stellare

La gestrice del Rifugio Re Alberto, Valeria Pallotta, quest’estate non ha potuto fare a meno di notare una curiosa tendenza negli arrivi degli ospiti stranieri: “Non avevo mai visto tanti svizzeri e americani dalle nostre parti”.

Incuriositi, abbiamo provato a imbastire un’indagine allargando lo spettro da Molina di Fiemme a Penia, dai rifugi di bassa valle a quelli di alta quota, da quelli aperti solo d’estate a quelli che fanno anche l’inverno. Del resto, lo stato di salute dei rifugi è un ottimo indicatore per comprendere trasversalmente l’andamento di tutta la filiera turistica delle valli. Com’è andata la stagione appena conclusa in Fiemme e Fassa? Il rifugista ora va in vacanza sereno? Come sono cambiati i turisti negli ultimi dieci anni?

L’AGNELLO, UN RIFUGIO

IPERATTIVO

Risalendo da Sud la corrente dell’Avisio ci fermiamo a Tesero e svoltiamo per Pampeago: intorno all’Alpe è concentrata la maggior parte dei rifugi alti di Fiemme. “Noi siamo molto contenti”, rivela Pietro Delladio del Rifugio Monte Agnello che, per la prima volta, ha tenuto aperto per tutta l’estate. “È stato molto impegnativo ma il successo che abbiamo avuto è stato superiore alle aspettative. Il tempo non è sempre stato bellissimo, abbiamo visto la neve sia a luglio sia ad agosto, ma siamo riusciti a dare un servizio che era diventato necessario per i nostri clienti. Ai nostri escursionisti non basta guardare un panorama e ai loro bambini non basta osservare un fiore da vicino. Siamo noi a dover dare loro qualcosa da fare: le tante famiglie presenti sono quindi state felici di poter partecipare alle nostre visite teatralizzate, ai laboratori per bambini, ai corsi di cucina, alle visite al parco d’arte RespirArt. Tutto l’investimento in termini di soldi spesi e tempo e fatica è stato ripagato e di certo ripeteremo l’esperienza l’anno prossimo. Del resto, fra Pampeago e Obereggen, tutti facciamo del nostro meglio per guardare lontano (l’apertura del nuovo rifugio di design Oberholz ne è la conferma, ndr), ognuno col proprio stile, rispettando la propria tradizione, ma cercando di stare al passo con la domanda che cambia”.

La stagione, per l’Agnello, è durata dal 2 luglio al 4 settembre: “Avrei volentieri tenuto aperto di più. Non ho potuto per almeno un paio di ragioni. Non potevo aprire prima: mi sento legato alla data di chiusura delle scuole e a quel paio di settimane aggiuntive che le famiglie hanno bisogno prima di andare in vacanza. Piuttosto, preferirei allungare la stagione a settembre, anche se le attività nel fondovalle e le attrazioni turistiche sono concentrate nel mese di agosto. Settembre – nonostante la Desmontegada – è stato lasciato a se stesso”.

LA RICETTA VINCENTE

DEL RIFUGIO PASSO FEUDO

Proseguono il discorso Ketty e Alberto Felicetti del Rifugio Passo Feudo di Predazzo: “Anche per noi è stata un’ottima estate. Diremmo quasi irripetibile, grazie a una serie di circostanze. Innanzitutto va detto che tutta la Val di Fiemme ha registrato un 20% in più negli arrivi rispetto al 2015, forse anche perché molti hanno scelto di non espatriare per le vacanze spaventati dagli attentanti. Anche il contemporaneo deficit dell’area del Lusia che ha sofferto la chiusura degli impianti per lavori ha contribuito alla nostra buona estate, avendoci reso l’unica alternativa nella zona di Predazzo. Si aggiunga poi il meteo, generalmente non sfavorevole. Credo però che la ricetta sia data dalla sinergia tra la società degli impianti Latemar che ha sempre investito in iniziative per portare qui gli appassionati della montagna (a partire dai sentieri tematici), l’efficacia del progetto FiemmE-motion Card che ha concesso ai turisti il trasporto gratuito con gli impianti e la nostra libera iniziativa. Ho visto famiglie che sono tornate qui per due o tre giorni di seguito. Evidentemente trovavano sempre cose nuove e diverse da fare. Questa è una montagna davvero animata”.

NORVEGESI, FRANCESI, DANESI

AL RIFUIGIO REZILA

In Val di Fassa nessuno meglio di Angelo Jellici ha il polso della situazione, grazie al suo punto di osservazione privilegiato di gestore del Rifugio Rezila, sopra Moena, e soprattutto per il suo ruolo di vicepresidente dell’associazione provinciale dei gestori di rifugi: “Per coloro che hanno aperto a giugno, quello non è stato un mese memorabile. Tutt’altro. Luglio è rientrato nella normalità e agosto è stato buono, nonostante un paio di piogge mattutine che hanno azzerato l’affluenza dei clienti. Che tipo di clientela è entrata dalla mia porta? Ho visto una sensibile eterogeneità degli arrivi – norvegesi, francesi, danesi e non solo. Detto che la seconda metà di luglio e agosto sono i mesi dove si concentrano gli italiani, quest’anno ho proprio visto crescere il numero dei turisti stranieri”.

Come sta cambiando nel tempo chi frequenta i rifugi? “Anche il vero amante della montagna – risponde Angelo Jellici – ormai vuole qualche di comodità in più. Oggi come oggi non si può pensare di ospitare in cameroni da 20/25 letti e con due soli bagni disponibili in corridoio. Tutti cercano il collegamento wi-fi e la doccia. Compatibilmente con la struttura, non si può pensare di proporre a pranzo e cena il solito minestrone e gli spaghetti al ragù. Detto questo, a volte mi chiedo perché i giovani rifugisti che hanno ereditato il lavoro dai padri vogliano ancora continuare. Certo, esiste un riscontro economico e nessun rifugista fa questo mestiere solo per il piacere di vedere alba e tramonto, né per amore della tradizione. Non sono così sicuro che il gioco valga la candela. Eppure alla fine tutti tornano (anche i conti, ndr): per 100 volte che pensano di mollare ci sono 101 volte in cui si convincono a rimanere”.

Ma il rifugista è capace di recepire le esigenze dell’ospite e fare i cambiamenti necessari? O siamo un popolo di montanari dalla testa dura? “I rifugisti si danno da fare a prescindere – continua Jellici -. Alcuni godono di locazioni fortunate in luoghi tanto belli e su sentieri tanti affollati che il turista entra sempre. Quelli che lavorano su sentieri meno frequentati devono ingegnarsi per sopravvivere e cedere un giorno un’attività che funzioni ai propri figli”.

LA SFIDA BIO E KM 0

DEL PIAN DEI FIACCONI

Guido Trevisan, gestore del Rifugio Pian dei Fiacconi sulla Marmolada, pur non trovandosi esattamente nel posto “più comodo e accessibile” della Val di Fassa e col terzo figlio in arrivo, quest’estate ha lavorato per ottenere il marchio Ecoristorazione Trentino, primo rifugio alpino d’alta quota non raggiungibile con strada rotabile. Il disciplinare prevede l’impiego di prodotti bio e di filiera trentina, oltre a regole sul risparmio energetico e sullo smaltimento: “Mangiare bio e mangiare prodotti locali, per quanto si possa, era già una priorità in casa. È un’abitudine personale e familiare che abbiamo trasferito nella nostra attività. Al di là delle proprie scelte, però, credo che sia importante per tutti spingere sui prodotti locali, per far lavorare la valle o la provincia e per far vivere davvero l’esperienza fassana all’ospite, anche a 2.600 metri di altitudine. Deve sapere che non sta mangiando uova polacche o turche, ma che sta mangiando uova prodotte dalle mie galline o da quelle del mio vicino in paese. Fa tutta la differenza del mondo in termini di soddisfazione e consapevolezza e conoscenza della valle”.

Sta cambiando l’escursionista? “Proprio quest’estate – precisa Trevisan – mi sono reso conto di quanto stiano cambiano i turisti. C’è molta più gente che va in montagna, ma la massificazione porta a un fatale abbassamento della ‘qualità’ dell’ospite che non è così esperto di montagna (abbiamo visto tutti quest’estate le immagini di gente con le scarpe da tennis e senza attrezzatura a passeggio sul ghiacciaio, ndr) e che comunque pensa a risparmiare. Se prima una famiglia pranzava in rifugio, adesso si limita a due primi e due dolci, spendendo molto meno”.

Lei offre il wi-fi? “Certo, è doveroso ma – lo scriva, mi raccomando – qui aspettiamo tutti un servizio migliore da Trentino Network: ci è stato detto che avremmo avuto la totale copertura dei rifugi e invece sono solo pochi ad averlo. E spesso funziona male”.

Enrico Maria Corno

 

 

 

 

Ti potrebbero interessare anche:

Lascia un commento