Il tempo dei chiodini

 Il ciclone Vaia non ha abbattuto “solo” centinaia di migliaia di alberi. Il suo passaggio influenzerà per molti anni anche il sottobosco: nelle zone coinvolte dagli schianti, a lungo, almeno fino a quando non cresceranno nuove piante, non troveremo più né porcini né finferli. Le specie più ricercate in Trentino sono, infatti, simbionti, crescono cioè in simbiosi con l’albero. Senza albero, non c’è fungo. Al loro posto troveremo molto probabilmente i chiodini, poco raccolti nelle nostre zone, ma altrove molto apprezzati.

“Nelle aree dove il vento ha abbattuto il bosco mi aspetto di trovare ampie distese di funghi saprofiti, quelle specie, cioè, che si nutrono di sostanze organiche in decomposizione. Questi funghi sono definiti gli spazzini dei boschi, perché crescono utilizzando le sostanze nutritive presenti nei vegetali morti”, spiega la micologa Elsa Danzi, presidente del Gruppo Micologico di Fiemme. “Potremo quindi assistere a spettacolari fioriture, anche di chiodini, che prenderanno il posto (solo nelle aree colpite dagli schianti) dei più apprezzati porcini e finferli, ma anche delle russole e di tutte le specie di funghi simbionti che eravamo abituati a raccogliere”. Elsa chiarisce: “Questo tipo di funghi è collegato da filamenti sotterranei alle radici delle piante, da cui trae il nutrimento necessario alla sua crescita e, in cambio, fornisce all’albero acqua e sali minerali. Se l’albero cade, anche il fungo muore”.

Porcini e finferli continueranno a crescere (in base a piovosità e clima) nelle aree non toccate dagli schianti, ma probabilmente il fungo più facile da raccogliere nei prossimi anni sarà il chiodino. Si tratta di un fungo commestibile e gustoso, ma che richiede una maggior cautela nella preparazione rispetto ad altre specie: “Si mangia solo il cappello, che necessita di una cottura di almeno 20 minuti. L’acqua che fuoriesce durante la preparazione deve essere buttata via”, raccomanda Elsa.

Fondamentale sarà non sottovalutare l’aspetto della sicurezza: alcune delle zone preferite dai fungaioli (si pensi ai dintorni di Bellamonte o a Malgola, sopra Predazzo) sono state severamente colpite dal ciclone Vaia. Bisognerà quindi evitare aree non liberate dagli schianti e prestare particolarmente attenzione ai percorsi e ai sentieri, perché possono essere venuti meno i punti di riferimento per orientarsi.

Nelle aree liberate dagli alberi non cresceranno solo chiodini: “Mi aspetto, tra qualche anno, il ritorno di fragole, lamponi, more e mirtilli, diventati più rare a causa dell’avanzare della foresta”. Il bosco, seppur ferito, continuerà quindi a donare i suoi frutti a chi avrà la pazienza di cercarli.

Monica Gabrielli

 

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