Trentino in quanto Provincia Autonoma, similmente alla vicina Provincia Autonoma di Bolzano con la quale forma la Regione Trentino Alto Adige Südtirol, vede i principi generali del proprio ordinamento finanziario incardinati nel titolo VI dello Statuto di Autonomia.

Molte disposizioni hanno subito una prima riforma con la legge 30 novembre 1989, n. 386  – oggi in gran parte abrogata –  e una più recente, tramite le leggi approvate in occasione della manovra di bilancio statale, negli ultimi dieci anni.

Estremamente importanti, in tal senso, sono i cosiddetti Accordi di Milano che hanno introdotto importanti cambiamenti nel nostro sistema finanziario, andando per esempio a modificare in modo incisivo i famosi 9/10 cioè la percentuale di devoluzione dello stato alla Provincia del gettito fiscale riscosso e attivando il patto di stabilità e i meccanismi perequativi e di compartecipazione alla spesa dello Stato.

L’ordinamento finanziario e contabile della provincia di Trento è disciplinato dalla legge provinciale 14 settembre 1979, n. 7 e l’odierna la legge provinciale di contabilità contiene le regole sulla formazione dei bilanci provinciali (pluriennale, preventivo, rendiconti), sull’utilizzo degli altri strumenti legislativi che incidono sulla finanza provinciale – ad esempio le leggi di stabilità – e  sugli strumenti e le procedure per la gestione delle entrate e delle spese.

il bilancio annuale di previsione è formato annualmente e approvato con legge – è il cosiddetto bilancio giuridico, documento politico di programmazione finanziaria, suddiviso per funzioni e articolato in unità previsionali di base – cui corrisponde un documento tecnico di gestione operativa, elaborato dalla giunta, che suddivide le unità previsionali di base in capitoli di entrata e di spesa.

Quanto ai tributi definibili come provinciali, la materia è disciplinata in maniera frammentaria.

In genere, disposizioni relative ai singoli tributi sono collocate nelle leggi finanziarie o collegate alla manovra di bilancio.

Va sottolineato come, mentre in passato essi avevano scarso impatto, più recentemente hanno acquisito maggior rilievo fra le entrate provinciali per la consistenza del loro gettito.

Fra questi vanno ricordati specialmente: l’IRAP, l’addizionale regionale all’IRPEF – che per noi è provinciale –  la tassa automobilistica provinciale – detta anche bollo auto- l’imposta di soggiorno turistico, l’imposta provinciale di trascrizione e tutta una serie di altri tributi riscossi in settori di competenza provinciale come l’addizionale sull’imposta sul consumo dell’energia elettrica, il tributo per il deposito dei rifiuti solidi in discarica i quali però, tecnicamente, non si configurano come tributi locali ma come costi pagati per servizi specifici.

Allo stesso modo è necessario precisare come i maggiori introiti per la Provincia derivino dalla quota “trattenuta” in loco di IRPEF ed IVA, anch’essi tecnicamente da non considerarsi contributi provinciali bensì statali.

Più in generale, anche in relazione al nuovo sistema costituzionale di federalismo fiscale i cui principi, collocati nell’articolo 119 della costituzione e nella legge delega sul federalismo fiscale, hanno recentemente modificato l’assetto complessivo del settore, sulle caratteristiche dell’ordinamento finanziario provinciale si può osservare come la nostra Provincia autonoma goda ancora, al momento, di una situazione che potremo definire di vantaggio rispetto ad altre regioni, soprattutto collegata a particolari garanzie e strumenti statutari come, ad esempio, le quote fisse di devoluzione di tributi statali. Ovviamente senza scordare, però, come l’Autonomia si faccia carico di gestioni, competenze e delle relative spese altrove delegate allo Stato; ultima conquista, in tal senso, la delega per la gestione a livello regionale dell’apparato amministrativo della Giustizia, ottenuta nel 2017 e che riguarda oltre 400 dipendenti.   

Sotto il profilo delle disponibilità finanziarie, invece, il vantaggio storicamente tipico di tutte le autonomie speciali rispetto alle regioni ordinarie si è progressivamente ridotto, per effetto dei noti e sopracitati effetti dei processi di perequazione e solidarietà.

E’ pertanto corretto affermare come la quota teorica di nove decimi di tutti i tributi attribuita alla regione o alle province autonome sia ormai ridotta, di fatto, a sette-otto decimi.

Ultima nota, una curiosità riferita all’addizionale IRPEF adottabile dai Comuni: nella nostra Provincia vi hanno rinunciato praticamente tutte le amministrazioni comunali ad eccezione di due: Giovo e Isera, ma data la coperta, sempre più corta, dei bilanci municipali, in futuro le cose potrebbero andare diversamente.

Di seguito, una breve tabella riassuntiva delle principali imposte “provinciali” con base imponibile, aliquote, ente esattore e qualche info sul gettito.

Fabio Pizzi

Ti potrebbero interessare anche:

Lascia un commento