Troppi Ragazzi senza futuro

Vengono definiti NEET (neither in employment nor in education and training) che tradotto nell’italico idioma significa “non impegnati nello studio, né nel lavoro, né nella formazione. Sono giovani tra i 15 e i 34 anni e sono moltissimi in Italia – oltre 2 milioni e 200.000 – molti e in crescita anche in Trentino – quasi 19.000 stando a quanto riportato nell’ultimo rapporto sull’occupazione della Provincia Autonoma di Trento riferito a tutto il 2017.

Si tratta di un fenomeno estremamente preoccupante, foriero, se non affrontato in tempo e con i giusti strumenti da chi è chiamato a governarci, di un futuro in cui fasce intere di odierni giovani rischiano di essere “fuori” dalla vita attiva e da qualsiasi tipo di impegno lavorativo e sociale.

Torna in mente un libro di alcuni anni fa di Michele Serra “Gli sdraiati” nel quale con la sintesi e l’amara ironia che gli sono proprie l’autore introduceva il rischio di una società schiacciasassi, incapace di essere coinvolgente ed inclusiva e indifferente nel lasciare indietro il suo potenziale migliore.

A partire dal 2007 ad oggi l’aumento dei NEET è impressionante, come confermato anche in una recente intervista dal dott. Riccardo Salomone, Presidente dell’Agenzia del lavoro trentina “siamo di fronte ad un tesoretto di intelligenze, capacità, conoscenze e possibilità che sono state e sono quotidianamente lasciate a sedimentare e non sono sfruttate da chi  potenzialmente le possiede, con effetti ovviamente negativi sui singoli individui e sulle famiglie.”

La crisi economica in atto da oltre due lustri sta ancora interessando il Trentino, in passato isola felice dell’occupazione e della società attiva, con i giovani NEET nostrani quasi raddoppiati nel giro di poco più di 10 anni.

Sempre secondo l’ultimo rapporto sull’occupazione in provincia pubblicato dall’Agenzia del Lavoro, infatti, nella fascia di età compresa tra i 15 e i 34 anni si è passati dagli 11.900 del 2007 ai 18.700 del 2017.

A conti fatti, un aumento superiore al 60% che certamente preoccupa in una terra come la nostra che offre – o dovrebbe offrire – più opportunità rispetto ad altre zone d’Italia.

Il mondo femminile è poi particolarmente interessato dal fenomeno anche se negli ultimi tempi il divario donna/uomo si sta riducendo; per fare un esempio nel 2007 le giovani che non lavoravano o studiavano risultavano essere il 78% del totale mentre nel 2017 erano il 55%.

Continuando con le percentuali il fenomeno dei Neet interessa il 16,5% della popolazione trentina tra i 15 e i 34 anni. In termini assoluti, invece, si vede che nel 2017 a non lavorare e a non studiare erano 18.700 giovani di cui 8.400 maschi e 10.300 femmine. Appena un anno prima, nel 2016, il fenomeno interessava 18.300 giovani, 7.300 maschi e 11.000 femmine.

A soffrire, se guardiamo ai titoli di studio, sono soprattutto i diplomati dove i NEET, sempre nel 2017, si rilevano essere in numero maggiore (18,2%) rispetto a chi ha frequentato solo la scuola dell’obbligo (15,4%) mentre i laureati si assestano intorno al 14%. Insomma, il mercato del lavoro non si accontenta più di un diploma ma richiede preparazioni più alte e specifiche.
Chiudiamo volutamente con un dato che apre alla speranza: in linea con il Nordest, i NEET trentini sono il 16,4% una percentuale molto inferiore a quella nazionale del 25,5%: esercitando bene l’autonomia forse è ancora possibile disegnare un futuro migliore. Ma bisogna darsi una mossa.

Fabio Pizzi

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