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Le settimane della famiglia

La Val di Fiemme si immerge in un’atmosfera magica. Durante le “Settimane della Famiglia”, dal 12 al 26 luglio 2020, esplode la magia e lo stupore durante cinque spettacoli teatrali, quattro passeggiate da fiaba con i personaggi televisivi più amati dai bambini, due escursioni per piantare alberi con la Magnifica Comunità di Fiemme e due laboratori di geologia con il Muse e del Museo Geologico delle Dolomiti.

L’ideatore delle due Settimane della Famiglia è Armando Traverso. L’attore e autore di trasmissioni Rai per i bambini ha ottenuto un grande successo, conducendo 61 puntate della trasmissione “Diario di Casa” su Rai1, Rai2 e Rai Yoyo che ha informato i più piccoli sulla pandemia, trasformando la clausura forzata in un gioco. Al suo fianco c’era la giovane attrice e conduttrice Carolina Benvenga, anch’essa protagonista delle Settimane della Famiglia in Val di Fiemme.

Lorenzo Branchetti alias Milo Cotogno, il simpatico folletto di Melevisione, porterà sul palcoscenico lo spettacolo “Amico Libro”, per scatenare meraviglia attraverso pagine avventurose, fantastiche, misteriose, ma soprattutto capaci di parlare al cuore. Il suo show è atteso, alle 21.00, venerdì 17 luglio nella piazza centrale di Predazzo e sabato 18 luglio al Palafiemme di Cavalese, durante questa serata sarà presentata anche un’anteprima delle cinque puntate della trasmissione di Rai Yoyo “Il Diario delle vacanze in montagna – Speciale del Diario di casa”. Le puntate saranno girate a luglio in Val di Fiemme sull’Altopiano di Lavazé e nei “4 Paradisi della Val di Fiemme”: Cermislandia, il parco RespirArt di Pampeago, la MontagnAnimata di Predazzo e il Giro d’Ali di Bellamonte.

Carolina Benvenga incanterà i bambini con lo spettacolo “Venite nel magico mondo di Carolina”, alle 21.00, lunedì 20 luglio nella piazza SS. Filippo e Giacomo di Predazzo, martedì 21 luglio in piazza Italia a Cavalese, mercoledì 22 luglio al cinema teatro di Tesero. Gli spettacoli al chiuso avranno posti limitati.

Durante le Settimane della Famiglia i bambini potranno godersi i loro beniamini televisivi anche nella natura, con passeggiate mattutine fiabesche in compagnia di Armando Traverso, Carolina Benvenga e Lorenzo Branchetti sull’Alpe Cermis, nella MontagnAnimata, nel parco RespirArt e a Bellamonte (Castelir). In programma anche due passeggiate particolarmente “fertili”. Giovedì 15 luglio e giovedì 23 luglio l’escursione “Pianto il mio albero” sarà in collaborazione con la Magnifica Comunità di Fiemme.

Divertenti laboratori geologici si animeranno alle 17.00, il 16 luglio al Museo Geologico delle Dolomiti a Predazzo e il 19 luglio al Palafiemme di Cavalese, dove si potrà giocare alla “Tombola dei minerali” (i laboratori sono gratuiti con prenotazione al numero 0462 241111).

Il programma completo è disponibile sul sito www.visitfiemme.it

 

 

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È arrivato l'Avisio Estate 2020!

Ecco in anteprima per i lettori de l’AvisioBlog il corposo numero estivo de l’Avisio, ricchissimo di notizie, inchieste, curiosità e dritte utili per trascorrere un’estate in serenità tra le nostre valli. Cliccate nella colonna qui a destra per scaricare gratuitamente il PDF. Buona lettura!

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Il treno della cultura

Alcide De Gasperi, Leonardo Da Vinci e Frida Kahlo si sono dati appuntamento in Via di Pramaor a Predazzo. Con loro altri grandi della storia: da Aristotele a Dante, da Mozart a Mandela, dalla Montalcini a Van Gogh. I loro volti decorano il muro del cortile di quella che è nota come casa Agreiter, dove un tempo si trovava la farmacia. Un murales, realizzato in questi giorni dai neodiplomati studenti della 5LA del Liceo di Arti Figurative di Sén Jan di Fascia, abbellisce il percorso che dalla piazza porterà alla nuova biblioteca, in fase di costruzione a fianco della vecchia stazione della ferrovia di Fiemme: è quindi su quello che può essere visto come un “treno della cultura” che troviamo i personaggi storici realizzati dai ragazzi con la tecnica dello stencil.

Il progetto è stato seguito dall’insegnante Maria Pia De Silvestro: “Gli studenti hanno deciso il tema del murales e individuato i personaggi storici da rappresentare, scegliendo uomini e donne di diversi ambiti e individuando per ognuno di loro una citazione significativa. Si è trattato di un percorso di progettazione a 360°, purtroppo interrotto dall’emergenza sanitaria. L’opera avrebbe dovuto essere realizzata a marzo, proprio quando il lockdown ha bloccato l’attività scolastica in presenza. Il lavoro li ha però coinvolti così tanto, che i ragazzi hanno voluto portarlo avanti comunque una volta finiti gli esami. Saranno poi i loro compagni più giovani, il prossimo anno scolastico, a completare l’opera con i volti di Einstein e Madre Teresa di Calcutta e con una citazione per ogni personaggio rappresentato”.

Una decina di studenti in questi giorni, accantonato il pensiero della maturità, si è così dedicata alla realizzazione del murales: “Abbiamo scelto una tecnica moderna – che abbiamo potuto ammirare in molte opere di Bansky a Gerusalemme – per creare un collegamento tra passato e presente, per trasmettere messaggi e modelli che valgono ancora oggi”, hanno spiegato mentre dipingevano.

L’assessore alla Cultura, Giovanni Aderenti, è soddisfatto del risultato: “Da una proposta di Dolores Antoniazzi, maestra d’arte di Predazzo scomparsa recentemente, l’Amministrazione ha deciso di valorizzare il muro di Via di Pramaor, in accordo con il proprietario e grazie alla disponibilità del Liceo Artistico e della sorastant Mirella Florian. Noi abbiamo preparato la parete e messo a disposizione i materiali, poi abbiamo lasciato agli studenti la libertà di esprimersi. Siamo molto contenti del loro lavoro: la piazza e la nuova biblioteca sono ora collegati da un percorso a tema, una sorta di viaggio nel tempo e nella cultura nelle sue diverse espressioni. Con un linguaggio moderno e accattivante, siamo riusciti ad abbellire un muro e, soprattutto, a trasmettere spunti di riflessione e conoscenza”.

Il treno della cultura fa tappa, quindi, in Via di Pramaor. E saranno poi i volti e le parole di 11 grandi della storia ad accompagnare verso la nuova biblioteca.

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Il biolago a Predazzo

In località Fontanelle si sta lavorando per portare a termine i lavori di realizzazione del biolago, che – salvo ulteriori imprevisti – sarà aperto al pubblico nel corso dell’estate. “Il blocco causato dall’emergenza sanitaria ha ritardato anche questo cantiere, su cui ha inciso pure il maltempo delle ultime settimane”, commenta la sindaca Maria Bosin. “Siamo però fiduciosi e crediamo che ad agosto si potrà fare il bagno”.

Ma la buona notizia non è solo quella che quest’estate ci si potrà tuffare nel biolago: “Il pozzo di alimentazione si è rivelato una possibile riserva di acqua potabile per il paese”, comunica la prima cittadina. “L’Amministrazione ha portato avanti il progetto del biolago ponendosi come obiettivo imprescindibile quello di realizzare una struttura sostenibile dal punto di vista ambientale, che non andasse a depauperare un bene prezioso come quello dell’acqua. L’individuazione della modalità idrica per alimentare il lago è stata quindi oggetto di un’intera estate di monitoraggi per valutare sia la portata che la qualità delle varie fonti possibili”. Inizialmente si era pensato di attingere dal pozzo utilizzato per l’irrigazione del campo sportivo (che però non garantiva un apporto sufficiente), mentre l’acqua proveniente dal rio delle Pozze e da una sorgente nei prati sovrastanti sarebbe stata di tipo superficiale, perciò a rischio di contaminazioni.

Il biolago sarà quindi alimentato da un nuovo pozzo scavato all’interno dell’area ricreativa. Questo pozzo è in grado di garantire 20 litri d’acqua al secondo: “Dalle analisi effettuate è emerso che si tratta di acqua potabile, per cui in futuro si potrà valutare di realizzare un terzo serbatoio di accumulo al servizio dell’acquedotto comunale, utile per sopperire ad eventuali periodi di carenza idrica. Non solo, questo terzo serbatoio potrebbe rivelarsi importante anche per l’equilibratura della rete di distribuzione dell’acqua potabile perché andrebbe a creare un nuovo punto di approvvigionamento vicino all’area abitata che ora risulta periferica alla rete idrica”, spiega l’ingegnere Felice Pellegrini dell’Ufficio Tecnico Comunale.

L’impianto del biolago è strutturato in modo da garantirne un’alimentazione modulabile in base alle necessità. È previsto un ricambio continuo dell’acqua (che, ricordiamolo, non sarà trattata con cloro o altri additivi), ma è stato anche predisposto un sistema di fitodepurazione per cui una parte dell’acqua verrà purificata grazie alla presenza di alcune piante utili a questo scopo. In base all’afflusso di utenti e alla qualità dell’acqua, sulla quale verranno effettuate regolarmente delle analisi, si potrà valutare se privilegiare uno o l’altro sistema, tenendo conto che il ricambio idrico incide anche sulla temperatura del biolago.

“Siamo riusciti a trovare un sistema di gestione sostenibile dal punto di visto idrico. Inoltre, la composizione e la purezza del pozzo vengono incontro a quella che è una delle preoccupazioni di tutte le amministrazioni, cioè garantire – anche in momenti di grandi cambiamenti climatici – una riserva di acqua potabile per il paese”, conclude Bosin.

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La mia visita personale

Sabato, 27 giugno il GEOPARC Bletterbach parte con la stagione estiva 2020 – a causa dell’emergenza Covid-19 con un ritardo di quasi due mesi. “Le disposizioni di sicurezza ci limitano parecchio, comunque più che mai puntiamo su un’offerta individuale per i nostri visitatori”, dichiara il presidente del cda Peter Daldos. “La mia visita personale” perciò si è intitolata la possibilità di prenotare una guida per gruppi privati fino a 10 partecipanti: coppie e famiglie, amici e colleghi di lavoro.

“Ciò significa, che anche noi dobbiamo adattarci nell’accoglienza dei visitatori in loco e nell’organizzazione del nostro programma di eventi”, spiega sempre Peter Daldos. Anche se sono molti gli eventi cancellati, dei gruppi piccoli comunque potranno prenotare una loro visita privata. “In questo modo possiamo adattarci alle diverse esigenze”,fissando insieme l’itinerario, il programma e la durata dell’escursione guidata, includendo magari anche qualche gioco per bambini”.

Foto: GEOPARC Bletterbach/Christian Weber

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MontagnAnimata, la fantasia e il divertimento  mettono le ali sabato 20 giugno

Tutto è pronto sul Latemar. MontagnAnimata di Predazzo inviterà a esplorare la geologia dal vivo sul sentiero Geotrail Dos Capèl e a immergersi nella fiaba tra le meraviglie delle Dolomiti.

L’estate 2020 in questo paradiso naturale di libertà, scoperta e avventura inizierà sabato 20 giugno.

Gli impianti di risalita per raggiungerla Latemar MontagnAnimata funzioneranno tutti i giorni, dal 20 giugno al 20 settembre 2020, con orario continuato. La telecabina Predazzo-Gardoné sarà aperta dalle 8.30 alle 17.45, mentre la seggiovia Gardoné-Passo Feudo dalle 8.30 alle 17.30. Tornerà a sfrecciare nel bosco anche l’esilarante bob a due posti su monorotaia Alpine Coaster Gardoné, aperto anche ai bambini più piccoli, se accompagnati da un maggiorenne. L’accesso agli impianti e alle singole attività sarà organizzato in sicurezza, con tutte le accortezze necessarie per garantire tranquillità alle famiglie e ai bambini, nel rispetto delle direttive vigenti anti-Covid19.

RAYA E IL POTERE DELLA LUCE

Nell’estate 2020 i bambini si metteranno in ascolto dei segreti della natura insieme a due fate del bosco: Trix e Elly. Saranno loro a suggerire le tappe della nuova missione di “Avventura Cercadrago”, per aiutare il drago Raya a recuperare il dono della luce, l’ingrediente più potente di qualsiasi magia e fonte di vita per tutte le creature. Nella Foresta dei Draghi i bambini potranno sfogliare il nuovo giocolibro “Raya e il potere della luce”, scritto e illustrato da Chiara Cecilia Santamaria, blogger di Machedavvero, che, assieme a Viola, ha intuito la presenza di un drago con le piume color latte e oro, lunghe orecchie a punta, scaglie sul dorso, grandi ali e una scintilla di luce sul petto.

Per scoprire tutti i misteri della Foresta dei Draghi si potrà così lasciarsi guidare dalla fantasia di 9 giocolibri, otto dei quali ispirati al racconto di Beatrice Calamari, “I draghi del Latemar”.

IL SENTIERO GEOTRAIL DOSS CAPÈL

Riaprirà il Geotrail Dos Capèl per chi vuole compiere un viaggio nel tempo alla scoperta di una spiaggia triassica che ha 250 milioni di anni. Il sentiero si trova a Passo Feudo, a 2.200 m. di altitudine, ed è stato rinnovato con la collaborazione del MUSE di Trento e il Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo.

Lungo il percorso si incontreranno 13 postazioni didattiche. Grazie al giocolibro “Geotrail Dos Capèl, Mondo triassico”, mettendo a segno 100 punti, si potrà ritirare un premio al Punto Info di Gardoné. Dall’8 luglio, il mercoledì sarà ancora più gioioso, con lo spettacolo “Geologia, il sostantivo femminile di Gea”, dove passato e presente si incontrano ironicamente.

In collaborazione con il Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo e il MUSE di Trento, un geotrekking porterà i ragazzini più esperti alla Torre di Pisa per scoprire l’atollo del Latemar. L’escursione mostrerà il fianco sommerso di un’antica isola che un tempo emergeva dal mare triassico. Guidati da un esperto geologo e accompagnatore di media montagna, si esplorerà il cuore dell’atollo fino alla forcella dei Camosci e attraverso la profondità di un mare tropicale.

SPETTACOLI TEATRALI E ITINERANTI

Da inizio luglio a fine agosto, andranno in scena nuovi spettacoli all’aperto.

Nella Foresta dei Draghi tornerà il mitico Nikolaus Drache con un alfabeto di parole da sillabare lentamente. Majka, crack, brüch, głód, sono i rudimenti della lingua dei draghi che creano connessioni vive e inaspettate.

Sul sentiero del Pastore Distratto, nel silenzio del bosco, le scienziate della MontagnAnimata hanno avvertito la presenza di una creatura leggendaria, il Dahù. I bambini potranno scoprire se anche il Dahù comunica con i ferormoni, quelle minuscole sostanze che attraggono, respingono e mettono in allarme.

Tutti i giovedì, in un magnifico anfiteatro naturale si alterneranno filastrocche e racconti, con Simone Frasca e Pino Costalunga. Disegni e racconti celebreranno i 100 anni dalla nascita di Gianni Rodari. Emanuela Salvi rivelerà le vicissitudini incredibili di Zaff e Belinda. Otto il Bassotto porterà con sé la bellezza e la magia del circo che fa sognare.

Per partecipare agli spettacoli e garantire a tutti un’esperienza piacevole in tranquillità e sicurezza, bisognerà prenotare entro il giorno prima al numero di telefono indicato nel programma. Eventuali modifiche al palinsesto delle attività saranno segnalate sul sito di MontagnAnimata e sui social media Latemar MontagnAnimata.

 

 

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Lupus in fabula

“Lo scorso anno è quasi raddoppiato il numero di branchi di lupi presenti in Trentino, ma è notevolmente calato il totale degli indennizzi da predazioni: ciò significa che le protezioni messe in atto dagli allevatori sono servite”. Paolo Scarian, appassionato di lupi di Panchià, con esperienza di monitoraggio e ricerca sul campo, commenta i dati contenuti nel “Rapporto grandi carnivori 2019” (scaricabile gratuitamente dal sito grandicarnivori.provincia.tn.it). Dati che per Scarian non sono una sorpresa, visto che dal 2015, da quando cioè i primi esemplari sono arrivati in Fiemme e Fassa, segue e traccia gli spostamenti dei lupi in zona. “Nel 2018 i branchi sul territorio provinciale erano 7, numero salito a 13 nel 2019. Due anni fa erano stati pagati oltre 76.000 euro di danni, l’anno scorso il valore è sceso a poco più di 37.000 euro. È la dimostrazione che la prevenzione, fatta di recinzioni e di cani da guardiania (una quarantina quelli consegnati in Trentino nell’ultimo biennio), è fondamentale per proteggere il bestiame”.

Scarian fa il punto sulla presenza del lupo nelle valli dell’Avisio: “Attualmente abbiamo due branchi stabili. Uno si trova nella zona di Canazei, l’altro sul Passo Manghen. Inoltre, sono stati avvistati alcuni esemplari solitari: si tratta generalmente di lupi giovani in cerca di un maschio o di una femmina con cui formare un nuovo branco. Uno di questi è stato più volte segnalato nei pressi di Lago di Tesero, un altro si aggira in un’area molto vasta che va da Bellamonte al Passo Rolle. È probabilmente questo il maschio che è stato avvistato il 19 marzo a Zaluna, anche se per confermarlo servirebbe l’analisi del Dna. A marzo sono state anche trovate feci di lupo nella zona di Val Bonéta (Ziano) e alla fine dello stesso mese c’è stata una predazione sopra Tesero, con il lupo che ha ucciso due pecore, mentre altre sono morte per lo schiacciamento causato dal panico nel gregge. Non si sa se il responsabile sia il lupo sceso dalla Val Bonéta o l’esemplare che si aggira attorno a Lago”.

Nel 2019 nei due branchi di Fiemme e Fassa sono nati 10 cuccioli, 5 per gruppo. Uno di questi è morto paralizzato in seguito a una caduta; degli altri, pochi diventeranno adulti. La mortalità tra i piccoli lupi è, infatti, altissima: raggiunge addirittura il 70% nel primo anno di vita.

“In Trentino non abbiamo lupi problematici – mette in chiaro Scarian -: poteva diventarlo quello di Canazei che – malato di rogna, in difficoltà nel procurarsi del cibo e incoraggiato da comportamenti umani assolutamente sbagliati (come nell’ormai famoso video in cui durante una grigliata veniva data al lupo della carne) – aveva preso l’abitudine di avvicinarsi alle case. Questo lupo fortunatamente si è poi allontanato dalla zona: è comunque guarito ed ora è in dispersione alla ricerca del suo branco, lontano però dalla Val di Fassa”. Scarian coglie l’occasione per ribadire: “L’avvertimento di non fornire mai cibo al lupo deve essere assolutamente rispettato”.

La presenza del lupo ha sollevato polemiche: “Nonostante il lupo veda nell’uomo un predatore e non una preda, ci sono ancora tante paure. Temo che la convivenza non sarà mai tollerata, ma è l’unica strada percorribile – dice Scarian -. In Val di Fiemme e Fassa a livello informativo le amministrazioni hanno fatto ben poco: è invece fondamentale che la popolazione abbia la possibilità di confrontarsi con gli esperti, così da conoscere i fatti e non i luoghi comuni”.

A metà marzo un altro grande carnivoro si è svegliato dal letargo e si è fatto notare in Val di Fiemme: è l’orso M49, diventato famoso dopo essere sfuggito alla cattura lo scorso autunno. “Lupi e orsi non sono in concorrenza tra di loro. Lo diventano solo se c’è scarsità di cibo, ma non è il caso delle nostre valli. Teniamo presente che l’orso è all’80% erbivoro: si nutre prevalentemente di bacche. Cerca la carne solo quando ha bisogno di incamerare grassi, cioè appena prima e appena dopo il letargo”, mette in chiaro Scarian.

Nei mesi di marzo e aprile si è registrato un fenomeno inusuale: gli uomini, costretti a casa da Covid-19, hanno lasciato campo libero nelle foreste e nei prati agli animali selvatici, che si sono potuti riappropriare dei loro spazi e di quelli lasciati liberi dagli uomini. Sono numerosi, infatti, gli avvistamenti di cervi e altri animali vicino ai paesi e sulle strade (pure su quelle normalmente molto trafficate, come la statale tra Predazzo e Moena). Lo stesso vale per il lupo: alcuni esemplari sono stati notati nei prati più vicini ai paesi, come a Bellamonte, e nei pressi di Canazei c’è chi è riuscito a registrarne gli ululati.

In queste settimane anche Paolo Scarian rimane a casa, ligio alle disposizioni di legge. Solo le fototrappole e le notizie della Forestale lo tengono aggiornato su questa strana primavera, con gli uomini assenti dalla montagna. Ma l’emergenza finirà e Scarian tornerà nei boschi a cercare tracce, mappare e fotografare per continuare il suo lavoro di ricerca e divulgazione.

Monica Gabrielli

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DAD DAQ, Didattica A Distanza

4 marzo: è sera. Si rincorrono notizie più ufficiose che ufficiali. Su Whatsapp sento colleghi della mia scuola e di altre scuole del Trentino. “Ma è vero che domani si sta a casa?” “Non  so, a noi non è arrivato niente dalla scuola, aspettiamo”. “Ai colleghi di Predazzo è arrivata comunicazione adesso.” “I ragazzi stanno a casa, ma noi siamo in servizio?”. Sono le 20 e noi insegnanti lo abbiamo capito già nel pomeriggio, ma non ci sono ancora ordini di servizio su cosa succederà il giorno successivo. Ufficiosamente mi arriva notizia da un collega collaboratore della dirigente: da domani la didattica in presenza è sospesa. E adesso? E’ subito evidente che questa volta non sarà un’interruzione di qualche giorno, come era successo a ridosso di carnevale. E così prende avvio una macchina organizzativa non da poco, un dietro alle quinte complesso.

Le varie scuole iniziano a organizzarsi in maniera autonoma, seguendo delle circolari che arrivano a singhiozzo da Ministero e Sovrintendenza Scolastica. Un pensiero mi passa continuamente davanti, come uno striscione pubblicitario in questo cielo di primavera: “Ci vorrebbe tempo” e il tempo è proprio quello che invece manca. Non possiamo pensare “vediamo come andrà e poi in caso ci organizzeremo”. Così il giorno dopo Animatori Digitali, presidi e collaboratori di Fiemme e Fassa avviano la DAD: un acronimo quasi sconosciuto che ormai è entrato con prepotenza nella nostra quotidianità, e che scandisce nuove routine che seppur impegnative, diventano rassicuranti.

La mancanza di indicazioni precise dal ministero regala libertà di azione alle scuole, ma anche incertezze sull’agire. Il grande problema in questo momento è il “senza”: senza il tempo, senza discutere coi colleghi e decidere insieme, senza poter avviare i ragazzi all’uso di strumenti che non in tutte le classi sono familiari, senza essere sicuri che in tutte le famiglie ci sia disponibile un device, senza presenza, senza una tempistica precisa, senza aver mai organizzato una videoconferenza. 

Nella Scuola Ladina, quella in cui insegno, lavorano in stretta connessione Sorastant, referenti di plesso e Animatori Digitali (figure presenti in ogni istituto dal 2018, che si occupano dell’utilizzo del digitale in didattica). In Val di Fassa si parte da ciò che si ha, pensando a due livelli di interventi: la base, obbligatoria per tutti, costituita dall’uso delle email istituzionali e del registro elettronico; e un livello più avanzato per chi se la sente o già ne fa uso: la piattaforma WeSchool gratuita e GDPR compliant che molti docenti già stanno usando. In val di Fassa la macchina della DAD è pronta a partire il 9 di marzo e iniziano subito le prime lezioni in videoconferenza.

Alla Rosa Bianca invece si organizza da subito un orario sostitutivo di 3 ore mattutine in videoconferenza, supportate dall’utilizzo della piattaforma GClassroom.

Le problematiche sono parecchie e sono le stesse per le famiglie e per i docenti: strumenti nuovi, connessione non sempre ottimale, device da dividere con i famigliari. E soprattutto l’impossibilità di condividere il “QUI e ORA”, lo stesso spazio nello stesso momento. Per i docenti c’è anche la problematica di non sapere fino a quando andrà avanti la DAD, e questo fatto rallenta anche l’avvio di molti docenti che, magari per poca dimestichezza coi mezzi, si attardano nell’avvio di pratiche sostitutive della didattica in presenza. Ci si pone anche quesiti metodologici: come far fare un lavoro di gruppo online? Dobbiamo tornare a una didattica trasmissiva e frontale? E’ vero che un’ora in videoconferenza vale come due in presenza? Come porto avanti quel progetto sulla lettura?

Le piattaforme educative sono in questo momento fondamentali: ne esistono di vario tipo, la più utilizzata è Google Classroom, ma ne esistono anche altre. Con delle differenze nell’organizzazione dei materiali e delle funzionalità diverse, le piattaforme educative permettono la condivisione di materiali di vario tipo (file, video, immagini, testi, audio, videolezioni da vedere autonomamente…) all’interno di un “ambiente virtuale” al quale aderiscono i membri di una “classe reale”, la creazione di esercizi, quiz e test online, l’interazione tra i membri (tramite commenti e bacheche virtuali), l’interazione privata tramite chat e l’invio di materiali da parte degli studenti. Alcune piattaforme permettono anche l’attivazione di videoconferenze e quindi di lezioni sincrone.

Fin dal primo giorno ci è sembrata perciò chiara una cosa: la DAD è una gigantesca lente di ingrandimento in positivo e in negativo per scuola, ragazzi, famiglie e differenze socioeconomiche.

Quasi subito si è aperto anche un vivace dibattito in ambito pedagogico-didattico sul significato di “DAD”. La DAD può essere un mero scambio di consegne/compiti svolti? Non può esserlo, perché neppure la didattica in presenza dovrebbe esserlo. L’interazione docente/studente è fondamentale, che sia fatta attraverso una videoconferenza, una chat, un’email. Ed ecco che i miei studenti mi chiedono di trovarsi a chiacchierare, perché la scuola è anche questo: interazione sociale ed è quello che ci manca di più.

L’altro dibattito che si è aperto riguarda la valutazione. Valutare, sì o no? E se la risposta è “sì”, cosa e come valutare? Il ministero ha dato a questo proposito indicazioni a spot che continuano a cambiare: valutare tutto, 6 politico, esame di maturità annullato, esame in presenza con commissari interni, esame a distanza. La provincia inoltre ha dato indicazioni differenti: valutare impegno, costanza e atteggiamento. Insomma una bella matassa da sbrogliare. Il buonsenso ci dice di valutare sia i risultati che l’impegno e l’atteggiamento, tenendo conto che in questo momento consegnare assegnazioni e esercitazioni equivale a dire “io ci sono”. Molti di noi sono arrivati alla conclusione che più che mai in questo momento bisogna lavorare “per competenze”, cioè chiedendo l’applicazione di ciò che si è imparato in contesti nuovi.

Il lavoro per competenze è il campo in cui si collocano due interessanti iniziative promosse una dalle medie di Predazzo e Tesero (vedi box) e l’altra dalla Scuola Ladina, in cui i ragazzi di IV liceo scientifico saranno protagonisti di un progetto di insegnamento tra pari sulla Rivoluzione Francese, con i ragazzi delle seconde delle medie di Campitello: 4 lezioni, con esercitazioni annesse, gestite dai diciassettenni, sotto il monitoraggio dei prof. Vinante, Fiore (medie) e Comini (liceo).

La didattica a distanza diventa così anche opportunità: i teen ager di oggi saranno i primi ad aver imparato a gestire i microfoni in una videoconferenza e a lavorare in modalità sincrona su un documento in Drive, prima di imparare a guidare un motorino.

E sì… per la prima volta mi sono sentita dire, più volte, “Prof.! Ma quando torniamo a scuola?”

Silvia Vinante

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Il futuro lo ricostruiremo solo insieme

I prossimi saranno mesi difficili per la categoria, Giovanni Dellagiacoma, presidente della sezione fiemmese dell’Associazione Artigiani Trentino, non lo nasconde. Eppure, non perde l’ottimismo: “Insieme ce la faremo”, commenta fiducioso.

Dopo due mesi di lock-down, come stanno gli artigiani fiemmesi?

Il settore artigianale è stato messo duramente alla prova, soprattutto le categorie legate alle presenze turistiche e quelle dei servizi alla persona, come estetisti e parrucchieri. Il turismo nella nostra realtà è un volano che traina tantissime attività; se viene a mancare a risentirne, direttamente o indirettamente, sono quasi tutti. La preoccupazione in ambito edilizio è soprattutto per il 2021: per quest’anno molti lavori erano già stati programmati, commissionati e avviati, ma per il prossimo temo saranno pochi coloro che vorranno investire. Teniamo conto che le ultime stagioni erano andate molto bene: si stava respirando un clima di coraggio e fiducia, anche in vista delle Olimpiadi. L’epidemia sanitaria ha di fatto bloccato questo slancio.

Quali possibili vie d’uscite vede a questo stallo?

A livello nazionale la risposta alla crisi è stata scarsa e lenta: le aziende che avevano messo da parte qualcosa riusciranno, seppur a fatica a rialzarsi, come avevano fatto con la crisi economica; altre non ce la faranno, soprattutto quelle che avrebbero bisogno di soldi ora e dopo due mesi stanno ancora aspettando il primo intervento economico, nonostante le tasse le abbiano continuate a pagare. A livello locale, ci stiamo confrontando con la Giunta provinciale e le altre categorie economiche trentine. Nella nostra provincia il sistema delle detrazioni fiscali ha sempre funzionato molto bene e potrebbe essere un incentivo per i cittadini. In generale, credo che la soluzione non vada cercata solo nella disponibilità di liquidità (che comunque è importante), ma facendo ripartire un meccanismo basato sulla fiducia degli investitori. Le aziende hanno bisogno di lavoro, non solo di aiuti. Inoltre, è necessario ridurre in modo sostanziale la burocrazia, che da tempo porta via tantissimo tempo a noi imprenditori, e rivedere le modalità della formazione obbligatoria, che così come impostata rischia di diventare difficilmente sostenibile.

Siamo entrati nella fase due: come cambierà il lavoro e con quali costi?

Dopo un’iniziale confusione sulle regole, ci siamo organizzati con le mascherine per noi e i nostri dipendenti e con la disinfezione dei mezzi e delle aree di lavoro. L’utilizzo dei Dpi e la gestione della sicurezza, inoltre, necessiteranno di formazione specifica. Tutto questo naturalmente comporta una lievitazione dei costi non indifferente. Bisognerà mettere in conto almeno una settantina di euro al mese di mascherine per dipendente, oltre al prezzo del gel disinfettante, che si aggira attorno ai 36 euro al litro. Si spera che ci vengano incontro almeno a livello di detassazione.

Come categoria da tempo lamentate la difficoltà a reperire personale. Questa situazione inciderà su questo aspetto?

Il problema della carenza di personale ci affligge da qualche anno. Si pensi che a inizio 2020 le impresi edili di Fiemme offrivano un centinaio di posti di lavoro. A livello politico la questione è stata gestita male. Non è infatti giusto che chi percepisce il reddito di cittadinanza non sia di fatto presente sul mercato del lavoro: i sussidi dovrebbero essere concessi solo fino alla prima proposta di impiego. Inoltre, in Italia da 20 anni si investe solo su studio e università. Sono convinto che la scuola dovrebbe essere un mezzo per raggiungere un obiettivo, obiettivo per il quale non tutti sono portati. Purtroppo, molte famiglie vogliono a tutti i costi il figlio dottore. Il risultato è che ci sono tantissimi laureati disoccupati e molte aziende artigiane si ritrovano senza manodopera in settori che garantirebbero impieghi sicuri e a lungo termine. Senza dubbio negli ultimi anni le scuole professionali hanno fatto passi da gigante nella formazione. Penso, per esempio, alla scuola del legno di Tesero, che grazie all’Alternanza Scuola-Lavoro ha messo in contatto tanti apprendisti e aziende. Non so come l’epidemia sanitaria influenzerà questa situazione: chi ha già lavori commissionati, probabilmente cercherà ancora manodopera; chi si trova nell’incertezza, resterà in attesa di capire come andrà il mercato prima di fare nuove assunzioni.

Secondo lei l’epidemia di Covid-19 è servita a sviluppare una maggior consapevolezza dell’importanza di comprare locale?

Spero di sì. Questa situazione potrebbe essere l’occasione per renderci conto che investire sul territorio produce ricadute a catena. E non è nemmeno solo una questione economica: affidarsi alle professionalità del territorio permette di mantenere in vita i nostri paesi anche da un punto di vista delle relazioni umane.

Per artigiani, commercianti e operatori economici questa situazione può essere servita invece per reinventarsi, per uscire da dinamiche ormai fossilizzate?

“Io ho sempre fatto così” è la frase più sbagliata da dire. A livello imprenditoriale bisogna sempre sapersi reinventare, se no si chiude. Oggi più che mai è necessario essere in grado di ricavarsi una nicchia per avere garanzie di lavoro e poter avviare collaborazioni con aziende dello stesso settore. Senza dubbio l’emergenza sanitaria ci ha fatto capire cosa conta davvero: eravamo sempre di corsa, lavoravamo oltre il limite: ora che abbiamo dovuto tirare il freno, abbiamo ridato valore alla vita e ai rapporti umani. Già prima del blocco, delle attività in Valle di Fiemme avevamo avviato una serie di incontri tra categorie economiche perché consapevoli di quanto fosse importante lavorare e progettare insieme. Ancor di più oggi, sono convinto che solo se collaboreremo, riusciremo a rialzarci. Se ognuno camminerà per la sua strada non andremo, invece, da nessuna parte. Ci sarà purtroppo chi non ce la farà, ma sono certo che come valle torneremo forti. Dobbiamo crederci e renderci conto, a tutti i livelli – anche a quello personale -, che il tessuto economico di un territorio, e di conseguenza il suo benessere, lo si costruisce solo insieme.

Monica Gabrielli

 

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DAD DAQ, Didattica A Distanza

4 marzo: è sera. Si rincorrono notizie più ufficiose che ufficiali. Su Whatsapp sento colleghi della mia scuola e di altre scuole del Trentino. “Ma è vero che domani si sta a casa?” “Non  so, a noi non è arrivato niente dalla scuola, aspettiamo”. “Ai colleghi di Predazzo è arrivata comunicazione adesso.” “I ragazzi stanno a casa, ma noi siamo in servizio?”. Sono le 20 e noi insegnanti lo abbiamo capito già nel pomeriggio, ma non ci sono ancora ordini di servizio su cosa succederà il giorno successivo. Ufficiosamente mi arriva notizia da un collega collaboratore della dirigente: da domani la didattica in presenza è sospesa. E adesso? E’ subito evidente che questa volta non sarà un’interruzione di qualche giorno, come era successo a ridosso di carnevale. E così prende avvio una macchina organizzativa non da poco, un dietro alle quinte complesso.

Le varie scuole iniziano a organizzarsi in maniera autonoma, seguendo delle circolari che arrivano a singhiozzo da Ministero e Sovrintendenza Scolastica. Un pensiero mi passa continuamente davanti, come uno striscione pubblicitario in questo cielo di primavera: “Ci vorrebbe tempo” e il tempo è proprio quello che invece manca. Non possiamo pensare “vediamo come andrà e poi in caso ci organizzeremo”. Così il giorno dopo Animatori Digitali, presidi e collaboratori di Fiemme e Fassa avviano la DAD: un acronimo quasi sconosciuto che ormai è entrato con prepotenza nella nostra quotidianità, e che scandisce nuove routine che seppur impegnative, diventano rassicuranti.

La mancanza di indicazioni precise dal ministero regala libertà di azione alle scuole, ma anche incertezze sull’agire. Il grande problema in questo momento è il “senza”: senza il tempo, senza discutere coi colleghi e decidere insieme, senza poter avviare i ragazzi all’uso di strumenti che non in tutte le classi sono familiari, senza essere sicuri che in tutte le famiglie ci sia disponibile un device, senza presenza, senza una tempistica precisa, senza aver mai organizzato una videoconferenza. 

Nella Scuola Ladina, quella in cui insegno, lavorano in stretta connessione Sorastant, referenti di plesso e Animatori Digitali (figure presenti in ogni istituto dal 2018, che si occupano dell’utilizzo del digitale in didattica). In Val di Fassa si parte da ciò che si ha, pensando a due livelli di interventi: la base, obbligatoria per tutti, costituita dall’uso delle email istituzionali e del registro elettronico; e un livello più avanzato per chi se la sente o già ne fa uso: la piattaforma WeSchool gratuita e GDPR compliant che molti docenti già stanno usando. In val di Fassa la macchina della DAD è pronta a partire il 9 di marzo e iniziano subito le prime lezioni in videoconferenza.

Alla Rosa Bianca invece si organizza da subito un orario sostitutivo di 3 ore mattutine in videoconferenza, supportate dall’utilizzo della piattaforma GClassroom.

Le problematiche sono parecchie e sono le stesse per le famiglie e per i docenti: strumenti nuovi, connessione non sempre ottimale, device da dividere con i famigliari. E soprattutto l’impossibilità di condividere il “QUI e ORA”, lo stesso spazio nello stesso momento. Per i docenti c’è anche la problematica di non sapere fino a quando andrà avanti la DAD, e questo fatto rallenta anche l’avvio di molti docenti che, magari per poca dimestichezza coi mezzi, si attardano nell’avvio di pratiche sostitutive della didattica in presenza. Ci si pone anche quesiti metodologici: come far fare un lavoro di gruppo online? Dobbiamo tornare a una didattica trasmissiva e frontale? E’ vero che un’ora in videoconferenza vale come due in presenza? Come porto avanti quel progetto sulla lettura?

Le piattaforme educative sono in questo momento fondamentali: ne esistono di vario tipo, la più utilizzata è Google Classroom, ma ne esistono anche altre. Con delle differenze nell’organizzazione dei materiali e delle funzionalità diverse, le piattaforme educative permettono la condivisione di materiali di vario tipo (file, video, immagini, testi, audio, videolezioni da vedere autonomamente…) all’interno di un “ambiente virtuale” al quale aderiscono i membri di una “classe reale”, la creazione di esercizi, quiz e test online, l’interazione tra i membri (tramite commenti e bacheche virtuali), l’interazione privata tramite chat e l’invio di materiali da parte degli studenti. Alcune piattaforme permettono anche l’attivazione di videoconferenze e quindi di lezioni sincrone.

Fin dal primo giorno ci è sembrata perciò chiara una cosa: la DAD è una gigantesca lente di ingrandimento in positivo e in negativo per scuola, ragazzi, famiglie e differenze socioeconomiche.

Quasi subito si è aperto anche un vivace dibattito in ambito pedagogico-didattico sul significato di “DAD”. La DAD può essere un mero scambio di consegne/compiti svolti? Non può esserlo, perché neppure la didattica in presenza dovrebbe esserlo. L’interazione docente/studente è fondamentale, che sia fatta attraverso una videoconferenza, una chat, un’email. Ed ecco che i miei studenti mi chiedono di trovarsi a chiacchierare, perché la scuola è anche questo: interazione sociale ed è quello che ci manca di più.

L’altro dibattito che si è aperto riguarda la valutazione. Valutare, sì o no? E se la risposta è “sì”, cosa e come valutare? Il ministero ha dato a questo proposito indicazioni a spot che continuano a cambiare: valutare tutto, 6 politico, esame di maturità annullato, esame in presenza con commissari interni, esame a distanza. La provincia inoltre ha dato indicazioni differenti: valutare impegno, costanza e atteggiamento. Insomma una bella matassa da sbrogliare. Il buonsenso ci dice di valutare sia i risultati che l’impegno e l’atteggiamento, tenendo conto che in questo momento consegnare assegnazioni e esercitazioni equivale a dire “io ci sono”. Molti di noi sono arrivati alla conclusione che più che mai in questo momento bisogna lavorare “per competenze”, cioè chiedendo l’applicazione di ciò che si è imparato in contesti nuovi.

Il lavoro per competenze è il campo in cui si collocano due interessanti iniziative promosse una dalle medie di Predazzo e Tesero (vedi box) e l’altra dalla Scuola Ladina, in cui i ragazzi di IV liceo scientifico saranno protagonisti di un progetto di insegnamento tra pari sulla Rivoluzione Francese, con i ragazzi delle seconde delle medie di Campitello: 4 lezioni, con esercitazioni annesse, gestite dai diciassettenni, sotto il monitoraggio dei prof. Vinante, Fiore (medie) e Comini (liceo).

La didattica a distanza diventa così anche opportunità: i teen ager di oggi saranno i primi ad aver imparato a gestire i microfoni in una videoconferenza e a lavorare in modalità sincrona su un documento in Drive, prima di imparare a guidare un motorino.

E sì… per la prima volta mi sono sentita dire, più volte, “Prof.! Ma quando torniamo a scuola?”

Silvia Vinante

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