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Il gusto secondo natura

Un tempo le donne cercavano di conquistare gli uomini attraverso la seduzione del cibo. Le nuove generazioni hanno una visione più ampia. Per loro il gusto deve risvegliare l’amore… per la natura.

Guardando al clima e ai delicati equilibri dell’eco-sistema, riparte da Predazzo la terza edizione di “Tempus Fugit, Fieri d’esser Fiera” che nel 2017 e nel 2018 vide 2.500 persone gioire dei giovani talenti culinari del Centro di formazione professionale ENAIP di Tesero, fra il Palafiemme di Cavalese e Casa Iellici di Tesero.

Per il 40° anniversario della fondazione della scuola alberghiera in Val di Fiemme, si è tornati alle origini, a Predazzo, dove, nel 1979, l’Istituto aprì le porte ai primi apprendisti di “Cucina e sala”.

Durante il weekend del 25 e 26 maggio 2019 una parte della fiera sarà allestita sulla piazza principale di Predazzo, mentre la “degustazione itinerante” di 3,5 km e 250 m. di dislivello si svolgerà lungo alcune zone storiche del paese, passando da Piaza Piciola e Piaza Fiera, per poi salire lungo via Bedovina fino al Bait de Tovalac. L’evento è dedicato al gusto, alla sostenibilità, al rispetto per il pianeta, alla solidarietà e ai più sani stili di vita.

Le degustazioni, elaborate con i docenti dell’ENAIP in collaborazione con lo chef stellato Alessandro Gilmozzi, si affacceranno da “rifugi enogastronomici e didattici” dislocati sul percorso. Con un’offerta libera, si potranno gustare sapori nuovi e sapori antichi, protagonisti di storie e leggende culinarie. L’evento è svolto in collaborazione con Alessandro Arici della “Cia la Pastière” e Thomas Conci di “Sentieri in Compagnia”.

Partecipare a questo evento non sarà solo un piacere per il palato, ma anche un atto di sostegno verso le nuove generazioni di professionisti che si stanno specializzando in “Gastronomia e Arte Bianca” e “Accoglienza e Ospitalità”. Quest’esperienza infatti nutrirà il talento dei ragazzi della classe quarta dell’ENAIP di Tesero.

Sarà dedicata un’attenzione particolare ai delicati equilibri della natura, alla responsabilità individuale nel consumare le risorse del pianeta “cum grano salis”, alla tempesta dell’ottobre 2018 e alla possibilità per ogni persona di riscoprire gusti, ricette e coltivazioni che possono ristabilire quel rispetto antico verso la madre Terra.

Il percorso si potrà assaporare anche con visite accompagnate destinate al nordic walking, alla mountain bike e agli amici a quattro zampe che troveranno un premio goloso.

MENS SANA IN CORPORE SANO

Per gli appassionati di passeggiate, nordic walking e mountain bike ci sarà la possibilità di coniugare la scoperta dei talenti e dei prodotti del territorio, con una sana attività fisica facendosi accompagnare, per chi lo desidera, dai referenti di “Fiemme Nordik Walking” e “Local Motion”.

MEZZOGIORNO DI CUOCO

Alcuni ex allievi dell’ENAIP di Tesero che hanno ottenuto importanti riconoscimenti nell’ambito ristorativo nazionale proporranno degli showcooking alle 12 di sabato 25 e di domenica 26 maggio. Fra loro Matteo Delvai, uno degli studenti dell’ENAIP presente al “Tempus Fugit 2017” è stato recentemente eletto “Miglior Giovane Cuoco d’Italia”.

AMICI A 4 ZAMPE

E se scoprissimo che, partendo dai prodotti delle nostre terre, possiamo confezionare noi il contenuto della ciotola per i nostri fedeli cagnolini? Al Bait de Tovalac si troveranno tutte le indicazioni necessarie nel primo “Rifugio canino didattico”.

Info: uffici APT della Val di Fiemme o www.facebook.com/SentieriinCiadellaPastiere

UFFICIO STAMPA APT VAL DI FIEMME: ufficio.stampa@visitfiemme.it

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Quand’è il caso di mantenere il sangue freddo

La primavera è arrivata, la neve si scioglie, le giornate si allungano e la natura si risveglia dal torpore invernale. Non c’è niente di meglio di una passeggiata per sgranchirsi le gambe, respirare un po’ d’aria fresca e perdersi tra i pensieri. Tuttavia, un po’ di attenzione non gusta mai: non siamo gli unici che vogliono godersi i primi raggi caldi del sole.

Nelle nostre valli sono presenti numerosi rettili, tra cui le lucertole, i ramarri e i serpenti. Di questi ultimi fanno parte anche famiglie che non sono velenose o pericolose, ma che comunque vengono scambiate per tali e quindi uccise. Come racconta Tomaso Baldassarra, esperto fotografo di animali e amante di questa specie, troppo spesso si trovano per i sentieri animali morti, uccisi solo per paura e non perché rappresentassero un vero pericolo. Questo può mettere a rischio l’equilibrio delicato dell’ecosistema in cui viviamo e, per evitare di rovinarlo e per la nostra stessa sicurezza, è bene informarsi sulle caratteristiche di ogni specie e sul comportamento da adottare nel caso in cui ci si imbatta in un serpente.

Il più innocuo di tutti è probabilmente l’orbettino, in quanto, nonostante venga spesso scambiato per un serpente, fa parte della famiglia sauri, come la lucertola. Infatti, come lei, se perde la coda è in grado di rigenerarla; può raggiungere i 50 cm di lunghezza e vivere fino a 40 anni. Il colore di base della parte dorsale può essere grigio, marrone o color rame, e spesso la pelle presenta delle scaglie color azzurro. I piccoli invece presentano colori più accesi, e sui fianchi e sulla linea vertebrale hanno una linea scura. Questo esemplare di solito vive in ambienti ricchi di vegetazione come prati e radure, e si rifugia spesso tra i sassi dove si gode il calore del sole. Una cosa particolare riguarda l’accoppiamento, in quanto il maschio morde al collo la femmina per bloccarla. Le femmine partoriscono ogni due anni e possono dare alla luce dai 4 ai 22 piccoli. La saliva tossica permette all’orbettino di cacciare insetti, chiocciole, lumache, alcune volte anche rettili e anfibi, ma non presenta alcun pericolo per l’uomo.

Tirando le somme, sono più i serpenti non velenosi di quelli velenosi, e solitamente i primi si distinguono in quanto hanno occhi con pupille rotonde e non verticali. Nel primo gruppo troviamo il Colubro Liscio, chiamato anche coronella austriaca. È un animale diurno, vive nelle radure, tra cespugli o ammassi di sassi e muretti esposti al sole. Raramente lo si vede perlustrare anche ruscelli o stagni, dove compie brevi immersioni. Si nutre principalmente di lucertole ed orbettini. Può arrivare ad una lunghezza di 75 cm, è molto slanciato, con una testa piccola e poco distinta dal corpo. Le squame dorsali sono lisce, decorate con serie di macchie scure; il colore della parte superiore può essere marrone-grigio, rossastro o giallastro, mentre il ventre è scuro negli adulti e arancio o rosa nei giovani. La sua caratteristica distintiva è una linea scura che va dal naso all’angolo della bocca. Se si sente minacciato si appiattisce e si mette in una posizione angolata per mimetizzarsi e sembrare un ramo; una volta scoperto si difende in maniera anche aggressiva cercando di mordere, quindi meglio non infastidirlo! Anche il biacco, se messo alle strette, cerca di difendersi mordendo, ma nemmeno lui è velenoso. In Val di Fiemme è conosciuto con il nome dialettale di “carbonazzo”, in quanto in questa zona è presente un fenotipo che si distingue per la colorazione completamente nera nella parte superiore del corpo, tranne che per alcune bande giallo chiaro sui lati della bocca, mentre le parti ventrali sono giallastre o grigiastre. È un animale diurno molto veloce: caccia infatti piccoli mammiferi, lucertole, ramarri, anfibi o altri serpenti. Vive ai limiti dei boschi, tra cespugli e muretti di sasso. È difficile non notarlo: può superare i 170 cm di lunghezza!

Il saettone fa sempre parte dei serpenti non velenosi e anch’esso si difende mordendo. Nonostante raggiunga solitamente i 150 cm di lunghezza, in centro Italia ne è stato trovato uno lungo ben 270 cm. È attivo di giorno e al crepuscolo, quando caccia piccoli mammiferi o lucertole che uccide per costrizione. Lo si trova in ambienti boschivi ben soleggiati e con molta vegetazione arborea, in particolare lungo muretti in sasso, ruderi, sentieri o per le strade. Il secondo posto per la lunghezza lo vince sicuramente la natrice dal collare con i suoi 200 cm. Il nome deriva dal collare giallo chiaro presente sul collo, visibile in modo più marcato negli esemplari giovani. Ha un colore generalmente grigio-verde con macchie scure, che sui lati sono a forma di barra. È un animale prevalentemente diurno ed è un abile nuotatore: vive infatti in luoghi legati all’acqua come paludi, torrenti e laghi dove i giovani cacciano girini e tritoni, mentre gli adulti possono cacciare anche rane, rospi e pesci. Una curiosità su questo serpente è che, se si sente in pericolo, o si finge morto girandosi sul dorso oppure emette feci maleodoranti per cercare di far scappare l’aggressore. Un serpente della stessa famiglia è la natrice tassellata, chiamata spesso “lanza”, che però può raggiungere “solo” i 130 cm di lunghezza. Il colore di fondo della parte superiore del corpo è verde-bruno con macchie scure spesso a forma di zig-zag, mentre la pancia è invece di un giallo chiaro. Vive nei pressi dell’acqua, soprattutto torrenti, da dove non si allontana spesso. Si nutre di girini, rane, rospi, pesci ed anche topi; per cacciare in acqua si appiattisce sul fondo del torrente e attende la sua preda rimanendo immersa. Se in pericolo, come l’altra natrice, può fingersi morta girando il ventre in su oppure, come ultimo tentativo di difesa, può vomitare quello che sta digerendo.

Nelle valli i serpenti velenosi più comuni sono le vipere: la vipera aspis, quella berus e la vipera dal corno. Quest’ultima, ormai ritenuta estinta in Val di Fiemme, ha un potente veleno con componenti neurotossiche. La sua caratteristica distintiva è il corno nasale formato da una protuberanza carnosa ricoperta di squame. Ha una testa triangolare e un corpo color grigio o marrone chiaro con dei disegni generalmente a forma di U o V di colore scuro, mentre la punta della coda è spesso giallastra o arancio. Abita su versanti generalmente assolati, vicino a boschi o arbusti, specialmente dove sono presenti accumuli di rocce franate. La vipera aspis, chiamata vipera comune, in alcuni casi può essere addirittura mortale. Gli adulti misurano mediamente 60 cm, al massimo arrivano a 85 cm, e possono vivere fino a 18 anni. La forma di questo rettile è abbastanza tozza, e se visto dall’alto il muso è largo, a forma triangolare, con la punta rivolta all’insù ed occhi dalla tipica pupilla verticale. Il colore di fondo varia dal grigio al marrone o bruno rossastro, arricchito sul dorso con un disegno a barre trasversali scure disposte in modo alternato, mentre il ventre è solitamente più chiaro, giallastro o rossastro. Tendenzialmente è un animale diurno ma, se la temperatura lo permette, è attivo anche la notte, in particolare per cacciare piccoli roditori. Vive nei boschi e nelle radure dove si nasconde tra cespugli e sassaie, spesso vicino a corsi d’acqua. La vipera berus, o marasso, predilige invece i boschi e le praterie in alta quota (può vivere anche in ambienti a 3000 metri!), mentre è raro trovarla nel fondovalle. Lungo fino a 70 cm, ha la testa ben distinta dal resto del corpo e la punta del muso è arrotondata. I maschi, più piccoli delle femmine, sono generalmente di color bianco-grigio con una scura linea a zig-zag lungo la linea vertebrale, mentre sui fianchi hanno delle macchie scure rotondeggianti; le femmine hanno una colorazione sul marrone rossastro o beige, arricchito con greche color marrone scuro. È un animale diurno e caccia piccoli roditori, lucertole e anfibi. Generalmente il veleno di questo rettile non uccide e causa solamente un grande gonfiore, ma capitano casi dove, a causa di allergie, il veleno diventa mortale.

Per evitare di essere morsi è opportuno fare attenzione a dove si mettono i piedi, specialmente quando si cammina vicino ad ammassi di sassi e muretti esposti al sole. Generalmente i serpenti non attaccano l’uomo, a meno che non si sentano in pericolo. Bisogna fare attenzione soprattutto ai nostri amici a quattro zampe: i serpenti potrebbero sentirsi minacciati dalla loro presenza e morderli. Il morso di vipera è formato da due piccoli buchetti intorno ai quali la pelle diventa gonfia, emorragica e dolorante. Il veleno di una vipera per i cani può essere mortale se non si agisce in tempo; per questo, quando si passeggia nei boschi, sarebbe opportuno salvare precedentemente in rubrica i numeri dei veterinari più vicini e portarsi appresso una bottiglietta di acqua ossigenata. In nessun caso la ferita va cosparsa con un disinfettante contente alcool, in quanto peggiorerebbe la situazione. Da evitare sono anche altre azioni che spesso vediamo nei film: incidere la ferita è pericoloso, in quanto si potrebbe velocizzare l’assorbimento del veleno, aspirare il veleno con la bocca è inutile e porre un laccio emostatico troppo stretto potrebbe comportare la necrosi dei tessuti, in quanto non ci sarebbe più trasmissione di ossigeno. Potrebbe aiutare un bendaggio leggermente stretto in quanto riuscirebbe a rallentare il veleno e permetterebbe comunque il passaggio dell’ossigeno. In caso di morso, sia all’uomo che al cane, la regola d’oro è una: mantenere la calma per non accelerare la diffusione del veleno e chiamare immediatamente i soccorsi al 112.

Grazie a Tomaso e a Il Mondo Nascosto (http://ilmondonascosto.com/) per le informazioni e le immagini!

Emily Molinari

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Festa di premiazione dei migliori atleti fiemmesi

La Val di Fiemme – per iniziativa di Fiemme Ski World Cup in collaborazione con Comunità Territoriale e Provincia Autonoma di Trento – celebra gli atleti fiemmesi. La “culla dello sci nordico” è nota per i suoi straordinari teatri sportivi messi a disposizione ogni anno degli atleti di tutto il mondo, ma giovedì 16 maggio alle ore 20 al PalaFiemme di Cavalese coccolerà i protagonisti di casa che hanno ben figurato nella stagione 2018/2019 e non solo, vi sarà infatti anche la presenza di tanti olimpici fiemmesi e la possibilità, aperta al pubblico, di assistere all’evento. Verranno così premiati Giacomo Bertagnolli di Cavalese e Fabrizio Casal di Capriana, atleti paralimpici delle Fiamme Gialle di sci alpino protagonisti a Kraniska Gora (SLO) e Sella Nevea, passando poi dai ‘fiamazzi adottivi’ per amore, come il combinatista Alessandro Pittin – vincitore del Best Skier Trophy FIS – e Dorothea Wierer – vincitrice della Coppa del Mondo generale di biathlon – la quale ha lasciato Anterselva e si è trasferita in Val di Fiemme. Saranno della partita anche Sebastiano Zorzi e Amelia Rigatti Di Grazia, con il primo campione italiano U14 di slalom gigante a Sarentino e la seconda campionessa italiana aspiranti di discesa libera a San Pellegrino, entrambi di Ziano di Fiemme. Luca e Veronica Gianmoena sono invece due promettenti combinatisti di Varena, con quest’ultima impegnata anche nel salto speciale nonché vincitrice del primo titolo italiano della combinata nordica femminile allo Stadio del Salto di Predazzo. Denis Parolari di Varena e Jacopo Bortolas di Tesero sono altri due bravi combinatisti, reduci dalle prime convocazioni importanti, con Annika Sieff di Varena campionessa italiana junior, Luca Libener di Daiano campione italiano under 14 di salto e combinata, Jahid Ouachi di Predazzo ottimo tra gli under 14 sia nel salto che nella combinata, così come Bryan Venturini. Arianna Sieff si dedica invece ‘solamente’ al salto speciale ed è stata convocata a due gare di Coppa del Mondo a Ljubno (SLO). Dal salto allo sci di fondo, con Simone Daprà di Panchià campione italiano under23 convocato anche in Coppa del Mondo, Sara Pellegrini di Panchià convocata ai Mondiali di Seefeld, Giacomo Gabrielli di Cavalese convocato in Coppa del Mondo sia a Cogne che a Davos (SUI), proseguendo con Paolo Ventura di Tesero, Ilenia Defrancesco di Masi di Cavalese, Paolo Fanton di Tesero, Stefano Dellagiacoma di Predazzo, Stefano Gardener di Tesero, Nicole Monsorno di Predazzo e gli altri predazzani Davide Facchini, Riccardo Bernardi, Matteo Ferrari, Silvia Campione. Denis Doliana di Tesero e Matteo Franzoni di Castello sono invece under 16, e Annalisa Varesco di Castello under14. Marina Piredda di Cavalese – campionessa italiana junior con prospettive tra i senior – si dedica al pattinaggio artistico. Non è finita qui, perché tra i protagonisti della Val di Fiemme nel mondo che riceveranno l’invito ci sono le stelline dello sci orienteering Stefania e Francesco Corradini di Castello di Fiemme, Davide Comai, Alice Ventura e Stefania Monsorno di Varena, Federico Marta e Mattias Trettel di Ziano di Fiemme, senza dimenticare Eleonora Dalprà di Ziano campionessa italiana di hockey su ghiaccio e il biathleta Thomas Baldessari di Predazzo campione italiano allievi a Lago di Tesero. Il futuro azzurro è nelle mani dei fiemmesi! Che dopo le fatiche sportive si meritano ampiamente questa serata loro dedicata.

Info: www.fiemmeworldcup.com       

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L'assemblea della biblioteca di Predazzo

Una quarantina le persone, nonostante la coincidenza con la pre-assemblea della Famiglia cooperativa, hanno partecipato nei giorni scorsi all’assemblea della biblioteca comunale di Predazzo che si è tenuta nell’aula magna del municipio. “Leggere la biblioteca di oggi per progettare quella di domani” il tema della serata che ha offerto innanzitutto l’occasione per fare un bilancio, da parte del responsabile, dell’attività del 2018, con una serie di dati statistici che hanno confermato la solidità dei servizi offerti e la mole di attività svolte nel corso del 2018: 30 iniziative per una settantina di appuntamenti e la presenza di circa 3000 persone. Ma l’attesa era soprattutto per la presentazione del progetto della nuova biblioteca, illustrato dall’assessore Giovanni Aderenti. Un migliaio di mq. utili distribuiti su 5 livelli cui si aggiungono gli spazi della ex stazione del treno la cui ristrutturazione è in fase di completamento. Come sarà o come dovrà essere la nuova struttura lo ha spiegato la consulente del Comune Antonella Agnoli che ha già seguito la prima fase della progettazione e che ha auspicato l’avvio di un processo partecipativo che coinvolga la popolazione di Predazzo e della valle. Innanzitutto – ha chiarito – dovrà essere un polo culturale che non si chiamerà più biblioteca. “Sarà un nome che identifichi il luogo” (potrebbe essere “La stazione”) e non sarà più solo una biblioteca. “Ora tutti possiamo avere a casa libri, dvd, e ebook, tranne la possibilità di fare cose assieme agli altri – ha aggiunto – bisogna essere orgogliosi ed entusiasti di realizzare qualcosa di nuovo sul territorio che possa essere d’esempio per altri”. La flessibilità è il leitmotiv dell’approccio della consulente bolognese “perché la biblioteca di oggi non sarà quella che avremo fra 5 anni”.

Per sottolineare l’importanza che può avere la biblioteca bisogna chiedere ai cittadini: se non ci fosse cosa perderemmo? Una risposta è venuta dalla coordinatrice del gruppo di lettura “Golosi di libri”, una sorta di zoccolo duro dei lettori e degli amici della biblioteca. “Ho trovato molto condivisibile l’idea che la biblioteca debba rimanere uno spazio essenziale all’interno di una comunità, un punto di riferimento in cui non solo leggere libri, ma incontrarsi, scambiare idee, ascoltare musica, semplicemente vedere gente – è stato il commento di Valeria De Gregorio – l’uso sbagliato e smodato dei social sta creando sempre più solitudine e isolamento, acuendo conflitti sociali e rancori, chiudendoci in casa e rendendoci sempre più ciechi e sordi nei confronti dell’umanità”.

Insomma, la biblioteca può diventare una “piazza” di incontro e di unione, perché abbiamo bisogno di vederci “dal vivo”, di ricominciare a pensare all’altro come  persona e non attraverso lo schermo deformante di un telefono.

Nel pomeriggio Antonella Agnoli si è incontrata con i bibliotecari, gli amministratori e i tecnici e al mattino successivo ha visitato il cantiere e la stazioncina del treno, la cui ristrutturazione è in fase di completamento, che ospiterà alcuni servizi della biblioteca (caffè e sale studio).

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In vino veritas

Valeria Tait, 27 anni, di Cavalese, nel vino ha trovato la sua strada. Dopo una triennale in Lingue, si è ritrovata, come tanti giovani, indecisa su cosa fare della sua vita e non trovando lo stimolo giusto per proseguire negli studi, ha deciso di buttarsi nel mondo del lavoro. Tornata in Valle e spinta dalla famiglia, ha trovato occupazione presso l’ufficio vendite de La Sportiva. Dopo un primo periodo di prova, il suo contratto è stato trasformato in uno a tempo indeterminato. Il sogno di tanti, ma per Valeria, non è stato così. “Mi vergognavo nel sentirmi infelice e quasi incatenata. Sentivo che non era la strada che volevo percorrere per tutta la vita”. Per mesi e mesi ha pensato al suo futuro, poi è arrivato lo stimolo che aspettava ed ha cominciato a frequentare un corso di sommelier. Un percorso articolato su più livelli, che prevede prove teoriche e pratiche ed un esame finale impegnativo. Nel 2017 decide di fare anche uno stage. Di giorno in ufficio e di sera al ristorante.

Valeria, che in un ristorante ci è cresciuta, al Costa Salici di Cavalese, potrebbe lavorare per il fratello, ma “sarebbe stata una strada facile e troppo comoda, volevo una sfida”. Il suo obiettivo è quello di trovare un locale che si occupi di vino seriamente ma senza essere troppo pretenzioso o formale. Dopo un colloquio con lo chef Gilmozzi, pur con un po’ di timore, inizia lo stage Al Molin. Da subito trova un ambiente sereno e stimolante, dinamico e giovanile. E si sente finalmente felice e realizzata come desiderava. “Mi sono subito domandata se quella era la mia strada ed ho scoperto che lo era davvero. Per questo mi sono candidata per lavorare full-time. Il primo a chiedermi se ne fossi realmente sicura è stato proprio lo chef. Nessuno credeva che volessi lasciare un lavoro a tempo indeterminato, né lui, né la mia famiglia. Nessuno. Ma più me lo facevano notare e più ero sicura della mia scelta”. Una decisione coraggiosa, che pochi, probabilmente, prenderebbero. Soprattutto per un mondo, quello della ristorazione, complesso, faticoso e non adatto a tutti. “Ce l’ho sempre avuto nel sangue, ho passato forse più tempo in ristorante che a casa. Forse è stato un vantaggio. Nel mio lavoro a La Sportiva ho imparato molto riguardo al marketing e all’organizzazione: il rigore di fare le cose nei tempi e il rispetto delle gerarchie. Tutte cose che mi sono servite”.

Ripartire con un nuovo lavoro non è uno scherzo. Dopo una prima stagione di timidezza, Valeria acquista sicurezza e dimestichezza e per una serie di circostanze si ritrova ad affiancare il collega di sala nella supervisione del Wine Bar. Viene coinvolta sempre di più nella scelta degli abbinamenti e delle etichette. “Si assaggiano i piatti, si fanno annotazioni ed in base al gusto si scelgono i vini da consigliare. L’abbinamento perfetto non esiste, ma vedere il cliente soddisfatto è una gioia”.

Nella stagione attuale Valeria è diventata ufficialmente la responsabile del Wine Bar, la sezione distaccata dal ristorante che propone piatti alla portata di tutti, dai costi più contenuti ma senza rinunciare alla qualità. “La carta dei vini è vastissima, ogni settimana si propongono cantine ed etichette nuove. Ma ci sono anche moltissime birre, locali e non e dopo-cena. Ad esempio si offrono vari tipi di gin da tutto il mondo. Lo chef è un appassionato. Si offrono anche vari cocktail, studiati nelle loro più varie caratteristiche”. La parte più bella di questo lavoro è proprio la responsabilità nella scelta e nell’accompagnamento del cliente alla degustazione. “Non è obbligatorio essere degli intenditori o degli esperti per godersi un buon vino e in base ai gusti del cliente è possibile scovare il vino che più gli si addice o che può apprezzare di più. E se così non è immediatamente, nasce uno stimolo in più per trovare la giusta cantina o etichetta. Lo chef ci lascia moltissima libertà e possibilità di proporre idee, dalla scelta dei vini alle modifiche dei font nella carta. Nei giorni liberi o durante le ferie si fanno degustazioni in regione e fuori valle. Serve moltissimo ad aumentare lo spirito di gruppo ed aiuta a comprendere meglio anche i propri gusti. Inoltre, il contatto diretto coi produttori e il territorio permettono di sviluppare una maggiore empatia. Soprattutto si trasmettono quelle emozioni anche ai clienti. Porti un valore aggiunto, c’è una storia dietro quel calice”.

Il mondo degli intenditori e dei bevitori sta crescendo sempre di più e grazie a persone appassionate come Valeria questa crescita può essere più consapevole e graduale, senza diventare l’ennesima moda passeggera.

E quando le chiediamo se ha dei rimpianti ci dice: “nessuno, rifarei tutto da capo. Soltanto farei le superiore all’istituto agrario”. Non è mai tardi per intraprendere la strada giusta e concedersi di essere felici e soddisfatti del proprio lavoro. Da Valeria possiamo imparare l’arte del riflettere, di immaginarsi nel futuro e di fare tutto con grande umiltà. Non è vero che chi è timido non fa carriera o chi se ne sta nelle retrovie per un po’, al momento giusto, non emerge. Perché avere il coraggio di scegliere anche le strade meno battute, quelle che ci sembrano ripide e dissestate, ti possono avvicinare alla meta sentendoti, finalmente, te stesso.

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Una estate da bollino rosso

La tempesta Vaia, l’evento più distruttivo mai registrato nelle foreste italiane, crea ancora molte preoccupazioni. Al danno ambientale ed economico legato alla gestione dei boschi ora si aggiunge la complessa problematica della percorribilità dei sentieri.   Una preoccupazione non solo per la prossima stagione turistica ma che accompagnerà per molti anni chi si muoverà nelle zone colpite dal maltempo.

La rete dei sentieri

La rete sentieristica che percorre le montagne del Trentino è fra le più complete e strutturate dell’arco alpino. Lo sviluppo complessivo dei percorsi è di 5.843 chilometri. Nelle vallate di Fiemme e Fassa ci sono 139 sentieri per una lunghezza complessiva di 594 chilometri, la distanza da percorrere con l’auto da Trento a Roma. Una prima valutazione (incompleta visto che diverse zone sono ancora innevate) indica che almeno un quarto dei sentieri è impraticabile o sono interrotti in più punti. L’ente che cura la viabilità in montagna è la Sat (Società degli alpinisti tridentini) ma non è l’unico: ci sono altri soggetti come Comuni, Parchi naturali, Ecomusei. A Trento esiste un prezioso archivio elettronico denominato “Catasto dei sentieri Sat” dove sono catalogati i 1001 percorsi segnati con la caratteristica bandierina bianca – rossa o rossa – bianca – rossa, con un proprio numero di riferimento. La rete dei sentieri Sat è curata principalmente da volontari (oltre mille) appartenenti alle sezioni Sat del territorio. Anche i gestori dei rifugi sono chiamati a collaborare per la manutenzione dei sentieri di pertinenza. Dopo la tempesta Vaia, mentre il dibattito pubblico si orientava sul danno ambientale ed economico, poco si è parlato di viabilità nei boschi, forse perché l’approssimarsi della brutta stagione non rendeva l’argomento attuale. Sfruttando le caratteristiche di un inverno avaro di neve la Sat però ha proceduto a stilare un quadro dei danni subiti dalla rete viaria della montagna, un archivio prezioso per gestire le problematiche della prossime stagioni estive. «Già nei giorni successivi al 29 ottobre – spiega Luca Biasi del Dipartimento tecnico della Sat – abbiamo iniziato a raccogliere le prime informazioni sui danni. Attualmente funziona un gruppo di lavoro, coordinato dal commissario Raffaele De Col, che analizza le varie indicazioni provenienti dal territorio. Quotidianamente il nostro archivio viene aggiornato in modo da avere un quadro della situazione più accurato possibile».

Le priorità d’intervento

La Sat fa manutenzione ordinaria, attraverso i suoi volontari, sui sentieri registrati nel catasto. Si tratta di mantenere la segnaletica verticale e orizzontale, portare a termine piccoli interventi sul piano del calpestio. Dopo l’evento catastrofico la rete dei sentieri necessita di una manutenzione straordinaria che può essere affrontata solo da squadre specializzate come i boscaioli o ditte dotate di mezzi meccanici. Sarà impossibile mettere mano a tutti i sentieri danneggiati, per questo il gruppo di lavoro ha fissato delle priorità. La Forestale ha già lavorato e sta lavorando per la riapertura delle strade forestali che a volte coincidono con sentieri escursionistici. L’obiettivo primario non è quello di favorire il passaggio dei turisti ma di permettere il transito dei mezzi per la raccolta del legname schiantato. Quindi strade forestali libere non significa automaticamente possibilità di percorrere i tracciati a piedi. Molti cantieri bloccheranno per mesi l’accesso agli escursionisti. Una seconda priorità è dettata dal raggiungimento dei rifugi e delle malghe dove il bestiame sale per la monticazione. Poi saranno eseguiti lavori sui sentieri di collegamento tra zone e vallate diverse. La mole degli interventi è notevole e le forze in campo non ancora certe, quindi nella prossima estate ci saranno percorsi inagibili per turisti, cacciatori e fungaioli. Con un’analisi attenta, prevista nei prossimi mesi, sarà possibile che alcuni tracciati siano addirittura cancellati dal catasto dei sentieri per i rilevanti danni riportati. I sentieri, specialmente in zone remote, richiedono interventi onerosi, economicamente non giustificati.

L’informazione turistica

Al complesso quadro descritto si aggiunge la delicata questione della comunicazione turistica. Per orientare gli escursionisti e prevenire incidenti è necessario diffondere notizie puntuali. Di questo si farà carico Trentino Marketing tramite gli uffici delle Aziende di promozione turistica delle varie località di vacanza. Utilizzando l’archivio della Sat (aggiornato dalla schiera dei volontari delle sezioni del territorio) gli addetti saranno in grado di avvisare gli escursionisti sui sentieri praticabili e quelli invece preclusi al passaggio. Nel mese di maggio saranno esposti, alla partenza dei vari sentieri ancora interdetti al transito, cartelli indicanti la pericolosità per la presenza di legname schiantato o di cantieri forestali. La Sat da alcuni anni offre (sul sito https://sentieri.sat.tn.it/wp/) una carta digitale dei sentieri del Trentino in cui sono indicati tutti i tracciati e le informazioni sugli impedimenti che riducono la loro percorrenza. Un ottimo strumento che gli escursionisti dovrebbero consultare prima di programmare una uscita. Alcuni territori, come quello di Moena, colpito due volte nel 2018 da eventi estremi, è forse la località più compromessa in Fiemme e Fassa. «Attualmente – afferma Domenico Sighel, responsabile della manutenzione dei sentieri della Sat di Moena – la maggior parte dei sentieri del territorio presentano criticità più o meno forti. Per la prossima stagione sicuramente saranno impraticabili i sentieri numero 632 (troi del Buro) sull’Alpe Lusia, il 524 che porta al Fontanel nel gruppo del Latemar, il 521 diretto al Sas da Ciamp e la zona Medil – Valsorda. Attualmente ci sono altri sentieri, tra cui alcune tradizionali passeggiate attorno a Moena ,che sono interrotte in alcuni punti. Allargando lo sguardo al Comune di Sen Jan c’è da segnalare le interruzioni dell’Alta Via dei Fassani per frana in località Pale Rabiouse e il tratto di sentiero da Santa Giuliana a Vael. Purtroppo alcuni interventi sono piuttosto onerosi, si tratta di togliere il legname abbattuto, ricreare parti intere di sentiero o realizzare ponti in legno, opere che non sono alla portata di noi volontari».

Convivere con il pericolo

Le brutte notizie non finiscono qui. I sentieri ripuliti dal legname abbattuto, risistemati dal punto di vista del calpestio e della segnaletica non sono comunque sicuri. Nelle zone dove la tempesta Vaia ha particolarmente infierito, rimangono ceppaie instabili, sassi, detriti che possono scendere a valle in ogni momento. Già con le prime piogge i volontari hanno segnalato un aumento della caduta improvvisa di alberi e sassi (alcuni anche di diversi quintali). Se andare in montagna comporta sempre un rischio prossimamente, e per diversi anni, l’asticella del pericolo è cresciuta. Parallelamente devono quindi aumentare le precauzioni di chi progetta una escursione. Tassativo è informarsi dalle varie fonti qualificate (uffici turistici, sito della Sat) sulla percorribilità dei sentieri, fare attenzione alla segnaletica, non oltrepassare aree chiuse per la presenza di cantieri o alberi abbattuti. Comunicare sempre ai famigliari o all’albergatore il programma della gita e avvisare se ci sono variazioni del programma giornaliero sono i consigli del Soccorso Alpino. Le categorie più a rischio sono i cacciatori e i raccoglitori di funghi che per la loro attività lasciano i tracciati ufficiali. La tempesta non ha solo abbattuto migliaia di alberi ma ha modificato la geografica dei luoghi rendendoli irriconoscibili. Sono già stati registrati casi di escursionisti esperti del posto che hanno perso la strada dopo aver intrapreso una escursione in luoghi praticati da anni. C’è un’ultima insidia. Molte delle piante abbattute non saranno mai recuperate o lo saranno in anni successivi. Da una parte il legname a terra costituisce un’utile forma di protezione per frane e valanghe ma saranno una temibile esca per gli incendi boschivi. Durante i periodi siccitosi crescerà il livello di pericolo. Quindi divieto assoluto di fumare e accendere fuochi nei boschi. I roghi potrebbero non solo devastare il territorio ma minacciare anche le case.

Gilberto Bonani

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Decisa Alla meta

Nicole Monsorno è nata 19 anni fa nel cuore dello sci di fondo, sull’Altopiano di Lavazé. Da quando era bambina le bastava uscire dalla porta di casa per trovare piste meravigliose con un panorama da capogiro. Per questo, a soli quattro anni, ha messo gli sci ai piedi per la prima volta. Sembrava nata per questa disciplina giù quando si allenava nell’Unione Sportiva Lavazé Varena. Era ancora giovanissima quando ha vinto la sua prima medaglia italiana in staffetta e la sua prima medaglia individuale. A sedici anni si è unita al gruppo sciatori Fiamme Gialle. La scorsa stagione è entrata nel gruppo di interesse nazionale, e ha ottenuto quattro medaglie ai campionati italiani e in Coppa Italia. Queste vittorie le hanno permesso di entrare nella squadra junior.

Nell’ultima stagione ha indossato per la prima volta la tuta della nazionale rappresentando l’Italia alla Coppa Europa e ai mondiali junior di Lahti in Finlandia, ottenendo buoni risultati. Nicole concluso la stagione portando a casa la medaglia d’oro nella staffetta del Trentino.

Oggi è certamente qualcosa di più di una giovane promessa del fondo.

Con umiltà e grande entusiasmo racconta l’emozione che ha accompagnato le sue imprese sportive e i suoi risultati.

“Le sensazioni sono indescrivibili, e sempre diverse per ogni vittoria, perché nel frattempo si cresce e ogni volta si aggiunge un mattoncino alla nostra casa delle esperienze. Credo che le gare dove ho ottenuto i migliori risultati sono quelle che ho affrontato senza aspettative e molte volte, come ad Isolaccia, non mi rendevo nemmeno conto di avere vinto. Sarà perché sono una ragazza riservata. Non esterno facilmente le emozioni. Ma devo ammettere che raggiungere i propri obbiettivi è l’appagamento di tutto il lavoro svolto e per quanto mi riguarda non è mai abbastanza”!

Si è sentita intimidita a confrontarsi con atlete a livello mondiale?

“Fa un certo effetto confrontarsi con atlete a livello mondiale, ma in fondo credo che siano delle ragazze esattamente come me”.

Sono cambiati i suoi rapporti con i compagni di scuola? E con gli insegnanti?

“I rapporti con i compagni di scuola e gli insegnati non sono mai cambiati, ho sempre avuto un bel rapporto con tutti, anche perché cercano sempre di aiutarmi”.

Si allena molto?

“Quest’anno mi sono allenata di più rispetto agli anni passati. Mi alleno tutti i giorni da un minimo di quaranta minuti a un massimo di tre ore”.

Quanto riesce a far coincidere la vita d’atleta con quella da studentessa?

“Non è facile far coincidere scuola e sport, purtroppo sotto questo punto di vista siamo molto indietro rispetto alle altre nazioni. Me la sono sempre cavata abbastanza bene a scuola, ma non posso pretendere il massimo dei voti. Quest’anno ho fatto molte più assenze, quindi ho faticato un po’ di più”.

Resta il tempo per vivere momenti di svago con gli amici?

“Sicuramente non è facile, non mi resta molto tempo fra scuola e sport. Fortunatamente, ho un bel gruppo di amici che condividono le mie passioni e a volte si allenano con me. Una volta finita la stagione agonistica riesco a uscire di più e a passare più tempo con loro”.

Segue un’alimentazione particolare?

“Assolutamente no, non seguo diete particolari, cerco solo di evitare i cibi spazzatura”.

Quali progetti per il prossimo futuro?

“Al momento ho l’obbiettivo il finire la scuola e magari di essere arruolata in un corpo militare. Poi, ho intenzione di iscrivermi all’Università, perché, come dice il mio allenatore Francesco Semenzato, le menti non si devono addormentare”.

Nicole è una ragazza forte, concentrata sui suoi obiettivi. Pur essendo dotata di un grande talento, non resta sul podio nella vita di tutti i giorni. Non si vanta. Non sottolinea in alcun modo d’essere un astro nascente del fondo italiano. Anche questo la rende straordinaria.

Nicolò Brigadoi Calamari

 

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le curiose coincidenze di Angelo

E’ proprio vero, molte cose si vedono meglio da lontano. Se poi parliamo d’arte, il tempo tende ad essere galantuomo. Salvo eccezioni, l’artista, anche particolarmente valutato nell’epoca del suo massimo splendore, con il passare degli anni tende a scomparire nell’oblio, oppure, se ne ha veramente i requisiti, tende ad uscire dal mare magnum delle mode e ad imporsi, con le sue opere come capostipite.

Se, a distanza di 40/50anni, proviamo a ricalibrare i giudizi sui musicisti che hanno iniziato un percorso negli anni ’60 e’70 in Italia, ci accorgeremo che molti di loro hanno fatto exploit favolosi in quegli anni, ma ora li vediamo decisamente datati, altri, ( veramente pochi per la verità), non temono il trascorrere del tempo che tende ad accrescerne il valore.

Angelo Branduardi è tra questi ultimi. Un artista assolutamente coerente, dotato ormai di una sua discografia imponente, collaborazioni artistiche prestigiose. E’ capace di emozionare, dal vivo un pubblico plurigenerazionale sia in Italia che all’estero.

A distanza di cinquant’anni dai suoi esordi continua il suo percorso di ricerca e di crescita, fedele ad un passato che rispetta e andando verso un futuro che non tende a osteggiare.

Il suo recente concerto a Cavalese è un’ottima occasione per chiacchierare piacevolmente con lui e per fare una curiosa scoperta.                       

Conosci le valli di Fiemme e Fassa?

Certo!  io in val di Fiemme, da bambino, venivo in colonia. Facevamo le passeggiate nella foresta di Paneveggio. Me lo ricordo benissimo, ci sono venuto per alcuni anni di fila, ci è venuta anche mia sorella. Le conosco molto bene queste zone. Ora è un po’ che non ci vengo, ma ricordo in particolare Paneveggio che è una delle zone tra le più danneggiate dalla tempesta dello scorso autunno.

E’ anche questo, immagino, che ti ha creato una particolare empatia sull’evento traumatico di novembre.

Certo, i violini si costruiscono con la tavola armonica. La più bella è quella di Fiemme. Altrettanto buona è quella prodotta nel nord Tirolo con il violino Steiner, che è poi quello che suono io.

Ho ricevuto, di recente un comunicato che informa, attraverso la Federereste, che 2,5 tonnellate di tavole pregiate di legno di risonanza saranno affidate alla scuola Internazionale di Liuteria “Antonio Stradivari” di Cremona, per la creazione di violini, viole, violoncelli e contrabbassi. Una buona notizia.

Una bella notizia. Loro hanno sempre fatto gli strumenti con quelle tavole.

Tu sai che una tempesta così virulenta non si ricorda si sia mai verificata. E’ un fatto episodico secondo te?

Questo fa parte di tutto quel ciclo di cambiamenti ai quali mi sa, dovremo abituarci.

Siamo in una fase dell’umanità particolarmente disarmonico. Cosa potremmo fare, ( sempre che sia ancora possibile), per ritrovare un migliore sintonia tra uomo e natura?

Io ci ho fatto un progetto, un disco. La strada è quella che insegnava S. Francesco. Lui nel cantico di Frate Sole, vuole in realtà dire che c’è una specie di canto concentrico tra il creato e il creatore. Nel momento in cui questo canto concentrico viene spezzato, succede Paneveggio.

Per cui bisognerebbe, tornare all’armonia. Lo sforzo dovrebbe essere in questa direzione anche se io non sono in grado di indicare tecnicamente le azioni da portare avanti. Certo, se poi Trump rinuncia agli accordi firmati due anni prima per calmierare gli effetti distruttivi che provochiamo sulla natura, accordi che forse possono, in ultima istanza salvare la terra e sceglie di fare muri e vendere armi, lasciamo pure il pianeta nelle sue mani.

Alcuni anni fa ho visto un tuo concerto a Berlino. Moltissimi i tedeschi, che certamente non capivano i testi delle tue canzoni, ma che vivevano, con empatia e partecipazione, lo spettacolo.

La musica e il modo di porla può supplire alla mancanza di comprensione dei testi?

Me lo sono chiesto anche io molte volte. Noi facciamo proprio delle ricerche di marketing per capire perché gli italiani sono sempre meno presenti ai concerti in Germania ed i tedeschi sempre di più. Non capire il testo è certamente un grande limite ma ho visto stranieri con le lacrime agli occhi nell’ascoltare alcune mie storie che non erano in grado di capire. Probabilmente è talmente forte l’empatia e la concentrazione da parte nostra, che riusciamo a far passare il senso della canzone. Penso che questa sia l’unica spiegazione che si possa dare.

Sei nel pieno della tua maturità artistica. In un periodo storico in cui predomina la tecnologia, c’è una nostalgia per gli anni ’60 e ’70.

Certo che c’è. E’ visibile. Anche ai miei concerto c’è un pubblico trasversale. Ci sono ragazzi di 18/20 anni. C’è in ritorno del progressive perché li si suonava veramente; che poi bello o brutto che fosse,( forse a volte si suonava troppo), però, caspita, si suonava bene. La tecnologia ci serve ma la falsa democrazia della musica con il computer è una grande sciocchezza. Uno si mette li, scrive la prima cosa che ritiene possa funzionare e per 1.000 euro realizza un prodotto che mette nel mercato sottostante. Così questo enorme fiume di internet che contiene molti liquami, se ne va verso il mare, portando con se cose belle e cose brutte. Quelle brutte rimangono mentre scompaiono quelle poche di pregio.

La massificazione della musica non aiuta la qualità.

E io ne sono contento perché essendo un artista di nicchia ed avendo tante nicchie faccio 1+1+1 arrivando ad un numero di ascoltatori che supera molti altri artisti mainstream. Io sono, come disse una volta Mangiarotti, come un asino, con un gusto preciso che si ama oppure si odia. Ed è giusto sia così, perché ci sono sempre state le dualità, le contrapposizioni dei gusti, basti pensare alla contrapposizioni tra Vivaldi e Bach ma potrei citarne una infinità. Non esiste l’artista per tutte le stagioni. Chi piace un po’ a tutti non è un’artista.

Ho letto che i tuoi punti di riferimento negli anni 60/70 sono stati Cat Stevens e Donovan. Oggi, la cosa ti fa sorridere?

No, no, per niente. Continuano ad essere i miei modelli. Quando sono usciti gli ultimi tre dischi di Cat Stevens li ho comperati immediatamente. Con il primo ho goduto come un pazzo, il secondo ho trovato che fosse brutto ed il terzo mi è sembrato che abbia un sound un suono troppo rock, estraneo all’artista e mi ha lasciato perplesso. Per Donovan il discorso è diverso. Un artista straordinario che non è riuscito a risorgere. Io devo a loro due la mia carriera. Senza di loro io non avrei intrapreso la strada che mi ha portato ad essere quello che sono.

Ti dirò, li copiavo spudoratamente.

Però, con una cifra stilistica decisamente diversa.

Certamente ! La musica è una visione che certe persone hanno e sulla quale visione bisogna lavorare, e molto studiare come dice Ennio Morricone, ma è una visione che non è definibile. E’ una visione che viene data in dono.

Il passato, la tradizione, le radici. A questi concetti sei molto legato. E’ dibattito di questi giorni l’ipotesi di sostituire nelle scuole il latino con lo studio degli algoritmi  e il nuovo alfabeto digitale. Cosa ne pensi?

E’ inutile resistere al vento. Come dice il Tao, lasciati portare dal vento cercando di scegliere, altrimenti verrai stroncato.

Guido Brigadoi 

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QSA si rifà il look
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Il regalo di compleanno la QSA se l’è fatto da sola. In occasione del ventennale di attività, la società ha aperto, il 7 gennaio scorso, la nuova sede di Ziano di Fiemme, in Via alla Marcialonga. Uffici più ampi e confortevoli, spazi funzionali, locali riunioni, sala corsi e studi medici per le visite ai lavoratori: il trasferimento dai locali sopra la stazione delle corriere di Predazzo alla zona artigianale di Ziano non è stato un semplice trasloco, ma un salto di qualità logistico, che permette una maggiore offerta di servizi al territorio.

Qualità, sicurezza, ambiente. Dalle iniziali di questi tre pilastri nasce il nome della società di consulenza – con sedi in val di Fiemme, Trento e Bolzano – che da due decenni si occupa di certificazioni di qualità, di salute e sicurezza sul lavoro, di tutela ambientale, di formazione e, negli ultimi anni, di consulenza in tema di privacy, argomento sempre più complesso da un punto di vista normativo. Molte le collaborazioni importanti nel portfolio clienti della società diretta dall’ingegnere Piero Mattioli. Tra tutte, da ricordare la gestione della sicurezza del cantiere relativo alla realizzazione del nuovo quartiere delle Albere, del MUSE e della nuova Biblioteca Universitaria Centrale di Trento, progettata dall’architetto Renzo Piano e considerata uno dei progetti di edilizia eco-sostenibile più innovativi d’Europa.

QSA declina il tema della sicurezza sul lavoro in numerose attività di consulenza e formazione, toccando diversi ambiti normativi e tecnici. Tra le questioni di stretta attualità, dopo il passaggio del ciclone Vaia di fine ottobre, c’è sicuramente il taglio delle piante nelle aree interessate dagli schianti. Lo stesso Servizio Foreste e Fauna della Provincia di Trento ha avviato una campagna informativa per mettere in guardia sui pericoli dell’intervenire nei boschi danneggiati, dove la presenza di tronchi in tensione e di alberi impigliati può provocare situazioni impreviste che mettono a serio rischio l’operatore. Il 9 e 10 maggio QSA organizza nella sede di Ziano dei corsi di 8 o 16 ore sull’utilizzo in sicurezza della motosega e sulle tecniche di abbattimento e taglio degli alberi. “La motosega, come purtroppo si legge periodicamente sui quotidiani locali, comporta gravissimi rischi per la sicurezza degli operatori, sia durante le pratiche di taglio che durante le operazioni di abbattimento piante, rischi che ora sono amplificati dallo stato di ampie aree schiantate all’interno dei nostri boschi. Riteniamo quindi importante questa formazione, rivolta ai lavoratori delle aziende specializzate e ai privati, al fine di aumentare la consapevolezza sui rischi connessi a tali attività e promuovere la cultura della sicurezza sia tra chi opera nel settore, sia tra chi è solito tagliare la legna per uso personale”, spiega Mattioli.

Un altro tema su cui QSA si sta impegnando è la prevenzione della legionella, sulla quale è stato da poco organizzato un seminario rivolto a idraulici e manutentori. “Dopo i 19 casi di contagio della scorsa estate ad Andalo, si è tornato a parlare di questo batterio che può rivelarsi letale, ma sul quale c’è ancora poca informazione. Per questo è necessario diffondere una maggior consapevolezza sui rischi e sulla prevenzione della legionellosi, coinvolgendo gli operatori turistici e tutti coloro che progettano e si occupano della manutenzione degli impianti”, spiega Mattioli.

Il direttore generale di QSA conclude ribadendo quella che è la mission aziendale da 20 anni: “Vogliamo promuovere una cultura del lavoro basata sulla tutela dei lavoratori, della salute e dell’ambiente. Siamo convinti che dal benessere dei lavoratori e del territorio in cui si opera derivi il benessere dell’azienda”.

 

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Zack, fare canestro è stata una gioia!

In Val di Fiemme Federico Zazzeroni ha fatto canestro. Ed ha insegnato a fare canestro. Perché è anche grazie a lui se in valle si è scoperto il basket. Quando da Urbino si è trasferito tra le Dolomiti, ormai più di 10 anni fa, erano pochi coloro che si dilettavano con la pallacanestro. Ma si sa, simile chiama simile, così Zazzeroni è presto entrato in contatto con un gruppetto di appassionati, che di tiro in tiro, di palleggio in palleggio, di partita in partita, è cresciuto in numero e struttura. Oggi sono un centinaio i cestisti (o aspiranti tali) che gravitano attorno all’associazione Val di Fiemme Basket, che Federico ha fondato insieme a Luca Mich, Marco Tomaselli e Giuseppe Stilo. “Qui in valle ho trovato un terreno fertile. Quella che era una passione condivisa tra un gruppetto di amici è piano, piano, diventata una strutturata proposta sportiva alternativa alle discipline già diffuse in valle”, racconta.

“Il basket ha costruito il mio carattere – svela -. Mi ha insegnato che l’impegno, la fatica e la costanza premiano, nello sport come nella vita. Ho imparato che anche dagli ostacoli imprevisti, come è stato il mio infortunio, possono nascere nuove opportunità. Sono estremamente orgoglioso di essere riuscito a far passare il mio messaggio di passione per questo sport. Vedere oggi tanti bambini e ragazzi che si divertono a fare canestro è per me fonte di grande gioia”.

Oggi Zazzeroni insegna educazione motoria all’istituto “La Rosa Bianca” di Cavalese e Predazzo. L’amore per il basket non l’ha mai abbandonato. Quello che è venuto meno è il tempo da dedicare all’associazione. Per questo, pochi mesi fa, Zack, come lo chiamano gli amici, ha deciso di lasciare la presidenza dell’associazione Val di Fiemme Basket per ragioni personali. Al suo posto, Luca Mich, attivo e presente vice in questi anni di impegno.

Zazzeroni ha voluto mandare il suo saluto e il suo ringraziamento a quanti lo hanno affiancato in questo progetto sportivo, che ha permesso alla valle di scoprire una disciplina che sta riscuotendo sempre più seguito. Di seguito la sua lettera di dimissioni e di saluto.

“Cari amici, colleghi e sostenitori,

dopo 10 anni (dal 2008 ad oggi) passati nel direttivo di questa associazione, è ora per me di lasciare. Si tratta di una scelta familiare alla ricerca di una nuova visione di vita. Lascio l’associazione che ho contribuito a fondare con pochi soci e appassionati: adesso è diventata una realtà solida e ben identificata in tutto il territorio regionale. Non nascondo che sono stati anni impegnativi ed entusiasmanti, durante i quali ho potuto lavorare al fianco di persone preparate e professionali. Un cammino, insomma: impegnativo, ma ricco di soddisfazioni. Non si tratta di una scelta facile, tutt’altro!

Ringraziandovi per il sostegno avuto in questi anni, rivolgo a tutti voi un grande in bocca al lupo sperando che sia solo un arrivederci.

Grazie di cuore di tutto, è stata un’avventura bellissima!

Federico “Zack” Zazzeroni”

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