Un brutto film

L’anno di inaugurazione dell’Ospedale di Cavalese, ( 1955 ), all’età di 3 anni, venni operato, (nel nuovissimo reparto di chirurgia), di ernia inguinale. Sessantadue anni dopo mi tocca assistere allo smantellamento, pezzo per pezzo, di una struttura che in questi decenni ha garantito salute e sicurezza agli abitanti delle nostre Valli e ai nostri ospiti. Mi è incomprensibile  ed è inaccettabile che ciò che hanno realizzato i nostri predecessori, con fatica e grandi sacrifici, venga vanificato dalla nostra società ben più agiata e tecnologicamente avanzata. I pericoli di queste scelte scellerate sono sotto gli occhi di tutti: un senso di insicurezza e frustrazione. Sembra che le priorità dell’oggi non siano più quelle del buon senso diffuso ovvero, prima di tutto la salute e la sicurezza dei cittadini. Se così non fosse, ci dovremmo trovare ad una vera alzata di scudi e ad una reazione di orgoglio delle nostre comunità. Spero di sbagliarmi, ma la tendenza mi  pare sia quella di spingere la nostra società di montagna, ( come un’irresistibile calamita), verso Trento o Bolzano. Mi sembra che si voglia erodere la nostra autonomia e autosufficienza indicandoci la strada del nostro futuro: perdere la nostra identità e diventare, ogni giorno di più un parco giochi stagionale e un dormitorio nei mesi morti.

Guido Brigadoi

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