Una casa sull'albero? Oggi si può...

Per ripicca dopo un litigio con i genitori, Cosimo, ragazzino di dodici anni, si arrampicò su un albero del giardino, ripromettendosi di non tornare più a terra. Vivrà per sempre tra rami e fronde, senza mai scendere, fino a quando ormai anziano si aggrappò a una mongolfiera per sparire all’orizzonte. “Il barone rampante” del romanzo di Italo Calvino anticipava di mezzo secolo il trend di costruirsi una casa sugli alberi, in linea con le più recenti frontiere della bioedilizia e della sostenibilità e con la necessità quasi fisica di un ritorno alla natura dei nostri giorni. In Italia il tree living non è ancora diffuso quanto in alcuni paesi del Nord Europa o in Canada e generalmente è una pratica legata all’offerta di alberghi e agriturismi che possono così proporre una dependance particolare per quegli ospiti che desiderino una vacanza “al naturale”.

Va da sè che quindi si tratti di graziosi chalet open space dotati di ogni comfort la cui realizzazione comporta una serie di norme da rispettare, a partire dall’analisi della volumetria edificabile prevista dal Piano Regolatore fino alle necessarie autorizzazioni e permessi edili. Perché sarà anche sugli alberi ma è pur sempre una casa. Che, pertanto, va iscritta al catasto. Risolte le questioni burocratiche, bisogna affrontare quelle tecniche per le quali entra in gioco la figura del dendròstata, cioè lo specialista in dendrostatica, la scienza che monitora lo stato vegetativo, di salute e di resistenza della pianta. O delle piante, perché spesso una casa si appoggia su più tronchi, se non addirittura su una struttura a traliccio (in legno o in metallo) che scarica al suolo il peso dell’abitazione, facendone una sorta di palafitta su terra. Una soluzione ideale, per una questione di sicurezza e perché facilita l’installazione. In Italia, infatti, non è permesso l’ancoraggio meccanico agli alberi (cioè mediante tasselli, incastri e perforazioni): al contrario, le travi portanti vanno semplicemente appoggiate a snodi, biforcazioni o angoli naturali del fusto e legate al legno con apposite cinghie di ritenzione. La nostra normativa, infatti, salvaguarda il principio di reversibilità: se mai si dovesse smontare la casetta, l’albero deve ritrovarsi nelle condizioni originarie. E questo non sarebbe possibile con i fissaggi meccanici che, negli anni, verrebbero lentamente inglobati nelle fibre del legno fino a diventare un tutt’uno con il tronco.

Oggi finalmente anche il Trentino può proporre un’offerta turistica “sull’albero”, seguendo i casi di successo già noti in Lombardia, in Piemonte, in Umbria e in Alto Adige. Proprio in Val di Fassa, a San Giovanni, l’azienda agricola e agriturismo “Fiores” ha installato la prima casa sugli alberi della dell’intera provincia. «Lo abbiamo fatto per offrire una proposta diversa», spiega la titolare Nadia Pitto. «Del resto, la differenziazione caratterizza la nostra attività che si basa sulla coltivazione di piante officinali, quando invece le altre aziende agricole della zona sono in genere zootecniche. Abbiamo presentato il progetto, recepito le varie istanze in Commissione Tutela del Paesaggio, rispettato tutte le procedure burocratiche e, nell’arco di un anno, la casa sull’albero era pronta».

Un lavoro accurato e “fatto in casa”: non solo perché Nadia Pitto è architetto e ha personalmente disegnato la struttura ma anche perché l’impresa incaricata della costruzione è trentina. «Hanno lavorato secondo i criteri di una volta», ci racconta la titolare. «Pilastro dopo pilastro, per la struttura portante; poi le frecce interne, infine i tamponamenti». E il risultato è davvero funzionale: «Una trentina di metri quadri a disposizione di quelle coppie che desiderino una fuga dalla realtà, che vogliano rilassarsi circondate dal bosco, disturbate solo dal passaggio degli scoiattoli tra i rami».

Un soggiorno idilliaco, che assicura ogni comodità (la dotazione contempla pure una vasca idromassaggio matrimoniale), dietro la quale, però, c’è molta tecnologia. «La casetta ha un sistema di ventilazione meccanica controllata attivo 24 ore su 24. Non un ricircolo ma un vero e proprio ricambio. L’impianto è stato pensato e installato in tempi non sospetti perché migliora la certificazione energetica dell’edificio ma in questo periodo di particolare attenzione sanitaria diventa un valore aggiunto».

La sostenibilità, del resto, è connaturata nell’idea stessa di una casa tra i rami. «Cercando un contatto diretto con la natura, va da sé che il suo impatto dev’essere quanto più basso possibile», conferma Pitto. «Così abbiamo voluto sia la certificazione energetica sia quella che attesta l’utilizzo di materiali naturali, secondo i princìpi della bioedilizia. Siamo la prima struttura in Fassa e Fiemme e la quarta in tutto il Trentino ad avere anche la certificazione “Clima Hotel”. Noi siamo in Classe A e il livello energetico complessivo è “Gold”».

Aspetti molto importanti ma che sfuggono forse gli ospiti: «Quando entrano, più che considerare l’aspetto green, s’incantano davanti all’enorme vetrata che dà sul Sassolungo. È un panorama di grande effetto scenico. E la loro reazione di meraviglia e stupore, ammetto, mi dà grande soddisfazione».

Alberto Zampetti

 

 

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