Una estate diversa

Sarà un’estate particolare per il turismo, il primo dopo la tempesta Vaia. Se il problema della percorribilità della montagna era stato messo sotto il tappeto durante la stagione invernale, la primavera ha suonato la sveglia per tutti coloro che hanno interessi e competenze sui sentieri. Come riportato ampiamente dalla cronaca locale e nazionale il maltempo ha colpito la nostra penisola da sud a nord a fine ottobre falcidiando particolarmente le foreste del Trentino orientale e del Bellunese. Una stima provvisoria parla di 8,7 milioni di metri cubi di legname schiantato per un valore di 440 milioni di euro. La provincia più colpita è stata il Trentino seguito dal Veneto. Eventi simili sono già accaduti in altre zone d’Europa ma per l’area dolomitica è la prima volta a memoria d’uomo. Molti elementi inducono a pensare che questi fenomeni estremi siano da collegare ai cambiamenti climatici. Dal 1800 la temperatura media del globo è cresciuta di quasi un grado centigrado. Una inezia per i non addetti ai lavori, molto per i climatologi. Sulle Alpi la variazione è ancora più rapida. Nel 2007 è stato registrato un aumento medio della temperatura, rispetto alle medie termiche registrate dal 1971 al 2000, di 2,5 gradi con una forte diminuzione delle precipitazioni. Il cambiamento climatico ormai è un dato di fatto, si può solo discutere sulle cause. Certamente le attività umane interferiscono sulla complessa macchina del clima. I boschi danneggiati pongono una serie di problemi che faranno sentire il loro effetto nel tempo. Nel nostro Trentino sarà necessario ripristinare circa un migliaio di chilometri di strade forestali con una spesa prevista di circa 11 milioni di euro. Altri 870 mila euro andranno per predisporre piazzali adeguati (circa 71 mila metri quadrati) per lo stoccaggio del legname . Per tutte le nuove costruzioni sia di strade sia di piazzali sarà necessario investire sette milioni di euro. Il Trentino prevede di spendere non meno di 21 milioni di euro solo per dotarsi delle infrastrutture necessarie per gli interventi nel bosco. Non sarà per nulla facile recuperare parte del legname abbattuto, un quarto del quale probabilmente resterà a terra.

La percorribilità del bosco

I boschi sono tradizionalmente frequentati da forestali, cacciatori, cercatori di funghi e proprietari che conoscono gli intimi segreti, il valore, i suoni, i profumi, il linguaggio della foresta. A questi si aggiungono i turisti che annualmente percorrono strade forestali e sentieri ma non condividono le conoscenze e competenze dei primi. Una prova lampante sta nella creazione di una segnaletica puntuale da parte della Sat (Società degli alpinisti tridentini) su una capillare rete di sentieri che un tempo venivano percorsi senza necessità di cartine, guide e frecce direzionali dal tipico colore bianco e rosso. La rete sentieristica che percorre le montagne del Trentino è fra le più complete e strutturate dell’arco alpino. Lo sviluppo complessivo dei percorsi è di 5.843 chilometri. Nelle vallate di Fiemme e Fassa ci sono 139 sentieri per una lunghezza complessiva di 594 chilometri, la distanza da percorrere con l’auto da Trento a Roma. Una prima valutazione indica che almeno un quarto dei sentieri è impraticabile o con interruzioni in più punti a seguito della tempesta Vaia. Frane, smottamenti, schianti di alberi, piene di rivi e torrenti, piani di calpestio deformati o erosi possono rendere estremamente pericoloso, se non impossibile, il transito lungo alcuni itinerari e c’è quindi la necessità di una manutenzione straordinaria che può essere affrontata solo da squadre specializzate come i boscaioli o ditte dotate di mezzi meccanici. E’ impossibile, in una sola estate mettere mano a tutti i sentieri danneggiati, per questo il gruppo di lavoro provinciale ha fissato delle priorità. Si è già lavorato per la riapertura delle strade forestali che a volte coincidono con sentieri escursionistici. L’obiettivo primario non è quello di favorire il passaggio dei turisti ma di permettere il transito dei mezzi per la raccolta del legname schiantato. Quindi strade forestali libere non significa automaticamente possibilità di percorrere i tracciati a piedi. Molti cantieri bloccheranno per mesi l’accesso agli escursionisti. Una seconda priorità è dettata dal raggiungimento dei rifugi e delle malghe dove il bestiame sale per la monticazione. Poi saranno eseguiti lavori sui sentieri di collegamento tra zone e vallate diverse. La mole degli interventi è notevole, quindi nella prossima estate ci saranno percorsi inagibili per turisti, cacciatori e fungaioli ma la parola d’ordine è: «salvare la stagione turistica».

L’informazione turistica: siti internet, App e cartelli

«Muoviti con attenzione» è l’appello rivolto agli escursionisti dalla Provincia, con una campagna a cui aderiscono enti diversi, ognuno con il suo ruolo. I vari enti come Sat, Comuni, Parchi naturali, Ecomusei sfruttando le caratteristiche di un inverno avaro di neve hanno proceduto a stilare un quadro dei danni subiti dalla rete viaria della montagna, un archivio prezioso per gestire le problematiche della prossime stagioni estive. «Già nei giorni successivi al 29 ottobre – spiega Luca Biasi del Dipartimento tecnico della Sat – abbiamo iniziato a raccogliere le prime informazioni sui danni. Attualmente funziona un gruppo di lavoro, coordinato dal commissario Raffaele De Col, che analizza le varie indicazioni provenienti dal territorio. Quotidianamente il nostro archivio viene aggiornato in modo da avere un quadro della situazione più accurato possibile». Sul sito https://sentieri.sat.tn.it/wp/ alla voce cartografia è possibile consultare l’agibilità dei sentieri (colore grigio sentiero chiuso, colore rosso aperto). Anche il sistema turistico partecipa allo sforzo informativo con il sito https://www.visittrentino.info/it/speciali/mca-it dove è possibile scaricare una App per Android o Iphone che informerà in tempo reale sulla viabilità forestale. Ci si può rivolgere anche alle aziende per il turismo di zona. Pieghevoli in più lingue sono in distribuzione negli uffici turistici ma, oltre alla diffusione di guide cartacee esiste una nuova cartellonistica all’imbocco dei percorsi escursionistici. A partire dal mese di maggio i volontari hanno affisso, sulle tabelle direzionali, un cartello indicante la chiusura del sentiero in esame. Un modo per allertare l’escursionista che più avanti incontrerà un ostacolo. Anche le ditte boschive impegnate a portare a valle il legname per legge espongono cartelli indicanti la presenza di un cantiere. Ma l’informazione non è mai sufficiente. La Provincia di Trento ha fatto affiggere 1500 cartelli a monte e a valle di altrettanti sentieri e 300 pannelli informativi nei parcheggi e nei luoghi di partenza delle escursioni.

Convivere con il pericolo

Il grande sforzo informativo non ha evitato incidenti, fortunatamente di lieve entità. Nel solo fine settimana pasquale il Soccorso Alpino ha tratto in salvo sei escursionisti. Quattro giovani del mantovano in difficoltà a Vanoi, che si erano persi lungo il sentiero che porta a malga Fossernica di dentro, a causa della neve e di alcune piante abbattute dal maltempo. In Primiero padre e figlio avevano perso l’orientamento a causa degli alberi schiantati mentre procedevano verso il Col Verde sul sentiero del Cacciatore. Anche un residente a Molina di Fiemme ha dovuto chiamare soccorso perché aveva perso la giusta direzione. Le brutte notizie non finiscono qui. I sentieri ripuliti dal legname abbattuto, risistemati dal punto di vista del calpestio e della segnaletica non sono comunque sicuri. Molti si preoccupano dell’aspetto “estetico” sull’ambiente, e degli effetti che questo avrà sui flussi turistici. Preoccupazione legittima e in parte fondata, ma non è l’imprevisto più importante. I boschi hanno nel 25% dei casi una funzione protettiva contro le valanghe e nel 10% dei casi contro la caduta massi. Inoltre proteggono da frane superficiali e colate detritiche che si mettono in moto in caso di piogge intense su pendii non protetti. È utile ricordare anche che una cospicua quantità di legname a terra per un lungo periodo e in condizioni di siccità con il documentato incremento della velocità dei venti, espone i boschi ad un maggiore rischio di incendi. Chi vive e frequenta la montagna è quindi esposto a un pericolo maggiore. «Gli interventi messi in campo – afferma la Protezione civile – mirano all’incolumità dei residenti e dei visitatori ma è una pretesa, irrealizzabile e infondata, quella di mettere in sicurezza un territorio che sicuro al cento per cento non lo è mai stato e mai lo sarà». Vaia non ha solo sconvolto il bosco ma anche la visione mitica che ne avevamo. Da luogo incantato abitato da gnomi e folletti ora dobbiamo confrontarci con i delicati equilibri di un ambiente fragile e instabile.

Gilberto Bonani

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