Una rotonda su Masi

Sono 33 le rotonde realizzate fino a oggi nelle Valli di Fiemme e Fassa. Secondo i masadini ne manca una, sulla fondovalle. Ma il progetto sembra essere caduto nell’oblio.

Quello di Masi è un incrocio pericoloso: lo dicono i cittadini, lo ribadisce l’amministrazione comunale. Eppure nulla si muove per metterlo in sicurezza.

In località Milon, dove l’attraversamento della strada provinciale 232 è regolato da un semaforo, di incidenti ce ne sono stati tanti (l’ultimo stamattina 30 giugno 2019), anche con feriti gravi: l’Ufficio Strade della Provincia non ha comunicato i dati, ma le cronache parlano da sole.

Il semaforo sembra non bastare: per distrazione o eccessiva velocità, il rosso non sempre è rispettato. La soluzione, per molti, sarebbe una rotatoria, come quelle realizzate a pochi chilometri di distanza, prima delle tre gallerie di Castello di Fiemme e a Lago di Tesero.

Un progetto che sembrava nelle intenzioni della Provincia, ma di cui non si sa più nulla.

Roberto Dellafior è uno dei molti automobilisti che su quell’incrocio se l’è vista davvero brutta. Nel novembre del 2006 stava tornando a casa, a Masi, per pranzo. Ha atteso che il semaforo diventasse verde e ha attraversato l’incrocio: una vettura che procedeva sulla statale in direzione Predazzo non si è fermata al rosso e lo ha centrato in pieno. Per Dellafior un mese di ospedale con un forte trauma cranico: “Fortunatamente avevo un’auto grande che ha tenuto botta”, racconta. “Il problema è che su quel tratto di strada, dritto e con un’ottima visibilità, molti accelerano e superano il limite consentito dei 70 km/h, non riuscendo poi a fermarsi in tempo in caso di semaforo rosso”, sostiene Dellafior.

Elena Sighinolfi, a distanza di tre anni, rivive ancora scossa l’incidente di cui è stata protagonista: “Stavo andando a Masi da Cavalese. In auto con me c’erano i miei due figli. Una vettura proveniente da Predazzo non si è fermata al semaforo e ci ha preso in pieno: il conducente ha detto di non aver proprio visto il semaforo, forse a causa del riflesso del Sole. Botte e lesioni per tutti e tre, ma fortunatamente niente di grave: siamo stati dei miracolati. Quell’incrocio è davvero pericoloso: in tanti passano col rosso perché non vedono il semaforo o perché se ne accorgono troppo tardi, a causa della velocità sostenuta o di un sorpasso azzardato”.

Anche Giuseppina Vanzo, ex capo frazione di Masi e attuale assessora in Comune a Cavalese, è stata coinvolta in un incidente nello stesso incrocio. Era il 2012: “Stavo andando a Cavalese ed ero la prima della fila di auto ferme sul ponte. Allo scattare del verde ho attraversato la strada e, quasi senza che me ne rendessi conto, sono stata centrata da un furgone che proveniva da Predazzo: ho avuto diversi traumi e lesioni, tanto che mi ci sono voluti mesi per riprendermi”. Rimessasi dall’incidente, lei stessa si era mossa per risolvere la questione dell’attraversamento: “L’unica cosa che ho ottenuto, però, è stata la pulizia dei semafori, per una maggior visibilità”.

Le infrazioni su quel tratto di strada sembrano essere anche altre: chi proviene da Predazzo non può girare verso Masi, mentre chi proviene da Trento non può svoltare verso Cavalese. Divieti, però, non sempre rispettati, con conseguenti rischi anche per chi, invece, rispetta il codice della strada.

“Basterebbe una rotatoria, anche piccola, così da rallentare e mettere in sicurezza quell’incrocio”, ribadiscono convinti Dellafior, Sighinolfi e Vanzo.

Negli anni sono state diverse le sollecitazioni da parte dei masadini in questa direzione. Un’idea condivisa anche dall’amministrazione comunale che aveva fatto inserire la rotonda in località Milon (costo previsto circa 600.000 euro) nel Piano stralcio della mobilità della Val di Fiemme, approvato dalla Comunità Territoriale nel 2011. A distanza di oltre cinque anni, però, di quel Piano non se ne sa più nulla.

Lo stesso sindaco Silvano Welponer non conosce le reali intenzioni della Provincia: “Alle nostre richieste abbiamo sempre ricevuto risposte vaghe”, dichiara il primo cittadino di Cavalese. “Siamo solo riusciti a far aumentare la durata del semaforo verde per chi si immette sulla provinciale – spiega -, dopo diverse segnalazioni di cittadini”.

Altre soluzioni per la messa in sicurezza dell’incrocio non sembrano esserci: “I dissuasori di velocità non possono essere messi sulle strade provinciali e statali, anche per una questione di transito dei mezzi di soccorso”, spiega il sindaco.

In quel punto, inoltre, è difficile effettuare controlli, perché non ci sono piazzole in prossimità dell’incrocio. “Abbiamo chiesto – aggiunge Welponer – di mettere delle telecamere che registrino eventuali superamenti dei limiti di velocità o mancato rispetto del rosso, ma finora non si è mosso nulla”.

Se il progetto di rotatoria sembra essere chiuso in un cassetto di qualche ufficio provinciale, non è lo stesso per chi a Masi vive o si reca per lavoro o piacere. Prova ne è che sono circa 1.000 le firme raccolte in questi ultimi mesi da Mario Rizzoli e Tiziano Berlanda, che hanno scritto una petizione da sottoporre all’attenzione del Governo provinciale, richiamando il Piano della mobilità di Fiemme: “Essendo trascorsi alcuni anni, noi cittadini impegniamo la Giunta Provinciale e la Comunità Territoriale, ciascuno nel proprio ruolo, a rispettare l’impegno preso e procedere senza indugio alla progettazione e realizzazione della rotatoria sulla S.P. 232 (strada di fondovalle) presso il ponte dei Masi di Cavalese”, recita il testo.

Una rotatoria, quindi, richiesta a gran voce, e da tempo, da chi conosce quell’incrocio e lo imbocca ogni volta con un po’ di paura. Nel nome di un’unica parola: sicurezza.

Monica Gabrielli

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