Vi presentiamo la situazione faunistica del 2016

Questa la situazione relativa alla consistenza faunistica delle specie selvatiche di maggiore interesse nel Distretto Forestale di Fiemme e Fassa per l’anno 2016, come illustrato nelle recenti sessioni forestali, tenute in tutti i comuni delle valli nei mesi di gennaio-febbraio.

Tramite censimenti dedicati si è stimata la presenza di 721 caprioli, di 1163 cervi, di 3734 camosci e di 671 mufloni.  6.324 capi quindi la stima  complessiva, con assegnazioni alla caccia per 1568 capi (25% della popolazione) e abbattimenti per 1.083 capi (70% dell’assegnato).      

Rispetto all’anno precedente è aumentata la popolazione di cervi e di mufloni, mentre diminuisce quella del capriolo. Rimane sostanzialmente stabile il camoscio, colpito anni fa dalla rogna sarcoptica che ne aveva abbassato drasticamente il numero, ora in ripresa quantitativa. E’ in corso tuttavia l’estensione della malattia sul versante destro della Val di Fiemme, finora esente.

Risultano presenti in buon numero anche i tetraonidi  (cedrone, fagiano di monte) e la pernice bianca, monitorati attraverso rilievi in specifiche aree di saggio.

Per quanto riguarda l’orso non è stato accertato alcun passaggio. Nel 2015 vi erano state numerose segnalazioni di presunti avvistamenti da parte di cittadini, nessuna delle quali aveva trovato riscontri oggettivi. Nel 2016 queste sono drasticamente calate, come nel resto della provincia.

Va comunque ricordato che la valle dell’Adige costituisce una barriera fisica di difficile attraversamento per la presenza del fiume, di autostrada del Brennero e strade ad alto traffico, e quindi tutto il Trentino orientale risulta privo di orsi stanziali. Solo saltuariamente si verificano casi di orsi di passaggio, provenienti più verosimilmente dalla Slovenia

Segnalazioni di presenza di orso nella zona di Pampeago si sono rivelati passaggi sporadici estivi di cinghiale, già accertati negli anni scorsi. Non pare vi siano le condizioni ambientali e soprattutto di nutrimento per temere una loro diffusione e presenza costante e massiccia.

Diversa la situazione del lupo, che nel 2016 ha frequentato in particolare la val Venegia nel Parco naturale di Paneveggio. Ci sono stati alcuni casi di forte predazione, attribuiti però ad un unico esemplare di femmina, che ha esercitato quello che in termine tecnico viene definito overkilling. Si tratta di una situazione nella quale, alla presenza di numerosi capi di bestiame, indifesi, il predatore uccide in maniera indiscriminata, oltre quelle che sono le sue necessità alimentari, colto da una sorta di ipereccitazione. Il 18 giugno sono state rinvenute 15 pecore morte mentre 10 risultavano disperse. Il 3 e 4 settembre è avvenuta la seconda predazione, con 26 capi morti, 10 feriti e una ventina di dispersi. Il 9 e 10 settembre la predazione si é spostata nella zona del Lusia, su un altro versante del torrente Travignolo, dove si sono accertati 2 agnelli morti, 1 ferito e 18 capi dispersi. Il 3 ottobre lo stesso lupo, come accertato dalle analisi genetiche, in val Giumela sopra Pozza di Fassa ha predato 2 pecore mentre 1 è stata ferita. 6 agnelli risultano invece dispersi.

E’ bene precisare che, a differenza dell’orso per il quale è in atto il progetto Life Ursus per mantenerne la consistenza, quella del lupo è una venuta spontanea. Allo stato attuale si parla di un solo esemplare, e non vi sono segnali per la costituzione di una coppia e successivamente di un branco, come avvenuto in Lessinia. E’ però un segnale chiaro per gli allevatori, soprattutto di ovini, che non potranno più tenere gli animali allo stato brado, ma dovranno equipaggiarsi con recinti e con una maggiore sorveglianza. Sapendo che la Provincia di Trento, oltre ad indennizzare i capi predati, concede in comodato gratuito i sistemi di difesa passiva.

Per quanto riguarda infine la presenza di aironi e cormorani, specie non autoctone ma protette e in via di diffusione in tutta Europa, mentre per i primi, ormai stanziali, vi è una costante presenza sull’Avisio, con diffusione anche ormai sui rivi laterali, ove riescono a condurre la loro “caccia di aspetto”, la presenza dei secondi è legata alla disponibilità di pozze in cui tuffarsi e in particolare alle condizioni invernali del lago di Stramentizzo, luogo preferito per la sosta e l’alimentazione. Nel periodo in cui il lago è gelato, come avvenuto quest’anno, essi emigrano verso zone del trentino più temperate.

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