Vigo, tra i borghi più belli d’Italia

Se per un istante togliessimo dalle nostre eccellenze turistiche le destinazioni principali conosciute in tutto il mondo (Milano, Roma, Venezia e Firenze su tutte), sarebbe come oscurare momentaneamente la luna: attenuata la sua luminosità, sarebbe visibile, finalmente, una distesa di stelle. L’Associazione “I Borghi più belli d’Italia” è nata proprio per dare visibilità alle “stelle” meno note del nostro territorio, che altrimenti rischierebbero di restare nascoste dalla luce dei grandi circuiti turistici.

Luoghi, paesi e villaggi meno noti e frequentati, ma pur sempre intrisi di storia, arte, cultura e tradizioni, in un patrimonio unico che esalta,con una miriade di ricchezze, la nostra italianità. Al momento sono 294 i Borghi riconosciuti come “più belli”, accreditati in base a una rigorosa certificazione che prevede diversi standard da rispettare. Tra questi, dal luglio 2017, figurava anche il comune di Vigo di Fassa, oggi formalmente conosciuto come SènJan dopo la fusione, insignito dell’ambìto riconoscimento soprattutto grazie all’autenticità delle sue frazioni: contravvenendo alla consuetudine, proprio perchè Vigo non aveva un vero centro storico di riferimento, l’attenzione cadde sulle frazioni – da San Giovanni a Tamion, passando per Val, Costa, Larcioné e Valongia che garantiscono il mantenimento delle regole architettoniche ladine come l’incantevole susseguirsi di “ciase” e “tobié” (i caratteristici fienili in legno), i tipici crocefissi agli angoli delle strade e viuzze e sentieri in cui il tempo pare essersi fermato: “un’identità rurale che va tutelata” – così si è espressa l’Associazione – accanto all’abitato di Vigo ormai declinato in chiave più turistica.

Il progetto è nato per iniziativa dell’allora sindaco di Vigo, Leopoldo Rizzi, che intuì le potenzialità legate a questo riconoscimento. «L’idea si è avviata durante il mio mandato di sindaco, tra il 2015 e il 2017», ricorda Rizzi, «quando avevo promosso anche la fusione tra Vigo e Pozza, dal momento che era evidente la ridondanza sia amministrativa sia burocratica di Comuni e Comun Generale, nell’ottica di dare unità alla Valle e un impulso imprenditoriale in campo turistico».

Venne anche disegnata una Strada dei Borghi (finanziata, ma tuttora da realizzare), che unisse idealmente le varie frazioni, illustrando e valorizzando le caratteristiche peculiari di ciascuna. E facendole anche (ri)conoscere agli ospiti. «Questo è una zona particolare», prosegue Rizzi, innestata sulle storie e sulle leggende epiche ladine, a cominciare da quella di Laurino, che evidenziano una simbiosi molto profonda con il territorio e con un tipo di abitazione che richiama – come confermano gli studi – CasaClima (un metodo di certificazione energetica degli edifici, ndr), con il basamento in pietra e la parte superiore in legno. L’adesione all’Associazione dei Borghi più belli d’Italia era pertanto un modo di sottolineare un’eccellenza antica e valorizzare chi vive e lavora oggi sul territorio».

Volendo immaginare un giro da perccorrere quest’estate, partiremmo idealmente da San Giovanni e dalla omonima Pieve con il Catinaccio e il Latemar sullo sfondo. Edificata su una più antica chiesa romanica, a sua volta sorta su una precedente cappella carolingia, è stata consacrata nel 1489 e, da allora, ha sempre rappresentato, fino agli anni Cinquanta, “la chiesa madre” della Valle, il punto di riferimento della vita contadina. Oggi incarna uno tra gli esempi più significativi del tardogotico ladino. Le fiancate laterali sono curiosamente asimmetriche, con il lato sinistro parzialmente vincolato dai quasi 70 metri di un campanile aguzzo, a doppia cella campanaria illuminata da bifore e quadrifore. L’interno è nobilitato dagli affreschi dell’altoatesino Ruprecht Potsch(1498) e dalle pitture di David Solbach (1578).

Poco distante, a Val, l’architrave di un tobià riporta intagliati i riferimenti della data di costruzione – l’anno del Signore 1606. È il fienile più antico di Vigo, e quel numero, nella sua drammatica semplicità, testimonia anni, decenni, secoli di una vita dura e umile ma pur sempre dignitosissima. «Non dobbiamo dimenticare che quello che oggi abbiamo è il frutto dei sacrifici sopportati dai nostri genitori, dai nostri nonni, dalle generazioni che ci hanno preceduto», ammonisce Rizzi. «Gente contadina che ha iniziato dal nulla e ha sempre condotto una vita semplice e povera. “Essere borgo” è anche un modo per tenere viva la memoria della nostra storia trascorsa».

Una storia che è passata anche attraverso la grande fontana con tre lavatoi di Costa, i due forni per il pane di Larcioné, la chiesetta della Trinità di Tamion del 1708 e la miriade di fienili e “fastil” (fontane, in ladino) sparpagliati ovunque. Eccola, quell’“identità rurale” che rende Vigo uno dei borghi più belli d’Italia. «Accanto alla tutela del patrimonio culturale e storico», riprende Rizzi, «il riconoscimento dell’Associazione impatta in modo positivo anche sulla crescita del turismo: la clientela dei Borghi è diversa dal turista stagionale, sia in inverno che in estate, e permette di lavorare anche in periodi dell’anno che altrimenti resterebbero meno frequentati. Essere Borgo offre la possibilità di destagionalizzare la ricezione e allungare la stagione turistica».

I vantaggi, però, non sono confinati esclusivamente sul territorio. «La certificazione ha dato prestigio alla Val di Fassa a livello nazionale», conclude Rizzi. «L’Associazione permette un riconoscimento forte sull’esterno, un’identificazione che dà autorevolezza anche all’ospite che arriva quasi fosse un sigillo di garanzia. Ma dà anche la possibilità agli artigiani dei prodotti locali di partecipare a diverse manifestazioni o fiere, attraverso gli stand dei “prodotti dei Borghi” e quindi diventa anche un’opportunità commerciale. È un nuovo scenario, oltre a quello tradizionale del turismo. E più scenari abbiamo a disposizione, meglio giochiamo la nostra partita».

Il resto del Trentino nei “Borghi”

Sono sei i paesi della provincia di Trento che oggi hanno il diritto di fare parte dell’associazione dei Borghi più belli d’Italia. Oltere a Vigo / Sèn Jan, si contano anche il paese medievale di Canale (nel comune di Tenno, quasi sul Garda, con numerosi fienili e poggioli), il villaggio fortificato di Bondone sul Chiese sul confine con la Lombardia, Mezzano, San Lorenzo in Banale e Rango, i due paesi nella ziona di Comano dove il tempo pare essersi fermato. E se, a pochi chilometri in linea d’aria da Canazei, il Veneto conta anche su Sottoguda, frazione di Rocca Pietore, in Alto Adige ci sono

Glorenza (il tipico villaggio d’epoca tirolese in fondo alla Val Venosta), Vipiteno con il suo centro storico, chiusa, Castelrotto e la vicinissima Egna.

Alberto Zampetti

 

 

Lascia un commento